IL MONDO CHE CREIAMO: oltre il velo delle proiezioni

Troppo spesso, quando si parla di proiezioni in ambito spirituale, e non ci sono molte differenze rispetto a quello psicologico, si cade nell’errore di pensare che ciò che vediamo sia un’allucinazione totale, qualcosa che non esista affatto, ma la realtà è più complessa di così: la proiezione non è un’invenzione di sana pianta, piuttosto è il modo in cui noi rivestiamo le percezioni che riceviamo, non solo nella materia densa, ma anche sui piani sottili e astrali. Immaginiamo di trovarci di fronte a fenomeni che la nostra coscienza non sia ancora in grado di percepire nella loro interezza: non riuscendo a vedere la sostanza nuda, il vero, il reale, la materia prima, la mente interviene e cuce addosso a quel fenomeno un abito fatto di memorie, paure, desideri e interpretazioni personali, elaborazioni della propria esperienza di vita e conoscenze. Molto spesso mi sono trovata, personalmente o relativamente ad amici, di fronte a una descrizione di qualcosa non corrispondente alla realtà, quanto alla cosa conosciuta più somigliante nel database. Qui entra in gioco proprio il filtro mentale, soggettivo, che vorrei paragonare al naso di Pinocchio.

Pinocchio è il burattino di legno che aspira a diventare un bambino vero, un essere connesso direttamente alla sorgente della coscienza e della vita, non un assembramento di legnetti mosso da fili invisibili, meccanici e preordinati, che lo fanno esistere separato dalla realtà autentica. Pinocchio ha tempo ma non ha vita. Ogni volta che si allontana dal vero, il suo naso si allunga: quel filtro diventa una barriera che deforma la proporzione delle cose, trasformando la loro descrizione in bugia, tale in quanto lontana dal reale che descrive e, più si allunga il naso, meno è vicino a alla natura di ciò che sta osservando. Come nel vecchio adagio “dove c’è fumo c’è sempre arrosto”, è necessario ammettere che l’arrosto, la sostanza energetica o l’ente/essere che cerchiamo di conoscere, esista davvero, seppure dietro alla coltre di fumo. Il problema sorge quando, a causa del filtro, si inizia a delineare quell’ arrosto come un banchetto della più ampia varietà di selvaggina catturata, mettendo in mezzo al bottino, chissà, anche un bel cinghiale bianco, tanto per esaltare all’eccesso una inesistente magnificenza, o, al contrario, descrivendolo come un semplice e minuscolo moscerino fastidioso, unico quanto improbabile responsabile di tutto quel fumo.

La proiezione non riguarda tanto il cosa esista, ma il come noi lo interpretiamo sul sostrato dei nostri limiti di coscienza, di percezione e dei nostri filtri di interpretazione mentale. Essere connessi significa spogliare la realtà da questi rivestimenti per vedere finalmente l’arrosto per ciò che è, senza l’ingombro del nostro naso che cresce, si allunga e ci allontana. Non ha senso sentirsi in colpa per una percezione distorta, in quanto su un piano psicologico, per cui sotto l’interferenza di pensieri, emozioni e di un sentito memorizzato profondamente, è naturale non averne completezza e limpidezza, ma è necessario riconoscere l’inadeguatezza e l’incompletezza delle nostre descrizioni e valutazioni, che molto spesso sono soltanto punti di vista parziali e amputati di tutto ciò che sarebbe saggio conoscere prima di esprimersi. Il piano mentale e dell’esperienza ordinaria della vita lavorano su un asse orizzontale, per cui sarebbe come osservare al piano terra, o al massimo al primo piano di un edificio, gli aspetti delle varie manifestazioni, mentre per una visione del reale occorre approdare a livello della coscienza, ovvero poter spaziare dal micro al macro su infiniti piani e possibilità di osservazione e conoscenza, che bypassino il filtro mentale. Ciò nonostante, è necessario essere consapevoli che potremmo, molto più spesso di quanto pensiamo, dare significati, fare attribuzioni e valutazioni non corrispondenti al vero, al reale, infarcendo la nostra descrizione del fenomeno, impossibilitato a essere conosciuto nella sua intrinseca natura, utilizzando solo il piano mentale, attraverso i nostri personali occhiali percettivi. In un certo senso, siamo tutti un po’ daltonici. Se poi volessimo aggiungere la limitazione intrinseca (il limite della parola che determina) ed estrinseca (la nostra conoscenza del significato delle parole) del linguaggio, dell’uso delle parole limitanti la descrizione di esperienze, fatti e soggetti osservati, il danno sì mostrerebbe ancora maggiore.

