Sulla magia II

Ho già descritto la magia come una capacità interiore dell’uomo di focalizzare e fissare delle immagini sul piano mentale, per cui della possibilità di lavorare con la luce interiore. Ho anche aggiunto che il mago sia il “giusto di voce”, in grado di usare il suono, le parole, ovvero imprimere informazioni, vibrazioni e frequenze sul campo sottostante, che diventa campo informativo. Un campo informativo, come dice la stessa parola, è uno spazio che mette in forma ciò che si trova al suo stesso interno, sotto la sua influenza, ordinando l’aggregazione della materia su diverse densità. L’arte dell’immaginazione creativa richiede lavoro interiore, spinto da necessità e da desideri profondi del cuore e da una mente disciplinata, a sua volta particella della mente cosmica, della mente divina. Com’è possibile che, a fronte di un potere immaginativo potente, seppure in senso sottile, la realtà che ci circonda sia una manifestazione caotica, distruttiva e volta al male? Quale maghi stanno immaginando questa realtà? Come possiamo influire, seppure in minima parte, sugli accadimenti intorno a noi? La realtà è complessa ma abbiamo qualche risposta semplice: possiamo definirla tale, caotica e volta alle cose peggiori, in quanto siamo imboccati di immagini terribili ogni giorno, in continuazione, e le riflettiamo il più delle volte inconsapevolmente. Siamo immersi in un campo informativo che è un fluire continuo di brutte notizie. Quante volte abbiamo sentito dire che nelle ultime generazioni la capacita’ di mantenere l’attenzione sia diminuita drasticamente, specialmente con l’avvento del mondo digitale? Già gli schermi come la televisione, l’utilizzo di fotografie su riviste, libri e giornali hanno iniziato a intaccare il potere immaginativo naturale, e, con lo sviluppo delle tecnologie audiovisive attuali, si è abbattuta ancora di più la capacità di immaginare: ci sono persone per le quali è difficile leggere testi e libri privi di figure e la capacità immaginativa è proprio saper creare dentro di sè visivamente tutte quelle immagini che si producono attraverso la lettura, in modo spontaneo.

Chiaro che mi stia riferendo a un uso/consumo fuori misura delle immagini esterne, un abuso sproporzionato, e non posso negare che immagini e illustrazioni posseggano senz’altro di base un valore aggiunto, ma ora siamo ben oltre l’utilizzo necessario. Tutto intorno a noi scorre rapido, il contrario di uno stato favorevole alla focalizzazione centrata.

Sarebbe efficace creare fotografie interiori, che non necessitino di quelle esteriori, lasciandoci ispirare dalla natura vivente, ma dove immagini artificiali e preconfezionate inizino a sostituirsi con maggior frequenza a quelle focalizzate nella mente, allora questo “muscolo interiore”, questa funzione visiva, anche se mi rendo conto che la parola muscolo è limitante e nel contempo utile per la comprensione, si atrofizza. Un conto è preparare da mangiare utilizzando gli ingredienti, un altro è essere serviti con del cibo già pronto: non saremmo mai in grado di preparare dei piatti e non ne faremmo esperienza, non faremmo esperienza del mondo immaginativo. Ci autosabotiamo quotidianamente di un grande potere, quello di influenzare la realtà, fosse anche quella del nostro piccolo ambito, del nostro mondo sul quale possiamo agire. La comunicazione, nel corso degli anni, si è trasformata utilizzando immagini in sequenze sempre più rapide, ripetute e continue, un martellamento inibente le funzioni cognitive, che non dà tregua, non dà spazio all’interiore.

Una musica senza pause, una scittura senza punteggiatura: la vista resta inchiodata dalla rapidità, dai colori, dallo scorrimento veloce, l’udito da suoni analoghi, fastidiosi, rumorosi privi di armonia, che attirano l’attenzione, e la semplice capacità di riflettere viene meno, manca il tempo/pausa per interiorizzare a livello cosciente tutto ciò che viene mostrato. Si mangia senza i tempi per la digestione. L’attività di immaginazione interiore è stata sostituita da un prêt-à-porter esteriore in taglia unica, fatto e finito, servito in ogni momento, spostandoci dalla vista ( e udito) interiore a quello esteriore. A queste condizioni si può solo prendere visione di qualcosa che è già stato formato, o formattato. Da chi? Quali gli scopi? In questa situazione diventa perno fondamentale ogni attività di comunicazione, a cominciare dai mass media, che diffonda immagini e storie di realtà frutto di menti malate, criminali, psicotiche e, soprattutto, volte al male o a interessi di pochi soggetti. Siamo circondati continuamente da notizie e, ancora di più, da relative immagini di disgrazie quotidiane, di guerre, di corruzione di tutte le peggiori attività che possano essere compiute da essere umani privi di ogni minima connessione con la propria anima e con lo spirito vivente. Le notizie raccontate con la voce sono il suono, e torniamo al concetto di “giusto di voce”, ironicamente parlando, e le immagini sono il surrogato sostituto di ciò che dovrebbe essere la nostra attività interiore della vista, del nuovo, del buono, di ciò che è amabile e desiderabile per il bene nostro e comune. Dovrebbe sorgere spontanea una riflessione: questo potere, per esprimersi su un piano realizzativo e concreto in manifestazione, ha bisogno di informare l’energia di tanti esseri umani e renderla risonante: l’energia/pensiero viene magicamente sfruttata per scopi non nostri. C’è chi chiama tutto questo propaganda, chi eggregora, chi pendolo, chi magia nera…

