1. La Natura del Corpo di Gloria: Conquista o Dono?
Quante volte, lungo un cammino di conoscenza, ci troviamo di fronte a indicazioni che appaiono in netto contrasto tra loro, se non addirittura in antitesi?
La discussione su questo tema nasce da un paradosso: per alcune tradizioni (non-duali) la natura gloriosa è un dato di fatto già presente, per altre (ermetiche) è il risultato di un lavoro faticoso, di conquista, il che metterebbe in contrasto, in senso diametralmente opposto, il processo di ritorno o fissazione della nostra essenza. Molta confusione emerge anche dall’utilizzo di parole che in realtà non sono sinonimi, come anima, spirito, principio spirituale, scintilla divina, ma anche ego, io sè e sè superiore, essenza, personalità, senza dimenticarci degli ulteriori innesti provenienti dalla psicologia come inconscio, subconscio e conscio. Altra domanda che sorge, contingente, è: si tratta davvero di due indirizzi in contrasto, o vi è una complementareità, o una sequenzialità, non subito intuibile? Inoltre, si tratta di due sentieri legati alla differenza esistente tra una via mistico/devozionale e una via Iniziatico/esoterica, una via umida e una via secca? La sintesi risiede nel fatto che, sebbene la scintilla divina sia innata, la capacità di mantenere la coscienza integra dopo la morte non è garantita, anche se sarebbe fondamentale capire di quale coscienza stiamo parlando. Senza la “fissazione”, la coscienza si disperde come vapore. Resta evidente che o siamo già in manifestazione con un corpo di gloria che tornerà alla sua sede attraverso conoscenza, fede e opere, oppure dobbiamo lavorare per un consolidamento, una costruzione, o fissazione e coagulazione, di questo corpo, affinché preservi la coscienza. Quale coscienza? Quale memoria? Quali esperienze sono idonee a rimanere nella coscienza universale? Tutte?
2. Il Processo Alchemico della Fissazione
La fissazione è l’operazione di rendere stabile ciò che è mutevole e fuggitivo (volatile). Questo principio è fondamentale in quanto ogni insegnamento tramandato sa perfettamente che viviamo in un mondo di impermanenza, dove tutto cambia, dove vi è un inizio e una fine, sebbene, per quanto riguarda questa manifestazione, sia utile immaginare la circolarità del tempo tra l’inizio e la fine, che coincidono nello stesso punto. A tal proposito calza a pennello il loghion 18 dal vangelo di Tommaso, in cui viene descritto come i discepoli interrogarono Gesù sul compimento ultimo, sulla fine, e lui mise in evidenza la necessità di tornare all’origine per poter comprendere la meta finale. I discepoli chiesero a Gesù: “Dicci, quale sarà la nostra fine?” Gesù rispose: “avete dunque scoperto l’inizio che cercate la fine? Infatti dov’è l’inizio là sarà la fine. Beato colui che si terrà nell’inizio: egli conoscerà la fine e non gusterà la morte”. In poche parole, “tutto quello che deve accadere accadrà perché è già accaduto”. In questo contesto gnostico, Gesù suggerisce che la fine non è un evento temporale futuro, ma un ritorno allo stato originario di unità e luce da cui l’anima proviene. Conoscere l’inizio significa riscoprire la propria natura divina e preesistente (loghion 19 “beato colui che nacque prima di nascere”); chi raggiunge questa consapevolezza si libera dal ciclo della morte perché comprende di appartenere all’eterno. Pensando a una fissazione, che faccia da centro immutabile, come un primum immobile, come il mozzo di una ruota da cui convergono i raggi che la muovono, vengono in mente le parole della nota canzone “cerco un centro di gravità permanente”, che ci riportano agli insegnamenti di Gurdjieff. Anche partendo da questo insegnamento riportato nel vangelo gnostico di Tommaso, si può accettare che qualcosa di preesistente sia già stato fissato, come una nascita prima di nascere, una nascita su un piano ontologico, preesistente e preformante, più sottile, di natura spirituale, rispetto alla nascita nel corpo fisico di manifestazione materica. A questo punto, si può pensare a una complementarietà delle due visioni: una osserva dall’alto scendendo in basso, con un corpo di gloria già fissato che entra in manifestazione, provenendo da una coscienza universale in cui ci si riconosce nell’Uno; l’altra, quella ermetica, lascia all’uomo il compimento di un