Proseguiamo il nostro discorso sull’origine delle malattie accennando a Paracelso, come avevo lasciato in sospeso.

Paracelso fu un innovatore In campo medico nel periodo in cui visse (XVI secolo) per la visione che aveva sulla malattia e le sue origini: fu il primo a formulare la teoria dei simili, ripresa in seguito in omeopatia da Hahnemann. Egli era convinto che la “sostanza” causante una malattia fosse anche in grado di curarla, introducendo il concetto o principio di similitudine: similia similibus curantur. Un altro precetto famoso di Paracelso era che il veleno fosse nella dose, e che questa potesse essere velenosa o meno, per cui avere un potere farmacologico curativo oppure distruttivo, in base all’uso quantitativo che se ne sarebbe fatto, introducendo il concetto di dose ponderale . Paracelso praticava l’alchimia e si dedicava alle preparazioni mediche da usare come rimedi. La sua visione e l’approccio di cura che usava erano mirati a raggiungere uno stato di equilibrio tra condizioni interne e interiori, poste su più livelli, e l’azione dell’ambiente esteriore. Ogni individuo è in grado di raggiungere la migliore condizione sulla base della sua costituzione, comprendente una visione olistica di spirito anima e corpo, raggiungibile attraverso quello che si definisce sommariamente stile di vita e le cure che si possono intraprendere. Il modello è di tipo vitalistico, in quanto si stimola la naturale predisposizione alla guarigione operata dalla vis medicatrix naturae. Ogni essere vivente è preceduto nella sua manifestazione fisica da una struttura energeticamente informata da archetipi che lo governano. Paracelso utilizzava il tema natale per individuare punti di fragilità, debolezza e di forza in questa struttura personale, una vera e propria stoffa, costituita da trama e ordito, per poter scegliere un rimedio adatto, riequilibrante e rinforzante. Ogni terapeuta può curare, ma sarà sempre il malato, o meglio la sua anima, a decidere di guarire o a mettersi in tali condizioni. Un punto cardine su cui basava la sua struttura di insorgenza di malattia era costituito dai vari livelli in cui questa si poteva manifestare. Esaminiamoli tutti uno alla volta.
PRIMA CAUSA DI MALATTIA: ENTE VELENOSO

Per Paracelso la prima causa di malattia è identificata nelle impurità o veleni che riescono a entrare nel nostro sistema, nel nostro corpo e che non riescono a essere metabolizzati, esonerati dagli emuntori, non essendo riconosciuti come estranei al corpo, rimanendone all’interno, diventando un tartaro difficile da eliminare. In senso moderno del termine, si tratta di quello che in naturopatia e in medicina naturale rientra sotto il termine di intossicazione o tossine, per cui la disintossicazione dovrebbe avvenire su un piano prettamente fisico. Può trattarsi di qualsiasi tipo di sostanza che possiamo avere ingerito o assorbito da qualsiasi via corporea in alte dosi ponderali, oppure alla quale siamo particolarmente suscettibili o sensibili. Dobbiamo tenere presente che, essendo costituiti da spirito, anima e corpo, la principale intossicazione avviene a livello psicologico: ci nutriamo infatti di cibo, aria e impressioni, e tutto ciò che non viene espresso resta impresso, il che equivale a dire che tutto ciò che non viene esonerato, che si tratti di evacuazioni intestinali, diuresi, sudorazione e respirazione, resta all’interno del corpo. Possiamo renderci conto di possedere un sistema emuntoriale sia sul piano psicologico che su quello fisico. Cosa pulisce l’interno di un organismo? Facciamo un esempio pratico: quando abbiamo una digestione debole, o un grosso boccone che ci rimane sullo stomaco, che facciamo fatica a mandare giù, abbiamo un problema di eliminazione di una tossina sia psicologica che fisica. Se l’organismo non risponde, e nemmeno la psiche lo fa, sarà necessaria una cura che aumenti il fuoco digestivo per bruciare le scorie. Su un piano psichico avremo bisogno di rinforzare il nostro potere di digerire gli eventi, come sul piano fisico di aumentare il fuoco dei succhi gastrici che in quel momento potrebbero essere insufficienti, o degli altri prodotti adatti al catabolismo delle sostanze che non riusciamo a digerire. Chiaramente i veleni di origine esogena potranno essere sia fisici che psicologici: cibi avariati, sostanze non idonee all’alimentazione, inquinanti come anche parole che feriscono, comportamenti irrispettosi o che possono causare sofferenza, shock, criticità, traumi, imprevisti, mentre i veleni di natura endogena sono il prodotto dell’interazione tra quello che arriva da fuori e percepiamo, e quello che possiamo considerare il nostro soggettivo modo di sentire, ovvero una percezione alterata e alterabile, e a un’elaborazione di quello che entra sulla base della nostra soggettività. Questa ultima osservazione dovrebbe renderci consapevoli che una tossina endogena fa parte della nostra stessa natura, che aspetti di malattia in senso di intossicazione siano qualcosa di insito nella nostra anima o psiche, e che questa possa mistificare e adulterare le esperienze che di per sé potrebbero essere neutre o anche benefiche: abbiamo un potere di trasformazione interiore degli eventi che ci toccano, sia nel bene che nel male, in quanto la nostra natura è duale: in noi coesistono il bene e il male. Questa causa può essere associata all’elemento terra, in senso alchemico, e va necessariamente rinforzata la costituzione energetica che precede la materializzazione del corpo, come anche la struttura energetica della nostra psiche.