Per il maggior numero di persone possibili tutte le informazioni verbali e non verbali costituite da immagini e suoni creano il campo informativo per la realizzazione di fatti su un piano operativo concreto e, affinché questo avvenga sempre di più su larga scala, è necessario mettere in risonanza, in stato di coerenza, più menti possibili, che possano far cadere, come la funzione d’onda, un progetto già fatto, costruito. Ci troviamo di fronte a qualcuno che agisce attivamente su molti esseri umani che sono in uno stato soltanto di ricezione passiva e diventano inconsapevolmente ripetitori di immagini e parole altrui, trasformandosi in diffusori e concretizzatori di pensieri non propri.

Questo dovrebbe farci comprendere quanto profondamente possiamo essere coinvolti nello svolgimento di eventi, anche se pensiamo e crediamo di non farne parte, di non averci messo mano, di non essere e di non considerare noi stessi in alcun modo responsabili. Come lo diventiamo? Semplicemente come scritto poco sopra: diventando dei ripetitori inconsapevoli di immagini e parole altrui, spesso pure gratis. Avete presente il detto “non importa che se ne parli bene o se ne parli male, l’importante è che se ne parli”?

E così che funziona: continuare a parlare e riparlare.

È così che non si crea alcuna realtà, che non si manifesta il nuovo.

Alla prossima.

Vania

Essere il sale della Terra

Ci viene insegnato, in ambito religioso, che Gesù abbia inchiodato la morte nel senso che l’abbia vinta per la prima volta, aprendo una strada, sconfiggendo qualcosa che nessuno mai era riuscito a fare.

  • Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». Giovanni 11:25-26

Entenglement? Campo informativo? Coscienze risonanti?

  • Credere è azione fondamentale: non si tratta di credulità, affabulazione o fatalismo, quanto di fede, di certezza provata e sentita
  • Un campo risonante crea un’unità coesa, armonia, unica voce formativa e formante. Se il Suo canto è Vita, chi si unisce al canto è vivo.
  • Chi appartiene alla stessa frequenza vibratoria è connesso simultaneamente al di là di tempo e spazio.

“E la gloria che tu hai dato a me io l’ho data a loro, perché siano uno come noi siamo uno” (Giovanni 17:22)

Gesù è il Figlio dell’Uomo, la faccia materiale della medaglia; il Cristo la scintilla del Padre, sostanza del Padre, il Suo seme che, morendo nella terra, origina il germoglio di una nuova vita. Esistono due realtà: una materiale, densa, di precipitazione in uno stato più condensato, quello dei corpi, in cui vige la dimenticanza del Sè, che possiamo identificare con “peccato”, proprio nel senso di caduta, di precipitazione in un sottomondo demiurgico saturnino, e uno più sottile, spirituale, rarefatto, in cui riemerge il ricordo, la natura dei Principi di cui siamo composti, l’origine solare/siderale dell’Uomo.

Di-MENTicare è funzione della mente, che viene resettata, cancellata, come in Luna nuova, ed è fondamentale assettarci su un asse verticale solare, per evitare di assorbire e riflettere ciò che luce non è, che proviene dai ladri della mente; ri-cORdare è azione del cuore, che ci permette il recupero della memoria cancellata, ma su un piano superiore, quello dell’oro solare.

“Il Figlio dell’Uomo è Signore del sabato” troviamo scritto in Luca, al rimprovero rivoltogli di aver lavorato di sabato, che era vietato dalla legge.

Questo in quanto Gesù l’uomo poteva infrangere le regole di Saturno, il demiurgico limite del libero arbitrio, e infatti il sabato è il giorno dedicato alla forza saturnina, mentre il Cristo le avrebbe annullate sempre attraverso la stessa forza del carceriere, sciogliendo o solvendo il corpo di materia, tornando in un corpo più sottile, rarefatto, spiritualizzato e luminoso.

Gesù ha avuto paura di essere stato scordato dal Padre, il Cristo in lui invece ha lasciato le faccende al suo corso, sapendo chi era, ponendosi sul circolo degli eventi, restando fermo nel mondo, sale fisso sulla croce della materia nel corpo, trasmutato nello spirito sale volatile, dimostrando che la morte non esiste, non è mai esistita se non all’interno del mondo limite del demiurgo e dello scorrere del tempo.

