Porgi l’altra guancia?

Ho un leggero senso di nausea, dato dell’ipocrisia. Che bella scoperta che la guerra sia sbagliata, che ci rimettano i soliti. Si dice che “i soliti”non c’entrino nulla, ma ho le mie riserve. Le situazioni esistono perchè sono complementari, almeno in un mondo fatto come questo. Ci sono i tiranni? Sì, ci sono, ma di fronte a loro, come complemento, c’è un gran numero, a volte immenso, di persone che hanno dato loro consenso, ubbidienza e appoggio. Se non si vuole il carnefice, non si deve essere vittime, ma è evidente che occorra un gran lavoro sull’individuo e il suo stato di coscienza per cambiare le cose e vederle espandersi in uno spazio collettivo, più ampio, che sia spontaneo e non l’esito di un atto di forza, traballante e fasullo. È da tanto che siamo in mano ai tiranni, quasi sempre legittimati dal consenso, e lo ottengono grazie all’inganno, ma… se c’è l’ingannatore è perchè c’è l’ingannato, che sia per imbecillità o per incoscienza, in ogni caso per una scelta disabile. È chiaro ed evidente che non avremo mai dei saggi al potere: il saggio, per questioni intrinseche e per conoscenza di questo mondo, lo evita come la peste, quindi ci troviamo a capo del mondo chi ci troviamo. Se uno ti fa un’offesa, “porgi l’altra guancia” vuol dire dare una possibilità diversa, alternativa, originale, inusuale, spiazzante: se ti si porge un attacco, anzichè rispondere reattivamente, agisci con qualcosa di nuovo, di diverso, su un altro piano, un gradino più in su. Poi, il resto sta a chi è rivolto l’invito, che può essere accettato o respinto, facendo entrare in gioco la sua natura. Porgere l’altra guancia è un atto di magia, di svolta, di trasformazione.

Per quanto? Per sempre?

No, se no si passa dall’essere saggi all’essere stupidi.
Se il terreno è buono, la trasformazione avviene, se no si passa oltre.

Dire che la guerra è sbagliata, al punto a cui siamo arrivati, non ha senso, perchè tradisce la completa incapacità di leggere i fatti, gli accadimenti e la storia. La guerra c’è, alimentata direttamente e indirettamente, e ci sarà sempre finché ci saranno vittime consenzienti. Ci sono, da ambo i lati, esseri indifferenti all’altra guancia, irrispettosi di tutto. Quindi, è ovvio che si vada avanti a guerre.

O si aggiunge alla presa il filo della messa a terra, o nulla cambia.

Vedere gli effetti e scambiarli per causa è il leit motiv mentale nelle teste globalizzate, nei ripetitori inseriti al posto della mente che sa pensare. Cercare di capire sarebbe già un primo passo, ma si vuole solo aver ragione.

Si usano bilance e misure opportunisticamente e ipocritamente diverse, e anche la guerra è occasione di palcoscenico. Che vuoto, che vuoti a perdere…

P.s
I bravi hanno esportato così tanta democrazia per gli altri che per loro non ve n’è più, l’hanno finita tutta.

Piante e carattere

In natura possiamo classificare le piante anche secondo dinamiche di empatia, considerando il modo in cui viene gestita l’interazione con l’uomo e non soltanto secondo canoni scientifici. In questo senso esistono quattro tipologie di piante:

  • quelle che vogliono la solitudine e sottolineano il loro desiderio attraverso La velenosità. Un esempio può essere la Digitale che è altamente tossica e con effetti collaterali pericolosi. Sono sicura che avrete pensato anche a piante di una certa fama, come la Belladonna, il Colchico, lo Stramonio…
  • quelle che si trovano in mezzo agli altri ma non esprimono voglia di comunicare, come la Gramigna che non ha intenzione di dialogare ma di infestare. Ho inevitabilmente pensato alla Robinia e all’Ailanto…
  • piante che non hanno l’intuizione del dialogo ma si donano e si lasciano lavorare in modo affabile, come tutta la categoria dei vegetali commestibili;
  • piante che non vivono a contatto con l’uomo ma che hanno sviluppato un innata capacità di dialogo interazione, modulando il loro intervento senza mostrare alcun tipo di resistenza come per esempio l’Aloe.

Qualche anno fa è esploso il boom riguardo all’Aloe, considerato la panacea di tutti i mali: mi ha sorpreso scoprire come fosse inclusa in un elenco di piante medicamentose, inciso su una tavola sumera di argilla datata intorno al 2000 avanti Cristo, trovato in Mesopotamia nella città di Nippur. Nefertiti e Cleopatra utilizzavano l’aloe nella loro routine di bellezza e Alessandro Magno la usò per curare le ferite dei suoi soldati reduci dalle battaglie sulla conquistata isola di Socotra, dove vi erano numerose piantagioni. Come sempre non c’è niente di nuovo sotto il sole .
Attribuita a Cristoforo Colombo è la frase seguente:
” Quattro vegetali sono indispensabili per il benessere dell’uomo: il frumento, la vite, l’olivo e l’aloe. Il primo lo nutre, il secondo gli rinfranca lo spirito, il terzo gli reca armonia, il quarto guarisce.”

