Le sette regole di Paracelso per una buona salute

Riprendendo l’argomento sulle origini della malattia, diamo uno sguardo speciale ai sette principi di Paracelso per costruire e mantenere una buona salute, un numero regolato in base ai sette principi o geni planetari o 7 archetipi principali. Le sette regole per la salute di Paracelso si basano su una visione olistica dell’essere umano dove corpo, mente e spirito sono interconnessi, legati al reciproco stato di armonia.

PRIMO PRINCIPIO: L’ARIA PURA E LA LUCE DEL SOLE

Paracelso enfatizzava l’importanza di vivere in un ambiente con aria fresca e pulita e di esporsi alla luce solare. All’epoca questa era una consapevolezza notevole, dato che molte malattie erano associate a condizioni igieniche precarie e ambienti chiusi. L’aria viziata l’era vista come una fonte di tossine e la luce solare come una forza vitale e purificatrice essenziale per il benessere fisico e mentale. Noi sappiamo oggi, da ricerche scientifiche recenti (ma vi dico che ancora ne devono fare e ne faranno e tante cose verranno alla luce perché la medicina dovrà adeguarsi a quelle che sono le leggi di natura e le leggi divine che organizzano tutto il cosmo) che la luce del sole è davvero tanto benefica per lo spirito, per l’anima quanto per il corpo: sappiamo che è uno dei migliori disinfettanti e sterilizzanti per noi e l’ambiente, che è indispensabile per sintetizzare la vitamina D all’interno dell’organismo di molti viventi, che è un nutrimento sottile e che può cambiare lo stato d’animo e dell’umore. Nei luoghi in cui per lunghi periodi dell’anno manca la luce solare aumentano i casi di tristezza, di depressione e di suicidio. Provate a immaginarvi di vivere senza la luce solare e quanto questo aspetto possa influire sulla qualità della vita…

Il sole è in alchimia e in astrologia corrisponde alla vitalità, a quell’ essere cosciente, radiante e pieno di vita, che emana da se stesso per gli altri.

Anche l’aria è un ovvio principio fondamentale, ma deve essere pura, libera da miasmi. Nell’aria risiede il prana, il chi, l’energia del soffio vitale.

SECONDA REGOLA: L’ACQUA PURA

Bere acqua di buona qualità era fondamentale per Paracelso:  l’acqua era considerata un elemento purificatore e un veicolo essenziale per la vita, e assicurarsi che l’acqua fosse priva di contaminazioni e se possibile proveniente da sorgenti naturali, era visto come cruciale per mantenere l’equilibrio interno del corpo e favorire l’eliminazione delle scorie. Provate a pensare un attimo: acqua proveniente da sorgenti naturali… quale memoria di natura e salute può trasportare con sé?  Per quanto riguarda la materia siamo composti da più del 70 % di acqua nel nostro corpo e, da un punto di vista di massa, da più del 90 %: stiamo parlando dell’elemento fondamentale della nostra struttura fisica.

 TERZA REGOLA: ALIMENTAZIONE SANA

L’alimentazione naturale e sobria è fondamentale,  la dieta deve essere naturale e semplice e soprattutto senza eccessi. Paracelso sosteneva l’importanza di consumare cibi non manipolati, freschi e di stagione. Oggi  sarebbero da evitare cibi raffinati, troppo elaborati o in quantità eccessive, in compagnia del principio cardine della moderazione, vera chiave per non sovraccaricare il corpo e mantenere un metabolismo efficiente: il buon vecchio senso della misura. Inevitabili i paragoni con la buona pratica dei digiuni, che siano leggeri o come quello intermittente, che senz’altro rientrano nel tema della sobrietà.

QUARTA REGOLA: SONNO E RIPOSO ADEGUATI

 Il corpo ha bisogno di un riposo sufficiente e di un sonno di qualità per rigenerarsi. Paracelso riconosceva che il sonno non è solo un periodo di inattività ma un momento essenziale per il recupero dell’energia fisica e mentale, per la riparazione dei tessuti, il riequilibrio dei sistemi corporei. Il rispetto dei ritmi naturali del corpo era ed è cruciale: noi sappiamo che viviamo secondo i cicli circadiani: abbiamo una fase diurna attiva  in cui prevale il sistema simpatico e una fase notturna in cui prevale il sistema parasimpatico o vagotonico,  per cui si manifesta la dualità anche in questi aspetti del ciclo di vita.  La quotidianeità frenetica che accompagna i nostri tempi tiene poco conto dell’importanza di un corretto riposo e delle giuste ore di sonno, mentre già anticamente era noto, per esempio nella medicina tradizionale cinese, come al cambiare delle ore cambiavano le fasi dedicate a un organo specifico, al suo recupero e riparazione.

QUINTA REGOLA: ESERCIZIO FISICO MODERATO

E’ fondamentale mantenere il corpo in movimento attraverso un esercizio fisico regolare ma non eccessivo, oggi lo sappiamo bene, e per Paracelso questo era un altro pilastro importante.  L’attività fisica viene vista come un modo per mantenere la vitalità, migliora la circolazione, rafforza il corpo e previene la stagnazione delle energie. Questi concetti ancora una volta sono centrali in  medicina tradizionale cinese, ma lo erano anche per il medico svizzero: l’equilibrio tra attività e riposo è sempre stato un punto focale, in quanto l’energia non è mai statica, non è mai ferma, è sempre in movimento e trasformazione, come anche veicolo di informazione. La vita è un continuo divenire, non possiamo stagnare: diventeremmo come le acque putride di una palude.

SESTA REGOLA: EQUILIBRIO DI EMOZIONI E MENTE

Paracelso era fermamente convinto che la salute non dipendesse solo dal corpo ma anche dalla mente e dalle emozioni, e su questi temi ho già scritto in precedenza, evidenziando come la mente, i pensieri e le emozioni siano il luogo di origine di malattia: stress, traumi, ansia, rabbia e pensieri negativi  possono avere un impatto devastante sulla salute fisica. Mantenere uno stato di calma e tranquillità interiore il più possibile è di grandissimo aiuto, come  la gioia  o un atteggiamento positivo verso pensieri buoni era considerato tanto importante quanto la cura del corpo. Oggi siamo di fronte ad una dedizione totale alla cura del corpo, mentre per l’interiorità la cura è alquanto superficiale.

SETTIMA REGOLA: LA FORZA SPIRITUALE E IL CONTATTO CON LA NATURA

Questa regola spesso interpretata in diversi modi si riferisce alla necessità di nutrire lo spirito e di mantenere un senso di armonia con la natura e col cosmo. Per Paracelso la vera salute derivava anche dalla connessione con qualcosa di più grande di sé, dalla ricerca di significato e dalla consapevolezza del proprio posto nell’universo. Passare tempo nella natura e apprezzarne la bellezza poteva contribuire a questo equilibrio spirituale.

