Da anni sto cercando di mettere insieme un corpus di informazioni in merito all’eziologia delle malattie, cercando di pormi a livello di una visione neutrale, che tenga conto di conoscenze ampie, da quelle antiche alle più attuali. Troppo spesso mi trovo di fronte a posizioni dicotomizzanti di sostenitori di questa o quella teoria, come se si trattasse dell’unica spiegazione possibile, la verità delle verità. Non so esattamente quanto tempo e spazio impiegherò per esprimere le molteplici riflessioni che affiorano, in quanto di riflessioni si tratta, oltre che di osservazioni sensate, di domande che chiamano risposte, il tutto senza alcuna pretesa, se non il minimo utilizzo del basso ragionamento, se oltre non si riesce ad arrivare. Mentre scrivo sto tenendo in mano un’immaginaria bussola, che possa fare da direzione a 360° nel tentativo si comporre una visione d’insieme che, beninteso, non sarà un sincretismo forzato di posizioni inconciliabili tra loro, piuttosto un insieme di proposte con almeno un minimo comune multiplo condiviso. C’è la pessima abitudine di buttare il famoso bambino con l’acqua sporca: vorrei partire da qui, buttare l’acqua sporca e tenere il bambino, evitandone l’omicidio inconsapevole. Mi rendo conto dell’estrema difficoltà di un simile procedere, che necessita di un passo dopo l’altro, senza strappi e con le dovute ricerche ma, tornando qualche riga sopra, per coerenza, cercherò di mantenere la leggerezza dell’osservazione, della riflessione e delle domande, sostenute dalla mia guida preferita: l’intuizione.
Chiaramente l’intuizione senza conoscenza non porta molto lontano, in primis per la difficoltà di collegare quella scintilla in arrivo ad un argomento specifico o ad un’esperienza in corso, ma… quale conoscenza? In un mondo dove la pluralità delle informazioni sconfina spesso nel caos più indistricabile diventa difficile muoversi, come anche il solo cercare. Nessun essere umano può conoscere tutto: non ho idea di quante vite avrebbe bisogno, credo almeno di una vita alla volta per esplorare in modo sufficientemente approfondito un singolo settore di studio. Quali conoscenze sono utili e quali no? Cosa tenere e cosa lasciare andare? Si tratta di un vero e proprio processo digestivo: la conoscenza si mastica, si assapora, se ne colgono le qualità organolettiche e già in bocca percepiamo se può essere gradevole o meno. Poi si inghiotte per farla giungere allo stomaco, dove inizia un processo di scomposizione delle sue parti a fini di utilità posteriore, e non c’è da escludere che possiamo già sentirla digeribile oppure no, lasciandoci un peso che necessiti di un aiutino per farla proseguire nell’intestino, dove verrà assorbita prima, passando la barriera del nostro confine personale, e assimilata poi, per diventare parte di noi, per renderci come siamo. Quello che non viene assorbito passa per altri orifizi. Come spiega la nota e plurisecolare Medicina Tradizionale Cinese, si separa il puro dall’impuro attraverso il processo digestivo, analogo alla capacità del discernimento.
Come si può essere capaci di discernere a colpo d’occhio il cibo buono da quello guasto? Non esistono ricette sicure: ognuno ha bisogno di fare esperienza, di agire, di assaggiare con consapevolezza, senza leggerezza, con pronta presenza a parole e fatti, e di tenere a mente che perdersi in una singola parte senza tenere conto della visione d’insieme non porta lontano: “Il dito e la Luna” di Jodorovky o il comune ramo dell’albero che fa perdere di vista la foresta. E’ necessario tenere conto che ogni piccola parte frammentata della realtà è un riflesso che appartiene ad un unico Corpus, tutto è Uno, e il singolo ne è un suo piccolo riflesso. Spesso mi sono ritrovata a pensare alla conoscenza, al desiderio di sapere, di sapere veramente, mettendo spesso vicino due parole: coNOscenza e coscienza… Conoscenza come coscienza NO. Quando si arriva ad essere coscienti, in quanto la coscienza è uno stato dell’essere che sa, si scopre che studiare, pertanto l’atto del conoscere, non serve… però, per arrivare a capirlo, bisogna aver studiato. Si rischia di diventare accumulatori seriali di informazioni selezionate, di nozionismo, mentre un certo tipo di conoscenza può attivare la coscienza. Si scopre che non c’è nulla di nuovo sotto il sole, che dentro di sè si aveva già tutto, ma mancava qualcosa che lo attivasse: un reagente, un enzima in una reazione chimica. Allora, quale conoscenza? Quella delle funzioni, delle leggi che tutto presiedono, dei principi che regolano la natura, la vita, il cosmo. Occorre percorrere sentieri notturni, con lampada in mano e scorta di olio. La conoscenza nozionistica è come il tempo lineare: non finisce mai, non basta mai. Numero dopo numero, secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, ora dopo ora… giorni, mesi, anni, lustri, decenni, secoli non sono sufficienti: siamo ignoranti, non basterebbero vite su vite per conoscere. Diamo il benvenuto al mondo dell’analisi, del pensiero analitico-logico-deduttivo, utile da servo ma non da padrone. La coscienza è un cerchio a spirale, è frattalica, olografica: ne basta un pezzettino per vedere l’intero disegno, per trovare spiegazioni, leggi intelligenti che presiedono. Ci sono sintesi, capacità di cogliere l’essenza, frammenti di verità nel groviglio confuso, e a noi il compito di collocarne le parti al giusto posto. Entriamo nel mondo di E/E, non O/O: esiste questo E quello, non questo O quello; il bianco E il nero, non il bianco O il nero; la luce E il buio, non la luce O il buio. Comprendere, nel senso di portare con sé, questa visione della realtà, cambia le prospettive della vita. Non c’è dualità divisoria, uno contro l’altro, ma si percepisce l’Uno, ed una sua piccola parte nel contesto, come parte di questo Uno. Incredibili gli antichi Egizi, che non scrivevano i numeri come noi oggi, secondo l’infinita sequenza lineare, ma a frazioni: al numeratore, c’era sempre il numero 1, sotto, al denominatore, ogni altro numero, come parte specificata nella materia, ma riflessione del numero 1. Come pezzetto di ologramma che, di fronte allo specchio, la linea frazionaria, sempre contiene l’essenza dell’Uno, anche nella specificazione materiale. Si tratta di una conoscenza integrale (olistica)e simultaneamente integrata (specificata). Per attingerla, ci occorre solo uno specchio argenteo ben pulito…