È sorprendente come ogni Regno sia popolato da individui di natura con caratteristiche uniche e peculiari…

Libertà

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Lo dice la Costituzione. Per alcuni potrà sembrare confortante, per me no. Analizzando un po’ più da vicino questo concetto, mi appare chiaro l’appoggio della Costituzione alla società liberista in avvenire, in una sorta di squarcio visivo sulla realtà che si andava definendo di opposte ideologie comuniste e capitaliste. Alternativa?
“L’Italia è una Repubblica fondata sui diritti degli esseri umani alla vita, al benessere, alla preservazione e all’evoluzione migliorativa delle condizioni della nostra esistenza comune, sul piano individuale e su quello sociale, allo scopo di realizzare un’esistenza collettiva volta alle massime aspirazioni realizzabili, nel rispetto reciproco, nei confronti degli altri esseri viventi e dell’ambiente”.
L’unico lavoro che nobilita l’uomo e che rende liberi è quello scelto sulle proprie passioni e talenti personali, scevro da ogni sfruttamento.

La scritta all’entrata del campo di concentramento di Auschwitz è ben nota.
” Il lavoro rende liberi”

L’ostinazione

Sono veramente per la libera scelta, in un senso e nell’altro. Non lo dico per dire, crediamo di essere liberi e invece quasi tutti abbiamo una terribile paura della libertà perché non sappiamo gestirla. Chi afferma con sicurezza il contrario mente sapendo o non sapendo di farlo. La libertà quella vera è concessa a pochi esseri: sono quelli che se la prendono e basta e non danno fastidio al resto del mondo. La libertà è un diritto naturale. Proprio per questo per ogni scelta ci saranno delle conseguenze che ognuno dovrà assumersi responsabilmente. Spero soltanto resti tempo a sufficienza per la dimostrazione di certi fatti, non come troppo spesso succede per esempio a grandi personaggi di avere riscontri post mortem. Ogni discussione ultimamente si fa a colpi di studi pubblicati, anche se ci scommetto quello che volete che quasi tutti gli interlocutori non sanno nemmeno di cosa stanno parlando. Sapete cosa mi viene in mente? Le conversazioni fatte in ambito religioso a suon di versetti della Bibbia o di altri testi sacri religiosi al fine di dimostrare chi detiene la verità assoluta. La comunità scientifica non è una signora rintracciabile, che parla autorevolmente e che esiste in quanto tale, ma è composta da decine di migliaia gli scienziati sparsi in tutto il mondo, e gli scienziati sono esseri umani con tutti i pregi e i difetti del caso, incluse purtroppo le varie percentuali di corruttibilità. Chi stabilisce lo studio meritevole di pubblicazione oppure no? Chi è il filtro? Lo chiedo in quanto Horton stesso, direttore di The Lancet, prestigiosa rivista di pubblicazioni scientifiche, disse che più della metà delle ricerche scientifiche pubblicate sono da considerarsi inattendibili per una serie di ragioni, la più importante legata alla manipolazione dei dati. Chi chiama complottismo il conflitto di interessi in ambito di ricerca scientifica forse non ha riflettuto a sufficienza, forse non ha capito in che mondo si trova, perché non riesco a capire altre ragioni. Non capisco perché oscurare chi sostiene dei fatti quando la loro comprensione sarebbe a beneficio di tutti. Non capisco nemmeno questa voglia di fare la guerra per il puro gusto di farla mostrando incapacità ad una discussione sana. Ancora meno l’arroganza… non provo rabbia quando mi trovo risposte come quelle di troll e leoni da tastiera, quando si vede il prevenuto atteggiamento di chi crede di saperla lunga e di conoscere l’interlocutore, di chi discute per il gusto di discutere senza quella dimensione di profondità che dovrebbe avere la conoscenza, no, piuttosto la definirei amarezza. Non sono gli studi scientifici che danno le risposte definitive, siamo noi esseri umani a darle attraverso le nostre reazioni, le nostre esperienze e i fatti che accadono. Più e più volte sono state date verità scientifiche formato acciaio inox 18/10 che a distanza di anni sono state completamente ribaltate, e guai chi osava metterle in dubbio. Ricordo che ai tempi era la maggioranza a sostenere che la terra fosse piatta e un’estrema minoranza osteggiata e minacciata di scomunica a sostenerne e la sfericità. È sempre stata la minoranza ad aver cambiato i paradigmi del mondo. Fossimo in un’età dell’oro sarebbe il contrario. Mi rendo conto solo delle dell’estrema difficoltà a far passare concetti quando manca un reale background di tutte quelle conoscenze che vengono aprioristicamente scartate ma che sono fondamentali nella comprensione di come funzioniamo noi e di come funziona il mondo in tutte le sue scienze. Non ho idea di come si possa colmare questo gap, in quanto occorrono necessariamente anni di studio e di esperienza diretta, una mente sintetica ed intuitiva padrona rispetto a quella razionale ed analitica. Mi rendo altresì conto come in certi campi io stessa abbia dei gap da colmare e trovo questo fatto piacevole ed interessante perché vuol dire che ci sono settori di argomenti che devo ancora conoscere e studiare e sui quali posso soltanto esporre una limitata opinione. Credo che il primo passo sia quello di non considerare assoluto tutto ciò che in realtà è relativo. Il sostegno di qualsiasi assolutismo, in ogni ambito che coinvolga gli esseri umani, che sia teorico o pratico, porta in sè sempre il seme della violenza: il germe che si sviluppa è la mancanza di riconoscimento dell’esistenza di tutto ciò che sta alla polarità opposta, che esiste nonostante la persistente ostinazione nel non voler vedere e prendere in considerazione. Resteremo sempre essere incompiuti se non apporteremo dei cambiamenti…