 

In sintesi, le regole di Paracelso ci invitano a vivere in armonia con la natura, i suoi cicli, i suoi ritmi e con ciò che può offrire, a prenderci cura del nostro corpo attraverso scelte consapevoli: aria pulita e respirazione, luce solare vitalizzante, acqua pura, cibo sano e semplice, equilibrio tra movimento e riposo, e a coltivare la serenità mentale e soprattutto spirituale. La sua filosofia anticipava molti dei principi della medicina moderna, soprattutto olistica, ponendo l’accento sulla prevenzione e sull’armonia come chiavi della salute. Paracelso anticipava il concetto di prevenzione come frutto di uno stile di vita a più dimensioni, dando indicazioni semplici e utili per imparare a stare al mondo in modo sano.

Vania

Le origini della malattia II

Continuiamo a parlare delle origini della malattia approfondendo aspetti della natura dei viventi. Inizio subito facendo un esempio, per introdurre il concetto di terreno. Se lanciassimo un sasso contro un vetro, sarebbe facile immaginarne il risultato : il vetro comune si romperebbe, si infrangebbe facilmente. Potrebbe sembrare che la rottura del vetro sia “colpa” di un’azione malvagia, una causa sfortunata, attribuendo un giudizio negativo al lancio del sasso. Se tirassimo lo stesso sasso contro una cascata d’acqua, su una porta di legno o di metallo, oppure lo buttassimo nella terra, che sia soffice o più arida, avremmo delle reazioni totalmente differenti, e non presteremmo attenzione all’aspetto negativo del lancio sul vetro. Cosa ci porta a dare quella particolare accezione di causalità negativa alla rottura del vetro a fronte del medesimo lancio del sasso? Eppure gli effetti non sono gli stessi, pur innanzi alla fattualità, la pietra tirata. Ci spostiamo subito dal vetro rotto e dalla sua natura intrinseca all’apparente causa delle conseguenze subite, spostando il focus sull’azione esterna, il sasso, anziché puntarlo sul soggetto colpito e le sue caratteristiche: un sasso è un sasso, come un accadimento è un accadimento, ma cambia profondamente la natura degli elementi che sono stati coinvolti. Il vetro ha una struttura fragile agli urti di un oggetto pesante e solido, molto meno una parete di legno o di metallo, ininfluente l’acqua o la terra, il suolo. Ognuno di questi elementi presenta delle caratteristiche in grado di attutire e assorbire l’azione, l’onda d’urto del sasso sul loro stesso corpo. Proviamo ora a immaginare che il vetro sia toccato da gocce di pioggia: non succederà proprio nulla, anzi, la pioggia potrebbe addirittura pulirlo; se la stessa acqua continuasse a cadere sul terreno, ne imbibirebbe talmente tanto la sua struttura da trasformarlo in fango, arrivando persino ad allagarlo; le acque di un fiume potrebbero esondare; una parete di legno potrebbe gonfiarsi, ammuffire, marcire e sgretolarsi, mentre una parete di metallo potrebbe arrugginire. Siamo portati a considerare causa di un male qualcosa che ci danneggi, senza tenere conto che , altri corpi, altre composizioni di materia, altre persone ed esseri viventi come noi non ne subirebbero gli stessi danni. Questi esempi sono utili per farci comprendere che cosa sia il terreno: quella parte che riceve l’onda d’urto, il potenziale agente patogeno. Sta di fatto che l’eziologia della patologia non consista nell’accadimento in sé, quanto nella natura sensibile, fragile a quella particolare situazione, esattamente come la natura del vetro si è manifestata all’urto con il sasso.

Ogni essere vivente ha il suo terreno costituzionale, esattamente come insegnato in medicina naturale. Esistono viventi fragili come il vetro, pertanto sensibili a un sasso che li colpirà, mentre altri saranno come la terra, come l’acqua, come una parete di legno, di metallo e così via. E’ una questione di incontri tra nature differenti. Questo spiega come mai a fronte di una stessa causa, alcuni si ammalino e altri no. Vi è un agente infettante a cui alcuni saranno sensibili mentre altri non avranno alcuna reazione. Ogni anno gira l’influenza, ma non tutti vi si ammalano. Sembrerebbe che il terreno costituzionale sia soltanto un’espressione su un piano fisico/materiale di un corpo , ma noi abbiamo visto e sappiamo che la materia si organizza tramite un’informazione in un campo risonante. Se siamo fatti così come siamo è perché sottostiamo a una lunga serie di informazioni, che si trovano nel nostro codice genetico ed epigenetico, che qualificano la nostra natura. Chiaramente il terreno si modifica nel corso della vita, in quanto l’azione dell’ambiente e l’epigenetica che vi si produce cambiano di momento in momento. Abbiamo altresì visto che ciò che informa un campo sia l’attività dell’anima, o della psiche, intesa come pensieri ed emozioni. A questo punto appare logico che l’attività psichica sia un aspetto di prim’ordine nel terreno costituzionale, e potremmo quindi dare una definizione più ampia di che cosa sia il terreno: l’insieme di psiche, nel senso di anima, e corpo. In senso sottile, abbiamo uno spirito specificato che si incarna e si esprime in un terreno preciso, proprio come la parabola del seminatore e del seme scritta nei vangeli: il terreno non è soltanto il corpo fisico, anzi, questi ne è l’ultima espressione, quanto l’aspetto di un’anima ricevente nei confronti di questo fuoco vitale. La malattia, quindi, si sviluppa sulla base del terreno ricevente l’accadimento.

Vi ricordate la diatriba tra Louis Pasteur e Antoine Bechamp? Pasteur attribuiva ai microbi la causa della patologie, mentre; Bechamp affermava che la suscettibilità alle malattie dipendesse dallo stato interno del corpo o terreno, inquadrando i microrganismi, che chiamava “microzimi”, come opportunisti che prosperano in un ambiente interno squilibrato, che fossero presenti in tutti gli organismi viventi e che la loro forma/funzione variasse al variare dell’ambiente interno, introducendo il concetto di pleomorfismo e plasticità dei batteri, aprendo di fatto la strada ai recenti studi in biologia molecolare sulle mutazioni genetiche dei batteri e quelli mastodontici sul microbiota.

nelle foto sotto in ordine Louis Pasteur, Antoine Bechamp e Claude Bernard

Altro famoso sostenitore delle teorie di Bechamp fu Claude Bernard, che riteneva che l’ambiente interno del corpo, il “terreno”, giocasse un ruolo cruciale nello sviluppo delle malattie. Sosteneva che i germi fossero presenti nel corpo ma non fossero necessariamente causa di malattie, quanto invece la suscettibilità del terreno.