LA TRAPPOLA DEL SOLIPSISMO: NEGARE L’ESISTENZA DEI MONDI O DI ALTRI ESSERI

Un errore comune nel percorso esoterico è credere che tutto ciò che percepiamo sui piani sottili sia unicamente un parto della nostra mente. Affermare che tutto sia proiezione è un atto di miopia che finisce per segare il ramo su cui siamo seduti. Se accettiamo l’esistenza del regno minerale, vegetale e animale nel mondo fisico, perché dovremmo negare la vita che pulsa nelle altre dimensioni, sotto altre forme e manifestata in altri stati di esistenza? Il fatto che non siamo ancora in grado di percepire questi esseri con una coscienza limpida e totale non significa che essi non esistano, piuttosto che, mancando una connessione diretta, abbiamo sostituito la realtà con il nostro filtro mentale. Quando questo accade, smettiamo di essere spettatori della vita multidimensionale e diventiamo prigionieri di un’interpretazione. Dire che un fenomeno astrale sia solo una proiezione equivale a chiudere gli occhi davanti alla vastità dell’universo. Ogni emanazione della coscienza ha una sua peculiarità e una sua dignità esistente nel e dall’Uno. La vera sfida non è negare ciò che vediamo quanto imparare a riconoscere le caratteristiche reali, spogliate dai racconti che la nostra mente sovrappone loro per paura o ignoranza. Questo vale anche per le interpretazioni altrui che prendiamo per vere. Il filtro non è fatto solo dalle nostre storie, ma anche da quelle che compriamo già confezionate dagli altri.

OLTRE IL RACCONTO: BLACKOUT E CONNESSIONE NATIVA

Lo strato mentale, forse più insidioso, è proprio costituito dalle interpretazioni e dai racconti altrui che accettiamo come verità assolute, che determinano l’espressione del potere di istituzioni o soggetti su un ampio numero di persone: tipico esempio sono le verità convenzionali che servono per la descrizione del mondo. Spesso non proiettiamo solo i nostri limiti, ma prendiamo in prestito anche quelli degli altri -presunti maestri, dogmi o correnti di pensiero- e li sovrapponiamo alla realtà finché non riusciamo più a distinguere l’arrosto dall’altrui fumo. Ho trovato interessante analizzare due figure che hanno vissuto la cessazione del filtro mentale e delle proiezioni in modo analogo ma con delle sostanziali differenze.

Da un lato abbiamo Anandamayi Ma, dall’altro U.G. Krishnamurti. La mistica indiana, forse ancora troppo poco conosciuta in occidente ma dotata di capacità stupefacenti, incarnava uno stato di connessione nativa, sin dalla nascita: era già nata bambina vera, priva del naso di Pinocchio, in stato di connessione ininterrotta con la coscienza dell’Uno. Alcuni testimoni, che l’hanno conosciuta in prima persona, raccontano che accettò di essere sottoposta a un esperimento atto a misurare la sua attività cerebrale, e che durante lo stesso gli aghi dell’elettroencefalogramma rimanessero immobili, facendo risultare piatta l’attività elettrica, mentre su altri presenti l’apparecchiatura funzionava normalmente. La sua mente non interferiva, non aveva bisogno di “interpretare l’arrosto” perché era una cosa sola con la fiamma e con il fumo, vi era uno stato unitario tra osservato e osservatore. In lei la proiezione non veniva spezzata, alterata, contraffatta: non ce n’era bisogno, in quanto non era mai nata con una mente, che non c’era: vedeva l’Unità in ogni sua emanazione e in relazione a tutto ciò che esiste.

Dall’altro lato troviamo Uppaluri Gopala Krishnamurti, conosciuto come U.G. Egli visse per decenni tormentato da tradizioni inculcategli sin da piccolo: era stato cresciuto da una famiglia con determinate conoscenze di insegnamento spirituale, di cui avrebbe dovuto ricalcare le orme, sentendo tuttavia interiormente il peso di un compito che non sentiva suo. Per molti anni della sua vita, dopo essere diventato un conferenziere famoso su questi temi, cercò disperatamente di farli propri, di sentirli veri, senza mai riuscirci, senza mai trovare autenticità dietro certi fenomeni attribuiti al mondo metafisico, senza sentire tutto quello che gli veniva descritto da altri maestri, tra i quali l’altro Krishnamurti, Jiddu. Portò se stesso a condurre la sua esistenza a limiti estremi, arrivando a vivere come uno sconosciuto barbone, nonostante provenisse da una famiglia benestante e fosse un personaggio assai noto nei suoi ambienti, sprofondando più volte in un nichilistico annientamento di se stesso, finché non arrivò la sua “calamità”. U.G. la descrisse come un evento biologico e fisico esplosivo, che annientò il suo senso di un sé separato, non come un’illuminazione spirituale, quanto come una rottura definitiva della continuità del pensiero, lasciando l’organismo nel suo stato naturale e puramente sensorio. Un vero e proprio blackout biologico, a mio avviso, un’ autocombustione del sistema che non reggeva più la pressione mentale del suo conflitto interiore, un blackout elettrico, come un impianto in sovraccarico non idoneo a reggere una corrente dal voltaggio troppo forte. Il suo filtro mentale andò in pezzi, bruciato, e il suo proiettore si ruppe, modificando di fatto il suo stato percettivo. U.G. descriveva quanto accaduto come lo stato naturale dell’uomo.

Vorrei aprire una parentesi importante: sarebbe senz’altro auspicabile il ritorno al nostro stato naturale, alle radici, a ciò che siamo veramente: le origini, il principio. Molti maestri ci hanno parlato di quanto sia importante ritrovare il nostro stato naturale, a dispetto dell’artificiosità che è andata espandendosi sempre di più nel corso dei secoli, alienando l’umanità dalla sua stessa natura.

