Criteri di selezione per gli effetti avversi

Mi sono imbattuta in uno scritto di alcuni anni fa, che avevo condiviso come post su Facebook, i cui contenuti sono interessanti e attuali. Lo riporto qua. Buona lettura.

Come sono valutate le correlazioni di danni in seguito ad immunizzazione, a vaccinazione? Come si stabiliscono i nessi causali? Su quali criteri?
Il post sarà un po’ lungo, ma penso sia importante leggere fino in fondo. Sappiamo che esistono due forme di farmacovigilanza, una passiva e una attiva.
Nel primo caso, si raccolgono segnalazioni fatte pervenire da medici e pazienti, mentre nel secondo vi è un monitoraggio attento che segue i pazienti post somministrazione, con raccolta dati. Inutile sottolineare le grandi differenze in numeri e percentuali, anche se poi l’interpretazione dei dati richiederebbe attenti studi. In Puglia qualche anno fa si sperimentò la forma attiva post vaccinale, che portò al riscontro di un aumento considerevole (4%) di effetti avversi gravi riportati. In rete trovate i riferimenti in merito.

La domanda principale è: quali criteri si usano per dire, a poche ore o giorni di distanza, nessuna correlazione?

Semplice: avete presente il detto ” fatta la legge, trovato l’inganno”? La legge viene scritta per favorire determinati interessi, ma noi lo scopriamo a posteriori, con i fatti, sempre se lo scopriamo.

Fatto il danno, trovato il criterio di correlazione.

Stessa cosa. Lo vediamo nei fatti, ma il criterio stabilito non dà attribuzione in modo corretto, mettendo davanti il ” lo dice la scienza” come un mantra religioso.

Ci siamo mai chiesti come proceda il criterio?

Come dice il mio dottore, “se dopo che ti sei dato una martellata si forma un ematoma, non correre a conclusioni affrettate, potrebbe benissimo trattarsi di un difetto della coagulazione che hai da sempre e che ha deciso di manifestarsi proprio nei minuti/ore successivi al contatto… gli esperti del martello le chiamano coincidenze”, vuoi vedere che il criterio di attribuzione viene deviato ad un bivio? Quale criterio? Il primo, il più logico: quello temporale. Al pari, quello di associazione: assunzione di farmaco o vaccino con l’evento, e attenzione, sia come evento unico che ripetuto ( l’assunzione continua di farmaci non ci esime da effetti avversi, in quanto vanno considerati nel medio e lungo termine). Qui avviene la prima manipolazione sulla sequenza logica: se ci può essere qualsiasi altra cosa, anche poco consistente, correlabile, anche filologicamente, si esclude il vaccino. Strano, vero? Criterio applicato pedissequamente per togliere più nessi possibili con le vaccinazioni ma calpestato con stivali di fango e rulli compressori nell’attribuire tutte le morti alla malattia Cov.

Ora, ringraziando un mio contatto, Valentina Di Chiaro, giro quanto mi ha inoltrato.