SECONDA CAUSA DI MALATTIA: ENTE ASTRALE
La seconda causa di malattia, l’ente astrale, è legata al tema natale. Ognuno di noi, al momento della nascita, con il primo atto respiratorio, viene dotato di una struttura o configurazione di un cielo interiore in analogia con il cielo esteriore: la posizione dei pianeti, o meglio, dei geni o spiriti planetari, che vediamo nell’oroscopo in un preciso istante, non sono nient’altro che una fotografia istantanea in perfetta corrispondenza degli stessi che governano in noi: i pianeti sono già una materializzazione di queste funzioni su un piano fisico.

In quel momento preciso, quello del primo respiro, si stabilisce un contatto del mercurio nostro, o spirito universale, con il mondo sublunare materiale per generare il solfo filosofico o anima, e da questo momento il respiro non ci abbandonerà più fino alla morte. Il primo respiro quindi è un’impressione primeva, un sigillo, un segno sulle caratteristiche e le inclinazioni della nostra anima. Esaminando una carta natale, riusciremo a comprendere moltissime cose di una persona: la sua struttura energetica, i punti deboli e quelli forti, la possibilità di esprimerli, sia gli uni che gli altri nei vari ambiti della propria vita, quali potranno essere le occasioni di influenze esterne che potranno colpire ciascuno nel divenire della vita, le influenze delle stelle, o astrologia stellare, oltre a quelle planetarie, e le congiunzioni che entrambe incontrano, ma si potranno anche vedere le collocazioni degli organi del corpo, governati tutti da una forza archetipale precisa. In termini moderni possiamo dire che andiamo a studiare il genotipo di una persona e come questo si modifichi nel fenotipo nel seguito dei transiti e da ciò che si produce, una sorta di genetica sulla carta natale di nascita e di epigenetica che, nel corso del tempo, si produce con le interazioni delle forze in perpetuo movimento. Questo mi fa pensare alla celebre frase di Lao Tsu che menziona i trenta raggi e il mozzo della ruota, tratta dal Tao Te Ching: “Trenta raggi convergono in un mozzo ma è il vuoto centrale che rende utile la ruota”, come se il mozzo fosse l’oroscopo fisso nel momento del primo atto respiratorio e i trenta raggi la struttura planetaria in movimento. Essendo questi geni o spiriti planetari forze che operano dentro di noi secondo qualità precise, che agiscono come informatori in un campo sottile, riusciamo a intuire come potrà formarsi l’anima di una persona e, in successione, anche il corpo. Questi archetipi hanno un’azione plasmante attiva sul campo informativo, dandone qualità e caratteristiche precise, sia in eccesso che in difetto, ma anche in equilibrio o in neutralità. Studiare un tema natale in astrologia ci permette di comprendere e interpretare come si stanno muovendo gli archetipi che governano il nostro cielo interiore. Diventa consequenziale che la cura di un malato possa essere soltanto personalizzata e personalizzabile in funzione degli spiriti planetari in difficoltà in quel momento. Osservare la loro espressione energetica che si esprime e si esplica nella costituzione di ciascuno di noi, ci permette di comprendere come intervenire: andrà rinforzato ciò che è più debole e andrà moderato ciò che è eccessivo, come in medicina tradizionale cinese andrà riempito il vuoto e svuotato il pieno per arrivare all’equilibrio.
Questo ente astrale è legato all’elemento acqua e bisogna intervenire sui punti deboli della costituzione archetipica.
