Ciò che deve accadere, accadrà, perchè è già accaduto
Parte I
Cosa vuol dire tutto questo, in chiave più sottile?
Vediamo l’etimo, l’origine della parola: Etimologia: lat. volg. *accadēre, comp. di ăd e *cadēre ‘cadere’. (Garzanti linguistica)
Ho cercato la conferma in quanto era talmente ovvia la derivazione dal latino “cadere” che mi pareva troppo semplice cominciare da qui.
Il prefisso AC- (cadere) deriva dal latino AD, indicando vicino a, indicando moto a luogo con senso di avvicinamento.
Il primo pensiero a baluginare è stato il concetto di ciclo, di una serie di eventi, che si ripetono, intendendo il senso dei cicli e ricicli storici di Vico: la storia si ripete.
In effetti, questa visione di ripetizione porta a considerare il tempo non in funzione lineare, da un passato perso e immodificabile ad un futuro incerto e sconosciuto, quanto in funzione circolare in perpetua ripetizione, con variazioni sul tema, ma con una struttura sostanziale che non si modifica, come fosse una ripetizione continua che, pur cambiando d’abito, indossa sempre lo stesso messaggio. Che sia imposta la vitale necessità di comprendere la lezione di vita in questa classe, per cui repetita iuvant letteralmente?
Ci si chieda come mai sia necessario continuare a rivivere le stesse situazioni, piuttosto che affermare di non aver voluto tutto questo o di considerarci al di fuori o al di sopra senza averne le qualità, visto che altrimenti saremmo stati fuori dai giochi.
Mi viene alla vista il classico videogioco: abbiamo uno scenario, che varia al variare dei livelli, con tanti personaggi, di cui uno siamo noi, il protagonista, e gli altri sono di sistema o amici e conoscenti che stanno giocando insieme a noi o nello stesso contesto. Se superiamo le prove, passiamo di livello. Per uscire dal gioco, è necessario finirlo, è una conditio sine qua non. Si tratta di regole, le stesse che strutturano il gioco, che lo determinano, che abbiamo necessariamente accettato prima di iniziare la partita.

Ogni gioco ha un tema, ed è per questo che la storia si ripete: se si sta in uno scenario con un tema di guerra, non possiamo aspettarci di trovare Paperino, Minnie e Topolino che vengono a salutarci tirati da Super Pippo con scorta di noccioline per mantenere la sua forza da super cane! Ci sono dettagli, le variazioni paesaggistiche, il cambio degli sfondi, delle forme usate e percepite, ma l’idea del gioco, il suo messaggio, non cambia, perchè è già stato creato da un programmatore (pro = prima, che precede; gramma = verbo, parola, suono, lettera, frequenza che crea le combinazioni; tore = re della T, della materializzazione, della coagulazione, legando la T a Saturno). Il gioco è un circolo, una serie di livelli/evento chiusi su un disco o una serie di bit come le informazioni di un seme dentro al suo involucro, che contiene nascita e morte di un albero, con tutta la sua apparente lineare vita, solo che, appena entriamo e iniziamo a giocare, la percezione, il susseguirsi e la variazione degli eventi ci porta a vedere e vivere il tutto in modo lineare. Ciò che deve accadere nel gioco, accadrà perchè è già accaduto nel momento in cui è stato scritto. Il “destino” del giocatore sta all’interno delle possibilità del gioco, che possono portarlo ad una diversità in base ai percorsi scelti, al viaggio che fa, ma sempre all’interno delle possibilità contemplate, del “fato” che non si può cambiare, in quanto contenitore e predecessore del destino. Il cerchio del gioco è, contenendolo in se stesso, un karma. Noi siamo parte dell’ideatore perchè ha creato lui i personaggi, che noi interpretiamo soggettivamente all’interno delle possibilità, ma siamo parte della sua mente creativa, siamo un piccolo e lunare specchio in cui si riflette e si conosce attraverso la curiosa molteplicità della diversità di ogni personaggio, a cui ha dato un io da sviluppare, una scintilla di coscienza che impara sul percorso, e che potrebbe dare un input inaspettato al sistema. Vi ricordate Neo di Matrix? Si può quindi dire che creatore del gioco e giocatori divengano una cosa sola, riempiendo quella sfera di contenuti in divenire tutti da scoprire, stando all’interno come personaggi nel qui e ora, ma con già tutto finito stando all’esterno in veste di osservatori: autocoscienza e coscienza, io e sè. Come mettere un vecchio disco che racchiude sui suoi solchi tutte le canzoni intere, ma che va fatto girare per ascoltare musiche e melodie, o un libro chiuso che deve aprirsi ed essere letto in tutta la sua storia. Nel qui e ora ascoltiamo la canzone, o leggiamo la storia, diventandone consapevoli, provando emozioni e sensazioni, e, attraverso la memoria, facendole diventare nostre; alla fine dell’esperienza sappiamo la canzone e possiamo raccontare la storia perchè le ricordiamo, le abbiamo nel cuore, vera sede della coscienza.

