Il peccato contro lo spirito: dalla cisti energetica alla frammentazione dell’essere

DEFINIZIONE ONTOLOGICA: IL RIPUDIO DELLA SORGENTE

Mi sono chiesta come poter definire il “peccato contro lo spirito”: cos’è esattamente, in che cosa consiste realmente? Si è sempre trattato di una descrizione in chiave religiosa, ma cosa vuol dire “peccare contro lo spirito”? Vi è sempre stato un ammonimento importante dietro a questa frase, che non lascia spazio a dubbi e che molti di voi, cari lettori, senz’altro ricorderete: non vi è perdono, si tratta di un peccato, o azione, dal quale non si torna indietro. Userò in questo articolo la parola “peccato” con questo significato: insieme di azioni, nell’arco di un tempo, sorrette da scelte sul proprio libero arbitrio che conducono irreversibilmente verso una direzione sfavorevole, irreversibilmente nel senso che si manca lo scopo. Lo spirito è la sorgente della vita, di tutto ciò che è animato, vivo, per cui il primo pensiero che mi è venuto in mente è stato di “peccato contro la vita stessa”, contro la Sorgente della vita. Si va incontro a un corto circuito energetico che conduce a un black out di connessione: per propria scelta deliberata, si interrompono, si tagliano i fili della corrente. Il fattore discriminante è proprio la consapevolezza: a differenza dell’errore commesso per ignoranza, questo atto presuppone una conoscenza delle leggi universali e del loro funzionamento. Viene commessa un’azione di forza contro la vita: poiché la sorgente è la vita stessa, ogni azione in opposizione si traduce meccanicamente in un atto contro se stessi in primis, e contro la collettività di conseguenza, trasformando l’individuo da canale di luce a buco nero energetico.

Hooded person with glowing spirit rising over stones in cracked dry land

NICHILISMO VERSUS DELIRIO DI ONNIPOTENZA

Riflettendoci, si potrebbe dire che esistono due stati di smarrimento della coscienza: da un lato una sorta di nichilismo estremo e dall’altro di consapevole controllo assoluto. Vediamoli meglio.

NICHILISMO ESTREMO

Il terreno, il sostrato di attecchimento del nichilismo è la paura ancestrale della dissoluzione, che è in ultima analisi, una mancanza di identità reale. Quando l’essere non sente la propria nota tonale eterna, vive una reazione alla percezione del vuoto come fosse una minaccia, e attua una difesa: “nulla ha senso, quindi nulla può ferirmi”. Potrebbe trattarsi di una cecità relativamente temporanea, reversibile, dovuta allo shock dell’esistenza e a una mancanza di protezione aurica o identitaria, a una carenza di conoscenza per impedimenti dovuti ai propri limiti o per meccanismi psicologici di negazione e rifiuto di fronte all’accettazione di una realtà dolorosa. Si tratta di uno stato di natura passiva, in quanto ci si arrende di fronte all’impotenza, al terribile impatto della realtà sull’essere. Penso che nelle forme di nichilismo estremo ci possa essere qualche barlume di ravvedimento, dovuto in parte a una conoscenza incompleta sulle leggi del cosmo, di natura o divine, che si chiamino come si preferisce, unita a shock e traumi personali o nel proprio ambiente, situazione complessiva che porta alla paura ancestrale della dissoluzione e dell’oblìo. In questa situazione vedo ancora spiragli per un cambiamento, anche se difficili.

Man trapped under burning cracked Earth surrounded by chains, rubble, war machinery, and debt

CONTROLLO ASSOLUTO

Si tratta di uno stato di natura attiva, in quanto all’origine vi è una scelta deliberata. Il soggetto conosce le leggi di natura, ha avuto il contatto con la Sorgente e sa quale sia l’origine della vita, ma l’intelligenza si separa dall’amore, il che conduce a una recisione dalla scaturigine della vita. Vi è una rinuncia al cuore ma rimane la scelta lucida di usare le leggi cosmiche per dominare la materia e gli altri esseri viventi, se non la vita stessa, dando sfogo alla personale natura maligna intrinseca. Non ci troviamo di fronte a un errore commesso per ignoranza o per reattività meccanica, legata all’astrale o all’inconscio, quanto di una scelta compiuta quando l’individuo ha già visto la luce della sorgente e decide, per orgoglio o volontà di potenza, di recidere il legame. È un rifiuto del reale a favore delle proprie distorsioni mentali. Ci si trova di fronte ad un’ intelligenza fredda che vede la struttura delle leggi universali e decide di usarle per scopi predatori.

Mentre il nichilismo è una caduta, il controllo assoluto è una ribellione lucida. Il nichilista è un individuo che ha perso la bussola e vaga nel vuoto, spesso perché schiacciato da una realtà che non comprende, mentre chi cerca il controllo assoluto sta operando una secessione consapevole dalla sua stessa origine.