Esistono due tipi di libertà: una è orizzontale, che libera DA. Costrizioni, coercizioni, impedimenti alla libertà di fare, il tutto limitato da regole. È quella che la maggioranza persegue, che confonde con una libertà superiore. Si trattano la compravendita o la cessione ( in ambo le direzioni) delle gabbie per le “mandrie” umane e del loro ampliamento, giusto che, almeno per un po’, non si vedano i confini delle nuove sbarre.

Poi vi è una libertà verticale, che ci rende liberi DI. È la libertà di essere, ma presuppone l’incontro con la natura della nostra autentica essenza, che non è certo quella della personalità, di una natura inferiore dedita alle brame, lontana dalla solarizzazione dell’Opera che siamo tenuti a compiere.

Natura dell’essenza.

Questa sconosciuta.

Ad ogni modo, si esce solo in verticale, puntando verso Nord.

Come si fa “politica” senza politica

Tutto ciò che determina l’organizzazione e la struttura della vita in ambito collettivo e sociale rientra nella definizione originale di politica: “Arte che attiene all’organizzazione, alla struttura di governo della città stato, della Polis”. Poi, nel corso del tempo, vuoi per un aumento di popolazione, vuoi per la nascita di forze di derivazione dalle classi sociali, per l’ampliarsi delle forme di mercato e commercio, per la capillarizzazione della scolarizzazione delle genti, per interessi nascenti rispetto ad altri consolidati e sempre più nelle mani di pochi potenti, alla fine per un’evoluzione di tutti i gruppi umani in un ambiente, ha preso piede la strutturazione in gruppi, organizzazioni, movimenti e partiti, bacino di fermentazione dell’accezione dispregiativa che si è trasformata in regola. Oggi in molti, di fronte alla parola politica, scappiamo a gambe levate, in quanto inevitabilmente identificata con la regola del marciume quotidiano, il cui olezzo ci ha reso insensibili. Ormai è tristemente noto che principi e i valori universali non siano fonti primarie di ispirazione della politica, che fino a qualche tempo fa seguiva comunque idealismi, definibili come sottocategorie di alcuni principi, aumentati per eccesso o diminuiti per difetto a seconda della propria visione del mondo, determinata da raggruppamenti di persone con i medesimi interessi. Non è mai un ideale a essere assolutamente giusto o sbagliato quanto il senso della misura ad esso applicato o meno, che porta a fanatismi e comportamenti dittatoriali, confusi con l’ideale di partenza, ma frutto di un mancato alchimista. Triste constatare come ci siano rimasti solo gli interessi (anche quelli bancari!), senza principi, nè valori e tantomeno ideali, interessi che non sono quelli della maggioranza dei cittadini del mondo, ma di una minoranza elitaria, che si guarda bene dal cedere potere, beni materiali e denaro. Non sia mai che i cittadini comuni facciano politica o ne siano in grado, scherziamo? Volete davvero che si dettino le regole di una buona organizzazione della vita comunitaria? Anche per quelli che (come me) si sentono nel mondo ma non del mondo, atti di politica operativa sono all’ordine del giorno: li compiamo con ogni scelta che si rifletta sulla comunità. Scegliere i prodotti da acquistare o meno, il cibo di cui ci nutriamo, le terapie mediche da seguire , la raccolta differenziata dei rifiuti, l’uso della moneta corrente per gli scambi, raccogliere gli escrementi dei nostri cani e via con lungo elenco, al pari della lista della spesa, sono atti politici, perché determinano gli effetti sulla micro e macro società in cui viviamo. Fa parte delle regole del gioco, anche quando non vi prendiamo parte decisionale attiva ma accettiamo passivamente dei comportamenti che riteniamo più consoni. Quando parliamo di consapevolezza, che precede, accompagna e segue ogni nostro atto, aspiriamo direttamente a un principio che ci spinge a seguire quel modello di comportamento. Se il principio è interiorizzato, l’azione sarà consapevole e produrrà politica, ma accadrà la stessa cosa se ogni gesto compiuto sarà un automatismo privo di riflessioni pulsanti la coscienza, nel senso che avrà sempre un effetto sulla collettività, ma si tratterà di azione vuota. Siamo sempre più di fronte ad insiemi di atti privi di contenuti valoriali. Esseri umani ripetitori, come vuoti a perdere, che credono di avere linee guida personali, quando si tratta di opinioni frutto di schemi preconfezionati, politicamente corretti in quanto già stabiliti. Chi pensa di pensieri propri? Sono pochissimi in grado di farlo, non stiamo a raccontarcela, si tratta di un altro argomento. Chi adotta pensieri differenti dal pretaporter del corretto pensare consumistico viene
fatto fuori in svariati modi, ma ce n’è uno su tutti che va di moda: si confonde l’opinione politica con il reato, sentendosi liberi di essere nel giusto, eliminando di fatto da ogni confronto chi non segue il diktat di pensiero pre formato, additandolo come se fosse realmente colpevole di azioni terribili, in realtà mai compiute, se non nella mente dell’inquisitore. Più la visione personale si discosta da una realtà effettiva, ma è opinione dissenziente, più sono evidenti la psicosi (non mi rendo conto che ci possa essere una realtà diversa da quella che vedo) e la nevrosi (mi rendo conto che la realtà è diversa, ma non mi piace, per cui la rifiuto), che ci portano alla separazione di un pensiero diverso, che nemmeno dovrebbe esistere. Non vi è reale integrazione delle differenze, ma un rifiuto. Non che l’integrazione sia un atto obbligatorio, intendiamoci bene: ognuno è libero di integrare quello che vuole e ritiene opportuno e necessario, un po’ meno lo è far fuori l’avversario semplicemente perché non la pensa allo stesso modo. Vivi e lascia vivere, o no?