“Mentre il dibattito sul pleomorfismo esiste ancora nella sua forma originale in una certa misura, è stato prevalentemente alterato in una discussione riguardante i metodi, l’inizio evolutivo e le applicazioni pratiche del pleomorfismo. Molti scienziati moderni considerano il pleomorfismo come la risposta di un batterio alla pressione esercitata da fattori ambientali, come i batteri che rilasciano marcatori antigenici in presenza di antibiotici, o come un evento in cui i batteri evolvono forme successivamente più complicate. Un’ipotesi chiamata “Provoluzione Pleomorfa”, una componente del “Paradigma Ambimorfo” di Stuart Grace, prende in considerazione entrambe queste teorie.

Anche se è stato recentemente dimostrato che alcuni batteri sono capaci di cambiare forma in modo drammatico, la pleomorfia rimane un concetto controverso. Un esempio ben accettato di pleomorfismo è l’Helicobacter pylori, che esiste sia come forma elicoidale (classificata come asta curva) sia come forma coccoide. Legionella pneumophila, la specie di batterio parassita intracellulare responsabile della malattia del legionario, è stata vista differenziarsi all’interno di una rete di sviluppo diverso. I generi Corynebacterium e Coccobacillus sono stati designati come generi pleomorfi, i Bacilli diteroidi sono stati classificati come batteri pleomorfi nosocomiali. Inoltre, in uno studio incentrato su agenti coinvolti in una malattia non infettiva, sono stati trovati batteri pleomorfi nel sangue di soggetti umani sani.”

Un fattore che influenza il pleomorfismo di alcuni batteri è la loro alimentazione. Per esempio, il batterio Deinococcus radiodurans ha dimostrato di mostrare il pleomorfismo in relazione alle differenze nel contenuto di nutrienti del suo ambiente.

Sopra immagini di batteri di Coxiella e a destra di Helicobacter pylori che mostrano pleomorfismo

(fonte del virgolettato e delle foto sopra: Pleomorfismo (microbiologia) | Home Healthcare )

“Il microbo è nulla, il terreno è tutto”: chissà chi davvero pronunciò questa frase…

Considera oggi la medicina fondamentale il terreno costituzionale, a fronte di diagnosi, prognosi e terapie? No. I protocolli sono studiati per essere applicati su qualsiasi persona, indipendentemente dalle diverse caratteristiche. Un vetro fragile avrà bisogno di una terapia che lo riaggiusti, di una prevenzione che lo renda infrangibile, più resistente, come per esempio i vetri antiproiettile delle auto blindate, ma lo stesso protocollo sarebbe ridicolo per curare la malattia di un tronco di legno, una porta di metallo o l’acqua in una pozza, per tornare all’esempio iniziale. In queste situazioni, vanno adattati e applicati approcci terapeutici e cure differenti.

Lo studio di un tema natale in astrologia offre ottime indicazioni sulla natura del terreno, in senso complesso e articolato, evidenziando aspetti di fragilità su più piani.

Molti di questi concetti furono compresi e spiegati già da Paracelso secoli fa, quando elencò i vari enti di malattia, ma ne tratteremo nella terza parte. Alla prossima.

Vania

Le origini della malattia I

La ricerca della causa di malattia negli esseri umani, e non solo, è uno dei temi più discussi in ambito di ricerca medica. Vengono pubblicati migliaia di studi a sostegno di una causa certa, o quasi certa, sull’eziologia di una determinata patologia , e inserendo parametri prescelti e selezionati, si arriverà quasi inevitabilmente a una conclusione. Facciamo un esempio pratico: il fumo di sigaretta causa il cancro ai polmoni. Se questa fosse l’unica e incontrastata causa di malattia, ogni fumatore del mondo contrarrebbe una neoplasia polmonare nel corso della sua vita, tanto prima quanto più sono le sigarette fumate nell’arco di una giornata e nel corso del tempo: molti fumatori incalliti hanno iniziato da bambini. In realtà, troviamo tra i malati di questo tumore sia fumatori che non fumatori, come possiamo altrettanto constatare che ci sono moltissimi fumatori che mai lo hanno sviluppato e non lo svilupperanno. Molte persone arrivano in età avanzata fumando e avendo fumato, si suol dire, “come turchi” .

Si cercano allora altre cause, mostrandone le prove con altre sperimentazioni, al fine di comprendere, seppure a mio modo di vedere al fine di giustificare, che vengono attribuite al fumo passivo. Ci troviamo di fronte alla stessa situazione: molti non fumatori, sottoposti a fumo passivo, ovvero costretti a respirare il fumo di sigaretta in presenza di famigliari o colleghi di lavoro, contraggono la neoplasia, mentre molti sottoposti a fumo passivo no, zero tracce. Si allargano in aggiunta a questo contesto le seguenti cause: inquinamento atmosferico, sostanze presenti nell’aria, particolati da combustione di veicoli e riscaldamento, alimentazione e… stress, il generico stress causa madre di ogni disturbo. Non sarebbe neanche sbagliato, ma di certo non si può chiudere il cerchio con un vago e generico concetto di stress, se non per bloccare definitivamente ciò che rimane inspiegato. Si è provveduto anche a invertire le sedi di insorgenza, spostando, a fronte delle medesime cause legate al fumo, la presenza di tumori in altre parti del corpo, impedendo di fatto la risalita della ricerca alle vere cause di malattia. Faccio un inciso: tutto ciò che appartiene all’ambiente esterno e interagisce con un vivente produce epigenetica, diventata materia della biologia, che studia come i fattori ambientali, lo stile di vita e altri fattori esterni possano influenzare l’attività dei nostri geni senza alterare struttura e sequenza del DNA. Questi cambiamenti dovuti ai fattori citati modificano il modo in cui i geni vengono attivati o disattivati, sovrascrivendo il DNA. ovvero spegnendo o accendendo, gruppi di geni specifici, in seguito a impulsi prodotti dall’interazione tra ambiente e vivente, traduzione dell’azione dell’ambiente sul vivente. In parole povere, è come avere una vera e propria copia, che si sovrappone al DNA non modificabile, come fosse un aggiornamento vero e proprio al programma di base, un aggiornamento di informazioni che opera su quei settori del codice genetico, per scopo o per interferenza informativa.