lavoro che dal basso deve riportare in alto, attraverso la volontà, la dedizione, la conoscenza, il fuoco sacro della passione spirituale, la nostalgia di casa e un’ operatività specifica che vedremo in seguito. Da una parte si parla già di un corpo realizzato, dall’altra di un principio embrionale, di un seme di questo corpo, il cui sviluppo, la cui fissazione/coagulazione spetta al lavoro di ciascun singolo uomo. La scala è la stessa: in una descrizione si parla di una discesa cosciente, responsabile, che sa cos’è venuta a fare qui e, dall’altra, della salita, del consolidamento dello scopo attraverso la conoscenza di sé e la riconoscenza dell’origine del principio seme incarnato. Si potrebbe immaginare che una via si occupi di una discesa in senso orario e l’altra di un’ascesa in senso antiorario. Il loghion 29 del vangelo di Tommaso recita: “Se la carne è venuta all’esistenza a causa dello spirito, è una meraviglia; ma se lo spirito è venuto all’esistenza a causa del corpo, è una meraviglia delle meraviglie”. Inoltre, abbiamo anche il loghion 7: “Beato il leone che l’uomo mangerà, e il leone diventerà uomo; e maledetto l’uomo che il leone mangerà, e il leone diventerà uomo”. Questo paradosso suggerisce che se la coscienza, l’uomo, domina l’istinto animale, il leone, la materia viene nobilitata; se invece l’istinto divora la coscienza, l’uomo decade. A ben pensarci, non si può evitare nemmeno il paragone con la parabola del seminatore e dei vari terreni sui quali il seme cade.
Fissazione del Corpo di Gloria
In cosa consiste, esattamente il lavoro operativo per fissare il corpo di Gloria, processo alchemico utile a stabilizzare la coscienza oltre la morte biologica?
Si articola in tre fasi pratiche:

- Il Regime dei Fuochi: Mantenere un calore costante tramite la presenza ininterrotta. La distrazione raffredda il “vaso” e interrompe la cristallizzazione del corpo spirituale. Vediamo più nel dettaglio in che cosa consista. Il regime dei fuochi è il cuore pulsante dell’Opera, poiché è l’agente che permette ogni trasmutazione. Senza una corretta gestione del calore, la materia o “muore” (si brucia) o rimane “cruda” (inerte). Nella pratica alchemica e interiore, il regime dei fuochi non è lineare, ma segue un’intensità crescente, spesso associata alle quattro stagioni o alle ore del giorno. Vediamolo in profondità:
- 1- il primo fuoco, il calore naturale (lento e umido). Questo è il fuoco della digestione. In questa fase, il calore deve essere simile a quello di una chioccia che cova l’uovo: a livello interiore è il fuoco dell’osservazione silenziosa. Non si interviene con la volontà bruta, ma si mantiene una presenza costante e tiepida sui propri processi mentali e fisici. È la fase della NIGREDO, il nero, dove il calore deve essere appena sufficiente a far fermentare la materia senza disperderne lo spirito. Il rischio è che se il fuoco fosse troppo basso, non accadrebbe nulla; se fosse troppo alto, l’umido radicale evaporerebbe prematuramente e la materia si seccherebbe, impedendo la rinascita.
- 2- il secondo fuoco, il calore di circolazione (medio e secco). Qui il fuoco aumenta, è il regime della distillazione. La materia inizia a salire e a scendere nel vaso (il corpo,la mente). A livello interiore, è il fuoco della disciplina. Si inizia a separare ciò che è essenziale da ciò che è superfluo, le emozioni non vengono più solo subite, ma “scaldate” finché non rivelino la loro natura energetica. È un calore che purifica e inizia a imbiancare la materia, il bianco, l’ALBEDO. Per quanto riguarda l’azione, si tratta di mantenere un’attenzione focalizzata che non vacilli di fronte alle prime resistenze dell’ego.
- 3- il terzo fuoco, fuoco di fusione (forte e violento). È il regime finale, quello che porta alla fissazione, attraverso il calore che permette l’unione degli opposti. A livello interiore rappresenta lo sforzo supremo o l’esperienza culminante dove la coscienza non è più frammentata. È un fuoco che trasforma la pietra in vetro flessibile o in oro. Qui il calore è così intenso da bruciare ogni scoria rimanente, portando alla RUBEDO, il rosso. Il risultato è la fissazione del corpo di gloria, in quanto in questa fase lo spirito è così “infuocato” da diventare solido, e la materia così purificata da diventare radiante.