Sapere, pensare, saper pensare

Sto dedicando la mia attenzione a quanto scritto in ” Filosofia della libertà” di Rudolf Steiner, e mi rendo conto quanto sia necessario essere sia preparati che pronti per certi concetti, per comprenderne ogni incesellatura in relazione a precedenti insegnamenti, specialmente di altri maestri. Fondamentale l’attività del saper pensare, mi verrebbe da dire dell’igiene del saper pensare ( trovo molte somiglianze con le saggezze dell’insegnamento di Bruno Grõning).
Crediamo di pensare, in realtà facciamo infruttuoso uso della memoria, che è l’archivio del già pensato, ed già stato pensato tutto il pensabile, nulla di nuovo sotto il sole.
Ricordare è riportare al cuore: il dimenticato è diventato organico, stradigerito, seppure vitale. Ecco che, nonostante ci si trovi di fronte a un procedimento complesso, che segue le leggi del “vivente”, si tratta di riportare alla coscienza ciò che è stato depositato.

Nessuno è libero se non agisce secondo volere, se non sa davvero ciò che vuole. Mi è venuto in mente il dialogo, il primo, che in Matrix Neo, Morfeo e Trinity scambiano con il Merovingio:
“Tu sai perché siamo qui?”
“Sono un trafficante di informazioni: so tutto quello che serve conoscere. Il punto, semmai, è… voi lo sapete perché vi trovate qui?”
“Stiamo cercando il fabbricante di chiavi.”
“Ah già, è vero, sì… il fabbricante di chiavi, certo… ma… questa non è la ragione, non è il perchè. Il fabbricante di chiavi, per sua stessa natura, è un mezzo, non è certamente un fine, per cui cercare lui equivale cercare un mezzo per fare… cosa?”
“Tu hai la risposta a questa domanda.”
“Ma voi l’avete? Credete di averla ma non è così. Voi siete qui perchè siete stati mandati qui, vi è stato detto di venire qui e avete ubbidito.” Come sostiene Bruno Gröning, “Saggezza di Vita di Bruno Groening:

” Molte persone credono di poter pensare chiaramente con la loro testa, di sentire chiaramente. Sono solo tutti in un delirio.”

Ci sono deliri personali e deliri di gruppo, che sono il prodotto della distanza tra il reale e il percepito come tale, tra il vero e il fantastico, tra l’essenza e la sua interpretazione frutto del filtro che si frappone nel processo di lettura del fenomeno, che non è quasi mai pura lettura. Tutto viene filtrato da occhiali che alterano il reale, adeguati e tarati sulle nostre cognizioni limitate e limitanti, sui nostri bias cognitivi.

Andando oltre, per Bruno Gröning noi crediamo di pensare, ma non lo facciamo, piuttosto ci limitiamo a selezionare e accettare i pensieri che già esistono, come agglomerati energetici esistenti, che siano buoni o cattivi, utili o dannosi. In chiave analogica, visto che si attribuisce la funzione del pensare all’attività cerebrale, sappiamo che il cervello ha segnatura lunare ( Luna crescente), pertanto argentina funzione di specchio riflettente, ovvero la mente cerebrale riflette ciò che passa davanti. Che il libero arbitrio consista nella scelta dei pensieri che accogliamo? Viene in mente il celebre passaggio del Cristo:”Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.” Quindi, i pensieri alla sorgente richiedono necessario “taglio”, di netto, se portano alla natura inferiore, e nel contempo occorre pulire percezione (l’occhio che fa inciampare) e l’azione che ne consegue ( la mano). La Luna governa cabalisticamente Yesod, la sfera dell’astrale, che tutto riflette. Quale la soluzione? Occorre irradiare, funzione solare, cardiaca, del Logos Cristico, della sfera Tiphareth, sorgente del vero pensiero. Lì si dovrebbe giungere e, se ancora vi è incertezza e mancanza di solarizzazione del corpo mercuriale, di ignificazione, occorre ispirarsi a chi è solarizzato, fintanto che un lume, come un bacio, accenda un altro lume.

Vivente o non vivente?

Un assunto in biologia e medicina dice che un virus muta in varianti sempre meno pericolose ma più contagiose perchè non vuole morire, pertanto non è consono, per continuare la sua stessa sopravvivenza, far morire il suo ospite.

