Ho già descritto la magia come una capacità interiore dell’uomo di focalizzare e fissare delle immagini sul piano mentale, per cui della possibilità di lavorare con la luce interiore. Ho anche aggiunto che il mago sia il “giusto di voce”, in grado di usare il suono, le parole, ovvero imprimere informazioni, vibrazioni e frequenze sul campo sottostante, che diventa campo informativo. Un campo informativo, come dice la stessa parola, è uno spazio che mette in forma ciò che si trova al suo stesso interno, sotto la sua influenza, ordinando l’aggregazione della materia su diverse densità. L’arte dell’immaginazione creativa richiede lavoro interiore, spinto da necessità e da desideri profondi del cuore e da una mente disciplinata, a sua volta particella della mente cosmica, della mente divina. Com’è possibile che, a fronte di un potere immaginativo potente, seppure in senso sottile, la realtà che ci circonda sia una manifestazione caotica, distruttiva e volta al male? Quale maghi stanno immaginando questa realtà? Come possiamo influire, seppure in minima parte, sugli accadimenti intorno a noi? La realtà è complessa ma abbiamo qualche risposta semplice: possiamo definirla tale, caotica e volta alle cose peggiori, in quanto siamo imboccati di immagini terribili ogni giorno, in continuazione, e le riflettiamo il più delle volte inconsapevolmente. Siamo immersi in un campo informativo che è un fluire continuo di brutte notizie. Quante volte abbiamo sentito dire che nelle ultime generazioni la capacita’ di mantenere l’attenzione sia diminuita drasticamente, specialmente con l’avvento del mondo digitale? Già gli schermi come la televisione, l’utilizzo di fotografie su riviste, libri e giornali hanno iniziato a intaccare il potere immaginativo naturale, e, con lo sviluppo delle tecnologie audiovisive attuali, si è abbattuta ancora di più la capacità di immaginare: ci sono persone per le quali è difficile leggere testi e libri privi di figure e la capacità immaginativa è proprio saper creare dentro di sè visivamente tutte quelle immagini che si producono attraverso la lettura, in modo spontaneo.

Chiaro che mi stia riferendo a un uso/consumo fuori misura delle immagini esterne, un abuso sproporzionato, e non posso negare che immagini e illustrazioni posseggano senz’altro di base un valore aggiunto, ma ora siamo ben oltre l’utilizzo necessario. Tutto intorno a noi scorre rapido, il contrario di uno stato favorevole alla focalizzazione centrata.

Sarebbe efficace creare fotografie interiori, che non necessitino di quelle esteriori, lasciandoci ispirare dalla natura vivente, ma dove immagini artificiali e preconfezionate inizino a sostituirsi con maggior frequenza a quelle focalizzate nella mente, allora questo “muscolo interiore”, questa funzione visiva, anche se mi rendo conto che la parola muscolo è limitante e nel contempo utile per la comprensione, si atrofizza. Un conto è preparare da mangiare utilizzando gli ingredienti, un altro è essere serviti con del cibo già pronto: non saremmo mai in grado di preparare dei piatti e non ne faremmo esperienza, non faremmo esperienza del mondo immaginativo. Ci autosabotiamo quotidianamente di un grande potere, quello di influenzare la realtà, fosse anche quella del nostro piccolo ambito, del nostro mondo sul quale possiamo agire. La comunicazione, nel corso degli anni, si è trasformata utilizzando immagini in sequenze sempre più rapide, ripetute e continue, un martellamento inibente le funzioni cognitive, che non dà tregua, non dà spazio all’interiore.

Una musica senza pause, una scittura senza punteggiatura: la vista resta inchiodata dalla rapidità, dai colori, dallo scorrimento veloce, l’udito da suoni analoghi, fastidiosi, rumorosi privi di armonia, che attirano l’attenzione, e la semplice capacità di riflettere viene meno, manca il tempo/pausa per interiorizzare a livello cosciente tutto ciò che viene mostrato. Si mangia senza i tempi per la digestione. L’attività di immaginazione interiore è stata sostituita da un prêt-à-porter esteriore in taglia unica, fatto e finito, servito in ogni momento, spostandoci dalla vista ( e udito) interiore a quello esteriore. A queste condizioni si può solo prendere visione di qualcosa che è già stato formato, o formattato. Da chi? Quali gli scopi? In questa situazione diventa perno fondamentale ogni attività di comunicazione, a cominciare dai mass media, che diffonda immagini e storie di realtà frutto di menti malate, criminali, psicotiche e, soprattutto, volte al male o a interessi di pochi soggetti. Siamo circondati continuamente da notizie e, ancora di più, da relative immagini di disgrazie quotidiane, di guerre, di corruzione di tutte le peggiori attività che possano essere compiute da essere umani privi di ogni minima connessione con la propria anima e con lo spirito vivente. Le notizie raccontate con la voce sono il suono, e torniamo al concetto di “giusto di voce”, ironicamente parlando, e le immagini sono il surrogato sostituto di ciò che dovrebbe essere la nostra attività interiore della vista, del nuovo, del buono, di ciò che è amabile e desiderabile per il bene nostro e comune. Dovrebbe sorgere spontanea una riflessione: questo potere, per esprimersi su un piano realizzativo e concreto in manifestazione, ha bisogno di informare l’energia di tanti esseri umani e renderla risonante: l’energia/pensiero viene magicamente sfruttata per scopi non nostri. C’è chi chiama tutto questo propaganda, chi eggregora, chi pendolo, chi magia nera…

Per il maggior numero di persone possibili tutte le informazioni verbali e non verbali costituite da immagini e suoni creano il campo informativo per la realizzazione di fatti su un piano operativo concreto e, affinché questo avvenga sempre di più su larga scala, è necessario mettere in risonanza, in stato di coerenza, più menti possibili, che possano far cadere, come la funzione d’onda, un progetto già fatto, costruito. Ci troviamo di fronte a qualcuno che agisce attivamente su molti esseri umani che sono in uno stato soltanto di ricezione passiva e diventano inconsapevolmente ripetitori di immagini e parole altrui, trasformandosi in diffusori e concretizzatori di pensieri non propri.

Questo dovrebbe farci comprendere quanto profondamente possiamo essere coinvolti nello svolgimento di eventi, anche se pensiamo e crediamo di non farne parte, di non averci messo mano, di non essere e di non considerare noi stessi in alcun modo responsabili. Come lo diventiamo? Semplicemente come scritto poco sopra: diventando dei ripetitori inconsapevoli di immagini e parole altrui, spesso pure gratis. Avete presente il detto “non importa che se ne parli bene o se ne parli male, l’importante è che se ne parli”?
E così che funziona: continuare a parlare e riparlare.
È così che non si crea alcuna realtà, che non si manifesta il nuovo.
Alla prossima.
Vania