La conoscenza serve all’inizio perchè ci mette nella condizione di farci delle domande, se ne siamo predisposti e le permettiamo. Le domande sono legittime, e sono analoghe ai passi su un sentiero, che ci fanno avanzare. Non il nozionismo arido, la conoscenza enciclopedica, tipica dei ripetitori, parlo di quella conoscenza che è dentro di noi e va solo attivata, relativa a leggi cosmiche ed universali (per esempio il Kybalion), che comprende ogni piano di esistenza e che arriva attraverso l’intuizione, non dal cerebralismo pensante della falsa mente. La conoscenza secolare, quella che si studia dalla scuola elementare all’università, è parziale, settoriale e settaria; è legata all’anima sensibile e terrena, che considera indagabile e reale solo fenomeni percepiti ed interpretati prima dagli organi di senso, che li trasformano in impulsi elettrici, in seguito dal cervello, che interpreta soggettivamente tali impulsi in quello che per noi, secondo nostra interpretazione personale, è il mondo. Questa conoscenza riguarda solo il 5% della realtà, percentuale che i nostri organi di senso possono raggiungere. Il restante 95% non lo conosciamo, non abbiamo strumenti per vederlo, ad eccezione della sensibilità interiore, sottile, i 5 sensi interiori descritti dai Veda. Questa conoscenza ci racconta il cosmo, il creato, tutto quello che merita di essere conosciuto e lo fa usando il canale intuitivo, non quello sensibile. Potremmo dire che l’intuizione sta all’anima sottile come la sensazione sta a quella terrena. Questo tipo di conoscenza è contemplativa di tutto ciò che è. Già solo parlare per spiegarla è un atto di sfregio, ma è necessario, all’inizio, per suscitare curiosità, per lanciare un amo risonante che risvegli all’interno di noi ciò che aspetta di essere attivato. Poi va lasciata andare. Con lei, se ne andrà la falsa mente del voladores di cui parlava Don Juan a Castaneda, il proprietario della nostra mente inferiore limitante, giudicante e ben addestrata all’illusione, lasciando un immenso spazio bianco e vuoto, aderente più che mai alla nostra essenza. Ti rendi conto che è inutile studiare soltanto dopo aver studiato.