Pur trattandosi di due esseri umani privi di mente o filtro mentale, vivendo lo stato naturale, si trovano delle differenze: Anandamayi Ma era già nata così, in connessione solo con la coscienza, in grado però di riconoscere ciò che le veniva descritto dai più svariati personaggi del calibro di Yogananda o Niels Bohr, giusto per citarne alcuni, e capace di affrontare qualsiasi argomento, nonostante non lo avesse mai studiato, con profondità, lasciando i suoi interlocutori nello stupore: lei era la stessa luce che illumina la realtà. Anandamayi Ma insegnava che l’amore umano è solo il riflesso parziale dell’Unico vero amore: la devozione incondizionata al Divino. Per lei amare gli altri significava servire Dio in ogni forma senza distinzioni o attaccamenti egoistici. Con chi la cercava, si comportava in modo spontaneo e materno, adattandosi perfettamente alla vibrazione di chi aveva di fronte: mostrava accoglienza totale, ricevendo poveri e saggi con la stessa equanimità, vedendo in ognuno una manifestazione dell’uomo. Faceva da specchio energetico: spesso non dava istruzioni formali, ma la sua semplice presenza induceva stati di pace profonda o risoluzioni interiori silenziose. Pur essendo premurosa, non creava mai dipendenze emotive, spingendo costantemente i devoti a trovare la propria forza spirituale interna, mostrando distacco amorevole.

U.G. sembra aver raggiunto la libertà attraverso la distruzione dello strumento: l’una non proiettava in quanto era luce, l’altro non proiettava in quanto aveva spento l’interruttore della mente, che si era fulminato: era stato rimosso l’ostacolo dei filtri. Anandamayi Ma è nata completa e integra in se stessa, espressione già diretta della coscienza che si incarna senza lo schermo mentale, priva dei bias selettivi, ma si può dire di U.G. la stessa cosa? Bruciare la mente e il filtro mentale è garanzia di immersione totale nello stato di coscienza? Può la distruzione di un’interferenza garantire la totale ricezione, connessione e allineamento allo stato di coscienza o si può restare bloccati in stati a livelli intermedi, come una gravidanza non compiuta, come un feto abortito, che pur essendo umano non è comunque un bambino formato? Può essere considerato lo stato naturale tale in se stesso, anche se ha interrotto il compimento di un processo di evoluzione? Può avvenire come se fosse un incidente? Può funzionare ugualmente la distruzione mentale lungo il percorso che non abbiamo ancora compiuto? Potrebbe Pinocchio diventare un bambino vero senza desiderarlo, ma soltanto perché detesta essere un burattino? Sono esistiti maestri connessi allo stato di coscienza ma che hanno mantenuto comunque una mente ( pulizia dei filtri?) per potersi interfacciare con i loro stessi simili umani e con la realtà di cui erano circondati? Dopo la sua calamità, U.G. divenne totalmente privo di affettività sociale o di intenzionalità psicologica nel rapportarsi agli altri; non agiva più in base a norme di cortesia o ruoli precostituiti, ma rispondeva in modo puramente fisico e meccanico agli stimoli esterni. Le sue interazioni erano caratterizzate da assenza di filtri, in quanto poteva essere brutalmente onesto o apparentemente indifferente, poiché non esisteva più un “io” che cercasse di compiacere o ferire il prossimo; mostrava risposte a specchio, ovvero il suo comportamento rifletteva spesso lo stato di chi aveva di fronte: se l’interlocutore era aggressivo, lui rispondeva con durezza, se c’era silenzio lui restava in silenzio. Un altro aspetto da parte di UG fu il rifiuto totale del ruolo di guru: trattava chiunque andasse da lui senza alcuna gerarchia spirituale, scoraggiando attivamente ogni forma di venerazione o dipendenza. In sostanza viveva in uno stato di reattività biologica, dove l’altro non era entità da istruire ma semplicemente parte di un ambiente a cui l’organismo rispondeva senza secondi fini. Si è davvero liberi quando si manifestano risposte riflesse puramente fisiche e meccaniche agli stimoli esterni? Capite perché manca almeno una fase in questo processo? Dov’è il cuore? In ogni caso, mi sento di fare un’altra domanda: potrebbe, in realtà, l’esperienza di U.G. svelare una prossima tappa di evoluzione umana ancora difficilmente accettabile? Per onestà è corretto chiedersi anche questo.

Il paragone tra Anandamayi Ma e U.G. che ho appena descritto mi ha condotto a riflettere sulla parola Dominio, o Dominus io, ovvero essere i signori, i governatori di quel qualcosa che chiamiamo “io”, al quale, in questa specifica situazione, conferisco l’accezione di mente: un essere cosciente sa tenere in mano le briglie della mente e direzionarla, dirigerla verso ciò che serve, attività necessaria fintantoché non spiccheremo quel salto evolutivo che ci porterà a essere altro rispetto a ciò che siamo adesso in questa manifestazione. C’è questa strana mania di distruggere tutto ciò che riguarda l”io”senza ancora avere la piena coscienza di che cosa sia, definendolo ora in un modo, poi in un altro per poi cambiare ancora il significato di che cosa sia, a conferma del grosso limite del linguaggio intrinseco ed estrinseco, senza avere quei ganci spirituali indispensabili per procedere verso certe trasformazioni o per compiere quei salti evolutivi. C’è il tempo giusto per ogni cosa: ogni accadimento, ogni azione deve seguire il fluire del tempo nel senso di Kairòs: il tempo opportuno, il momento qualitativo e carico di destino in cui un’azione specifica ha la massima efficacia. Il Kairòs rappresenta la frattura nel tempo ordinario Kronos: è l’istante in cui la consapevolezza interiore si allinea con l’evento esterno, permettendo il passaggio dalla reattività meccanica alla partecipazione cosciente. In senso filosofico e spirituale, è il momento della verità o la finestra di Grazia in cui il potenziale latente può manifestarsi pienamente. Tutto il resto è un atto di forza oppure un incidente lungo il percorso.