Faccio un esempio: qualcuno passa in una stanza e può accendere volontariamente la luce per necessità, ovvero deve entrarvi per vedere o trovare qualcosa (scopo), ma può esserci anche chi, passando di lì, accenda l’interruttore per un tocco, senza interessarsi di tutto il resto (interferenza). Avete presente i monelli che suonano i campanelli e i citofoni e poi scappano? Un conto è sentire un campanello suonare perché vi è un messaggio in arrivo, che suscita delle azioni da parte nostra, un altro è reagire allo stesso impulso senza uno scopo, attivando sovrascritture. L’epigenetica è il suono del campanello: ci si mette in allerta, si cambia qualcosa nella gestione comune del nostro tempo e del nostro spazio, affinché ci sia la reazione corretta ; se il campanello è stato suonato con scopo, avremo un effetto, se invece è stato suonato senza uno scopo, dal monello che scappa una volta schiacciato il pulsante, avremo una reazione priva di scopo. Quindi l’epigenetica funziona sia su un impulso interno nostro, come reazione a una percezione in una risposta a ciò che sentiamo in seguito, sia su una percezione che ci arriva ma non necessariamente coinvolga il nostro sentito. Altro inciso: la percezione è il puro rilevamento sensoriale, il “sentito” ne è la lettura psichica. Allora cosa coinvolge l’impulso, se non interagisce col nostro sentito? Tralasciando il fatto che possa essere coinvolto un sentito a livello inconscio, e in questo caso noi rilegheremmo il tutto a qualcosa che non ci riguarda, distaccato da noi stessi, erroneamente, potremmo considerare l’input come interferenza nel campo informativo. La risposta del corpo, ovvero della parte materica del nostro essere, risponde sempre a un’informazione più sottile che la preordina e che la ordina, e può essere perturbata da ogni tipo di interferenza. Il corpo eterico è la sede dell’azione in-FORMAtiva. Tutto ciò che entra in relazione con noi può essere, anzi è, causa di interferenza. Ci sono interferenze positive e interferenze negative, nel senso di interferenze che ci fanno bene e interferenze che ci fanno male. Possono essere accesi geni che portano a una situazione migliorativa e altri a una situazione peggiorativa. Andiamo ancora più a monte: da dove proviene un’informazione di salute? Cos’è davvero causa di malattia, in senso profondo, visto che siamo arrivati a parlare di informazioni che sovrascrivono i geni? C’è da dire che, purtroppo, la medicina convenzionale, pur avendo raggiunto livelli d’intervento davvero ragguardevoli e indispensabili in molti ambiti per i quali è insostituibile, abbia perso di vista la causa di malattia, la sorgente e ancora di più come mantenere e proteggere la salute. È importante stabilire un concetto alla base: noi siamo esseri ammalabili. Ci si ammala in quanto siamo ammalabili, questo fa parte della nostra natura. Cambiando la materia in funzione di un’interferenza diventa assodato il fatto di essere tanto ammalabili quanto sanabili. Diventa necessario arrivare al vertice, al fulcro: cos’è l’informazione?

E ciò che mette in forma, che dà una forma o struttura a un corpo fisico. Deve esserci chiaramente un campo informativo in cui risuonano frequenze informative, e nel caso dei viventi si tratta del corpo eterico. Questo corpo fa da raccordo tra il corpo materiale e quello astrale, che comunemente definiamo anima o psiche. Abbiamo dunque una scala gerarchica in cui un’informazione scende nel campo sottostante e lo informa. Cosa informa un campo? L’anima o la psiche, per dirla più semplicemente pensieri ed emozioni, che sono attività dell’anima. Piano mentale e piano emotivo emettono le frequenze, in quanto i pensieri sono energia informata, mentre le emozioni sono energia in movimento, ciò che muove. Frequenze e vibrazioni incidono, lasciano un segno, un messaggio nel corpo eterico. Interferenze protratte nel tempo, frutto di un’azione, esteriore/esterna (letterale nel senso di fisica, chimica, meccanica o sociale e relazionale) o interiore/interna (in questo caso mi riferisco alla percezione-sensazione soggettiva e all’elaborato del percepito, ovvero il sentito), informano il campo. Vi è un elemento indissolubile: noi stessi. Ogni informazione passa attraverso un fulcro, che siamo noi, e tanto meno siamo solidi, centrati, tanto più il fulcro sarà oscillante, e, in proporzione diretta, l’interferenza nel nell’equilibrio del nostro campo. Mantenere un “centro di gravità permanente”, un baricentro fisso nel suo punto ma elastico alle oscillazioni, ci permette di attutire i colpi e dare le giuste risposte con il minor dispendio di energia e variazione sul campo, inteso come evitamento di oscillazioni al di fuori della propria gestione. Quando troviamo una qualsiasi neoplasia, cos’è successo nel campo informativo da variare la formazione e la crescita di tessuti di quell’organo? Perchè i polmoni smettono di replicare le loro cellule secondo quanto predisposto a livello genetico ma si alterano a livello epigenetico? Cosa ha acceso o spento determinati geni per dare una risposta manifestata a livello di cellule, tessuti e organi? Risposta: la nostra psiche. Che sia un’informazione esterna, più o meno intensa, è sempre la nostra reazione interiore a fare la differenza: tutti noi abbiamo le nostre distorsioni percettive che possono farci vedere un problema dove non c’è, oppure possono renderlo più grande di quello che è realmente, tanto da apparirci irrisolvibile, e questo è l’ambito di ciò che sentiamo.

Faccio un esempio pratico, conosciuto in quanto ripreso da più insegnamenti: quello della carrozza, dei cavalli e del cocchiere. Il corpo fisico, materiale, è la carrozza; l’energia che muove, che carica, che raccoglie una forza di lavoro e può muovere la carrozza, sono i cavalli; l’informazione, ovvero la direzione che questa energia libera deve prendere, viene data dal cocchiere. I cavalli rappresentano quella parte di anima che associamo all’Acqua: la potenza dell’acqua che muove, che cambia le cose attraverso la sua azione, acqua che può essere informata a livello molecolare da un messaggio o frequenza, ovvero la sua direzione coerente. L’acqua è potente, talmente tanto che si costruiscono centrali idroelettriche per produrre energia che utilizziamo tutti i giorni a livello civile. I cavalli sono la massa che si muove, che porta in giro il corpo, ovvero la carrozza. Sono acqua informata dal cocchiere. Il cocchiere è quella parte di anima legata al mentale, per cui al pensare e al saper pensare, che dà direzione, che attraverso le briglie dirige i cavalli, per cui modula l’energia motrice e il suo utilizzo. Da chi prende gli ordini il cocchiere? Dal passeggero che porta in carrozza. Quando si sale su un taxi, il taxista ci chiede dove vogliamo andare, non decide lui dove portare il passeggero. Nella carrozza abbiamo un passeggero, ma chi è costui?