Copioincollo:”Stamattina mi chiedevo: ma da chi vengono valutati gli AEFI – Adverse Event Following Immunization – (le inculate post vaxc1n0 per capirci), e soprattutto come?
Bene, Google, se sai filtrare le balle, ti può dare delle soddisfazioni.
Cerco di spiegare brevemente ma nei commenti allegherò un link per approfondimenti, per chi fosse interessato.
Allora, la prima domanda è facile. A valutare gli AEFI è l’OMS. E non sarebbe così strano se non avesse enormi conflitti di interesse, ma non è questo il punto del post.
Il punto è il come.
Usano un algoritmo. Una serie di fasi e domande da verificare secondo un preciso ordine.
Fino a qualche anno fa si usava la valutazione della causalità secondo i Criteri di Brighton.
I termini di causalità erano molto semplici:
Molto probabile o Certezza,
Probabile,
Possibile,
Improbabile,
Non correlato,
Non classificabile.
Esaminiamo solo il secondo, perché il primo era associato solo a eventi di shock anafilattico.
Probabile. Riguardava eventi clinici con un rapporto temporale ragionevole con la somministrazione del vaxc1n0 e con una bassa probabilità di causalità da parte di una eventuale malattia concomitante o ad altri farmaci o droghe assunti.
In soldoni. Io inoculo e in un lasso di tempo accettabile (di solito un arco di pochi giorni) si verifica l’evento avverso. Preesiste una possibile causa che fino ad allora non aveva ancora provocato danni, ma che potrebbe per combinazione averli provocati proprio in quel momento, magari coadiuvata dalla somministrazione. Bene, in questo caso è Probabile che l’AEFI sia stata causata, almeno in parte, dal vaxc1no.
Nel 2010 le cose sono cambiate.
Dopo una serie di incontri, 40 esperti, di cui 19 con evidenti conflitto di interessi in quando rappresentanti del settore farmaceutico, decidono di mandare in pensione il Criterio di Brighton, che dava troppe seccature, e di riscrivere i criteri di valutazione della causalità.
Le categorie diventano:
Associazione causale coerente con l’immunizzazione, Indeterminata,
Associazione causale incoerente con l’immunizzazione,
Non classificabile.
Categorie molto ambigue, no? Riguardo la prima, quella con livello di causalità più ampio (anzi, direi l’unica con un tasso di causalità), secondo il manuale dell’AEFI, prima di rispondere alla domanda “Il vaxc1no ha causato l’evento segnalato?” occorre rispondere alla domanda “Il vaxc1no somministrato può causare quell’evento avverso?”. Solo se ci sono prove sulla popolazione che può causare quell’evento allora l’evento può essere associato alla somministrazione.
Ma se sul bugiardino non c’è scritto…
Questa clausola rende totalmente inutile la fase 4 della sperimentazione, quella che stiamo vivendo adesso, la vigilanza sull’effetto del farmaco sulla popolazione perché di fatto esclude in automatico tutti i nuovi possibili eventi avversi non ancora registrati.
Ma ora viene il bello.
La prassi è quella di cercare, per prima cosa, altre possibili cause di quell’evento e se ne esiste almeno una, l’AEFI viene classificato come “Inconsistente con l’associazione causale all’immunizzazione”. Un po’ come il ragionevole dubbio in tribunale, no? Se esiste la possibilità che il colpevole sia qualcun altro, allora l’imputato non può essere condannato.
Così il vaxc1no ne esce pulito praticamente sempre.
Questo per chi dice: “Va beh, ma tre morti su migliaia di vaxc1nati sono accettabili.”

ps.: il numero al posto delle lettere era un sistema, almeno agli inizi, per evitare blocchi e shadow ban su Facebook data la censura su certi argomenti

Commissione parlamentare sulla pandemia in Italia

Commissione parlamentare e domande giuste

Ogni tanto mi aggiorno sulla commissione parlamentare in ambito pandemia Covid con tutti i suoi spin off (che poi tanto off non sono) ma, vedete, non resto più meravigliata da quello che emerge: si può dire e fare di tutto, anche il peggio o ciò che è sempre stato ritenuto inaccettabile dall’opinione pubblica che, tanto, le coscienze e i relativi atti che dovrebbero seguirne, se fossero sveglie in chi deputato al suo ruolo istituzionale, sono paragonabili ad un elettroencefalogramma piatto: inesistenti, non pervenuti, frutto di un’evidente morte etica, morale e interiore. Chi detiene l’autorità ha la verità per avvallo ideologico/politico, non certo per evidenze dei fatti, e si sa che se i fatti non confermano la teoria, tanto peggio per i fatti.
L’ultima discussione in parlamento che ho seguito era relativa alla corruzione emersa sulla compravendita delle mascherine, un vero e proprio giro di speculazione monetaria su prodotti garantiti come buoni ma scoperti non conformi. Qualche procura si è mossa? Vado oltre. Sentendo argomentare da più parti, pro o contro, sulla gestione infausta delle mascherine, mi viene da sorridere: gli studi sull’inutilità delle mascherine alla trasmissione di virus e dei danni che possono causare nell’utilizzo su bambini, lavoratori e per più ore di fila dove sono? Eppur ci sono…
Discutere di creste milionarie, e forse anche di miliardi, è corretto, seppure sarebbe da valutare l’uso obbligatorio di uno strumento non indispensabile alla trasmissione virale: da dove nasce, e per mezzo di chi, l’imposizione?
Per me il discorso mascherine è il meno importante, ci sarebbe da approfondire altro, primo su tutto questo fatto: EMA, AIFA e l’istituto superiore di sanità sanno e hanno menzionato sui siti ufficiali che il vaccino ( vediamo se fb mi blocca come ai vecchi tempi) NON serve a prevenire il contagio. Janine Small, convocata in sede parlamentare europea in vece di Bourla, pertanto ha fatto da portavoce al CDA di Pfizer, ha chiaramente dichiarato che il vaccino non è stato preparato per prevenire il contagio e l’infezione ma i sintomi di malattia ( e anche qua ci sarebbe da dire, ma prendiamolo per buono, che le verità sono sempre mezze verità), quindi:

