Se la morte non esiste nel senso che muore solo il nostro veicolo, il corpo umano, ma la coscienza è qualcosa che rimane grazie al lavoro interiore di una vita come una riconquista, la riunione con la coscienza cosmica universale, divina, con questa meravigliosa e omnicomprensiva coscienza divina, allora sarebbe meglio lasciare questo corpo nella consapevolezza di essere guariti piuttosto che andarsene in preda a pensieri di una malattia mortale che non siamo riusciti a sconfiggere. Perchè? Perchè tutto questo viene portato dietro e dentro con e nella nostra esperienza, a livello della nostra memoria individuale, pertanto non ci sarebbe possibilità di annullare questa impronta impressa pre-mortale, questa energia informata portata sui piani sottili, e il rischio sarebbe quello di ritornare in un'altra esistenza sì con un nuovo veicolo, ma ancora con il pensiero di malattia, di malattia potente contro la quale nulla possiamo fare. Avremmo un corpo in-FORMATO sulle basi che abbiamo lasciato in sospeso, che siano soluzioni riuscite e mancate, cerchi aperti da chiudere. Essere ancora preda di un'illusione legata a un pensiero, a un'informazione di malattia più forte, più potente di qualsiasi atto di guarigione e di salute equivale ad aver già fatto cadere la funzione d'onda prima di andarsene di qua, ovvero ci porteremmo dietro il gatto nella famosa scatola di Shrödinger già pronto a comparire prima di ricominciare un qualsiasi altro tipo di esistenza. Questo potrebbe valere anche quando lasciamo il corpo in uno stato di conflittualità attiva (si direbbe secondo le 5 leggi biologiche), ovvero senza aver risolto tutti i problemi, tutti gli shock, tutte quelle masse conflittuali accumulate in una e più esistenze ma che non abbiamo risolto, come se fossero dei nodi letterali su un piano di energia, energia informata. Ce li portiamo dietro perché la vita è un continuum, non smette mai di fluire, per cui in quella coscienza che è appartenuta alla nostra esperienza soggettiva. Un quid rimasto, che si porta dietro i nodi irrisolti, che automaticamente ricompariranno in successione nell'incarnazione seguente, pur essendo una successione apparente: in realtà la coscienza è uno stato di continuità dell'essere. Preziose le parole del vangelo "Il sole non tramonti mai sulla tua ira". Preziosi consigli ci suggeriscono di tornare indietro dove c'è un problema, anche sui propri passi, e di risolverlo, altrimenti ci si porterà dietro l'irrisolto. Inevitabilmente si tratta di inquadrare ciò che è considerato legge biologica in un assetto non solo orizzontale ma anche verticale e di profondità: noi immaginiamo lo scorrere del tempo, in realtà il tempo è tutto in un unico punto, ovvero tutto in una concentrazione di esperienza appartenente alla coscienza. La percezione del tempo esiste solo in tutti quei cicli di entrate e uscite da uno stato differente di coscienza che riguarda la materia, Saturno imprigiona nella materia e nel tempo, per cui i corpi nei quali la coscienza fa esperienza. Ciclo dopo ciclo possiamo srotolare questo punto in una linea, che assume forma circolare. Il punto va a farsi un giro in linea circolare, circolo che chiamiamo ciclo, ma comprendendo anche altre dimensioni possiamo parlare di sfera, in quanto un circolo in più dimensioni diventa sfera, un crono/topo, uno spazio/tempo in cui si svela. Si slatentizza, la coscienza, nell'esperienza, nell'azione, come se tutte le vite che viviamo, o meglio, tutte le esistenze incarnate, fossero momenti di attività di veglia alternati a momenti di sonno. La vita è sempre una: quella della coscienza.
Siamo forse morti la notte, mentre dormiamo?