E’ la nostra coscienza, intesa come scintilla di origine divina, come voce sottile di quel Padre da cui siamo stati generati, da cui proveniamo. E’ il divino in noi, fuoco sacro. La maggior parte delle persone si identifica nel cocchiere, la propria personalità, con i suoi pensieri e le sue emozioni, completamente sconnesso dalle richieste del passeggero, che in realtà è il protagonista principale di tutto l’insieme, il viaggiatore che usa i mezzi utili. Questo corpo, esattamente come la carrozza, porta in giro in questo mondo materializzato il suo passeggero, ovvero quella scintilla di spirito incarnata, quella voce sottile, divina disconnessa ai più. “Non c’è connessione”, non siamo in linea, ponti interrotti, per cui non si sente e non si ascolta ciò che dentro di noi chiama. Il vero sentito che sana è il fuoco di questa coscienza, fuoco in grado di operare le alchemiche nigredo, albedo e rubedo, di fatto bruciando tutte le false percezioni mentali, le emozioni ingestite e ingestibili e i relativi disagi fisici che si manifestano a seguire, frutto e prodotto di una vita psichica, ovvero la vita del solo cocchiere. Tutti i conflitti, gli shock che sono vissuti da noi si trovano a livello del cocchiere, sconnesso e scollegato da questa scintilla, dotata di un potente potere di guarigione, e di conseguenza viviamo incompleti, con sprazzi di coscienza non sufficienti a renderci consapevoli del percorso che stiamo facendo e di quello che ci sta succedendo. Il cocchiere, da solo, non ce la può fare, in quanto il suo ruolo è quello di eseguire gli ordini del suo passeggero. Sconnessi dal proprio ospite in carrozza, ogni cocchiere andrà a zonzo casualmente, seguendo i propri impulsi mentali ed emotivi, dando ordini, direzioni e intensità nei comandi ai cavalli, spesso come e dove non necessario, restando bloccato per strada o, al contrario, passando per tutte le sfumature, esaurendo le energie in un galoppo sfrenato da continue reazioni seguenti ad ogni impulso. Quel cocchiere che non ascolta la voce del passeggero, la scintilla, o chiamiamolo anche Sè superiore, se risuona più consono, è destinato a non raggiungere la propria destinazione in quanto è solo il passeggero che gliela può dare. Cosa c’entra tutto questo con la medicina? C’entra, in quanto la medicina è tutt’oggi slegata dalla fisica, intesa come studio di campi informativi e di frequenze che gestiscono e condizionano la materia, dalle nozioni profonde di psichismo, anima e spirito. Si è divisa completamente la natura umana spirituale da quella materiale, e cercando le cause di malattie soltanto in ambito materiale, si scambiano in continuazione cause ed effetti, cause attribuite solo ad agenti esterni. Non si tiene mai in riferimento il soggetto come espressione di uno spirito che si è individualizzato nella materia, e questo è l’errore più grave che si possa commettere, che equivale, in un linguaggio di medicina naturale, alla totale mancanza di considerazione del terreno del malato, terreno che, in senso olistico, comprende non solo il corpo fisico, ma tutto quello menzionato finora.

Fine prima parte

Vania

Cura biologica e cura sintetica

Struttura

“Se conosciamo l’anatomia dell’uomo interiore, possiamo vedere la natura delle sue malattie al pari dei rimedi. Ciò che vediamo con gli occhi esterni è materia. La natura causa e cura le malattie, ed è quindi necessario che il medico conosca i processi della Natura, l’uomo invisibile al pari dell’uomo visibile. Il ciarlatano studia le malattie negli organi colpiti, dove non trova altro che effetti già avvenuti, e [resta] sempre un ignorante per quello che riguarda le cause. Il vero medico studia le cause delle malattie studiando l’uomo universale. Ogni medico dovrebbe essere ricco di conoscenze, e non soltanto di quelle che sono contenute nei libri; i suoi pazienti dovrebbero essere i suoi libri. L’alchimia serve a separare il vero dal falso. Coloro che si limitano a studiare e a trattare gli effetti della malattia sono come persone che si immaginano di poter mandar via l’inverno spazzando la neve sulla soglia della loro porta. Non è la neve che causa l’inverno, ma l’inverno che causa la neve.”

Paracelso

La Natura è lo specchio del Cielo, il basso è come l’alto, il sottile comanda lo spesso. Vi sono semi, terreni, condizioni atmosferiche e germogli.

Il seme contiene un’informazione protetta da un guscio, come un’applicazione scaricabile su un PC all’interno della sua programmazione. Il seme nel suo involucro è come un’app zippata, compressa, che sarà installato l’uno nella terra così come l’altra nel sistema operativo: un terreno biologico e un altro sintetico tecnologico. La tecnologia informatica imita la biologia che si esprime nelle leggi di natura, con una sostanziale differenza: si tratta di un’imitazione priva di principio spirituale. Gli esseri viventi hanno vita in se stessi, come i semi, gli animali, gli uomini e le piante, mentre ogni dispositivo necessita di attaccarsi a un cavo elettrico, per prendere energia che gli permetta di restare acceso.

Il sistema operativo di un PC è il codice genetico di un organismo vivente, che non può essere modificato: si può solo sviluppare un sistema operativo più evoluto, rendendo via via obsoleto quello precedente, con l’innegabile intervento di un programmatore al lavoro. Applicazioni scaricabili e aggiornamenti sono il “sistema epigenetico” del dispositivo, esattamente come l’epigenetica dei viventi: si tratta di sovrascrittura alla programmazione, che può rendere le prestazioni molto più funzionali, senza modificazioni dello scheletro, cosa che non si può fare. Gli aggiornamenti sono byte di informazioni che si vanno ad installare nelle applicazioni, esattamente come l’RNA di quelli che chiamiamo virus si inserisce nel DNA attraverso la sovrascrittura epigenetica.

“Un sistema operativo … , in informatica, è un software di base, detto anche piattaforma operativa, composto normalmente da più sottosistemi o componenti software: kernel, scheduler, file system, gestore della memoria, gestore delle periferiche, interfaccia utente e spooler di stampa, che gestisce le risorse hardware e software della macchina, fornendo servizi di base ai software applicativi…”(Definizione base presa dalla rete).

L’hardware è il corpo fisico, il software il terreno, inteso come un sistema complesso interattivo e intereagente in più direzioni, intrasistema ed extrasistema, visto che un organismo dialoga al suo interno a livello fisico, chimico, meccanico, biologico, psichico ed elettromagnetico, pur nel contempo mantenendo bi-direzionalità delle comunicazioni, ma volgendosi anche verso l’esterno, in entrata e in uscita. A livello psichico, si determinano e si influenzano pensieri ed emozioni e le strutture percettive sono gli strumenti di rilevamento operativi su diverse frequenze d’onda: la percezione comunemente intesa è il frutto dell’interazione tra il percepito e il sentito, quest’ultimo dipendente dal nostro terreno psichico, dai quali si oriGINa (gin/gen/geni/genetica) l’elaborato, in poche parole la costruzione della nostra realtà soggettiva, ma è anche il prodotto commisto di genetica ed epigenetica, di capacità reattiva e attiva del nostro sistema a ciò che entra/esce/nasce. L’informazione entra in noi, ci penetra in modo maschile, la percezione riceve in modo femminile, l’elaborazione tra i due è il figlio che si produce, la nostra individuale sensazione irripetibile, che passa indissolubilmente nella nostra costituzione psichica unica. Le applicazioni sono strumenti, aggregati digitali funzionali, per dirla in maniera grezza ma comprensibile, che ci permettono di fare le cose che ci interessano, come un lavoro o un’attività. Alcune ci servono proprio, altre meno, o per niente. La corrente elettrica, accumulata nella batteria come energia, tiene in vita il sistema. L’hardware può rompersi per qualsiasi motivo: facile immaginare, come rompersi un piede o slogarsi una spalla, ma anche il software può dare problemi. A volte, per scaricare delle applicazioni, abbiamo bisogno di liberare spazio in memoria, per far girare bene il sistema; altre volte alcune di queste possono impallare il programma, se non addirittura il funzionamento di tutto il sistema, in quanto programmate male, o entrano in qualche forma di conflitto digitale o trovano un sistema troppo modificato: avete mai fatto un lavoro che non vi piace o non vi entra in testa, o letto decine di volte gli stessi passaggi che non riuscite a memorizzare o imparare?