- 4- la chiave segreta: il fuoco segreto. Oltre al calore esterno (la pratica, l’ascesi), gli alchimisti parlano di un fuoco segreto o fuoco dei filosofi. Questo non è un fuoco che si accende dall’esterno, ma è un’energia potenziale racchiusa nella materia stessa, spesso identificata con la kundalini in Oriente o lo zolfo in Occidente. Il regime consiste nel sapere suscitare questo fuoco interno usando il calore esterno della disciplina, finché il fuoco interno non si accenda autonomamente, sostenendo la vita del corpo di Gloria senza più bisogno di stimoli esterni. Possiamo associare la parola disciplina al senso di rigore, ma non di rigidità.

- Separare il Sottile dallo Spesso: Distinguere la propria identità dai condizionamenti biologici ed emotivi non è negazione, ma distacco consapevole. Vediamo meglio questo passaggio. La separazione del sottile dallo spesso è l’operazione di discernimento metafisico definita dal motto SOLVE (sciogli), che consiste nell’estrarre l’essenza spirituale dai legami della materia densa e dai condizionamenti egoici. Come si pratica il discernimento? Il primo passaggio è l’identificazione dello “spesso”, ovvero la parte grezza, pesante e transitoria: il corpo fisico, gli impulsi meccanici, le abitudini e il dogma inteso come credenza passiva che appesantisce la psiche; un altro passaggio è l’estrazione del “sottile”, ovvero l’energia vitale, la coscienza pura e l’umido radicale. Attraverso l’introspezione, si separa l’osservatore (sottile) dall’oggetto osservato (spesso). Per quanto riguarda l’aspetto tecnico procedurale, si opera con “grande ingegno”, ovvero senza violenza o forzature, ma con precisione chirurgica. Se lo spirito rimane troppo legato alla materia, non può elevarsi; se la separazione è troppo brusca, la vita organica si spezza. Lo scopo alchemico non è abbandonare lo “spesso” ma purificarlo ( VITRIOL). Una volta che il sottile è stato liberato e sublimato, deve tornare a fecondare la terra, il corpo, per renderla radiante. Questa fase prepara la materia alla fissazione, rendendola capace di accogliere la luce senza bruciare.

- La Chiusura Ermetica (Lutazione): Sigillare il proprio sistema energetico significa non permettere agli stimoli esterni di provocare reazioni automatiche, trattenendo l’energia all’interno per nutrire il “feto spirituale”. Questo atto di sigillare il vaso (il corpo e la mente) impedisce la dispersione dell’energia accumulata. Senza questo sigillo, l’umido radicale e lo spirito estratti nelle fasi precedenti evaporerebbero, rendendo vana l’Opera. Caratteristiche della chiusura:
- 1- sigillo di Ermete: rappresenta l’isolamento dalle influenze esterne. Non è una chiusura fisica, ma una barriera psichica contro le egregore e le distrazioni del mondo che drenano la forza vitale.
- 2- pressione e trasformazione: chiudendo il vaso, il calore interno (il regime dei fuochi) genera una pressione che costringe la materia a trasmutare. È il principio della pentola a pressione: solo nel contenimento il “sottile” può penetrare e fissarsi stabilmente nello “spesso”.
- 3- silenzio operativo: nella tradizione, il sigillo è anche silenzio in quanto non comunicare l’Opera in corso protegge il processo di fissazione del corpo di Gloria dalle proiezioni altrui che potrebbero destabilizzarlo. Quando la chiusura è perfetta, il vaso diventa un microcosmo autonomo dove viene la sintesi. Qui lo spirito non è più volatile ma si incarna definitivamente in una struttura che non teme più la corruzione del tempo.