  • su quali basi scientifiche sono stati imposti gli obblighi a sanitari, insegnanti, forze dell’ordine e over 50, visto che il presupposto fondante di tali decreti e atti amministrativi era, di fatto, l’impedimento del contagio? Ricordo che in tanti hanno perso stipendio, contributi e anche il lavoro…
    Se già la premessa dei produttori era che i sieri non fossero stati preparati per impedire la diffusione virale, mi chiedo: i decisori hanno letto le schede tecniche dei prodotti, che erano lì a disposizione da subito? Chi ha forzato le leggi, pur essendo questi fatti noti?
    Chi ha permesso che sui media, dai giornali alle deliranti trasmissioni tevisive, si sbandierassero percentuali di immunità vicine al 100%, se il vaccino NON era stato testato e prodotto per questo scopo? Ricordate i titoloni dei giornali ” immunizza al 98%”? Poi 97, 95, 90, 88… fino ad arrivare all”immunizzazione negativa nel giro di un anno?
    E gli “esperti” presenti in ogni dove lo sapevano, visto che definirsi esperti dovrebbe essere garanzia di avere tutte le conoscenze utili in un dato ambito? Non so voi, ma io rammento altro uscito dalle bocche di questi esperti…
    Chiaro che le farmaceutiche non possono pensare di lavarsene le mani incolpando solo i politici: avrebbero potuto intervenire pubblicamente ad ogni abuso di potere perpetrato su falsi presupposti scienfifici, e non l’hanno fatto, anzi, in fase di sperimentazione hanno giocato su dati legati al contagio dei gruppi di sperimentatori tra vaccino e placebo facendoli passare da relativi ad assoluti, ma questo è un altro spin off.
    Poi, si sa che se ci sono azioni quotate in borsa…

Chi resterà con il cerino in mano?

Vania Nadia Franceschini

Placebo e sieri

È da un po’ che sento dire dalla bocca di qualche protagonista televisivo che non è vero che i sieri benedetti siano in sperimentazione, e che, in ogni caso, sono stati testati su sei, ben ( 6 ! ) miliardi di persone ( mi paiono tanti, ma strombazzano numeri così), per cui un tale esteso campione di testati che dovrebbero stare tutti zitti.

Fa inorridire la superficialità di tali affermazioni.

Intanto, i sei miliardi SONO stati la fase 3 di
sperimentazione, nel mentre dello studio. Sì, in quanto in scheda informativa o tecnica di Pfizer veniva menzionato quanto segue:

“Per confermare e verificare la sicurezza di Cominarty, il titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio deve fornire la relazione finale sullo studio clinico relativa allo studio C4591001 randomizzato, controllato verso placebo, in cieco per l’osservatore.” Dicembre2023

Quindi, si evince che sia in corso una raccolta di dati di una sperimentazione vera e propria, con una data di termine.

Infatti, è recente una notizia ANSA, del 24 Settembre 2021, da cui estrapolo la conferma, ma non solo:

“Rezza: i vaccinati con Reithera hanno l’esenzione dal green pass, ma chi ha avuto il placebo deve essere rivaccinato. È allo studio un provvedimento anche per gli altri vaccini sperimentali per sanare la posizione delle persone a cui sono stati somministrati”

Il “non solo” è racchiuso in un tacito quesito: se rivaccinano coloro che hanno preso il placebo, dove va a finire il gruppo di controllo per confrontare i dati? Si manda al macero ogni verifica, ogni dimostrazione scientifica in merito a effetti avversi, danni sia quantitativi che qualitativi, decessi e, quindi, rapporto autentico tra rischi e benefici dedotti dal riscontro reale dei fatti, su osservazione clinica.