Poi ci sono virus e antivirus. Un virus porta un’informazione che costringe il PC a fare altro, fuori programmazione base: è un inserto di programmazione aggiunto, un pezzetto di RNA che si inserisce su una sequenza informativa, modificandola, fino al malfunzionamento per e con interferenze di gestione. L’antivirus è la cura, un’ applicazione che pulisce meglio delle casalinghe e delle colf, una vera e propria profilassi preventiva contro gli attacchi esterni al sistema. Concettualmente e praticamente, gli aggiornamenti sono pezzetti di RNA che si inseriscono sul sistema, migliorando prestazioni e applicazioni. Che differenza c’è, quindi, tra virus e aggiornamento? L’esito, gli effetti che si producono: quando portano a malfunzionamento o a scopi al di fuori di quanto previsto, sono detti virus con accezione negativa, se apportatori di miglioramenti, sono detti aggiornamenti, pur essendo la stessa cosa nella sostanza: informazioni digitali, “sequenze” di byte. I bit (“in informatica il bit è una unità di misura dell’informazione La parola deriva dall’inglese “binary unit” e può contenere i due simboli del sistema binario: zero (0) e uno (1). Il bit è quindi una cifra binaria ed è considerata la più piccola unità di informazione. Ideale per i computer ma poco pratica per l’uomo”) stanno alle basi azotate (“le basi azotate sono le molecole organiche, contenenti azoto, che prendono parte alla costituzione dei nucleotidi”, unità di informazione per la sintesi proteica) .come i byte (“in informatica, stringa di bit di lunghezza data; in particolare, gruppo di 8 bit consecutivi, indirizzabile individualmente, con cui codificare un carattere alfanumerico e a partire dal quale si forma una parola”) stanno ai codoni (“in biologia molecolare, unità d’informazione del codice genetico, costituita da una sequenza di tre nucleotidi con le relative basi azotate, presenti nel DNA e nel corrispondente RNA messaggero complementare”).

Ciò che non serve, finisce nel cestino del computer proprio come gli elementi di scarto del nucleo cellulare nelle vescicole chiamate esosomi, che sono complessi multiproteici presenti nelle cellule, che al termine del processo di trascrizione, hanno il compito di eliminare tutti i frammenti di DNA inutilizzati, ottenendone nucleotidi da riciclare per formare nuovo RNA e DNA, nuove sequenze. Si tratta quindi di informazioni; tali informazioni come “proteine, RNA messaggeri, frammenti a doppia elica di RNA, chiamati MICRO RNA, molecole HLA di classe 1 e 2 che legano antigeni come fanno le cellule deputate a presentare antigeni”. Piccola perla per chiunque volesse comprendere in modo semplice la Quarta Legge Biologica su sistema ontogenetico di virus e batteri, in modo particolare su ciò che definiamo virus, in un’economia di informazione di sistema genetico ed epigenetico che non butta via niente ma che ricicla tutto e alla luce che nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma ALL’INTERNO di noi sotto l’impulso di frequenze elettromagnetiche di campo, con buona pace delle teorie del contagio.

Stesso principio ma due nomi diversi: aggiornamenti o virus. Pensate: spesso ci tocca pulire digitalmente i sistemi dei nostri device perché funzionano male, esattamente come accade agli organismi intossicati, impregnati, e di conseguenza infiammati, che hanno bisogno di un intervento di drenaggio tissutale, un drenaggio nel “cestino”. Chissà quanti esosomi in senso quantitativo potremmo trovare in condizioni di difficoltà esonerativa!

Nelle foto sottostanti, troviamo immagini reali al microscopio elettronico non elaborate artisticamente di SarsCov2 e di alcuni esosomi, praticamente indistinguibili. I virus nelle prime due foto in alto, diffuse dai cinesi: gli esosomi nelle tre piccole più in basso. Si trovano in rete digitando “virus foto reali” ed “esosomi”

Allora, veniamo al dunque: che terreno abbiamo? Che sistema operativo abbiamo? Uno che necessita di cure continue e antivirus, o qualcos’altro, un altro che non ne ha bisogno, molto più sano e resistente? In caso di problema, disponiamo di cure realmente efficaci? Cosa rende un sistema, un terreno, ricettivo a virus e danneggiamenti, e cosa lo rende resistente e refrattario? Cosa gli permette di mantenersi pulito di drenare le tossine, di riconoscere sequenze utili al sistema rispetto a quelle inutili o dannose? Vuol dire che alcuni progettisti hanno fatto buona e autentica prevenzione primaria? Vuol dire che mantenere un campo informativo sano, in equilibrio, che includa mente oltre che corpo, sia fattore indispensabile? Inserire aggiornamenti su un sistema al suo limite operativo può fare danni, può imballare il sistema: non si può operare al di fuori delle proprie possibilità.

1 Corinzi 10:13 dice: “Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana, or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate sostenere.”

Interessante, vero? Un progettista saggio non pretenderà le mele da un albero di pesche.

Ogni pc è diverso da qualsiasi altro, ogni pc diventa soggettivo in mano a chi lo usa e lo modifica “epigeneticamente”.

