Alimentazione e dintorni

Siamo soliti considerare il cibo come nutrimento che apporta elementi e calorie, indispensabile per fornire energia combustibile, materia plastica di costruzione e modellamento del corpo, elementi e microelementi funzionali ai processi enzimatici e metabolici, oltre che come un momento piacevole di degustazione. Difficilmente ci si sofferma a riflettere su altre qualità intrinseche di un alimento: un suo potenziale curativo, il tipo che energia, per cui in senso qualitativo, come sapevano bene i cinesi nella loro medicina tradizionale e insegna la macrobiotica, o anche la vita di quell’alimento, dalla sua nascita alla sua morte o raccolta, passando per l’epigenetica dell’interazione ambientale, uomo e suoi interventi compresi. Ci sono cibi che hanno energie fredde o raffreddanti, altri calde o riscaldanti; cibi amari, dolci, salati, acidi e piccanti, con un campo curativo differente, che possono agire su organi e visceri e perfino sugli stati d’animo. Siamo in grado di fare una biografia e una genealogia del cibo? Sappiamo da che semi è nato, se è frutto di selezioni naturali e antiche, oppure OGM? Sono stati sottoposti a trattamenti tossici? Coltivati al di fuori di un contesto climatico spontaneo e naturale? Hanno subito attacchi di parassiti e sono stati trattati? Da quale suolo sono stati nutriti? Da quale acqua? Hanno subito stress, per esempio incendi vicini, sbalzi di temperatura o intemperie particolari? Le piante sono costrette a sviluppare capacità di soluzioni ai problemi a 360° Alcune domande possono sembrare esagerate, ma non dobbiamo dimenticare che ci nutriamo di qualcosa che è stato vivo o che lo è ancora, con sue qualità peculiari e che, attraverso un processo di assimilazione, entrerà a far parte di noi, sarà reso simile a noi. Rimane intuibile che le qualità energetiche passeranno a noi, aiutando o intasando un sistema in costante ricerca dell’omeostasi. Se pensiamo alla menopausa e ai suoi squilibri, per fare un esempio, sarà poco conveniente nutrirsi di un cibo con qualità calde, umide o piccanti.

Nei periodi di difficoltà, se avete bisogno di fermezza e solidità, senza incorrere in rigidità, aumentate il consumo di riso integrale. Già l’etimo è curioso: “so ancora, ri-so”, nel senso di risapere, e “integrale” , che trasmette frattalica-mente il senso di integrità: non diviso, privo di crepe, individuo ( gli dei dentro il duale, divi in duo). A livello mentale, l’unione dei due emisferi, e la buccia del riso come le meningi protettive. I kamikaze giapponesi, addestrati per il loro compito in guerra a tutti noto, si nutrivano di solo riso alcuni giorni prima di attuare la loro missione suicida. Ovvio che tutto vada fatto con misura, ma è interessante conoscere le qualità sottili degli alimenti, note molto bene nella tradizione macrobiotica. Sensei Osawa riteneva infatti il riso l’alimento base dell’uomo in evoluzione, che tende a qualcosa di più, a ciò che sarà. Il genio planetario di Saturno concentra, cristallizza, costruisce la struttura del seme che conserva la totalità dell’informazione. Il noto biologo prof. Stefano Mancuso spiega bene che le piante costituiscono un regno di natura particolare, in quanto hanno dovuto, per necessità, attuare strategie concrete di sopravvivenza e gestione di ogni tipo di emergenza, per il semplice fatto di essere immobili, di non poter fuggire come possono animali e uomini di fronte ai pericoli. Se grandinasse, una pianta non si potrebbe spostare al riparo, idem se scoppiasse un incendio, o fosse invasa da parassiti. Mentre il codice genetico degli esseri umani riempirebbe quattro volumi, per quello del riso dovremmo scriverne venti: riso batte uomo 20 a 4! Psicogenealogia alimentare: pensate quale patrimonio informativo di strategie dentro a quei chicchi…

Un altro esempio per ampliare alcuni concetti si può fare con le piante di pomodori, neanche avessero letto L’Arte della Guerra di Sun Tzu: soggette a essere attaccate dai parassiti, fino a un certo numero, in certe quantità, non succede nulla di grave, in quanto le piante sopravvivono comunque e ed è sempre presente una lotta tra specie diverse nella catena alimentare. La rosa che ha gli afidi può contare sulle coccinelle e le formiche, per esempio, ma quando cominciano a diventare troppi, al punto di minarne la sopravvivenza, le piante di pomodoro iniziano a produrre una sostanza che fa qualcosa: spinge i bruchi a diventare cannibali, mangiandosi l’un l’altro piuttosto che nutrirsi di foglie. E’ il perverso comportamento autodistruttivo innescato nei bruchi dalla pianta del pomodoro, vittima vegetale che si difende producendo una sostanza che rende le foglie meno appetibili ai parassiti ma che ora si è scoperto può indurre in essi il cannibalismo, riducendo così il danno a carico della piante. La scoperta è frutto degli studi pubblicati su NATURE ECOLOGY & EVOLUTION da John Orrock e i colleghi biologi dell’Università del Wisconsin.

Producono un enzima che sviluppa il cannibalismo nei parassiti? Geniale.

Dovremmo farci un serio pensierino, e mangiarne di più, visto che siamo così tanto depredati dai parassiti.

http://fioriefoglie.tgcom24.it/2017/07/le-piante-di-pomodoro-spingono-i-bruchi-a-diventare-cannibali/amp/?fbclid=IwAR0CU9p6-h40dYfsUSRFsgjWtCd0U4ujyWYp9YJLAX_nFzP7SK8ZbS3L-3s

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