Ma…

C’è un aspetto peggiore. Mi spiego.
Dire che testare su un campione di miliardi di persone equivalga ad aver raccolto sufficienti informazioni, non vuol proprio dire un bel niente.
Semplifico:

  • eventuali reazioni avverse e danni a breve termine sono compresi entro un certo limite di tempo, da subito, pochi minuti, a qualche giorno, settimana, fino un mese. Si sta sistematicamente boicottando la già insufficiente e limitata segnalazione passiva, che invece in fase sperimentale dovrebbe essere attiva
  • gli stessi a medio termine variano dal mese a diversi mesi, entro l’anno, e andrebbero seguiti sempre in segnalazione attiva
  • a lungo termine può essere necessario un periodo di anni, per cui si dovrebbero mantenere attivi controlli periodici tra le coorti

Capite bene che, togliendo gruppi di controllo, si azzera tutto, ogni possibile comparazione, e che le effettive reazioni, da quelle lievi/moderate a quelle gravi/croniche e con decessi, potranno in futuro essere attribuite a qualsivoglia causa, completamente scollegata al siero sperimentale.
È un modo che elimina automaticamente ogni prova versus.

Ma…

Ancora peggio è aver scambiato un controllo “orizzontale” per un controllo “verticale”, o di profondità. Non si può comprimere il tempo, in quanto è un valore longitudinale di sviluppo di fatti nelle e sulle quantità, non una quantità estensibile su un piano orizzontale fisso. Aumentare numericamente il gruppo a dismisura, con periodi di inizio delle dosi sfalsate nel tempo, non può dare risultati in periodi brevi e simultanei, se non fosse per l’enorme mole di dati da collocare e ordinare, ma, soprattutto, NON VUOL DIRE CHE SIA UNA VERIFICA POSITIVA SUL MEDIO E LUNGO PERIODO. Non si può eliminare, in un piano cartesiano, che ci permette di fare valutazioni, l’asse delle ascisse che rappresenta il tempo che scorre, o ridurne il parametro valutativo come fa comodo per ottenere l’esclusione di una mole di dati. In ogni caso, sul medio e lungo periodo è imperativo osservare le coorti NEI MESI E NEGLI ANNI A VENIRE, NON VUOL DIRE TUTTI INSIEME SUBITO, annullando i gruppi di controllo, in quanto se sul lungo termine dovessero verificarsi effetti gravi o danni irreversibili, tipo carcinogenesi o modifiche al genoma o qualsiasi cosa non immaginabile, vuol dire che saranno compromessi simultaneamente miliardi di esseri umani tutti in una volta.
Vale la pena rischiare tanto?

Non è finita, seguono altre domande:

  • a quante persone è stato somministrato il placebo?
  • quante persone girano con la falsa sicurezza di essere state vaccinate?
  • se viene rilasciato il lasciapassare anche a chi ha fatto il placebo, che differenza sostanziale c’è con chi non ha fatto il placebo?
  • perchè discriminare cittadini che non hanno fatto siero genico per scelta da chi è convinto di averlo fatto ma in realtà è nella medesima condizione dell’altro gruppo?
  • possiamo dire che il lasciapassare sia una reale misura di prevenzione sanitaria, visto che girano persone “placebizzate”, o una selezione tra chi ha fatto una scelta, a cui sono “concesse” libertà, e chi non l’ha fatta, togliendo diritti intoccabili?
  • su quali criteri stabiliscono le percentuali dei sierizzati, visto che si tratta di “uno studio randomizzato… in CIECO per l’osservatore?” Hanno forse la vista dell’uomo bionico o stanno fornendo i dati degli affluiti nelle HUB?
  • se c’è un gruppo con placebo, come fanno a sostenere che i dati confermano l’efficacia del prodotto? Come possono, se vengono raccolti male e stanno già studiando di eliminare il gruppo di controllo?
  • se i dati verranno raccolti per dicembre 2023, come fanno a stabilire l’efficacia adesso?
  • dicono che gli anticorpi svaniscono presto, che sono inefficaci, per cui insistono sulla terza dose. Su quali dati, che non hanno quelli del gruppo di controllo, che sono in cieco per l’osservatore?
  • la segnalazione passiva riporta tantissime reazioni avverse, fortemente sottostimate. Visto che chi ha fatto placebo non ne avrà avute, quale sarebbe la reale stima dei danni, se tutti ricevessero il prodotto?
  • visto che vogliono intervenire su chi ha assunto il placebo, ovvero sul gruppo di controllo, mi chiedo: avere una coorte esentata dal prodotto, seppure per pochi mesi, serve realmente per un controllo tra i gruppi, e in questo caso non dovrebbero interferire fino a dicembre 2023, o è utile per ridurre effetti avversi e danni e, con la complicità di una segnalazione passiva pessima e di medici e main stream omertosi, creare la percezione di minimo danno, se non innocuità, nelle persone sul prodotto?
  • su quali criteri viene deciso a chi destinare il placebo? Randomizzazione in senso assoluto o preceduto da selezioni non notificate al sistema sanitario, magari discriminanti per alcune categorie?