Continua seconda parte

Riflessioni spagiriche sulle piante

In natura possiamo classificare le piante anche secondo dinamiche di empatia, considerando il modo in cui viene gestita l’interazione con l’uomo e non soltanto secondo canoni scientifici. In questo senso esistono quattro tipologie di piante:- quelle che vogliono la solitudine e sottolineano il loro desiderio attraverso la velenosità. Un esempio può essere la Digitale che è altamente tossica e con effetti collaterali pericolosi. Sono sicura che avrete pensato anche a piante di una certa fama, come la Belladonna, il Colchico, lo Stramonio…- quelle che si trovano in mezzo agli altri ma non esprimono voglia di comunicare, come la Gramigna che non ha intenzione di dialogare ma di infestare. Ho inevitabilmente pensato alla Robinia e all’Ailanto…- piante che non hanno l’intuizione del dialogo ma si donano e si lasciano lavorare in modo affabile, come tutta la categoria dei vegetali commestibili;- piante che non vivono a contatto con l’uomo ma che hanno sviluppato un innata capacità di dialogo interazione, modulando il loro intervento senza mostrare alcun tipo di resistenza come per esempio l’Aloe. Qualche anno fa è esploso il boom riguardo all’Aloe, considerato la panacea di tutti i mali: mi ha sorpreso scoprire come fosse inclusa in un elenco di piante medicamentose, inciso su una tavola sumera di argilla datata intorno al 2000 avanti Cristo, trovato in Mesopotamia nella città di Nippur. Nefertiti e Cleopatra utilizzavano l’aloe nella loro routine di bellezza e Alessandro Magno la usò per curare le ferite dei suoi soldati reduci dalle battaglie sulla conquistata isola di Socotra, dove vi erano numerose piantagioni. Come sempre non c’è niente di nuovo sotto il sole .Attribuita a Cristoforo Colombo è la frase seguente: ” Quattro vegetali sono indispensabili per il benessere dell’uomo: il frumento, la vite, l’olivo e l’aloe. Il primo lo nutre, il secondo gli rinfranca lo spirito, il terzo gli reca armonia, il quarto guarisce. È sorprendente come ogni Regno sia popolato da individui di natura con caratteristiche uniche e peculiari…

Terreno e microrganismi

Si incrina sempre di più il paradigma che lega la patologia a virus e batteri. Il loro equilibrio costituisce un terreno idoneo al mantenimento della Salute. Intervenire con forza sulla modifica di quello che per centinaia di migliaia di anni è sempre stato il microbiota alla base di certi meccanismi del tipo omeostatico, vuol dire provocare scompensi di cui si vedranno gli effetti, nel breve, nel medio e nel lungo termine. Va rivisto il ruolo del sistema immunitario come modulatore di un equilibrio, e non come un esercito sterminatore. In uno stato di salute manifesto, vuol dire che il terreno biologico di quell’ essere vivente sta mantenendo un equilibrio adattativo efficiente e il più idoneo alla vita in quel momento, e ogni intervento dall’esterno diventa di rottura, dal momento che non serve e non è richiesto. Ogni introduzione di microrganismi, oppure ogni sua esclusione, porta al disallineamento dell’omeostasi del terreno. Ogni intervento coatto sul sistema immunitario al fine di produrre anticorpi non necessari in quel momento, provoca alterazione, e sarebbe bene che la scienza se ne occupasse. Il primo sistema organo che viene alterato nella vita di un essere umano, ma ormai anche degli animali che ha vicino, è il microbiota dell’intestino, quella zona di connessione col sistema nervoso tanto da essere considerato il secondo cervello, e la PRIMA BARRIERA IMMUNITARIA di un organismo. Questi studi rilevano Inoltre quanto la quarta legge biologica scoperta dal Dottor Hamer sia corretta e vada riconosciuta, oltre che indagata sui meccanismi che il microbiota e il suo dialogo con gli altri apparati apporta sull’ epigenoma. Ogni terreno, da quello microscopico a quello macroscopico, risponde direttamente al campo informazionale a cui è sottoposto, che ne dirigerà struttura, formazione e funzione. Chi non riconosce questi fatti non tratta di scienza.

https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2019/03/01/probiotici-come-disinfettanti-riducono-infezioni-ospedaliere_92b1b0dc-eff6-4c88-8bdb-e6fff90988c9.html?fbclid=IwAR0PQIpK9iEjh21d1mXhJp9TXVYUF9-dmKh7ENml1WwTu-xxKxhQ1yAPuYk

Considerazioni di eziopatologia

Noi siano una macchina assorbente di informazioni genomiche da sempre, dalla nostra origine su questa terra. Nell’aria c’è un quantitativo di virus pari a 10 elevato alla trentesima potenza, e così nell’acqua e nella terra. Assorbiamo e scambiamo virus continuamente anche attraverso la pelle, non solo con la respirazione o con gli altri orifizi. Dobbiamo stare attenti a dire che si tratti di un nuovo virus, è molto più probabile che si tratti di qualcosa che è sempre esistito e che abbiamo scoperto soltanto ora. Qualcuno ha mai mappato questo infinito numero di virus presenti sulla terra? Certo che no! Facciamo parte da sempre dallo stesso sostrato virale, che non è nient’altro che la componente materiale proteica grazie alla quale può avvenire lo scambio epigenomico tra noi e l’ambiente, fattore fondamentale di adattamento alle continue modifiche della vita sul nostro pianeta. I virus sono fondamentali per l’adattamento della vita: senza di loro, questo non potrebbe accadere.” Abbiamo osservato 8000 persone in salute, senza cioè sintomi di malattia infettiva, asintomatici, e abbiamo fatto analisi genomica sui circa 200 virus che sono maggiormente noti. Cosa abbiamo scoperto? Nel flusso sanguigno di queste persone, totalmente in salute, quindi asintomatiche, con uno storico con assenza di malattia,… e quindi con assenza di anticorpi rispetto ai virus esaminati, abbiamo trovato 42 virus, anche in quantità straordinariamente grandi, incluso l’ HIV, l’epatite B, C e diversi virus influenzali, IN POPOLAZIONE ASINTOMATICA” .Fate una riflessione, perché questa è scienza, non è fazioso consenso con scopo di interesse.Tutti questi virus, come anche altri microrganismi, esistono all’interno di noi da sempre, eppure non ne siamo malati, anche se a volte può svilupparsi una deficienza autoimmune, che in realtà è il prodotto di un equilibrio omeostatico saltato, dipendente dal “terreno”, dalla situazione di base della persona, comprendente più livelli di interazione biologica, psicologica, biochimica e fisica. L’interno del corpo umano è pieno di virus e batteri, di funghi e parassiti. Esistono decine di migliaia di differenti tipi di microorganismi, così come li chiamiamo in generale, e non si può dire di aver fatto un buon lavoro di conoscenza su cosa siano il microbiota e il microbioma e di come questi possano mantenerci in salute. Continuiamo considerarli come un nemico e a combatterli, incapaci di pensare che se la natura si è stabilita in questo modo da sempre, un motivo ci sarà, e a noi sta capirne i meccanismi di funzionamento e le chiavi per il mantenimento di questo equilibrio fondamentale alla vita. Secondo alcune ricerche recenti, è stato scoperto che il cittadino medio americano ha nel proprio intestino soltanto il 10% di microrganismi necessari allo stato di buona salute. Quindi, siamo davvero sani? Come si può vivere con un 90% di immunodeficienza all’interno di un organismo, dato da leggere nella media? Come gli interventi fatti con la forza sull’ambiente microbiomico hanno causato squilibri ancora più difficili da mantenere?