Uscire dalle proiezioni non significa dunque approdare al nulla, ma riappropriarsi della capacità di vedere la vita in tutte le sue emanazioni. Significa smettere di vestire il mondo con i nostri abiti o con quelli presi in prestito da terzi. Significa essere noi stessi, nel senso profondo del termine, radicati nel nostro centro, nell’uomo naturale. Solo quando il naso di Pinocchio smetterà di allungarsi, potremo finalmente riconoscere che ogni essere, ogni piano e ogni vibrazione è un pezzo reale di quell’unico arrosto che è la coscienza in esperienza.

Il giorno della fine ti servirà l’inglese?

“Quando tutto crolla, che cosa resta? Non si tratta di un’idea, ma di un fatto, di un fatto che bisogna vivere. È una realtà che ci viene fatta vivere, fatta vivere al mondo intero, che il mondo lo voglia o no arriva al punto in cui deve sentire, cioè vivere, la realtà del suo essere, quanto è in grado di sopravvivere, capite? E se gli uomini non vogliono arrivarci, beh, ci saranno costretti dalle circostanze e, se rifiutano, saranno spazzati via. No, davvero siamo a una svolta evolutiva, e, quindi, non si tratta certo di discutere, di filosofeggiare, di avere delle idee. Si tratta di trovare quanto in noi può vivere. Questa non è filosofia, non è capitalismo, o marxismo o gandhismo, non è qualcosa di orientale o di occidentale, è un fatto dell’uomo, di un uomo che ancora non conosciamo affatto, perchè ricoperto da una corazza politica, di una corazza familiare. L”attività umana è completamente ricoperta. Ebbene, questa copertura si sta spaccando. Che cosa vuol dire apocalisse? Vuol dire ” mettere a nudo”, “riivelare” è ancora filosofia. Bisogna che l’uomo, in quanto specie, trovi il proprio potere, la propria forza, che trovi quello che egli è, e se non riesce a essere quello che è, la propria realtà profonda, allora non sopravviverà. Scomparirà come sono scomparse altre specie. Il problema è tutto qui. Non si tratta di trovare una migliore filosofia o una migliore religione, ma di essere quanto ha il potere di durare, e così tutto va a pezzi per costringerci ad arrivare a quell’attimo umano in cui diventare ciò che l’uomo è davvero.”


“Questa è la realtà umana. Non ha nome, no, ma è una forza, una forza di grande dolcezza, come se all’improvviso tutto scivolasse via dalle mani, e resta una dolcezza che capisce tutto, non una cosa dolciastra, ma forte, che guarda dall’alto tutta questa commedia, tutta questa tragedia, e che d’un tratto apre uno sguardo come da altrove. È questo l’uomo, e nessuno può scalfire quella cosa. Possono fucilarti, possono torturarti ma quella cosa resta immobile perchè è. È questo l’anello evolutivo mancante, questo il modo in cui potremo passare altrove, in un’altra specie, meno tragica e meno ridicola. È questa la realtà che ha potere di passare alla prossima tappa. Non saranno certo le nostre filosofie.

Niente di quanto conosciamo ci aiuterà a compiere la traversata, no, proprio niente, nè Carl Marx, nè il Papa, nessuno, ma semplicemente quella cosa, ” l’essere puro” di ciò che siamo, quella cosa che è come il battito vero del cuore. Questo sì che può passare, perchè è la sola realtà. Tutto il resto sono solo trucchetti che ci hanno insegnato ad avvicinarci un poco alla realtà di ciò che siamo: trucchi religiosi, trucchi marxisti, trucchi ghandisti; tutti trucchi umani che sono serviti semplicemente a farci avvicinare passo passo alla realtà umana, e adesso il fatto, il fatto mondiale che tutti questi espedienti stanno andando in frantumi. Ci è data l’enorme Grazia di vedere sgretolarsi tutte le nostre idee, tutti i nostri sentimenti, tutte le nostre morali. Davvero, abbiamo la Grazia di essere messi a nudo per trovare la cosa che può sopravvivere, la cosa creatrice. Infatti, quando ci troviamo a quel punto d’essere, troviamo che si tratta della forza creatrice, cioè di quanto può cambiare tutto, ma l’evoluzione non è una faccenda individuale; allora bisogna che l’umanità, nel suo insieme, si trovi davanti a quel punto irrevocabile, a quel punto in cui sei oppure non sei. Non essere vuol dire andarsene, sparire, come sono sparite tante specie, ed essere vuol dire poter attraversare tutto, non soltanto, ma trovare la chiave per la ragion dev’essere di questa catastrofe nella quale ci troviamo.