Non forzate risposte, se non ne avete. Piuttosto che rispondere con mantra imparati a memoria, restate fermi alle domande.

Vaccini e riflessioni

Un cosiddetto novax non nasce spontaneamente all’improvviso. Non cresce come i funghi sotto gli alberi. Viviamo in un mondo in cui il modello di istruzione principale è che i vaccini facciano bene sempre e vadano fatti. Siamo stati cresciuti tutti con questa convinzione, anche i novax. C’è chi non se ne fa un problema, c’è chi diventa un talebano fondamentalista, impedendo a sé stesso di valutare se la sua posizione sia poi esatta. Perché dico questo? Perché in realtà coloro che vengono etichettati come novax sono stati provax per tutta la vita, finché non è accaduto qualcosa come quello che potete leggere nel post che ho condiviso. Si tratta di persone convinte della bontà della profilassi vaccinale ma che hanno toccato sulla propria pelle, quella dei propri figli o di amici o conoscenti, cosa possano fare i vaccini esattamente come dei farmaci. Sono coloro che si sono trovati un muro di gomma di fronte alla negazione della correlazione tra vaccino ed effetto avverso, come se un livido nero intorno a un occhio In seguito a un pugno non dipendesse dal pugno. Assumendo qualsiasi farmaco che possa portare a reazioni di questo tipo, quasi tutti i medici ne sospenderebbero l’assunzione, ma se la reazione avviene dopo una vaccinazione, allora cala il dogma: non può essere vero perché il vaccino non causa effetti avversi, oppure uno su un milione. Io mi chiedo se parte della classe medica vada a leggersi il database americano che registra gli effetti avversi, i VAERS, oppure se sia a conoscenza che in Puglia è stato seguito di recente un progetto di segnalazione attiva, e non passiva, legato agli effetti che si presentano dopo una vaccinazione, che ha evidenziato ben 4 effetti avversi su 100 gravi. Mi chiedo se sappia che il modernissimo Giappone ha tolto ogni obbligo vaccinale, consigliando un’età più avanzata per chi volesse fare i vaccini ai bambini, abbattendo la percentuale di morti per SIDS, cosa che nel nostro paese viene liquidata all’autopsia come morte in culla a eziologia sconosciuta per arresto cardiocircolatorio ( in alcuni bugiardini delle vaccinazioni è descritto tra gli effetti avversi gravi l’ arresto cardiocircolatorio, come in alcuni è pure presente nell’elenco l’ autismo ma non ve lo dicono o meglio, non volete saperlo). Dunque tutti i giapponesi sono dei trogloditi che ci vogliono riportare al medioevo? Non è che in realtà siano più liberi dalla nostra incessante e violenta propaganda monodirezionale? Magari non subiscono tante interferenze da parte delle multinazionali del farmaco come noi, oppure sono più in grado di farvi fronte? Che abbiano fatto buon uso dell’osservazione, della rilevazione clinica come metodo scientifico passivo, visto che in scienza non esiste solo la sperimentazione indotta ma anche lo studio degli effetti? Come può essere fatta un’accurata statistica se alla base manca una altrettanto accurata rilevazione dei dati, impedita direttamente da chi dovrebbe realizzarla? Perché non deve valere per i vaccini attraverso un’attenta segnalazione e raccoglimento dati delle reazioni post vaccinazioni? Perché se, in seguito ad un vaccino, il bambino sviluppa un’encefalite e in seguito danni di tipo neurologico, non è possibile che sia stata la vaccinazione? Perché si deduce erroneamente che un’assenza di prove equivalga alla prova di un’assenza? Io non ho visto il pugno che ti hanno dato in un occhio per cui non può essere stato un pugno di cui tu mi parli, ma potrebbe essere altro, e anche se ci fosse stato il pugno, potrebbe essere altro comunque. Questo non è metodo scientifico: questo è metodo fazioso. Molte delle sindromi autistiche diagnosticate nei bambini iniziano così, è la stessa storia ripetuta da migliaia di famiglie: il bambino fa la vaccinazione, insorge in un tempo che va dall’immediato a pochi giorni febbre da cavallo, stato catatonico, insonnia, pianto inconsolabile e continuo, che genitori mai avevano notato prima nel bambino. C’è una grossa difficoltà a riprendersi da questo stato, ma quando passa la febbre, il bambino non parla più, non guarda più negli occhi, non ha più la stessa abilità motoria precedente, compaiono disturbi intestinali e poi c’è una variabilità di sintomi aggiuntivi. Il bambino era sano e