Il Figlio dell’Uomo, figlio solare in funzione antisaturnina, è caduto, precipitato nella materia, sottoposto a nascita e morte, nell’apparente separazione degli opposti, formatori di effetti, detti azioni/reazioni fuori gestione e controllo, che sono nutrimento continuo nel ciclo del karma, ma con una differenza: lui ha vissuto la realtà, la vita e gli opposti ponendosi un fine integrativo, positivo, agendo senza agire, ma di azioni frutto di una volontà allineata al divino, in divenire nell’umano.

Ha fatto morire il suo corpo per dimostrare che lo spirito continua a vivere, che mai èmorto, in quanto, al di là della materia, la morte non esiste.

Interessante questo passaggio di Paolo:

  • Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; d’altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne. Filippesi 1:23-24

Sciogliere è padroneggiare la legge di Saturno, aver varcato la soglia della materia per lo spirito vivente, trasformando il sale grezzo in sale volatile, facendo uso sapiente dei livelli di densità.

Voi siete il sale della terra”.

Stare tre giorni negli inferi è stato il passaggio, l’iniziazione del seme alla buia terra. Curioso che 3 giorni corrispondano a 72 ore, come i battiti perfetti del cuore, come i 72 nomi di Dio.

Il Cristo apre la strada alla vittoria SULLA PAURA DELLA MORTE, mostra l’ascesa dello spirito sull’asse verticale, evitando di girare a vuoto nelle spire del cerchio del tempo/serpente.

Quindi, c’è qualcosa di noi che può tornare alle sue origini.

Giovanni 14:12: “In verità, in verità vi dico: chi crede in me compirà anche le opere che io compio e ne compirà di maggiori, perché io vado al Padre”.

La gravità è stata la forza di caduta che ha fatto cadere i corpi nella materializzazione densa e pesante, e per questo soffre: più peso, più sofferenza; l’antigravità ci fa salire, rarefa i corpi che sfuggono alla forza gravità, e possono permettersi di formarsi su un piano più sottile, invisibile alla materia più densa. Altra dimensione, di cui Cristo è stato autentico Pontefice dell’era dei Pesci.

Ci sono altre testimonianze storiche e documentate di esseri speciali, che hanno ritrovato la via, divenendo ponti, appartenenti ad altre culture e vie spirituali o religiose, che verranno trattate sul blog in altri momenti.

Pensando a come uscire di qua, restando centrati, mi è venuto in mente il cestello lavatrice, giusto per usare il pensiero analogico.

La rotazione su se stessi, sul proprio centro, permette “l’entrata in” e “l’uscita da” la manifestazione, nel tempo, secondo lo spin rotatorio: in senso orario si entra, in senso antiorario si esce. Si può rallentare o accelerare, “prendendo la morte dal dietro o dal davanti”, ma questo mantiene l’equilibrio delle forze in gioco. La rotazione è legata all’asse verticale, mentre la rivoluzione all’asse orizzontale, al girare, lo scorrere degli eventi lungo il circolo. La rivoluzione della Terra intorno al Sole determina l’anno, le stagioni, i passaggi, i cambiamenti nel tempo, mentre la rotazione mette in risalto la dualità. Nuovi cieli e nuova terra ruoteranno con spin opposto rispetto ad ora.

L’essere ruota sul proprio asse, il divenire percorre il circolo/ciclo.

In lavatrice, tanto più la centrifuga va veloce, tanto più i panni restano attaccati sul “circolo”. Da tenere a mente questa parola, usata anche nelle tavole di Toth con un significato analogo.

Se la lavatrice si ferma, cadono sul fondo, non c’è movimento, non c’è tempo, non c’è anemos che muova. L’energia muove, si sa.

Se siamo nel centro, ruotiamo come la ruota di Lao Tsu:

Trenta raggi convergono sul mozzo,

ma è il foro centrale che rende utile la ruota.

Plasmiamo la creta per formare un recipiente

ma è il vuoto centrale che rende utile il recipiente.

Ritagliamo porte e finestre nelle pareti di una stanza:

sono queste aperture che rendono utile la stanza.

Perciò il pieno ha una sua funzione,

ma l’utilità essenziale appartiene al vuoto.

Sul circolo accadono gli eventi, orizzonte dopo orizzonte, e chi vive solo su questi, vive l’orizzontalità, è del mondo; vivere stando al centro della rotazione, secondo vibrazione che ci verticalizza, fa vivere nel mondo, ma non ne siamo proprietà. Siamo padroni del sabato, non apparteniamo al demiurgo, siamo altro. L’occhio del ciclone, lo stato di neutralità perfettamente centrato: la polarizzazione potrebbe essere fatale.

L’essenza è il centro, il divenire gli gira intorno.

Mi viene in mente anche la centrifuga biologica

La centrifuga da laboratorio è uno strumento utilizzato per accelerare la separazione tra corpi di diversa densità attraverso l’uso della forza, o meglio, dell’accelerazione centrifuga.

Questo processo è definito centrifugazione e si basa sul fenomeno della sedimentazione di un corpo solido ad alta densità mescolato ad un fluido a densità più bassa.