In entrambe le situazioni ci troviamo di fronte a uno stato di contro-iniziazione. Quando si agisce deliberatamente contro la Sorgente, si smette di essere dei canali e si diventa dei buchi neri. Poiché la Sorgente è la vita stessa, ogni azione contro di essa si traduce necessariamente verso il consumo della propria riserva vitale senza possibilità di rinnovo, portando a una cristallizzazione dell’identità in senso involutivo. La mancanza di connessione interna viene compensata prendendo l’energia altrui, alimentando egregore di controllo e sofferenza.

Black hole with glowing fiery accretion disk surrounded by planets and asteroids

Mentre la maggior parte degli esseri umani vive in uno stato di sonno o reattività meccanica, chi compie tale azione è sveglio. È il passaggio dalla partecipazione cosciente alla manipolazione cosciente, ovvero in termini di sovranità mentale, è l’uso della propria volontà per negare la legge dell’Armonia Universale, un tradimento della propria scintilla divina, in quanto negare una connessione precedentemente stabilita non è più un errore, ma un atto di opposizione alla struttura stessa della realtà.

LA METAFORA DELLA CISTI ENERGETICA

L’individuo che opera questa scissione si trasforma in una vera e propria cisti all’interno del corpo universale. Come si comporta una cisti? È una struttura isolata dal resto, pur nutrendosi nello stesso ambiente delle stesse energie messe a disposizione per tutti, palesando una sorta di parassitismo nei confronti del resto del corpo. Similmente, abbiamo un essere che, consapevolmente, decide di staccare la connessione con la sorgente di vita e di utilizzare le risorse all’interno del sistema, ovvero del corpo, per nutrirsi separatamente, pretendendo di avere il medesimo potere dell’insieme su cui esercitare il dominio. Non potendo più attingere al flusso costante della sorgente, è costretto a prelevare energie all’esterno di sé, attraverso l’alimentazione di sistemi di controllo e manipolazione. Questi esseri dediti alla controiniziazione vivono un delirio di onnipotenza in cui l’intelligenza diviene puramente mentale e fredda, non essendo più al servizio della vita, cercando di servirsene per i propri scopi, strutturando il controllo assoluto sulla materia e sugli altri. Per poter operare in tal senso deve comunque usare le leggi cosmiche, in quanto non ne esistono altre, ma le utilizza per negare la sorgente stessa e gli scopi della sua esistenza. Questo sforzo richiede energia immensa, perché si deve contrastare il flusso naturale della vita e, non potendo attingere direttamente alla fonte, avendola ripudiata, è costretto a diventare un parassita, estraendo energia da ciò che lo circonda e producendo attrito costante nell’ambiente intorno a sé.

Abdominal organs with bright orange and blue electric energy effect at the center

Chi decide per una separazione dalla sorgente è come un ego ipertrofico che confonde l’onnipotenza con la dominazione. Facendo un paragone, è la differenza tra essere il Sole, che illumina tutto ciò che tocca, e un buco nero, che attrae tutto a sé per non scomparire. Chi compie questo peccato cerca di imitare la potenza creativa ma produce solo cristallizzazione e morte perché la vita non può scorrere in un sistema blindato.

Il motivo per cui questa azione è considerata così grave, in termini evolutivi, per cui non vi è scusante, è la seguente: l’azione spinta da rabbia o ignoranza indicherebbe una vibrazione confusa, mentre l’azione volontaria basata sulla totale conoscenza è una vera e propria inversione di polarità. Si crea una identità artificiale che pretende di stare sopra la legge universale. In psicologia evolutiva, questo porta alla perdita della sovranità mentale reale in cambio del diventare schiavi del proprio stesso sistema di controllo. Per dominare la materia si finisce per esserne totalmente incatenati. Si tratta di un peccato che svela anche un orgoglio intellettuale estremo: l’illusione che la parte, ovvero l’io, possa dominare il tutto, ovvero la vita. Quello che manca profondamente in questo tipo di esseri, come già scritto, è il cuore: la mente è lucida e funziona benissimo ma non c’è amore, inteso non come un sentimento, ma come forza di coesione e riconoscimento dell’altro come parte di sé. Senza cuore, l’intelligenza opera come un bisturi che taglia e frammenta. In questo contesto, il male non è un’entità, ma una volontà deliberata di invertire il senso della creazione, di un’intelligenza che, invece di servire la vita, vuole che la vita serva a lei. Questa intelligenza crea sistemi di controllo che possono essere politici, tecnologici o energetici che imitano l’ordine divino ma ne succhiano il midollo vitale, l’umido radicale, per auto sostenersi in un isolamento orgoglioso. Se la sovranità mentale è la capacità di essere un canale diretto per la sorgente, questa malignità è l’uso della mente per costruire un muro di cemento armato attorno alla propria coscienza, è l’illusione di poter essere un sole nero. Mentre il nichilista è come il figliol prodigo che si è perso nel deserto, chi opera questa separazione tra intelligenza e amore è qualcuno che ha deciso di costruire il proprio regno nel deserto e di dichiarare guerra all’oasi.