stava bene, l’unica cosa che si è frapposta è stata la vaccinazione. Non si può nemmeno parlare di conflitto o dhs, per chi conosce le cinque leggi biologiche, sia perchè per molti di questi bambini e genitori la vaccinazione non costituiva alcun motivo di tensione conflittuale, per cui mancano i presupposti dell’ essere colti di sorpresa, in modo inaspettato e spropositato, senza poter condividere il proprio stato emotivo di shock e con un periodo di simpaticotonia intenso e più o meno lungo, sia perché molti di questi bambini hanno avuto delle reazioni entro una norma allo shock: non tutti i bambini iniziano a urlare e piangere disperatamente. I sintomi come quelli che ne derivano non possono dipendere da una inesistente simpaticotonia in termini di tempo, o ad altissima intensità ma di pochi minuti. La natura biologicamente non potrebbe mai apportare una sintomatologia così grave per l’attacco di una siringa così breve nel tempo, e la situazione accadrebbe anche per qualsiasi tipo di terapia intramuscolare, endovenosa, sottocutanea o intradermica, dovunque si usi un ago: la mia generazione sarebbe piena di autistici, che non è scampata a cure di mesi di penicilline con punture che ti facevano piangere ancora prima di iniziare, che piangevi tutte le volte mentre tentavi di scappare e ti tenevano per farla. Non oso immaginare una caduta dalla bicicletta cosa potrebbe comportare. Sarebbe semmai da valutare in modo intelligente quali effetti epigenetici possa scatenare una vaccinazione sull’ epigenoma ricevente, diverso in ogni individuo, sia nei termini di un antigene che richieda una risposta anticorpale ad un organismo piccolo, che ancora non ha sviluppato in modo maturo il sistema immunitario a risposta anticorpale ma usa prevalentemente quella cellulo-mediata, sia nei termini di tutte le sostanze contenute in un vaccino, che si tratti di metalli, di sostanze chimiche o di DNA ricombinante. Sarebbe necessario indagare gli effetti di una vaccinazione sul campo informativo biologico, nelle alterazioni che può provocare a livello di sistemi complessi, coesistenti in ciascun essere vivente. Altro aspetto fondamentale da valutare, è l’effetto del vaccino sul microbiota in formazione nei vari tessuti del piccolo, essendo direttamente implicato nella risposta immunitaria, nella formazione di un buon terreno costituzionale per il mantenimento di un’omeostasi, nelle interconnessioni con il sistema neuronale e nervoso ( sì, scrivo proprio neuronale perché nell’intestino tenue ci sono pacchettini di neuroni in quantità superiore rispetto a quelli del midollo spinale stesso), endocrino, biochimico e metabolico. In una stessa specie a noi cara, se prendo due larve, quella nutrita a miele diventerà un’ape operaia, l’altra nutrita a pappa reale diventerà Ape regina. Sono entrambe api, ma con funzioni e morfologie differenti. Un semplice alimento ha avuto un effetto epigenetico così potente. Visto che tutto quello che accade è l’interazione tra interno ed esterno e tra esterno ed interno, che tutto può avere azione epigenetica, un’impressione che viviamo, pensieri ed emozioni, l’aria che respiriamo in qualità e come respiriamo, Il cibo e tutto ciò che introduciamo nel nostro corpo come se fosse cibo, che sia per via naturalmente biologica come quella orale o innaturale e non contemplata in ambito di evoluzione spontanea, come quella per via parenterale, come si può, ingenuamente o in malafede, pensare che una vaccinazione non abbia un’azione di switch on/off a livello epigenetico? Come si può supporre con certezza che il DNA ricombinante presente in alcuni vaccini non vada ad interferire sull’ epigenoma del ricevente? Visto che si sta scoprendo sempre di più come virus e batteri apportino modifiche negli interventi, nelle azioni e negli effetti in un organismo in senso epigenetico, per cui in un CAMPO INFORMATIVO, cosa può comportare un’informazione fuori un tempo biologicamente sensato o nella fase sbagliata di una patologia o nella sua assenza? Cosa succede quando ci arriva un’informazione che non è il momento di avere, o nel momento sbagliato? Produrrà delle reazioni opportune? Prima di farvi le vaccinazioni, fatevi delle domande, e se arrivano risposte univoche e semplici e prive di dubbi, andate oltre e informatevi anche del lato B. Poi sarete liberi di fare la vostra scelta in-coscienza, qualsiasi essa sia.