La bomba è la falsa catastrofe. La vera catastrofe è quando l’uomo non ha più nulla su cui appoggiarsi.

ma insieme, è la meraviglia.

Le circostanze ci stanno costringendo. …
Ecco dove veniamo portati, dove stiamo andando.”

Satprem

L’UOMO DOPO L’UOMO

Vania Nadia Franceschini

Essere il sale della Terra

Ci viene insegnato, in ambito religioso, che Gesù abbia inchiodato la morte nel senso che l’abbia vinta per la prima volta, aprendo una strada, sconfiggendo qualcosa che nessuno mai era riuscito a fare.

  • Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». Giovanni 11:25-26

Entenglement? Campo informativo? Coscienze risonanti?

  • Credere è azione fondamentale: non si tratta di credulità, affabulazione o fatalismo, quanto di fede, di certezza provata e sentita
  • Un campo risonante crea un’unità coesa, armonia, unica voce formativa e formante. Se il Suo canto è Vita, chi si unisce al canto è vivo.
  • Chi appartiene alla stessa frequenza vibratoria è connesso simultaneamente al di là di tempo e spazio.

“E la gloria che tu hai dato a me io l’ho data a loro, perché siano uno come noi siamo uno” (Giovanni 17:22)

Gesù è il Figlio dell’Uomo, la faccia materiale della medaglia; il Cristo la scintilla del Padre, sostanza del Padre, il Suo seme che, morendo nella terra, origina il germoglio di una nuova vita. Esistono due realtà: una materiale, densa, di precipitazione in uno stato più condensato, quello dei corpi, in cui vige la dimenticanza del Sè, che possiamo identificare con “peccato”, proprio nel senso di caduta, di precipitazione in un sottomondo demiurgico saturnino, e uno più sottile, spirituale, rarefatto, in cui riemerge il ricordo, la natura dei Principi di cui siamo composti, l’origine solare/siderale dell’Uomo.

Di-MENTicare è funzione della mente, che viene resettata, cancellata, come in Luna nuova, ed è fondamentale assettarci su un asse verticale solare, per evitare di assorbire e riflettere ciò che luce non è, che proviene dai ladri della mente; ri-cORdare è azione del cuore, che ci permette il recupero della memoria cancellata, ma su un piano superiore, quello dell’oro solare.

“Il Figlio dell’Uomo è Signore del sabato” troviamo scritto in Luca, al rimprovero rivoltogli di aver lavorato di sabato, che era vietato dalla legge.

Questo in quanto Gesù l’uomo poteva infrangere le regole di Saturno, il demiurgico limite del libero arbitrio, e infatti il sabato è il giorno dedicato alla forza saturnina, mentre il Cristo le avrebbe annullate sempre attraverso la stessa forza del carceriere, sciogliendo o solvendo il corpo di materia, tornando in un corpo più sottile, rarefatto, spiritualizzato e luminoso.

Gesù ha avuto paura di essere stato scordato dal Padre, il Cristo in lui invece ha lasciato le faccende al suo corso, sapendo chi era, ponendosi sul circolo degli eventi, restando fermo nel mondo, sale fisso sulla croce della materia nel corpo, trasmutato nello spirito sale volatile, dimostrando che la morte non esiste, non è mai esistita se non all’interno del mondo limite del demiurgo e dello scorrere del tempo.

Il Figlio dell’Uomo, figlio solare in funzione antisaturnina, è caduto, precipitato nella materia, sottoposto a nascita e morte, nell’apparente separazione degli opposti, formatori di effetti, detti azioni/reazioni fuori gestione e controllo, che sono nutrimento continuo nel ciclo del karma, ma con una differenza: lui ha vissuto la realtà, la vita e gli opposti ponendosi un fine integrativo, positivo, agendo senza agire, ma di azioni frutto di una volontà allineata al divino, in divenire nell’umano.

Ha fatto morire il suo corpo per dimostrare che lo spirito continua a vivere, che mai èmorto, in quanto, al di là della materia, la morte non esiste.

Interessante questo passaggio di Paolo:

  • Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; d’altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne. Filippesi 1:23-24

Sciogliere è padroneggiare la legge di Saturno, aver varcato la soglia della materia per lo spirito vivente, trasformando il sale grezzo in sale volatile, facendo uso sapiente dei livelli di densità.

Voi siete il sale della terra”.

Stare tre giorni negli inferi è stato il passaggio, l’iniziazione del seme alla buia terra. Curioso che 3 giorni corrispondano a 72 ore, come i battiti perfetti del cuore, come i 72 nomi di Dio.

Il Cristo apre la strada alla vittoria SULLA PAURA DELLA MORTE, mostra l’ascesa dello spirito sull’asse verticale, evitando di girare a vuoto nelle spire del cerchio del tempo/serpente.

Quindi, c’è qualcosa di noi che può tornare alle sue origini.

Giovanni 14:12: “In verità, in verità vi dico: chi crede in me compirà anche le opere che io compio e ne compirà di maggiori, perché io vado al Padre”.