TERZA CAUSA DI MALATTIA: ENTE NATURALE
La malattia causata da questo ente proviene da problemi di ordine morale e riguarda lo stato mentale, per cui quello psicologico. Pur utilizzando i suoi rimedi per stabilire una cura, Paracelso sapeva che non sarebbero stati sufficienti in questa situazione, in quanto sarebbero servite istruzioni per curare e migliorare lo stato morale della persona. Senz’altro è utile dare rimedi che possano indurre certi stati psichici positivi per il malato, ma occorre dare istruzioni, insegnamenti: il paziente diventa anche studente, gli va insegnato come pensare, cosa pensare di utile alla sua vita e allo stato di salute, come fare. Entra in gioco imparare la funzione del discernimento, carente in questo ente naturale, e vanno indotti cambiamenti nella struttura del pensiero. Le caratteristiche e la natura di questo ente sono state sviluppate e ampliate da moltissimi maestri nel corso del tempo, anche precedenti Paracelso, in quanto la capacità di pensare, il saper pensare e il saper selezionare, quindi discernere, pensieri nutrienti come se fossero un cibo per la psiche, per la mente, sono alla base di un buono stato di salute. La mente è un vero e proprio luogo dove possono stabilirsi, come dei residenti, pensieri, modi, modelli, abitudini, o, come diremmo nei tempi moderni, bias cognitivi disfunzionali.

Ciò che pesa all’uomo moderno nella considerazione di questo ente naturale di malattia è sicuramente il termine “morale”, sentito spesso con accezione negativa. La parola “morale” deriva dal latino moralis, aggettivo derivato da mos, moris che significa semplicemente costume, uso, maniera. Questo termine latino fu coniato del greco “ethos”, con un significato simile, ovvero costume, abitudine, carattere, disposizione interiore, insieme di qualità etiche e principi che guidano il comportamento di un individuo o di un gruppo. Per Aristotele l’ethos era una disposizione acquisita attraverso l’abitudine, in quanto le virtù etiche, come il coraggio, la giustizia, la temperanza, non sono innate ma abbiano bisogno di svilupparsi attraverso la pratica costante di azioni virtuose. Quindi l’insegnamento delle virtù e la pratica costante di azioni giuste ci renderanno giusti. L’abitudine è il mezzo attraverso il quale si forma e si manifesta il carattere, per cui, in sintesi, la morale come l’etica ci portano da un significato iniziale legato a un luogo e a un’abitudine a un concetto fondamentale che descrive il carattere come la disposizione di una persona forgiata attraverso le sue azioni abituali. Possiamo dire che l’etimologia di morale rimanda al concetto di comportamento consuetudinario e di norme sociali che guidano le azioni umane. Infatti, originariamente il termine era strettamente legato alle usanze e alle pratiche di una comunità. Si comprende pertanto che laddove ci siano concetti diversi di morale, dettati da solchi nell’ambito del pensiero e del comportamento soggettivo in contrasto con quelli del periodo in cui si vive, l’attrito e il contrasto possano produrre malattia. Vorrei però considerare la parola anche in altri termini: in “m OR ALE” è contenuta sia la parola “orale”, in riferimento alla bocca, sia “oro”: mi fa pensare a qualcosa di prezioso come l’oro che può uscire dalla bocca. La lettera M riporta alla madre.
“Il mattino ha l’oro in bocca” dice un noto proverbio.
Mi vengono inevitabilmente in mente alcuni passaggi dei Vangeli:
Marco 07:15 “Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; ma sono le cose che escono dall’uomo quelle che contaminano l’uomo”.
Matteo 15:11 “Non quello che entra nella bocca contamina l’uomo; ma è quello che esce dalla bocca che contamina l’uomo!”
Altri passaggi che legano l’oro con l’oralità, il cuore e la parola sono:
Matteo 12:34,35 “Razza di vipere, come potete dire cose buone, essendo malvagi? Poiché dall’abbondanza del cuore la bocca parla. L’uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, e l’uomo malvagio dal suo malvagio tesoro trae cose malvagie.
Luca 6:45 “L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore tra i fuori il bene; l’uomo malvagio dal malvagio tesoro del suo cuore trae fuori il male, perché dall’abbondanza del cuore parla la sua bocca.”
In medicina tradizionale cinese vi è una relazione tra organo pieno, viscere vuoto e altre parti del corpo: l’organo pieno è il cuore, che è in relazione con il suo viscere vuoto, l’intestino tenue (discernimento, ovvero separare il puro dall’impuro, che si tratti di pensieri e sentimenti come di cibo) e si apre sulla lingua (discernimento sulla parola).