Ulteriore riflessione da quanto scritto mi porta a considerare l’importanza delle persone che ci circondano, della protezione dalle proiezioni altrui, della gestione del silenzio e della parola. Inevitabile associare il “regime dei fuochi” e l’operatività basata sul “grande ingegno” da utilizzare nell’esecuzione dell’Opera alla scelleratezza del secolo precedente da parte di coloro che hanno messo mano sulla materia, forzando senza alcun ingegno fissazione e fusione nucleare. Troviamo lo stesso principio del grande ingegno nel WU WEI, tramandato dagli insegnamenti del Taoismo: l’agire senza agire è l’azione priva di alcun atto di forza bruta, a conferma del fatto che le verità sulle leggi di natura e divine sono presenti in tutti gli insegnamenti delle vie tradizionali. In sintesi, il corpo organico non è solo un contenitore, ma un vero e proprio crogiolo alchemico che deve mantenere un equilibrio preciso per permettere la trasmutazione. Se colleghiamo il concetto del leone ( la forza vitale grezza, istintuale) all’umido radicale, emergono punti affascinanti: il corpo come uovo alchemico, la nobilitazione della materia e il pericolo della corruzione. Il corpo, proprio come l’uovo della gallina, richiede un calore costante e umido per generare la vita, ovvero deve custodire il proprio “umido radicale”. Se questo “olio” si consuma troppo in fretta a causa di passioni sfrenate (il leone che mangia l’uomo), la fiamma vitale si estingue prematuramente. La sfida consiste nel mangiare il leone per assimilare la sua forza vitale (potenza, coraggio, energia) senza farsi travolgere dalla sua natura distruttiva. Il pericolo della corruzione avviene quando l’uomo viene mangiato dal leone, nel senso che si attua una digestione invertita: la coscienza viene sommersa dalla materia pesante. In termini alchemici, l’umido radicale diventa secco o bruciato, perdendo la capacità di rigenerarsi e trasformandosi in quel decadimento che interrompe la crescita spirituale. La nobilitazione della materia ci riporta al loghion 29 già menzionato, che definisce “meraviglia delle meraviglie” quando lo spirito nasce dal corpo, ma questo accade solo se la materia è mantenuta nel suo stato ottimale: lo stato di calore innato, legato alla scintilla spirituale, e la cura dell’umido radicale, che è il supporto biologico, il fluido vitale.
3. Tecniche Pratiche nel Quotidiano
- Economia del Verbo: Usare la parola con precisione, evitando la dispersione energetica del pettegolezzo o del lamento. Non è solo questione di parlare di meno, ma di eliminare il dogma della chiacchiera interiore. Ogni parola pronunciata o pensata inutilmente disperde l’umido radicale. Praticamente, prima di parlare è utile osservare l’impulso a farlo. Se la parola non è necessaria, è utile trattenere l’energia nel vaso, il corpo. Questo trasforma il linguaggio in un atto magico di potere invece che in una perdita di pressione.
- Il Punto Immobile: Agire nel mondo mantenendo un centro di osservazione che non muta, creando una distinzione tra l’attore (mobile) e il testimone (fisso). Torniamo al centro di gravità permanente, ovvero la capacità di restare testimoni al centro del ciclone degli eventi, proprio nell’occhio del ciclone, invece di reagire meccanicamente alle emozioni (lo spesso). Facendo un esempio pratico, durante una discussione o in un momento di stress, è utile spostare l’attenzione non sul problema, ma sulla sensazione di esistere che non muta. È il perno su cui ruota la ruota del divenire senza che il perno stesso si muova. Lao Tzu diceva nel capitolo 11 del Tao Te Ching: “Trenta raggi si uniscono in un solo mozzo, ma è nel suo vuoto che risiede l’utilità del carro. Si plasma l’argilla per farne un vaso, ma è nel suo vuoto che risiede l’utilità del vaso. Si aprono porte e finestre per fare una casa, ma è nel loro vuoto che risiede l’utilità della casa. Perciò l’essere costituisce il possesso, ma il non essere costituisce l’utilità.” I 30 raggi sono le facoltà, i pensieri e le azioni nel mondo sensibile materico, l”io stesso; il mozzo è il punto immobile, il vuoto di coscienza pura che non partecipa al movimento ma lo rende possibile. Il vuoto centrale ruota su se stesso, i raggi compiono una rivoluzione del cerchio. Se ci si identifica con i raggi, si subisce l’attrito della vita; se si risiede nel vuoto del mozzo attraverso la chiusura ermetica si resta stabili mentre tutto ruota intorno a noi. La fissazione del corpo di Gloria viene proprio in quel vuoto centrale, dove la pressione del vaso trasforma il nulla in un centro di potere indistruttibile.

- Il Sogno Lucido: Utilizzare lo stato di sogno come palestra equivale a raggiungere la lucidità nel sogno, ed è la prova che la fissazione sta procedendo, poiché la coscienza rimane sveglia anche senza il supporto del corpo fisico. Rappresenta quindi il test finale della fissazione: se la tua coscienza si spegne quando il corpo dorme, significa che non è ancora abbastanza solida. Pratica: la lucidità nel sogno si prepara durante la veglia attraverso i primi due punti: se riesci a dire “io sono” mentre sogni, hai creato un ponte tra il corpo denso e quello sottile. E la prova che il corpo di Gloria sta iniziando a mantenere la propria coerenza indipendentemente dal supporto biologico. Interessanti sono le analogie con la via dello sciamanesimo tolteco raccontato da Castaneda sul sogno lucido.