La gravità è stata la forza di caduta che ha fatto cadere i corpi nella materializzazione densa e pesante, e per questo soffre: più peso, più sofferenza; l’antigravità ci fa salire, rarefa i corpi che sfuggono alla forza gravità, e possono permettersi di formarsi su un piano più sottile, invisibile alla materia più densa. Altra dimensione, di cui Cristo è stato autentico Pontefice dell’era dei Pesci.

Ci sono altre testimonianze storiche e documentate di esseri speciali, che hanno ritrovato la via, divenendo ponti, appartenenti ad altre culture e vie spirituali o religiose, che verranno trattate sul blog in altri momenti.

Pensando a come uscire di qua, restando centrati, mi è venuto in mente il cestello lavatrice, giusto per usare il pensiero analogico.

La rotazione su se stessi, sul proprio centro, permette “l’entrata in” e “l’uscita da” la manifestazione, nel tempo, secondo lo spin rotatorio: in senso orario si entra, in senso antiorario si esce. Si può rallentare o accelerare, “prendendo la morte dal dietro o dal davanti”, ma questo mantiene l’equilibrio delle forze in gioco. La rotazione è legata all’asse verticale, mentre la rivoluzione all’asse orizzontale, al girare, lo scorrere degli eventi lungo il circolo. La rivoluzione della Terra intorno al Sole determina l’anno, le stagioni, i passaggi, i cambiamenti nel tempo, mentre la rotazione mette in risalto la dualità. Nuovi cieli e nuova terra ruoteranno con spin opposto rispetto ad ora.

L’essere ruota sul proprio asse, il divenire percorre il circolo/ciclo.

In lavatrice, tanto più la centrifuga va veloce, tanto più i panni restano attaccati sul “circolo”. Da tenere a mente questa parola, usata anche nelle tavole di Toth con un significato analogo.

Se la lavatrice si ferma, cadono sul fondo, non c’è movimento, non c’è tempo, non c’è anemos che muova. L’energia muove, si sa.

Se siamo nel centro, ruotiamo come la ruota di Lao Tsu:

Trenta raggi convergono sul mozzo,

ma è il foro centrale che rende utile la ruota.

Plasmiamo la creta per formare un recipiente

ma è il vuoto centrale che rende utile il recipiente.

Ritagliamo porte e finestre nelle pareti di una stanza:

sono queste aperture che rendono utile la stanza.

Perciò il pieno ha una sua funzione,

ma l’utilità essenziale appartiene al vuoto.

Sul circolo accadono gli eventi, orizzonte dopo orizzonte, e chi vive solo su questi, vive l’orizzontalità, è del mondo; vivere stando al centro della rotazione, secondo vibrazione che ci verticalizza, fa vivere nel mondo, ma non ne siamo proprietà. Siamo padroni del sabato, non apparteniamo al demiurgo, siamo altro. L’occhio del ciclone, lo stato di neutralità perfettamente centrato: la polarizzazione potrebbe essere fatale.

L’essenza è il centro, il divenire gli gira intorno.

Mi viene in mente anche la centrifuga biologica

La centrifuga da laboratorio è uno strumento utilizzato per accelerare la separazione tra corpi di diversa densità attraverso l’uso della forza, o meglio, dell’accelerazione centrifuga.

Questo processo è definito centrifugazione e si basa sul fenomeno della sedimentazione di un corpo solido ad alta densità mescolato ad un fluido a densità più bassa.

Si tratta dell’applicazione del principio di Archimede e della Legge di Stokes. La centrifugazione, sostanzialmente, mira ad aumentare l’accelerazione gravitazionale applicata alla sospensione presa in esame sostituendola con la forza centrifuga, una specifica forza che agisce su un corpo che si muove con moto circolare.

La centrifugazione permette alle molecole di separarsi in base alla loro densità e, quindi, al loro comportamento in relazione al campo gravitazionale.

Particelle con massa diversa sedimentano a velocità diversa.

Essere sottili per passare il filtro…

Un setaccio.

E’ chiaro cosa stia succedendo di questi tempi: siamo in centrifuga, e ci sono filtri che separeranno l’oro dal piombo, il sole da saturno, il giorno dalla notte, il grano dalla zizzania. Abbiamo bisogno di adattarci alla frequenza giusta per “sedimentare” un corpo nuovo, sottile, con una massa diversa.

C’è da lavorarci.

Passare da materia a massa è come passare da terra ad acqua, e se vogliamo che viva, dotato di energia, ad aria.

Per chi ha capito, questa è l’unica azione sensata da intraprendere ORA.

Alla prossima

Vania

Ricordo dal 2022

P P P

Promozione
Pubblicità
Propaganga

La pubblicità è la promozione delle cose, la propaganda è la promozione delle idee. La prima modella il consumatore sui bisogni, veri o falsi che siano, la seconda modella la forma mentis delle genti. Prima di consumare beni e prodotti, è necessario che le menti considerino indispensabili le proposte dei mercanti, e ogni fine giustifica i mezzi. Di questi tempi, dati i mezzi messi in campo, i fini devono essere piuttosto imponenti, su scala globale. Perdere di vista l’autenticità dei nostri bisogni equivale a far saltare per aria ogni ponte che ci conduca verso la nostra vera natura, verso la nostra origine e verso la sorgente, rendendoci dei ” piccoli ruscelli senza fonte”.