Si tratta dell’applicazione del principio di Archimede e della Legge di Stokes. La centrifugazione, sostanzialmente, mira ad aumentare l’accelerazione gravitazionale applicata alla sospensione presa in esame sostituendola con la forza centrifuga, una specifica forza che agisce su un corpo che si muove con moto circolare.

La centrifugazione permette alle molecole di separarsi in base alla loro densità e, quindi, al loro comportamento in relazione al campo gravitazionale.

Particelle con massa diversa sedimentano a velocità diversa.

Essere sottili per passare il filtro…

Un setaccio.

E’ chiaro cosa stia succedendo di questi tempi: siamo in centrifuga, e ci sono filtri che separeranno l’oro dal piombo, il sole da saturno, il giorno dalla notte, il grano dalla zizzania. Abbiamo bisogno di adattarci alla frequenza giusta per “sedimentare” un corpo nuovo, sottile, con una massa diversa.

C’è da lavorarci.

Passare da materia a massa è come passare da terra ad acqua, e se vogliamo che viva, dotato di energia, ad aria.

Per chi ha capito, questa è l’unica azione sensata da intraprendere ORA.

Alla prossima

Vania

PPP: Pubblicità, Promozione, Propaganda

Dai ricordi del 2022

P P P

Promozione
Pubblicità
Propaganga

La pubblicità è la promozione delle cose, la propaganda è la promozione delle idee. La prima modella il consumatore sui bisogni, veri o falsi che siano, la seconda modella la forma mentis delle genti. Prima di consumare beni e prodotti, è necessario che le menti considerino indispensabili le proposte dei mercanti, e ogni fine giustifica i mezzi. Di questi tempi, dati i mezzi messi in campo, i fini devono essere piuttosto imponenti, su scala globale. Perdere di vista l’autenticità dei nostri bisogni equivale a far saltare per aria ogni ponte che ci conduca verso la nostra vera natura, verso la nostra origine e verso la sorgente, rendendoci dei ” piccoli ruscelli senza fonte”.

Una condanna a solitaria morte prima di nascere.

Creare realtà su realtà manipolando la percezione toglie e allontana la verità, la sfigura, rendendola irriconoscibile ai più. Come? La percezione alterata dalla paura e dall’inganno crea sensazioni interiori, e il sentito è attività del mondo dell’anima, quindi è proprio questa il soggetto sotto attacco. L’autoinganno alimentato quotidianamente è come una droga, rendendo di fatto difficilissimo, salvo massicce cure di disintossicazione, pulizia, purificazione o calcinazione, a ognuno il termine che preferisce, lo svelamento della verità dalle realtà ritenute vere. “Il velo di maya” è ormai chiaro nei suoi signigicati.

La verità andrebbe svelata, non rivelata.

Sulla magia

Poter agire sugli elementi, le forze, gli eventi, le relazioni tra cose e persone… è ciò che viene in mente alla parola “magia”. Ci sono definizioni e disquisizioni in questo ambito, e cercando informazioni in rete in merito, si trovano quintali di luoghi comuni, che profilano il mago come il vecchio fattucchiere dai bianchi capelli scompigliati perso tra i suoi riti farneticanti, o come l’essere malvagio in combutta con entità in opposizione a certi ideali e dogmi, sia scientifici che religiosi.

Vorrei scrivere qualcosa in termini di “scienza” umanistica, poggiante su fenomeni fisici e metafisici, priva di alcun legame con illusionismo o gioco di prestigio.

La vita è la più grande e meravigliosa delle magie…

Passo subito all’argomento.

La magia può essere intesa come capacità di informare la luce, la luce dentro di noi, che poi si proietta nel mondo esteriore in quello che vediamo, esattamente, come la funzione di un proiettore. La magia non ha fondamento nel mondo di fantasia, nel fantasticare comune a tutti, quanto su una qualità differente: l’immaginazione. L’immaginazione è quella funzione mentale in grado di creare immagini interiori, precise, definite e mantenute per il tempo utile. Uno dei problemi che si incontrano sta nel fatto che scambiamo, come sinonimi di funzione e di operatività, l’immaginazione con la fantasia, seppure, come già anticipato, queste non siano la stessa cosa. Vediamo qualche differenza.

La fantasia è passiva, priva di struttura, di metodo, di controllo e di un io cosciente che osserva.

