L’oceano interiore: dalla sorgente al ritorno

Esiste un movimento incessante che precede ogni nostra parola, un fluire che rispecchia la vastità delle acque primordiali proprio qui, nel nucleo del nostro essere. Come l’oceano genera l’onda per poi riassorbirla nel suo silenzio profondo, così la nostra vita sorge da una fonte interiore che non conosce né inizio né fine, ma solo un eterno presente. Comprendere questo oceano significa ritrovare il ritmo dell’origine e riconoscersi non come gocce isolate, ma come l’intero mare che danza in un corpo umano.

La vita nasce dall’acqua e la scienza insegna che si sia formata dagli oceani, e questo ha un senso perché il nostro corpo è costituito all’incirca dal 75% di acqua e, se pensiamo agli studi e a quanto detto da Emilio Del Giudice, su un piano molecolare il corpo umano è costituito dal 98-99% da molecole d’acqua. Quindi, l’acqua dovrebbe essere l’elemento più studiato in assoluto dalla scienza, non soltanto su un piano chimico, ma soprattutto su un piano fisico e metafisico.

Come fa l’acqua di un corpo umano, essendone il principale costituente, a mantenere stabili e solidi i confini della materia del corpo e a non fondersi, sciogliersi al suo stesso interno colmo di acqua.? Voglio dire: c’è un’acqua intracellulare e un’acqua extracellulare, eppure questo poco di materia che abbiamo, che chiamiamo membrana cellulare, mantiene perfetto ordine ed equilibrio tra le due acque. Com’è possibile che il restante 1/2% di molecole di sostanza materica solida, che costituisce il corpo, e che noi percepiamo come se fosse l’unica cosa, sia tenuta insieme solidamente nonostante la quasi totale presenza di molecole di acqua?

L’acqua è il solvente più potente che esista in natura, nel senso proprio di mediatore a livello biologico, e permette il mantenimento delle forme in funzione delle sue caratteristiche, della capacità di organizzare, attraverso l’energia elettromagnetica informativa e la decodifica di legami chimici e di trasmissione di istruzioni, tutto ciò che noi percepiamo come solido ed esistente. L’acqua è il serbatoio della memoria, e senza memoria non potrebbe sussistere alcuna struttura. Pensate alla medusa: è costituita quasi totalmente di acqua e vive immersa nel mare o nell’oceano senza disciogliersi, senza confondere se stessa con le acque circostanti.

Com’è possibile tutto questo?

Attraverso un’onda di forma, un’informazione, che forma: so che sembra un gioco di parole ma l’informazione mette “in-forma” e questa arriva dall’acqua di cui è costituito il corpo della medusa, così come il nostro, per cui è un’acqua che crea dei legami, che prestruttura i corpi.

MICROCOSMO COME IL MACROCOSMO

Come c’è un oceano che ha dato origine alla vita, così abbiamo un oceano vero e proprio all’interno del nostro corpo, nelle cui acque sono disciolte tutte quelle sostanze nutritive che garantiscono la vita, il suo scorrere, la sua nascita e l’informazione che mantiene la nostra forma. Nei testi sacri non si parla forse di “fonti delle acque della vita” e di un’acqua che, se bevuta, toglierà per sempre la sete?

La vita nasce nell’acqua. “La scintilla scocca tra atto e materia”. Provate a pensare a quando si fondono due gameti per dare origine allo zigote, la prima cellula totipotente di un nuovo individuo: man mano che questi si divide sempre di più, cerca il suo nido, sulla parete uterina, dove potersi attaccare, radicare, e continuare a moltiplicarsi, differenziando via via le sue cellule, mentre l’ambiente che lo circonda è buio, come la terra in cui cadono i semi, e umido, circondandosi del liquido amniotico all’interno del sacco. I villi coriali e in seguito la placenta sono in ordine la radichetta del germoglio e le radici della pianta in crescita sul terreno uterino, da cui il feto trarrà il suo nutrimento, mentre le acque del liquido amniotico sono l’umidità necessaria a compensare il fuoco, imprigionato nella materia, che permette crescita, differenziazione e vivificazione dell’essere in grembo, oltre che a mantenere l’equilibrio tra gli elementi. Dopo la nascita, le radici saranno in cielo, quelle visibili come i capelli, le altre invisibili come il sistema nervoso e le connessioni nella nostra testa.