Quando c’è uno sbilanciamento in campo agricolo, l’erba cresce velocemente: possiamo notarlo anche in giardino, dopo che abbiamo ripetutamente tagliato l’erba e osserviamo cosa ricresce e come ricresce. Questo è anche un principio della fisica classica: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, e gli organismi viventi, che erroneamente vengono considerati solo in ambito biologico, sottostanno come sistemi complessi anche al campo fisico. Ciò che compare in un terreno come un campo agricolo o un giardino, che prima non cresceva, era già presente in modo latente nel terreno, e si è manifestato soltanto dopo interventi che ne hanno favorito o reso necessaria la sua comparsa. Lo sbilanciamento che si crea ne rende possibile la comparsa. La proliferazione di erbacce è la manifestazione di uno squilibrio della biodiversità, come analogamente la proliferazione delle infezioni su un organismo, che è il terreno. Come potrà definirsi in equilibrio un terreno ripetutamente inquinato da pesticidi? Come potrà definirsi in equilibrio un organismo continuamente inondato da farmaci, da veleni e agenti inquinanti? Ciò che compare, non sarà forse il tentativo di ripristinare l’equilibrio del sistema perturbato? Ci sono semi presenti nel terreno che potrebbero attivarsi e germogliare in qualsiasi momento, presenti da mesi, anni, decenni, secoli e migliaia di anni, lasciati lì da tutti i fiori e frutti di tutte le piante del mondo, che ne producono il numero incommensurabile da sempre. Lo stesso accadde con i micro organismi. Pensate un po’ alla capacità che hanno i batteri di sporalizzare: si strutturano in modo da raggiungere la massima resistenza a tutti gli agenti esogeni che potrebbero ucciderli, per poi riattivarsi in condizioni più favorevoli, e restare in quello stato di sospensione per tempi lunghissimi. C’è davvero qualcosa di nuovo sotto il sole? Nello stesso modo possono ricomparire erbe che non si vedevano da centinaia di anni. Facciamo fatica a comprendere questa visione perché la nostra mente è allineata in modo sequenziale, lineare, e non globale, sintetico e olistico: se tutto fa parte di una realtà una, unica, allora già in essa esiste tutto, per cui nulla si crea e nulla si distrugge ma è sempre una trasformazione di quello che già c’è oppure un suo riapparire agli occhi di chi, come noi, è racchiuso in un suo cronotopo, in uno spazio-tempo parcellizzato, che non gli permette di comprendere tutta la realtà in modo simultaneo, a meno che non si ponga all’atto di osservazione come denominatore parte del numeratore, accettando e sperimentando la sua peculiarità, la sua differenziazione come parte del numeratore. Il numeratore può essere sempre e soltanto il numero 1.Oggi le malattie vengono trattate con lo stesso approccio dell’agricoltura intensiva: tutti i terreni vengono trattati allo stesso modo, trascurando le singole storie ambientali, utilizzando prodotti che continuano a violarne le caratteristiche naturali, frutto i secoli di storia ( anche i terreni possiedono un loro microbioma e microbiota ), continuamente perfusi da veleni e sementi geneticamente modificate in modo artificiale, snaturando quel prezioso equilibrio, che cercherà in ogni modo di tornare in uno stato ideale di omeostasi con tutti i mezzi, che ha accumulato nel corso della storia, a sua disposizione. La proliferazione delle infezioni negli esseri viventi è dovuta ad un collasso della biodiversità utile del microbioma e del microbiota, che partecipano da sempre e incessantemente al mantenimento dell’equilibrio in quel terreno che noi chiamiamo organismo, che non è fatto solo di corpo materico, ma anche di psiche. Quando c’è biodiversità in un ambiente, che sia una foresta, un terreno agricolo o il corpo di un essere vivente, c’è anche equilibrio, e di conseguenza, si possono manifestare i prodotti di uno squilibrio indotto con azioni che lo hanno minato: si evince in modo palese la continua confusione che si fa in medicina tra causa ed effetto, scambiando infezioni batteriche e virali, che sono un effetto di uno squilibrio, come causa agente di malattia. Più attuiamo azioni di soppressione sul microbiota e sul microbioma, su un aspetto singolo di manifestazione che noi consideriamo malattia staccata dall’intero complesso, più in realtà produciamo malattia, perché spingiamo in profondità qualcosa che avrebbe bisogno di manifestarsi per riposizionarsi in uno stato di equilibrio a causa di precedenti azioni. Non riusciamo a vedere nè” il capo, ne” la coda.

Le frequenze attivanti

imagesscogli3Ogni volta che osserviamo un’onda infrangersi contro uno scoglio, vediamo l’apparente aspetto immodificabile della dura roccia, come se niente potesse scalfirla. Eppure, secolo dopo secolo sarà lo scoglio ad essere plasmato dall’azione levigante delle onde, a volte leggere e sussurranti, a volte spumeggianti e vivaci, altre ancora tremendamente spaventose e fragorose. In ogni caso, le onde sono mosse dai venti, di diverse entità, direzioni e forza. Da cosa sono causati i venti? Cosa produce questi variabili respiri d’ aria? E’ il Sole, la nostra stella generatrice di vita, con la sua attività ed i suoi continui cicli. Abbiamo già quattro elementi: la roccia,che rappresenta la terra, il nostro corpo biologico, fisico, il sale alchemico; l’onda che si infrange ciclo dopo ciclo, che rappresenta l’acqua, la parte legata alle nostre emozioni, che tutto muovono (emozioni da anemòs, “ciò che muove”), la parte femminile del nostro Mercurio alchemico; i venti, che rappresentano l’elemento aria, assimilabile ai nostri pensieri, la parte maschile del Mercurio alchemico, Mercurio o Spirito, ed infine il Sole, il fuoco, stendardo della nostra coscienza, di quell’anima che custodisce la nostra scintilla divina, il Solfo alchemico. Sorge subito spontanea una riflessione, o almeno dovrebbe: la roccia (il corpo) si plasma per l’azione dell’acqua (le emozioni, che possono essere da lievi a potenti), che è mossa dai venti (i nostri pensieri) a loro volta creati dal Sole (il nostro livello di coscienza). Come mai il corpo si ammala? In realtà, la materia è inerte, è semplicemente modificata al variare delle frequenze che la ordinano, esattamente come le onde del mare la roccia. Curioso che anche un’ onda abbia la forma esatta di una frequenza, in questa immensa realtà olografica e frattalica. I pensieri possono alimentare gigantesche onde emotive, che si nutrono di continuo al rimuginìo incessante che vortica nella testa senza sosta, e sono determinati dal nostro livello di coscienza, che sa darvi una direzione utile e illuminata. Pensiamoci ogni volta che stiamo male: il nostro corpo è soltanto l’ultima parte di noi, esseri esistenti su molti livelli, ad esprimere quello che sta accadendo ai piani più alti.

Vania Nadia Franceschini

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