Come un cerchio il libro chiuso, che contiene inizio e fine della storia. Se si apre e si legge, il tempo appare lineare.
Le leggi del gioco sono appoggiate sulla matematica binaria.
Torniamo a noi, uscendo da Super Mario Bros.
Ritorniamo ad AC-cadere: cadere verso un moto a luogo, verso uno spazio.
L’uomo, come anche altri esseri che chiamiamo angeli, sono caduti. Si usa anche DE-caduti, per cui caduti di nuovo, due volte, inteso nel DUALE, nella polarizzazione. Questa caduta ha portato con sé lo spazio/tempo, ovvero gli AC-cadimenti.
Per cadere, occorre avere un peso, senza peso non si cade.
Per pesare qualcosa, serve una BI-lancia, uno strumento che metta in opposizione due valori, uno in vuoto e uno in pieno rispetto a una misura di riferimento: se il peso è una quantità in kg, si viaggia da assenza di peso a massima presenza di peso, evidenziandosi la legge della polarità. Cadere e accadere hanno un peso, sono legate alla forza di gravità che tira in basso.
La caduta di un peso avviene in linea verticale.
La forza di gravità nasce con la caduta nel duale, è necessaria per la determinazione dei pesi, e il peso è direttamente proporzionale alla quantità di materia, al grado di materializzazione. Più si è materializzati, più si è pesanti, e quindi più soggetti alla forza di gravità, intesa come forza letterale ma anche come forza di attrazione che ci lega ad un mondo percepito di sola materia con tutte le attrattive del caso, scendendo sempre più in basso nella caduta verticale.
Interessante considerare anche i sinonimi di “gravitas”: grave, e la voce grave è la più bassa nei suoi toni, pesante, peso, serietà, severità, solennità, importanza e via dicendo. Proprio Saturno, vero? Saturno che, evirando il padre Urano, si impossessa del suo fallo creatore, lo getta in mare (principio accogliente femminile, lunare, che genera) e dall’unione di questo membro con le acque nasce Venere, espressa a inizio ciclo, o gioco, dal segno più materializzato dello zodiaco, il più grave, ovvero il Toro. Nei successivi segni della triplicità, la materia verrà sempre più raffinata e alleggerita, fino alla vetta della montagna in Capricorno, pur restando all’interno del ciclo, ma di questo posso scrivere a parte, come anche dei passaggi comprensibili dall’albero delle Sephirot cabalistiche.
Saturno/Kronos rappresenta quindi un demiurgo, coagulatore/solvitore di un mondo di materia, di una sfera/gioco di karma, alla quale siamo tutti sottoposti finchè siamo del mondo e nel mondo. Come? Subendo la polarizzazione, che aggiunge o toglie peso, che ci sottopone alla sua forza, quella di gravità, che ci spinge di nuovo karmicamente verso il ciclo e riciclo.
Aggiungerò a questo passaggio in altro scritto cosa è cambiato con l’entrata di Saturno in Acquario.
In Medicina Tradizionale Cinese si parla della stessa identica cosa: Yin e Yang, pieno e vuoto, e la giusta misura si attua riempiendo i vuoti e svuotando i pieni, mentre la posizione centrale nel ciclo degli elementi è Terra 5: che sia un modo per intendere i quattro elementi sempre accompagnati dalla quinta essenza? Che la quinta essenza sia espressione della giusta misura?
Potremmo anche definire la ricerca della misura come ricerca del giusto peso, che ci ponga al centro della polarizzazione, in senso androgino, ovviamente spirituale in quanto sull’asse verticale, per attuare la risalita dopo la caduta.
Continua