4. Il Legame con l’Immortalità Cosciente
L’immortalità nell’ermetismo non è automatica. È una continuità di memoria e consapevolezza. La fissazione serve a costruire un “veicolo” (il Corpo di Gloria) capace di resistere alla “seconda morte” (la dissoluzione dei corpi sottili). Chi ha fissato il proprio centro non subisce la morte come un blackout, ma come un passaggio lucido da un supporto all’altro.
Prima di concludere vorrei aggiungere alcune note sul significato di “umido radicale” che spesso ricorre nel testo: possiamo definirlo come un principio vitale fluido e oleoso che, nella tradizione alchemica ed ermetica, funge da riserva energetica dell’organismo. Esso lubrifica e alimenta il “calore innato”, agendo come il combustibile di una lampada: la sua presenza garantisce la rigenerazione e la vita, mentre il suo progressivo esaurimento determina l’invecchiamento e la morte naturale. Sostanzialmente, rappresenta il sostrato biologico e spirituale che permette alla fiamma della vita di bruciare senza consumare istantaneamente il corpo. Viene da accostare inevitabilmente l’analogia con la parabola delle dieci vergini, il cui parallelismo è calzante: l’olio rappresenta proprio quella riserva interiore necessaria per mantenere accesa la luce della coscienza, la fiamma, durante l’attesa dello sposo. Sotto il profilo ermetico, l’umido radicale è il carburante ontologico, l’olio o la sostanza vitale accumulata e preservata; la fiamma è lo spirito o il calore innato che trasforma la materia in luce e la lanterna è il corpo fisico che contiene questa interazione. Proprio come le vergini stolte rimangono al buio per aver dissipato il proprio olio, l’organismo decade quando l’umido radicale si consuma senza essere rigenerato o protetto. Per preservare o nutrire l’umido radicale, la tradizione ermetica suggerisce tre vie principali:
- Nutrizione e calore: mantenere un calore umido, simile alla temperatura dell’uovo in cova, attraverso cibi vitali e un’esposizione equilibrata al sole, evitando eccessi che secchino il corpo.
- conservazione dell’essenza: limitare la dissipazione delle energie vitali e dei fluidi seminali, visti come le manifestazioni più dense e preziose di questo olio spirituale.
- circolazione: impedendo che il principio vitale ristagni o si consumi prematuramente per eccessi provenienti dal mondo esterno o da passioni fuori misura.

video relativo sul mio canale YouTube “Il Riflessometro”
Fonti Dottrinali e Bibliografiche
Questo insieme di insegnamenti attinge a diverse correnti della sapienza perenne:
- Ermetismo Classico e Alchimia:
- Corpus Hermeticum (attribuito a Ermete Trismegisto): Per il concetto di mente come veicolo divino.
- Il segreto del Fiore d’Oro (testo alchemico taoista, commentato da C.G. Jung): Fondamentale per la tecnica della “Circolazione della Luce” e la creazione del corpo di diamante.
- Turba Philosophorum e testi di Paracelso: Per la distinzione tra corpo astrale e corpo di gloria.
- Tradizionalismo Integrale (XX secolo):
- Julius Evola: In particolare La Tradizione Ermetica e Lo Yoga della Potenza. Evola è la fonte principale per la distinzione tra la “via della grazia” (passiva) e la “via eroica” (attiva/sforzo).
- René Guénon: Per il concetto di stati molteplici dell’essere e la critica alla sopravvivenza psichica ordinaria.
- Insegnamenti di “Quarta Via”:
- Georges I. Gurdjieff e P.D. Ouspensky (Frammenti di un insegnamento sconosciuto): Da qui deriva l’idea che l’uomo non nasca con un’anima immortale, ma debba “fabbricarla” attraverso lo sforzo e il ricordo di sé (il “fuoco” della presenza).
- Mistica Cristiana ed Esicasmo:
- La Filocalia: Per le tecniche di vigilanza (nepsis) e la preghiera del cuore, che mirano a fissare la mente in un unico punto per attirare la “Luce Taborica” (il corpo di gloria cristiano).