Vivere e voler vivere.

Pensateci.

La sopravvivenza è un vero e proprio programma biologico dotato di senso, di scopo.

È necessaria un’infinitesima coscienza di specie, di senzienza di essere un vivente per lottare per la propria sopravvivenza.

Pensate: cos’è un virus?
Un vivente?

No!

Non respira, per cui non è dotato di spirito vivente, non si nutre, non elimina prodotti metabolici perchè non ha metabolismo, non si riproduce.

È un insieme di amminoacidi avvolti da una membrana.

Come alcune pagine di un libro chiuse in una scatola.

Come potrebbe dunque avere coscienza di sè e della propria sopravvivenza?

Chi ha bisogno di chi?

Un essere VIVENTE o un NON vivente? Come può chi non è vivo aver bisogno di fare le cose di un vivo?

Siamo NOI viventi che abbiamo bisogno di un’informazione sensata per proseguire un cammino, risolvere un problema, migliorare una funzione, superare una malattia, non il contrario.

Atomi di silicio non hanno lo scopo di diventare vetro, è chi ha bisogno del vetro che li usa perchè si trovano nella sabbia.

Quindi, perchè i virus si attenuano fino a sparire, in caso di pandemie?

Vi ricordate la spagnola?

Perchè l’umanità è riuscita a fare il vetro, ha superato una fase di evoluzione a fronte di un programma biologico sensato.

Nelle epidemie vale la stessa cosa per le popolazioni più circoscritte.

In natura, ovvio.

Poi, ci sono i conflitti scatenati artificialmente grazie a metodi di ingegneria sociale.

Per creare una pandemia, è necessario un conflitto di massa.

Interessante, vero?

Coscienza nella materia

Visione materialistica: la coscienza si evolve con l’evolvere della specie: la materia e il suo cambiare producono coscienza.

Visione olistica: la coscienza si evolve nella specie.

Cambia una lettera di una preposizione articolata. Coscienza D-ella specie, coscienza N-ella specie. In un caso la materia produce coscienza e la domina, relegandola come prodotto ed effetto, eliminando una progettazione, invertendo causa ed effetto; nell’altro la coscienza è ed esiste e si evolve nella materia, nelle specie dei regni di natura, che diventano il suo carrier, il mezzo, lo strumento per questa finalità, esso stesso progetto, contenitore potenziale di tutto ciò che c’è e che, nel cammino di pochi secondi o di eoni, si slatentizza attraverso processi di apprendimento intelligente ed evoluzione. Se la coscienza è la luna piena che riflette al massimo della magnitudo possibile, il dito è l’essere incarnato in un regno di natura che porta all’attenzione (“a-te”n z io ne = A te, in: dentro, io= individuale, ne= di, specificazione) il singolo processo slatentizzato all’interno di quella manifestazione materica specificata. La specie ha quindi la sua coscienza generica di gruppo, la coscienza individuale del singolo che fa esperienza unica e la coscienza del Sè che tornerà da dove è provenuta, ma con un’ottava diversa, informata, esattamente come la pianta ritorna al seme da cui è nata senza sapere chi e cosa sarebbe stata nella sua espressione e, soprattutto, nella sua esperienza. La coscienza porta il progetto intelligente, la materia porta alla coscienza la sua esperienza. Come la linea è un punto che inizia a camminare e va a farsi un viaggio, arricchendo lungo il tragitto le sue forme, così un essere vivente, che sia una pianta, animale o uomo, è la linea che si sviluppa dal suo seme. Li vedete i frattali? Vedete l’ alto come il basso? Come progetto e progettista, osservato e osservatore siano la medesima cosa?

Sulla scienza

La scienza è bella cosa, ma non è una novità. Cerca di scoprire ciò che si avvicina alla maggior approssimazione di una verità, nell’attesa che la seguente inevitabile falsificazione ne ritocchi conclusioni precedenti imprecise o sbagliate. Solo in questo ambito, in quanto un 100% di precisione non è mai esistito. Ovvio: in vitro e in vivo si hanno diversi fattori differenti: in vivo non vi è sperimentatore che possa impostare parametri scontati negli esiti, tralasciando le personali estrapolazioni e interpretazioni dei risultati, in quanto si devono fare i conti con la molteplicità espressa in natura.

La scienza ha scoperto delle leggi. Vero.
Pensate al terzo principio della dinamica:
“Ad ogni azione corrisponde reazione uguale e contraria”.
Sicuri di non averla già sentita?

“Chi colpirà di spada, morirà di spada”
Fonte: Gesù Cristo

“Chi semina vento, raccoglie tempesta”
Fonte: la saggezza popolare nei proverbi

“Legge del karma”
Fonte: Upanisad

Pensate alla parabola del seminatore quanto era avanti: lo sperimentatore gettava il seme sapendo già che il risultato sarebbe dipeso dal terreno ricevente, il “fattore in vivo”, e che non aveva senso raggruppare i risultati per un’applicazione generale, in quanto il risultato era unico e individuale, legato alla manifestazione della molteplicità, che oggi tanto si vorrebbe livellare per facilitare il controllo.

“In chimica la legge della conservazione della massa o legge di Lavoisier è una legge ponderale ed enuncia che: in una reazione chimica,che avviene in un circuito chiuso, la somma delle masse dei reagenti è uguale alla somma delle masse dei prodotti.”