L’immaginazione è un processo di tipo attivo molto yang, si direbbe in Cina, durante il quale siamo in grado di focalizzare un’immagine dentro di noi e di mantenerla al punto tale che quello che riusciamo a immaginare, a focalizzare, a tenere fisso per un discreto tempo su quel piano mentale e visivo, si può trasferire come immagine attraverso un meccanismo di proiezione nel mondo esterno, nella realtà ordinaria, simultaneamente o a distanza di tempo. Questo può accadere perché l’immagine è già all’interno di noi, altrimenti non potrebbe esserci nessun comando, nessuna signoria sull’esterno. Vedere immagini interiori comporta un presupposto fondamentale: la presenza di luce, di luce sottile, interna, percepibile con i sensi sottili, con la vista interiore. Questa viene utilizzata per creare immagini, e al buio non si potrebbe, esattamente come accade nel mondo esterno. Senza concrezioni immaginative si mostrerebbero sul piano di realtà una serie incoerente di manifestazioni, frutto di un fantasticare più simile a un meccanicismo di un piano mentale fuori controllo, soggette alle leggi della fisica ordinaria per cui, ad ogni azione/manifestazione corrisponderebbe una reazione/contromanifestazione uguale e contraria. Mi ricorda tanto la figura dell’uomo meccanico, operativo soltanto su un asse orizzontale. Se tenessimo conto anche di un piano verticale, si potrebbe spaziare al di là delle dimensioni percepite dai sensi ordinari, che continuano a costituire un velo, una barriera, e si potrebbe accedere alla comprensione dell’atto dell’immaginazione creativa, l’unica che, in un ordine implicito usi la luce interiore. So che si tratta di un ambito spirituale, tuttavia fatti o aspetti spirituali sono anche fatti o aspetti fisici e metafisici: siamo in grado di creare, in senso potenzialmente immaginativo, qualcosa che esiste già su un piano che precede la manifestazione della stessa cosa, e questo è un atto di magia. Cosa serve al mago, esattamente? Sicuramente un grandissimo potere di concentrazione, di focalizzazione e nel contempo la quiete mentale: un insieme coesistente di onde cerebrali theta, tipiche di stati meditativi profondi, unite alle onde gamma, dall’alto potere di concentrazione, necessarie ad alti livelli di focalizzazione, di centratura extra-ordinaria. Più che “servirebbero”, queste onde sarebbero rilevate come conseguenti o meglio, concomitanti allo stato di coscienza dell’essere, del mago.

Il mago entra in un mondo in cui tutto esiste in uno stato di quiete, un serbatoio collettivo che in molti chiamerebbero inconscio: tutto ciò che esiste non è ancora stato portato al pelo dell’acqua, dentro il sè, pertanto un filo di coscienza permane sottile ma potente, in questo stato di quiete. Poi, arriva il momento in cui scocca l’atto, la scintilla immaginativa, tra spirito e materia sottile, attraverso il potere focalizzante, concentrante, supercosciente e attivo. La passività espressa, in modo femminile, con la calma morbida e ricettiva, e l’attività maschile, seme fecondante la luce/materia sottile, nell’atto del creare l’immagine (importanza dell’androgino…). Da questo punto, bisogna essere in grado di mantenerla dentro di sé: un fermo immagine sullo schermo, fissato sui “cristalli di sali d’argento” che memorizzano, quindi fissano, e riflettono all’esterno, delle vecchie pellicole cinematografiche. Un atto del “coagula” di alchemico insegnamento: una volta sulla pellicola: siamo sull’asse saturno/luna.