Abbiamo dunque due acque: le acque all’interno del corpo del bambino in crescita, e le acque esterne a lui, quelle del liquido amniotico. In questo microcosmo troviamo la riproduzione delle acque di sotto, o di dentro, dalle acque di sopra, o di fuori, di un altro “mare” che lo circonda: praticamente acqua dappertutto! Allora se “l’alto è come il basso e il basso e come l’alto per fare la meraviglia della cosa una”, tanto esiste un oceano che dà origine alla vita su questa terra, quanto ne esiste uno analogo cosmico, emanante ogni frequenza di vita,

IL SALE

Come le acque dell’oceano sono salate in quanto bacino ultimo e definitivo di raccolta nel tempo delle acque dolci, che portano con sé tutti i minerali rilasciati dalle terre, dalle rocce e dai viventi che ne contengono, così anche noi abbiamo un oceano all’interno del nostro corpo, con il suo grado di salinità e con le sue peculiarità.

“Voi siete il sale della terra, ma se il sale perdesse il sapore, con che lo si salerà? A null’altro serve che a essere gettato via e calpestato dagli uomini” (Matteo 5:13).

Come la salinità nelle acque dei mari e degli oceani è data dall’accumulo secolare delle acque dolci, che portano con sé le memorie minerali della terra, così possiamo pensare che la salinità delle acque umane sia il minerale portato nel corso dell’evoluzione, nel senso profondo del termine, individuale, karmico e personale ma anche collettivo, della vita, sia singola che di specie e di razza, in senso esoterico. Il sale dell’uomo quindi è l’informazione memorizzata, coagulata, nella materia minerale del suo corpo, di una essenza precisa, il che rende anche più comprensibile come mai questi sia definito “il tempio di Dio”.

Il sale marino con tutti gli elementi minerali che lo caratterizzano può essere estratto e se ne può fare uso, così come in spagiria si può estrarre il sale di una pianta attraverso un procedimento chiamato calcinazione. L’acqua costituisce il miglior solvente/mediatore in natura sia dei sali , su un piano più denso, che dell’informazione elettromagnetica ordinante la struttura, su un piano più sottile. L’acqua ha una segnatura femminile, lunare, legata al numero 2. Come esiste un oceano che dà origine alla vita e ne esiste un altro dentro di noi, così vi è anche un oceano cosmico sorgente e scaturigine della vita universale, da cui fuoriescono come onde le manifestazioni di tutti i viventi. Si può pacificamente accettare la visione olografica e frattalica dell’espressione di realtà: siamo onde dello stesso mare, dal quale proveniamo e al quale torniamo.

ONDA DOPO ONDA, ONDA SU ONDA

Nel vangelo di Tommaso, al logion 18, i discepoli chiedono a Gesù quale sarà la loro fine, ed egli risponde spostando l’attenzione sull’origine, sul principio: “Avete dunque scoperto il principio, per cercare la fine? Poiché dove è il principio, sarà la fine. Beato colui che starà nel principio: egli conoscerà la fine e non gusterà la morte”. Questa prospettiva ribalta il concetto lineare di tempo: per comprendere la conclusione del proprio percorso, bisogna tornare allo stato di unità originaria, questo oceano primordiale. “L’Alfa” è all’origine, prima della manifestazione emanata, lo stato potenziale da cui tutto proviene, in un certo senso anche il mondo di retroscena di cui ho parlato in uno scritto precedente; “l’Omega”è ciò che viene generato alla luce della manifestazione e della materializzazione, è l’onda che torna al mare da cui proviene. Alfa e Omega rappresentano il ciclo completo di essenza e sostanza, di coscienza e manifestazione, di spirito e materia. Ogni onda che irrompe dal mare ha una forma come tutte le onde, anche quelle che vediamo rappresentate generalemente per i tipi di frequenze: la sua radice è nell’oceano, dal quale esce producendo una curva per poi tornarvi, rimescolandosi.