“Non c’è niente di nuovo sotto il sole”
Fonte: Ecclesiaste

“Scoprire l’acqua calda”
Fonte: il vile volgo

“A chi ha, sarà dato, a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha.”
Fonte: Gesù Cristo, in un perfetto esempio analogico della legge di conservazione della massa.

Credete nella scienza.
No. Non è religione.
La scienza può solo confermare il buonsenso di ciò che esiste già a chi è in grado di coglierlo.

Cura biologica e cura sintetica

Comunicazione

parte 2

Come comunica un “sistema operativo biologico” all’interno di se stesso?

Grazie a un’efficiente rete di comunicazione agente su più piani di un sistema complesso. Sono coinvolti ormoni, neuropeptidi, impulsi elettrici, sistema nervoso e una rete innestata da miliardi di micorganismi con una loro funzione e composizione variabile per ogni tessuto del corpo. In questi ultimi anni ha avuto particolare rilevanza l’insieme di studi e ricerche sul microbiota.

Che cosa si intende per microbiota? Tutti i microrganismi dell’intestino, in parte autoctoni e in parte di origine ambientale, fanno parte del cosiddetto microbiota, ovvero l’insieme di tutti i microbi che abitano dentro e sulla superficie del nostro corpo: il loro numero è pari a 10 volte quello delle nostre cellule, che sono circa 10 mila miliardi.”

Abbiamo in corpo più microbi e geni microbici che cellule e DNA cellulare, ma dobbiamo comunque tenere presente che anche il microbiota è soggetto ad un campo informativo, ed è espressione di un piano causale, non causa prima.

https://microbioma.it/neuroscienze/asse-intestino-cervello-una-review-per-capire-a-che-punto-siamo-arrivati/

https://microbioma.it/gastroenterologia/ricercatori-usa-scoprono-nuova-forma-di-comunicazione-tra-batteri-e-pareti-intestinali/

Facciamo un esempio, il più diretto: la parola. In comunicazione abbiamo un emittente, che formula e comunica il messaggio, un ricevente, il destinatario del messaggio, e l’effetto del messaggio sul campo informativo, che comprende la reazione psichica. Il messaggio in sé può essere considerato ammalante o non ammalante soltanto in base alla reazione del ricevente, al risultato tra il suo terreno fisico, chimico, biologico, psichico e la natura del messaggio. Su un piano fisico, tra il suo campo di equilibrio informativo e la frequenza interferente. Su un terreno/campo neutrale, non accade niente, ma se il soggetto è polarizzato. in disequilibrio, si sviluppa la malattia e le fasi iper/ipo funzionali di simpaticotonia e vagotonia.

https://microbioma.it/gastroenterologia/ricercatori-usa-scoprono-nuova-forma-di-comunicazione-tra-batteri-e-pareti-intestinali/

Altra comunicazione avviene poi a livello di sistema immunitario. Vedete, non si può imbrogliare più di tanto un sistema immunitario. Noi siamo un impasto di spirito, psiche e materia (corpo), che è l’ultima istanza degli altri due, pur avendo medesima significanza. Se entriamo in contatto con un virus, entriamo in contatto con un’informazione codificata, che avrà una Re/azione, una risPOSTA ( solo per te, individuale). È necessario essere pERvasi dall’informazione, al fine di una veRA risposta, Autentica. Si cREa un intERazione tra GENetica e ambiente, per cui epiGENetica ( la metà femminile è etica perchè preserva la memoria, riflette il sole come la luna, l’argento che pREcede l’oro. Fantastiche le parole!). Se si pensa alle IG, immunoglobuline, cosa sono? Anti-corpi. Sì, ma contro quali corpi? Quelli che si materializzano sotto la condensazione di una frequenza informativa a noi risonante, assonante o dissonante, per cui potremmo essere refrattari, indifferenti, o reattivi considerando inclusiva o straniera al sistema un’informazione/antigene. Una IgA blocca fuori dal circolo sanguigno l’antigene: l’informazione non appartiene all’anima, radicata nel sangue, ma viene lasciata fuori da quel sistema chiuso. Nello stesso tempo, si offre una risposta REattiva all’informazione, che sia in entrata (esogena) o in uscita (endogena, come prodotto del nostro scarto cellulare). Le IgA concorrono alla naturale immunità di gregge. I pazienti che non hanno sintomi o ne hanno pochi sono il vero vaccino vivente.