Si possono fare esercizi per allenare l’immaginazione. Eccone uno semplice: si chiudano gli occhi e si immagini, mettendola a fuoco, la fiamma di una candela, osservando per quanto tempo si riesca a trattenere quell’immagine. A volte, spesso o quasi sempre agli inizi, occorre proprio accendere una candela e osservarla per alcuni secondi, poi chiudere gli occhi e mantenerne l’immagine il più a lungo possibile. L’esercizio va ripetuto finchè serve, ed è utile allo sviluppo della visione interiore, della vista interiore, dato che, purtroppo, siamo talmente tanto concentrati alla visione esteriore da aver perso quella interiore. Il mago è in grado di immaginare creativamente cose che possono andare anche al di là di ciò che sono le conoscenze delle apparenze normali. Il vero mago attinge il suo potere di immaginazione creativa grazie alla conoscenza di sè, della sua natura, della sua origine divina, di quella scintilla sorgente di ogni potere interiore, delle leggi di natura, delle leggi cosmiche che ordinano gli stati dell’essere, dei viventi e del funzionamento armonico nel nostro universo. Si tratta di conoscere e ri-conoscere. Non ci sono velleità di protagonismo, presunzione e nemmeno supponenza. Ci sono tanto lavoro, un ardente fuoco interiore, il costante richiamo al ritorno di sè, verso la sua origine, le sue radici. Il Mago conosce bene le Forze che hanno delle funzioni precise, implicate ed esplicate, e sa come e quando usarle, e come mettersi in risonanza con queste, sistemando dentro di sè, rettifica dopo rettifica, quello che c’è da sistemare. Nel mondo interiore, di tutti, anche del mago, le forze sono implicate ma si esplicano attraverso pensieri, parole e azioni: possono esserci sia condizioni soggettive sia di circostanza in cui funzionano bene, o altre durante le quali non funzionano al meglio, per cui il momento per l’operatività va scelto con cura, secondo conoscenza del proprio tema natale e dell’oroscopo del cielo più adatto. Per fare un esempio concreto, quando scrutiamo e studiamo il cielo di un dato momento, osserviamo le posizioni dei geni planetari, che influenzano le qualità delle energie del mago, come di tutti, del resto, i cui condizionamenti iniziano ben prima della vista fisica dei pianeti, su un piano di funzione. I pianeti che vediamo in cielo riportati su un tema natale, pianeti che sarebbe preferibile chiamare appunto “geni planetari”, sono già manifestazioni, nella molteplicità delle creazioni, di funzioni cadute sul piano materico sotto forma di pianeta, anche manifeste in molti ambiti per principio di analogia e corrispondenza, per cui non è il pianeta in sé che ci condiziona quanto la funzione che esso rappresenta, così nel cielo del nostro sistema solare come nel nostro cielo interiore. Questo suggerisce che quando si deve operare, è necessario osservare sia il cielo, ovvero come sono disposte queste energie in quel dato momento, sia la carta natale dell’operatore, delle forze che sono al suo interno. Potremmo trovare delle funzioni in esilio o in caduta non adatte per una corretta esecuzione dell’atto magico, per costituzione astrologica o dipendente da un momento poco propizio; per esempio potrebbero essere in carenza o mal messe nel cielo del momento o nel cielo interiore del mago ( la sua carta natale) quelle funzioni utili per focalizzare, solidificare cristallizzare un’immagine, come Saturno per esempio, forza addetta al “solve et coagula”, o come la Luna, in grado di far da lente di convergenza per l’attuazione o meno di una procedura come del momento giusto considerando le sue fasi e le tappe, i passaggi dei suoi quarti. Serve un’altra cosa al mago: l’uso della parola, della voce. Mag makeru mak: ” giusto di voce” per gli antichi Egizi e la tradizione ermetica. L’immaginazione agisce nel mago, che è il giusto di voce, quindi, oltre all’uso della luce, vi è l’uso del suono, della parola. Il “giusto di voce” sa quali parole pronunciare, quando e come pronunciarle: volume e lunghezza della pronuncia, modalità della pronuncia, sequenza delle lettere, che hanno un potere specifico, fonazione…

Sappiamo che, cabalisticamente parlando, ogni lettera ha una sua energia, una sua forza specifica, un suo valore, un suo legame con delle funzioni associate ai geni planetari e legate anche a forze celesti, per cui il mago deve sapere esattamente cosa dire, come dirlo e quando dirlo. Potremmo aggiungere che “il mago sia un mago” anche sui campi informativi, le frequenze e le vibrazioni. Avete presente la cimatica?

nell’immagine si possono osservare formazioni armoniche di particolato che si concentrano su frequenze precise trasmesse sul fondo elastico: il suono crea le forme

Chi può fare il mago? Senz’altro un’anima incarnata verso questo percorso, in cui siano manifeste predisposizioni evidenti: deve possedere una struttura energetica idonea: come si potrebbe invocare, richiamare in sè, una forza, affinché possa esserci un compimento, se non si è in armonica risonanza con quella forza? Il rischio potrebbe essere l’incontinenza o l’alterazione di questa forza, e l’insuccesso operativo sarebbe davvero il minore dei mali, visto che potrebbero verificarsi rischi di malattia, consunzione energetica, dispersione di forze e capacità e via dicendo. Per cui il mago ha necessità di studiare attentamente la sua carta natale e provvedere a sistemare quel che va sistemato prima di mettersi nelle condizioni di praticare. Altra considerazione: si può operare per fare del male o per fare del bene. A questo proposito, ricordo quando feci il corso di astrologia con il professor Carlo Paredi, che ormai non è più tra noi, che ci disse, con molta chiarezza, di non divulgare a chicchessia l’ora di nascita per il calcolo dell’ascendente, piuttosto di dare diverse date od orari, in quanto sapere l’ascendente con l’ora precisa costituisce un vero e proprio tallone dall’Achille, una vulnerabilità usata per colpire ed attaccare. Chi sta ad alti vertici di potere lo sa bene, e di certi personaggi i dati sono introvabili oppure un po’ falsati. Ci sarebbe da chiedersi, visto che non tutti lo sanno, se qualche morte illustre improvvisa sia altro rispetto alle ipotesi più attribuite.

Insomma, io non sottovaluterei la questione.

Alla prossima

Vania

Ricordo dal 2022

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Promozione
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Propaganga

La pubblicità è la promozione delle cose, la propaganda è la promozione delle idee. La prima modella il consumatore sui bisogni, veri o falsi che siano, la seconda modella la forma mentis delle genti. Prima di consumare beni e prodotti, è necessario che le menti considerino indispensabili le proposte dei mercanti, e ogni fine giustifica i mezzi. Di questi tempi, dati i mezzi messi in campo, i fini devono essere piuttosto imponenti, su scala globale. Perdere di vista l’autenticità dei nostri bisogni equivale a far saltare per aria ogni ponte che ci conduca verso la nostra vera natura, verso la nostra origine e verso la sorgente, rendendoci dei ” piccoli ruscelli senza fonte”.