Vaccini come informazioni

Sapete cosa mi viene da pensare? Si sta evidenziando come la vaccinazione non garantisca l’immunità permanente nei soggetti a cui è stata fatta, bambini in grande maggioranza. Secondo la quarta legge biologica sappiamo che virus e batteri entrano in gioco nei processi di attivazione/disattivazione della malattia attraverso caseificazione e ricostituzione tissutale. Si stanno sperimentando cure anticancro in cui è stato dimostrato che trattare le masse tumorali con batteri e virus delle malattie comuni ne fa regredire lo sviluppo, appunto verifica sperimentale della quarta legge. Abbiamo ben presente che l’intervento nelle fasi della malattia secondo la quarta legge biologica utilizza virus e batteri specifici per il tipo di patologia, che si attivano dal momento in cui è vissuta quella peculiare DHS o shock conflittuale. Teniamo anche presente, come un pezzo di un puzzle importantissimo, che tutto è una frequenza informativa, per cui virus e batteri rispondono in concomitanza e risonanza a questa frequenza, spiegazione per cui troviamo un determinato microrganismo anziché un altro. Facciamo un piccolo sforzo: cosa può succedere in un corpo in cui viene iniettato un antigene patogeno attenuato e comunque portatore dell’informazione di quella patologia? Può essere plausibile che si scateni il processo in senso inverso? Come considerare questo processo? Completo, supponendo che l’informazione dell’antigene possa sollecitare in qualche modo una DHS a livello psichico e attivare uno speciale programma biologico fuori tempo, o peggio, fuori luogo, o incompleto, visto che il bambino non ha vissuto lo shock conflittuale relativo alla patologia per cui è vaccinato? Cosa accade in un sistema quando si stimola l’informazione a livello biochimico e biologico mantenendo separata la psiche, luogo principale in cui la malattia ha origine? Può tutto questo dare inizio ad una separazione tra la patologia sul sistema più denso, quello materiale, e la psiche, in un certo senso dicotomizzando la nostra doppia natura? Può trattarsi del concetto espresso in omeopatia di soppressione dal piano fisico a quelli più profondi, costituiti dalla sfera emotiva e quella mentale, che coincidono con quanto definiamo “psiche” nella Nuova Medicina? Io sono sempre convinta che gli insegnamenti ermetici abbiano espresso molto bene un concetto universale: è sempre il sottile che comanda lo spesso, è l’energia che muove e direziona la struttura della materia. Un intervento che si fa su un sistema vivente sul piano materiale è un atto di forza e soppressione sul naturale dinamismo dell’energia, e non possiamo far altro che aspettarci una reazione uguale e contraria. In perfetta concomitanza e risonanza, con totale rispetto delle leggi di causa effetto, vibrazione o frequenza, ritmo, aspetto psichico, mentale ed emotivo, della realtà, corrispondenza o analogia, polarità e genere, possiamo stabilire una certa equazione:

PATOLOGIA : CORPO FISICO = CONFLITTO : PSICHE

Ogni intervento fatto in questa relazione su uno qualsiasi di questi fattori provocherà inevitabilmente uno sbilanciamento che richiederà il ripristino dell’omeostasi o dell’equilibrio.
Buone riflessioni a tutti.

V.F.

AUTISMO: dati invariati negli Stati Uniti ma un nuovo informatore denuncia errori volontari da parte dei CDC

Vaccini e dintorni

Il Nordic Cochrane Institute accusa l’EMA: ha manipolato gli studi di sicurezza del vaccino anti HPV

Sulle vaccinazioni e dintorni

Patologie autoimmuni: i vaccini le innescano

Regno Unito: migliaia di ragazze danneggiate dalla vaccinazione contro il papilloma virus [HPV]

Correlazione tra elevati livelli ematici di Mercurio e autoanticorpi cerebrali nei bambini autistici