Nell’antichità il concetto di spirito era spesso associato alla capacità di dare forma e vita alla materia: si pensava a qualcosa di invisibile in grado di dare vita alla materia. Oggi la scienza per vie diverse è arrivata alle medesime conclusioni: alla base di ogni forma di vita organica c’è un’informazione che ordina ogni singola molecola. Fino a poco tempo fa gli scienziati pensavano che tutte le informazioni fossero contenute nel DNA, ma sì è poi scoperto che il DNA è paragonabile ad un hardware che risponde ad un software che sta oltre: veri e propri suoni, o frequenze, che coordinano ogni singolo atomo. Le vibrazioni sono veicoli di informazioni e si propagano nello spazio attraverso un campo: l”informazione ordina le cellule e dà origine alla vita, quindi la biologia degli esseri è meravigliosamente organizzata attraverso il campo informativo da suoni o frequenze. Il dottor Biava ha scoperto che sottoponendo embrioni a cancerogeni prima dell’ organogenesi, non vi è alcuna formazione di tumore nella prole, mentre facendo la stessa pratica dopo la formazione degli organi, si riescono a indurre neoplasie. Perché prima no e dopo sì? Prima dell’ organogenesi ci sono vari stadi di differenziazione cellulare, che danno origine ai foglietti embrionali. Le prime cellule staminali precedenti a qualsiasi differenziazione sono totipotenti, possono cioè diventare qualsiasi cellula. In una fase successiva diventano pluripotenti e poi multipotenti, per passare ad assumere le differenziazioni dei tessuti dei vari organi: 252 cellule di base si moltiplicheranno miliardi di volte. Queste differenziazioni avvengono attraverso processi epigenetici: geneticamente una cellula del fegato o cardiaca o neurologica sono uguali e la loro diversità dipende da ciò che viene spento o acceso epigeneticamente. Si può dire che il DNA sia l’orchestra che esegue e l’epigenetica il direttore d’orchestra che dirige. Biava ha studiato i fattori di differenziazione delle cellule staminali per scoprire che queste, utilizzate sui tumori, lo fanno regredire a cellule normali o ne stimolano l’apoptosi. I tumori sono cellule staminali alterate; in poche parole il dottor Biava sostiene che vada ripristinata la corretta informazione a livello cellulare. Una cellula si altera dal momento in cui riceve un’informazione epigenetica che accende (esprime) o spegne (non esprime) alcuni geni, Una riflessione: chi o che cosa costituisce e induce l’informazione frequenziale che epigeneticamente accende o spegne i geni? Attraverso quali mediatori di tipo chimico, biochimico, bioelettrico, biomagnetico, frequenziale avvengono questi passaggi? Cosa può interferire in questi meccanismi nei normali processi biologici? Può uno stato di coscienza di un essere, visionando questi come un frattale in cui il piccolo riproduce il grande, interferire sullo stato di coscienza cellulare? Può questo stato di coscienza cellulare alterato esprimere un tentativo di tornare all’origine di totipotenza (cancro) ma non riuscirvi totalmente perché privo di soluzione (non c’è via d’uscita, pertanto è preferibile tornare alle origini dove tutto può essere ma nello stesso tempo si presenta un’alterazione in questo stesso stato in. quanto… il resto è analogamente deducibile)? Le considerazioni di questo video sono veramente interessanti.

https://youtu.be/HuDNVLsZhT8

Noi siano una macchina assorbente di informazioni genomiche da sempre, dalla nostra origine su questa terra. Nell’aria c’è un quantitativo di virus pari a 10 elevato alla trentesima potenza, e così nell’acqua e nella terra. Assorbiamo e scambiamo virus continuamente anche attraverso la pelle, non solo con la respirazione o con gli altri orifizi. Dobbiamo stare attenti a dire che si tratti di un nuovo virus, è molto più probabile che si tratti di qualcosa che è sempre esistito e che abbiamo scoperto soltanto ora. Qualcuno ha mai mappato questo infinito numero di virus presenti sulla terra? Certo che no! Facciamo parte da sempre dallo stesso sostrato virale, che non è nient’altro che la componente materiale proteica grazie alla quale può avvenire lo scambio epigenomico tra noi e l’ambiente, fattore fondamentale di adattamento alle continue modifiche della vita sul nostro pianeta. I virus sono fondamentali per l’adattamento della vita: senza di loro, questo non potrebbe accadere. “Abbiamo osservato 8000 persone in salute, senza cioè sintomi di malattia infettiva, asintomatici, e abbiamo fatto analisi genomica sui circa 200 virus che sono maggiormente noti. Cosa abbiamo scoperto? Nel flusso sanguigno di queste persone, totalmente in salute, quindi asintomatiche, con uno storico con assenza di malattia,… e quindi con assenza di anticorpi rispetto ai virus esaminati, abbiamo trovato 42 virus, anche in quantità straordinariamente grandi, incluso l’ HIV, l’epatite B, C e diversi virus influenzali, IN POPOLAZIONE ASINTOMATICA”. Fate una riflessione, perché questa è scienza, non è fazioso consenso con scopo di interesse. Tutti questi virus, come anche altri microrganismi, esistono all’interno di noi da sempre, eppure non ne siamo malati, anche se a volte può svilupparsi una deficienza autoimmune, che in realtà è il prodotto di un equilibrio omeostatico saltato, dipendente dal “terreno”, dalla situazione di base della persona, comprendente più livelli di interazione biologica, psicologica, biochimica e fisica. L’interno del corpo umano è pieno di virus e batteri, di funghi e parassiti. Esistono decine di migliaia di differenti tipi di microorganismi, così come li chiamiamo in generale, e non si può dire di aver fatto un buon lavoro di conoscenza su cosa siano il microbiota e il microbioma e di come questi possano mantenerci in salute. Continuiamo considerarli come un nemico e a combatterli, incapaci di pensare che se la natura si è stabilita in questo modo da sempre, un motivo ci sarà, e a noi sta capirne i meccanismi di funzionamento e le chiavi per il mantenimento di questo equilibrio fondamentale alla vita. Secondo alcune ricerche recenti, è stato scoperto che il cittadino medio americano ha nel proprio intestino soltanto il 10% di microrganismi necessari allo stato di buona salute. Quindi, siamo davvero sani? Come si può vivere con un 90% di immunodeficienza all’interno di un organismo, dato da leggere nella media? Come gli interventi fatti con la forza sull’ambiente microbiomico hanno causato squilibri ancora più difficili da mantenere?