Una condanna a solitaria morte prima di nascere.

Creare realtà su realtà manipolando la percezione toglie e allontana la verità, la sfigura, rendendola irriconoscibile ai più. Come? La percezione alterata dalla paura e dall’inganno crea sensazioni interiori, e il sentito è attività del mondo dell’anima, quindi è proprio questa il soggetto sotto attacco. L’autoinganno alimentato quotidianamente è come una droga, rendendo di fatto difficilissimo, salvo massicce cure di disintossicazione, pulizia, purificazione o calcinazione, a ognuno il termine che preferisce, lo svelamento della verità dalle realtà ritenute vere. “Il velo di maya” è ormai chiaro nei suoi signigicati.

La verità andrebbe svelata, non rivelata.

Commissione parlamentare sulla pandemia in Italia

Commissione parlamentare e domande giuste

Ogni tanto mi aggiorno sulla commissione parlamentare in ambito pandemia Covid con tutti i suoi spin off (che poi tanto off non sono) ma, vedete, non resto più meravigliata da quello che emerge: si può dire e fare di tutto, anche il peggio o ciò che è sempre stato ritenuto inaccettabile dall’opinione pubblica che, tanto, le coscienze e i relativi atti che dovrebbero seguirne, se fossero sveglie in chi deputato al suo ruolo istituzionale, sono paragonabili ad un elettroencefalogramma piatto: inesistenti, non pervenuti, frutto di un’evidente morte etica, morale e interiore. Chi detiene l’autorità ha la verità per avvallo ideologico/politico, non certo per evidenze dei fatti, e si sa che se i fatti non confermano la teoria, tanto peggio per i fatti.
L’ultima discussione in parlamento che ho seguito era relativa alla corruzione emersa sulla compravendita delle mascherine, un vero e proprio giro di speculazione monetaria su prodotti garantiti come buoni ma scoperti non conformi. Qualche procura si è mossa? Vado oltre. Sentendo argomentare da più parti, pro o contro, sulla gestione infausta delle mascherine, mi viene da sorridere: gli studi sull’inutilità delle mascherine alla trasmissione di virus e dei danni che possono causare nell’utilizzo su bambini, lavoratori e per più ore di fila dove sono? Eppur ci sono…
Discutere di creste milionarie, e forse anche di miliardi, è corretto, seppure sarebbe da valutare l’uso obbligatorio di uno strumento non indispensabile alla trasmissione virale: da dove nasce, e per mezzo di chi, l’imposizione?
Per me il discorso mascherine è il meno importante, ci sarebbe da approfondire altro, primo su tutto questo fatto: EMA, AIFA e l’istituto superiore di sanità sanno e hanno menzionato sui siti ufficiali che il vaccino ( vediamo se fb mi blocca come ai vecchi tempi) NON serve a prevenire il contagio. Janine Small, convocata in sede parlamentare europea in vece di Bourla, pertanto ha fatto da portavoce al CDA di Pfizer, ha chiaramente dichiarato che il vaccino non è stato preparato per prevenire il contagio e l’infezione ma i sintomi di malattia ( e anche qua ci sarebbe da dire, ma prendiamolo per buono, che le verità sono sempre mezze verità), quindi:

  • su quali basi scientifiche sono stati imposti gli obblighi a sanitari, insegnanti, forze dell’ordine e over 50, visto che il presupposto fondante di tali decreti e atti amministrativi era, di fatto, l’impedimento del contagio? Ricordo che in tanti hanno perso stipendio, contributi e anche il lavoro…
    Se già la premessa dei produttori era che i sieri non fossero stati preparati per impedire la diffusione virale, mi chiedo: i decisori hanno letto le schede tecniche dei prodotti, che erano lì a disposizione da subito? Chi ha forzato le leggi, pur essendo questi fatti noti?
    Chi ha permesso che sui media, dai giornali alle deliranti trasmissioni tevisive, si sbandierassero percentuali di immunità vicine al 100%, se il vaccino NON era stato testato e prodotto per questo scopo? Ricordate i titoloni dei giornali ” immunizza al 98%”? Poi 97, 95, 90, 88… fino ad arrivare all”immunizzazione negativa nel giro di un anno?
    E gli “esperti” presenti in ogni dove lo sapevano, visto che definirsi esperti dovrebbe essere garanzia di avere tutte le conoscenze utili in un dato ambito? Non so voi, ma io rammento altro uscito dalle bocche di questi esperti…
    Chiaro che le farmaceutiche non possono pensare di lavarsene le mani incolpando solo i politici: avrebbero potuto intervenire pubblicamente ad ogni abuso di potere perpetrato su falsi presupposti scienfifici, e non l’hanno fatto, anzi, in fase di sperimentazione hanno giocato su dati legati al contagio dei gruppi di sperimentatori tra vaccino e placebo facendoli passare da relativi ad assoluti, ma questo è un altro spin off.
    Poi, si sa che se ci sono azioni quotate in borsa…

Chi resterà con il cerino in mano?