Una condanna a solitaria morte prima di nascere.

Creare realtà su realtà manipolando la percezione toglie e allontana la verità, la sfigura, rendendola irriconoscibile ai più. Come? La percezione alterata dalla paura e dall’inganno crea sensazioni interiori, e il sentito è attività del mondo dell’anima, quindi è proprio questa il soggetto sotto attacco. L’autoinganno alimentato quotidianamente è come una droga, rendendo di fatto difficilissimo, salvo massicce cure di disintossicazione, pulizia, purificazione o calcinazione, a ognuno il termine che preferisce, lo svelamento della verità dalle realtà ritenute vere. “Il velo di maya” è ormai chiaro nei suoi signigicati.

La verità andrebbe svelata, non rivelata.

Commissione parlamentare sulla pandemia in Italia

Commissione parlamentare e domande giuste

Ogni tanto mi aggiorno sulla commissione parlamentare in ambito pandemia Covid con tutti i suoi spin off (che poi tanto off non sono) ma, vedete, non resto più meravigliata da quello che emerge: si può dire e fare di tutto, anche il peggio o ciò che è sempre stato ritenuto inaccettabile dall’opinione pubblica che, tanto, le coscienze e i relativi atti che dovrebbero seguirne, se fossero sveglie in chi deputato al suo ruolo istituzionale, sono paragonabili ad un elettroencefalogramma piatto: inesistenti, non pervenuti, frutto di un’evidente morte etica, morale e interiore. Chi detiene l’autorità ha la verità per avvallo ideologico/politico, non certo per evidenze dei fatti, e si sa che se i fatti non confermano la teoria, tanto peggio per i fatti.
L’ultima discussione in parlamento che ho seguito era relativa alla corruzione emersa sulla compravendita delle mascherine, un vero e proprio giro di speculazione monetaria su prodotti garantiti come buoni ma scoperti non conformi. Qualche procura si è mossa? Vado oltre. Sentendo argomentare da più parti, pro o contro, sulla gestione infausta delle mascherine, mi viene da sorridere: gli studi sull’inutilità delle mascherine alla trasmissione di virus e dei danni che possono causare nell’utilizzo su bambini, lavoratori e per più ore di fila dove sono? Eppur ci sono…
Discutere di creste milionarie, e forse anche di miliardi, è corretto, seppure sarebbe da valutare l’uso obbligatorio di uno strumento non indispensabile alla trasmissione virale: da dove nasce, e per mezzo di chi, l’imposizione?
Per me il discorso mascherine è il meno importante, ci sarebbe da approfondire altro, primo su tutto questo fatto: EMA, AIFA e l’istituto superiore di sanità sanno e hanno menzionato sui siti ufficiali che il vaccino ( vediamo se fb mi blocca come ai vecchi tempi) NON serve a prevenire il contagio. Janine Small, convocata in sede parlamentare europea in vece di Bourla, pertanto ha fatto da portavoce al CDA di Pfizer, ha chiaramente dichiarato che il vaccino non è stato preparato per prevenire il contagio e l’infezione ma i sintomi di malattia ( e anche qua ci sarebbe da dire, ma prendiamolo per buono, che le verità sono sempre mezze verità), quindi:

  • su quali basi scientifiche sono stati imposti gli obblighi a sanitari, insegnanti, forze dell’ordine e over 50, visto che il presupposto fondante di tali decreti e atti amministrativi era, di fatto, l’impedimento del contagio? Ricordo che in tanti hanno perso stipendio, contributi e anche il lavoro…
    Se già la premessa dei produttori era che i sieri non fossero stati preparati per impedire la diffusione virale, mi chiedo: i decisori hanno letto le schede tecniche dei prodotti, che erano lì a disposizione da subito? Chi ha forzato le leggi, pur essendo questi fatti noti?
    Chi ha permesso che sui media, dai giornali alle deliranti trasmissioni tevisive, si sbandierassero percentuali di immunità vicine al 100%, se il vaccino NON era stato testato e prodotto per questo scopo? Ricordate i titoloni dei giornali ” immunizza al 98%”? Poi 97, 95, 90, 88… fino ad arrivare all”immunizzazione negativa nel giro di un anno?
    E gli “esperti” presenti in ogni dove lo sapevano, visto che definirsi esperti dovrebbe essere garanzia di avere tutte le conoscenze utili in un dato ambito? Non so voi, ma io rammento altro uscito dalle bocche di questi esperti…
    Chiaro che le farmaceutiche non possono pensare di lavarsene le mani incolpando solo i politici: avrebbero potuto intervenire pubblicamente ad ogni abuso di potere perpetrato su falsi presupposti scienfifici, e non l’hanno fatto, anzi, in fase di sperimentazione hanno giocato su dati legati al contagio dei gruppi di sperimentatori tra vaccino e placebo facendoli passare da relativi ad assoluti, ma questo è un altro spin off.
    Poi, si sa che se ci sono azioni quotate in borsa…

Chi resterà con il cerino in mano?