Si è parlato tanto della memoria dell’acqua, specialmente negli ultimi decenni, in particolar modo dopo i lavori di Masaru Emoto: le nostre impressioni di vita vengono registrate come informazioni a livello del corpo animico astrale, un vero e proprio supporto elettromagnetico al pari di vettori o interfacce come sono state le musicassette, le pellicole fotografiche e cinematografiche, i CD, i DVD o le chiavette ed esattamente come gli splendidi cristalli ghiacciati fotografati dal ricercatore giapponese, ma sappiamo altresì che la memoria può essere cancellata, sciolta, dissipata: l’acqua può essere bollita, fatta evaporare o distillata, disperdendo il patrimonio mnemonico per l’azione di un fuoco troppo forte, che dissolve, e per la separazione dai suoi sali. Affinché la memoria resti impressa è necessario il matrimonio con la luce solare: quando l’acqua viene baciata dai raggi del sole, allora la memoria si trasforma in ricordo, divenendo incancellabile. Occorre abilità per saper gestire sia il calore che la luce, per evitare disseccamento o, nel caso dell’acqua, totale evaporazione prima del trasferimento del ricordo. Quando l’acqua si sposa con la luce del sole, diventa un’acqua più sottile, un’acqua che non è acqua ma è più simile all’aria. In questo caso si tratta di un’evaporazione dolce e delicata, fatta con arte. Per L’Antica Tradizione Cinese e la sua medicina possiamo trovare una rappresentazione simile alla produzione di CHI o QI, l’energia motrice e generatrice della vita: un pentolone di acqua viene messo sul fuoco riscaldato con all’interno del riso in cottura: questa combinazione produce vapore di riso (un chicco/seme) che viene chiamato CHI, per cui questa energia non è nient’altro che vapore di riso, un vapore informato del seme. L’acqua, evaporando, diventa aria, è più rarefatta, passa a uno stato più sottile. Per poter penetrare nella coscienza universale occorre mantenere il ricordo di sé, non certo la memoria della personalità, a cui è precluso ogni accesso: occorre trasformare l’acqua in aria, in acqua che non è acqua, in affinità alle acque superiori.

Viene in mente, inevitabile, un’altra riflessione sul concetto che abbiamo di tempo in senso lineare: viviamo la giornata, con l’alternanza di luce e buio, di giorno e notte, come un’unità temporale da inserire linearmente e consecutivamente, quando invece si tratta di una semplice alternanza ritmica di due fasi complementari, racchiuse in un ciclo settenario, ovvero i giorni della settimana. Il giorno si esprime secondo un ritmo duale, come il battito cardiaco nelle sue fasi di diastole e sistole, che ripete sempre se stesso, come gli atti respiratori composti da ispirazione ed espirazione, il tutto continuativamente e indefinitamente sulla legge del 12, legata al sole: dodici ore diurne e dodici notturne. Questo ritmo, come accennato poco sopra, viene regolato e determinato da un ciclo settenario, ovvero i sette giorni della settimana, in un certo senso come i sette giorni creativi: ogni giorno si ripete ciclo dopo ciclo, in una creazione continua, attraverso l’espressione di una forza specifica e specificante, legata per corrispondenza energetica al giorno stesso. Moltiplicando il settenario per i quattro elementi della manifestazione, possiamo comprendere l’importanza del calendario lunare di 28 giorni (7×4). Ecco quindi apparire ancora il significato olografico e frattalico rispetto al mondo di scena e retroscena esaminato nell’articolo precedente, definendo questo ciclo un vero e proprio cronotopo: come ogni attimo è un momento creativo della coscienza, a noi imperscrutabile e impercepibile da un punto di vista sensoriale, così ogni giornata che viviamo corrisponde a un giorno creativo secondo le funzioni specifiche di quel momento. ​“Solve et coagula semper, omni momento.”

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