Half human body with brain and gears highlighted, opposite half showing heart symbol excluded

Viene inevitabilmente a galla una distinzione fondamentale per comprendere la gerarchia delle deviazioni della coscienza: da un lato abbiamo la patologia dell’anima, causata da paura, rabbia, dolore, ipersensibilità, incompletezza, mancanze di vario genere, dall’ altro la corruzione dello spirito, seguita a una separazione volontaria, a un atto predatorio impossibile da compiersi nella sua intrinseca natura, che porta delle conseguenze inevitabili, prima su tutte la morte interiore. Mi viene in mente la saga di Harry Potter e le maledizioni senza perdono, senza ritorno: CRUCIO, ovvero la deliberata volontà di arrecare sofferenza al prossimo, IMPERIO, ovvero la volontà di dominio e controllo del prossimo e AVADA KEDAVRA, il potere di togliere la vita.

Avendo menzionato la saga di Harry Potter, la figura di Voldemort illustra bene chi, conoscendo le leggi dell’operatività e della magia, si è separato dalla sorgente, decidendo di creare ben sette horcrux, sette “cisti” in cui cristallizzare la sua identità, la sua anima, nel tentativo di garantirsi l’immortalità. La separazione di Voldemort dalla sorgente è iniziata quando ha deciso, agendo in tal senso, di creare gli horcrux, la cui premessa necessaria prevedeva l’uccisione di sette persone per ciascuno di questi. Voldemort ha operato una vera e propria frammentazione dell’anima: invece di permettere alla propria energia di fluire e rinnovarsi nel ciclo naturale della vita e della morte, ha cercato di immobilizzare la propria esistenza coagulandola in oggetti inanimati. Una volta distrutti tutti gli involucri, di lui non rimane niente altro che una larva morente. Analogamente, siamo circondati da esseri che sono già cadaveri putrefatti, larve inesistenti. Voldemort ha cercato di ottenere l’immortalità ma ha ottenuto soltanto la stasi: un vero e proprio paradosso della conservazione. Per preservare il proprio io, la cisti, ha dovuto mutilare la propria riserva vitale: ogni horcrux non era un’espansione, ma una sottrazione, per cui, più cercava di rendersi invulnerabile nella materia, più la sua essenza spirituale diventava fragile, sottile e, infine, mostruosa. In termini alchemici potremmo dire che egli ha consumato tutto il suo umido radicale per nutrire queste sette cisti ma, senza il nutrimento della sorgente, che lui stesso ha ripudiato, separando l’intelligenza dall’amore, non gli è rimasto nulla per sostenere la forma umana. La larva in putrefazione è il simbolo di una coscienza che ha perso la capacità di rigenerarsi. È intelligenza pura rimasta nuda senza la protezione e la bellezza della vita. Ciò che resta di lui alla fine, è la prova che il peccato contro lo spirito è un vicolo cieco, che la potenza egocentrica fallisce. Una volta distrutte le cisti artificiali, gli horcrux, non vi rimane alcun centro a cui tornare, perché quel centro è stato tradito e fatto a pezzi deliberatamente. Rimane solo il residuo di un’identità che ha rifiutato di essere parte del tutto. E affascinante come questa analisi spieghi anche certi meccanismi di potere moderni: il tentativo di creare sistemi immortali e separati che, una volta crollati, rivelano il vuoto e la decomposizione esistenti alla base. Voldemort è l’esempio perfetto di chi ha attraversato il ponte della conoscenza ma, invece di lasciarlo scomparire per essere libero, ha cercato di smontarlo per costruirci un trono. Ha tentato di ottenere l’immortalità ma ha ottenuto stasi e decomposizione, consumando tutta la sua energia, tutto il suo principio vitale.

CONCLUSIONE

La punizione per chi agisce contro lo spirito non è un giudizio esterno quanto una conseguenza inevitabile di una legge di causa-effetto: la separazione dell’intelligenza dall’amore porta alla perdita della sovranità reale, lasciando l’individuo incatenato alla materia che cerca di dominare, in uno stato di isolamento e impossibilità di rigenerazione.

Ora è inevitabile fare un paragone con quanto sta accadendo nel mondo, oggi più che mai: come potete inquadrare tutti quei personaggi di potere privi di cuore, dotati di intelligenza lucida, che non si fanno alcun problema nel lanciare maledizioni senza perdono come crucio, imperio e avada kedavra? Come potete definirli se non cadaveri in decomposizione privati di ogni possibilità di ritorno? Ex nihilo nihil fit: ad ogni causa il suo effetto.

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