Quando c’è uno sbilanciamento in campo agricolo, l’erba cresce velocemente: possiamo notarlo anche in giardino, dopo che abbiamo ripetutamente tagliato l’erba e osserviamo cosa ricresce e come ricresce. Questo è anche un principio della fisica classica: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, e gli organismi viventi, che erroneamente vengono considerati solo in ambito biologico, sottostanno come sistemi complessi anche al campo fisico. Ciò che compare in un terreno come un campo agricolo o un giardino, che prima non cresceva, era già presente in modo latente nel terreno, e si è manifestato soltanto dopo interventi che ne hanno favorito o reso necessaria la sua comparsa. Lo sbilanciamento che si crea ne rende possibile la comparsa. La proliferazione di erbacce è la manifestazione di uno squilibrio della biodiversità, come analogamente la proliferazione delle infezioni su un organismo, che è il terreno. Come potrà definirsi in equilibrio un terreno ripetutamente inquinato da pesticidi? Come potrà definirsi in equilibrio un organismo continuamente inondato da farmaci, da veleni e agenti inquinanti? Ciò che compare, non sarà forse il tentativo di ripristinare l’equilibrio del sistema perturbato? Ci sono semi presenti nel terreno che potrebbero attivarsi e germogliare in qualsiasi momento, presenti da mesi, anni, decenni, secoli e migliaia di anni, lasciati lì da tutti i fiori e frutti di tutte le piante del mondo, che ne producono il numero incommensurabile da sempre. Lo stesso accadde con i micro organismi. Pensate un po’ alla capacità che hanno i batteri di sporalizzare: si strutturano in modo da raggiungere la massima resistenza a tutti gli agenti esogeni che potrebbero ucciderli, per poi riattivarsi in condizioni più favorevoli, e restare in quello stato di sospensione per tempi lunghissimi. C’è davvero qualcosa di nuovo sotto il sole? Nello stesso modo possono ricomparire erbe che non si vedevano da centinaia di anni. Facciamo fatica a comprendere questa visione perché la nostra mente è allineata in modo sequenziale, lineare, e non globale, sintetico e olistico: se tutto fa parte di una realtà una, unica, allora già in essa esiste tutto, per cui nulla si crea e nulla si distrugge ma è sempre una trasformazione di quello che già c’è oppure un suo riapparire agli occhi di chi, come noi, è racchiuso in un suo cronotopo, in uno spazio-tempo parcellizzato, che non gli permette di comprendere tutta la realtà in modo simultaneo, a meno che non si ponga all’atto di osservazione come denominatore parte del numeratore, accettando e sperimentando la sua peculiarità, la sua differenziazione come parte del numeratore. Il numeratore può essere sempre e soltanto il numero 1. Oggi le malattie vengono trattate con lo stesso approccio dell’agricoltura intensiva: tutti i terreni vengono trattati allo stesso modo, trascurando le singole storie ambientali, utilizzando prodotti che continuano a violarne le caratteristiche naturali, frutto i secoli di storia ( anche i terreni possiedono un loro microbioma e microbiota ), continuamente perfusi da veleni e sementi geneticamente modificate in modo artificiale, snaturando quel prezioso equilibrio, che cercherà in ogni modo di tornare in uno stato ideale di omeostasi con tutti i mezzi, che ha accumulato nel corso della storia, a sua disposizione. La proliferazione delle infezioni negli esseri viventi è dovuta ad un collasso della biodiversità utile del microbioma e del microbiota, che partecipano da sempre e incessantemente al mantenimento dell’equilibrio in quel terreno che noi chiamiamo organismo, che non è fatto solo di corpo materico, ma anche di psiche. Quando c’è biodiversità in un ambiente, che sia una foresta, un terreno agricolo o il corpo di un essere vivente, c’è anche equilibrio, e di conseguenza, si possono manifestare i prodotti di uno squilibrio indotto con azioni che lo hanno minato: si evince in modo palese la continua confusione che si fa in medicina tra causa ed effetto, scambiando infezioni batteriche e virali, che sono un effetto di uno squilibrio, come causa agente di malattia. Più attuiamo azioni di soppressione sul microbiota e sul microbioma, su un aspetto singolo di manifestazione che noi consideriamo malattia staccata dall’intero complesso, più in realtà produciamo malattia, perché spingiamo in profondità qualcosa che avrebbe bisogno di manifestarsi per riposizionarsi in uno stato di equilibrio a causa di precedenti azioni. Non riusciamo a vedere nè” il capo, ne” la coda.

La medicina di oggi non è in grado di comunicare all’interno di sè, tra le varie discipline, ormai in pieno riduzionismo specialistico, e al di fuori di sè, inglobando altre discipline e conoscenze fondamentali e indispensabili.