Elemento è l’aria in quanto va rinforzata la moralità con un’istruzione adatta alla persona e a ciò che le serve.
QUARTA CAUSA DI MALATTIA: ENTE SPIRITUALE
Questo ente spirituale è in corrispondenza con la volontà, legato all’elemento fuoco, quindi riguarda le passioni, le ossessioni, immaginazioni e fantasie morbose, problemi di attaccamento e disordini interiori profondi. La mancanza di volontà è un difetto su un piano spirituale, difetto nel senso di mancanza, che provoca stati alterati di coscienza, anche assenze di coscienza, che possono prevaricare le istruzioni e gli insegnamenti dati sul piano morale. Paracelso diceva che gli stati psicologici possono provocare cambiamenti fisiologici, fatto noto anche nelle medicine antiche e sviluppato bene nel ventesimo secolo dal dottor Bach con i suoi fiori, come dalla medicina psicosomatica, dalla psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) e dalla medicina del dottor Hamer attraverso le 5 leggi biologiche e le relazioni tra shock e cambiamenti fisiologici. Per Paracelso un’immaginazione malvagia o malefica poteva influire sulla mente di un’altra persona, avvelenandone la vitalità, provocando danneggiamenti o addirittura uccidere. Secondo lui, questa causa di malattia poteva essere curata attraverso lo sviluppo della volontà e della fede, e per rinforzare la volontà è necessario rinforzare prima la fede. Chiaramente non si tratta di un concetto di fede associato alla credulità, e tantomeno al fatalismo, quanto il frutto di una conoscenza delle cose attraverso la certezza dell’esperienza diretta. Un buon terapeuta deve fare quelle esperienze che lo conducano alla fede, in quanto le esperienze ci permettono la conoscenza di chi siamo: conoscere e riconoscere noi stessi è necessario per poter aiutare gli altri. Conoscere attraverso l’esperienza diretta porta alla certezza, per cui alla fede. Negli scritti ermetici alcuni autori hanno tradotto i tre principi filosofali, zolfo, mercurio e sale con fede, speranza e carità. La speranza non nel senso di “io speriamo che me la cavo”, lasciando tutto al caso e alla fatalità, quanto la capacità di orientare tutto sé stesso verso la direzione e lo scopo, ed è quello che dovrebbe fare il terapeuta nei confronti del paziente: orientarlo verso le esperienze che potranno essergli utili per sviluppare la sua fede e la sua volontà. La carità, o amore, sgorgherà da un cuore aperto.
Mi viene in mente un altro passaggio interessante attribuita all’apostolo Paolo nella lettera agli Ebrei capitolo 11 versetto 1: “Ora la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono.”
In questa definizione ci sono aspetti fondamentali che connotano la fede: la certezza, in quanto non si tratta di un’opinione o di una vaga speranza quanto di una convinzione solida basata su una realtà sostanziale, sospinta dalla speranza. Come un titolo di proprietà o un fondamento sicuro, la fede è una prova convincente un argomento che rende reali, perché dimostrabili, le cose presenti, anche se non si possono percepire con i sensi esteriori, ma otteniamo una sorta di prova interiore della realtà, e questo spinge a credere .
Vorrei anche approfondire il senso della speranza, che ci orienta verso lo scopo: la parola ORI-entare vuol dire volgersi a oriente, ovvero verso il sorgere del sole, verso l’oro prezioso.

QUINTA CAUSA DI MALATTIA: ENTE DIVINO
Causa correlata con la quinta essenza, nulla può fare il terapeuta e nemmeno Il malato per guarire dalla malattia, se non che aspettare con molta pazienza che la legge della giustizia arrivi al suo compimento. Si possono dare sollievo alla malattia, sostegno, cure che possano alleggerire lo stato del bisognoso, ma con questo ente nulla di altro si può fare, se non aspettare. Sembra esserci una certa inguaribilità, anche se questa non annulla la curabilità che va in ogni caso offerta. La situazione può durare mesi, anche anni. Può sembrare molto forte pensare che la malattia arrivi da Dio, e fa venire in mente quella frase della più famosa preghiera in cui si chiede al Padre di liberarci dal male. Questo ente di malattia, dipendendo dal compimento della legge di giustizia, è chiaramente in stretta relazione con quello che noi, superficialmente, nel senso che non è argomento ben conosciuto in Occidente, definiamo karma.

Per concludere, Paracelso diceva “Una e una sola è la causa di tutte le malattie ed è allontanarsi da Dio”.
Alla prossima con le sette regole di Paracelso per una buona salute.
Vania Nadia Franceschini
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