Vania Nadia Franceschini

Scopo e volontà

Sto dedicando la mia attenzione a quanto scritto in ” Filosofia della libertà” di Rudolf Steiner, e mi rendo conto quanto sia necessario essere sia preparati che pronti per certi concetti, per comprenderne ogni incesellatura in relazione a precedenti insegnamenti, specialmente di altri maestri. Fondamentale l’attività del saper pensare, mi verrebbe da dire dell’igiene del saper pensare ( trovo molte somiglianze con le saggezze dell’insegnamento di Bruno Grõning).
Crediamo di pensare, in realtà facciamo infruttuoso uso della memoria, che è l’archivio del già pensato, ed già stato pensato tutto il pensabile, nulla di nuovo sotto il sole.
Ricordare è riportare al cuore: il dimenticato è diventato organico, stradigerito, seppure vitale. Ecco che, nonostante ci si trovi di fronte a un procedimento complesso, che segue le leggi del “vivente”, si tratta di riportare alla coscienza ciò che è stato depositato.

Nessuno è libero se non agisce secondo volere, se non sa davvero ciò che vuole. Mi è venuto in mente il dialogo, il primo, che in Matrix Neo, Morfeo e Trinity scambiano con il Merovingio:
“Tu sai perché siamo qui?”
“Sono un trafficante di informazioni: so tutto quello che serve conoscere. Il punto, semmai, è… voi lo sapete perché vi trovate qui?”
“Stiamo cercando il fabbricante di chiavi.”
“Ah già, è vero, sì… il fabbricante di chiavi, certo… ma… questa non è la ragione, non è il perchè. Il fabbricante di chiavi, per sua stessa natura, è un mezzo, non è certamente un fine, per cui cercare lui equivale cercare un mezzo per fare… cosa?”
“Tu hai la risposta a questa domanda.”
“Ma voi l’avete? Credete di averla ma non è così. Voi siete qui perchè siete stati mandati qui, vi è stato detto di venire qui e avete ubbidito.”

C’è differenza tra “fake it” e “make it”, tra imitazione e azione, tra ripetizione vuota e iniziazione cosciente.

Quale volontà precede il “fake it” e quale altra il “make it”? Scrivo solo questo: autenticità. Essere autentici come autenticità dell’essere. Conoscere se stessi implica il riconoscere se stessi e la propria origine.

Per il resto, che ne dite se restiamo con la domanda?

Porgi l’altra guancia?

Ho un leggero senso di nausea, dato dell’ipocrisia. Che bella scoperta che la guerra sia sbagliata, che ci rimettano i soliti. Si dice che “i soliti”non c’entrino nulla, ma ho le mie riserve. Le situazioni esistono perchè sono complementari, almeno in un mondo fatto come questo. Ci sono i tiranni? Sì, ci sono, ma di fronte a loro, come complemento, c’è un gran numero, a volte immenso, di persone che hanno dato loro consenso, ubbidienza e appoggio. Se non si vuole il carnefice, non si deve essere vittime, ma è evidente che occorra un gran lavoro sull’individuo e il suo stato di coscienza per cambiare le cose e vederle espandersi in uno spazio collettivo, più ampio, che sia spontaneo e non l’esito di un atto di forza, traballante e fasullo. È da tanto che siamo in mano ai tiranni, quasi sempre legittimati dal consenso, e lo ottengono grazie all’inganno, ma… se c’è l’ingannatore è perchè c’è l’ingannato, che sia per imbecillità o per incoscienza, in ogni caso per una scelta disabile. È chiaro ed evidente che non avremo mai dei saggi al potere: il saggio, per questioni intrinseche e per conoscenza di questo mondo, lo evita come la peste, quindi ci troviamo a capo del mondo chi ci troviamo. Se uno ti fa un’offesa, “porgi l’altra guancia” vuol dire dare una possibilità diversa, alternativa, originale, inusuale, spiazzante: se ti si porge un attacco, anzichè rispondere reattivamente, agisci con qualcosa di nuovo, di diverso, su un altro piano, un gradino più in su. Poi, il resto sta a chi è rivolto l’invito, che può essere accettato o respinto, facendo entrare in gioco la sua natura. Porgere l’altra guancia è un atto di magia, di svolta, di trasformazione.

Per quanto? Per sempre?

No, se no si passa dall’essere saggi all’essere stupidi.
Se il terreno è buono, la trasformazione avviene, se no si passa oltre.

Dire che la guerra è sbagliata, al punto a cui siamo arrivati, non ha senso, perchè tradisce la completa incapacità di leggere i fatti, gli accadimenti e la storia. La guerra c’è, alimentata direttamente e indirettamente, e ci sarà sempre finché ci saranno vittime consenzienti. Ci sono, da ambo i lati, esseri indifferenti all’altra guancia, irrispettosi di tutto. Quindi, è ovvio che si vada avanti a guerre.

O si aggiunge alla presa il filo della messa a terra, o nulla cambia.

Vedere gli effetti e scambiarli per causa è il leit motiv mentale nelle teste globalizzate, nei ripetitori inseriti al posto della mente che sa pensare. Cercare di capire sarebbe già un primo passo, ma si vuole solo aver ragione.

Si usano bilance e misure opportunisticamente e ipocritamente diverse, e anche la guerra è occasione di palcoscenico. Che vuoto, che vuoti a perdere…

P.s
I bravi hanno esportato così tanta democrazia per gli altri che per loro non ve n’è più, l’hanno finita tutta.