Vania Nadia Franceschini

Scopo e volontà

Sto dedicando la mia attenzione a quanto scritto in ” Filosofia della libertà” di Rudolf Steiner, e mi rendo conto quanto sia necessario essere sia preparati che pronti per certi concetti, per comprenderne ogni incesellatura in relazione a precedenti insegnamenti, specialmente di altri maestri. Fondamentale l’attività del saper pensare, mi verrebbe da dire dell’igiene del saper pensare ( trovo molte somiglianze con le saggezze dell’insegnamento di Bruno Grõning).
Crediamo di pensare, in realtà facciamo infruttuoso uso della memoria, che è l’archivio del già pensato, ed già stato pensato tutto il pensabile, nulla di nuovo sotto il sole.
Ricordare è riportare al cuore: il dimenticato è diventato organico, stradigerito, seppure vitale. Ecco che, nonostante ci si trovi di fronte a un procedimento complesso, che segue le leggi del “vivente”, si tratta di riportare alla coscienza ciò che è stato depositato.

Nessuno è libero se non agisce secondo volere, se non sa davvero ciò che vuole. Mi è venuto in mente il dialogo, il primo, che in Matrix Neo, Morfeo e Trinity scambiano con il Merovingio:
“Tu sai perché siamo qui?”
“Sono un trafficante di informazioni: so tutto quello che serve conoscere. Il punto, semmai, è… voi lo sapete perché vi trovate qui?”
“Stiamo cercando il fabbricante di chiavi.”
“Ah già, è vero, sì… il fabbricante di chiavi, certo… ma… questa non è la ragione, non è il perchè. Il fabbricante di chiavi, per sua stessa natura, è un mezzo, non è certamente un fine, per cui cercare lui equivale cercare un mezzo per fare… cosa?”
“Tu hai la risposta a questa domanda.”
“Ma voi l’avete? Credete di averla ma non è così. Voi siete qui perchè siete stati mandati qui, vi è stato detto di venire qui e avete ubbidito.”

C’è differenza tra “fake it” e “make it”, tra imitazione e azione, tra ripetizione vuota e iniziazione cosciente.

Quale volontà precede il “fake it” e quale altra il “make it”? Scrivo solo questo: autenticità. Essere autentici come autenticità dell’essere. Conoscere se stessi implica il riconoscere se stessi e la propria origine.

Per il resto, che ne dite se restiamo con la domanda?

La coscienza non muore

Se la morte non esiste nel senso che muore solo il nostro veicolo, il corpo umano, ma la coscienza è qualcosa che rimane grazie al lavoro interiore di una vita come  una riconquista, la riunione con la coscienza cosmica universale, divina, con questa meravigliosa e omnicomprensiva coscienza divina, allora sarebbe meglio lasciare questo corpo nella consapevolezza di essere guariti piuttosto che andarsene in preda a pensieri di una malattia mortale che non siamo riusciti a sconfiggere. Perchè? Perchè tutto questo viene portato dietro e dentro con e nella nostra esperienza, a livello della nostra memoria individuale, pertanto non ci sarebbe possibilità di annullare questa impronta impressa pre-mortale,  questa energia informata portata sui piani sottili, e il rischio sarebbe quello di ritornare in un'altra esistenza sì con un nuovo veicolo, ma ancora con il pensiero di malattia, di malattia potente contro la quale nulla possiamo fare. Avremmo un corpo in-FORMATO sulle basi  che abbiamo lasciato in sospeso, che siano soluzioni riuscite e mancate, cerchi aperti da chiudere. Essere ancora preda di un'illusione legata a un pensiero, a un'informazione di malattia più forte, più potente di qualsiasi atto di guarigione e di salute equivale  ad aver già fatto cadere la funzione d'onda prima di andarsene di qua, ovvero ci porteremmo dietro il gatto nella famosa scatola di Shrödinger già pronto a comparire prima di ricominciare un qualsiasi altro tipo di esistenza. Questo potrebbe valere anche quando lasciamo il corpo in uno stato di conflittualità attiva (si direbbe secondo le 5 leggi biologiche), ovvero senza aver risolto tutti i problemi, tutti gli shock, tutte quelle masse conflittuali accumulate in una e più esistenze ma che non abbiamo risolto, come se fossero dei nodi letterali su un piano di energia, energia informata. Ce li portiamo dietro perché la vita è un continuum, non smette mai di fluire, per cui in quella coscienza che è appartenuta alla nostra esperienza soggettiva. Un quid rimasto, che si porta dietro i nodi irrisolti, che automaticamente ricompariranno in successione nell'incarnazione  seguente, pur essendo una successione apparente: in realtà la coscienza è uno stato di continuità dell'essere. Preziose le parole del vangelo "Il sole non tramonti mai sulla tua ira". Preziosi consigli ci suggeriscono di tornare indietro dove c'è un problema, anche sui propri passi, e di risolverlo, altrimenti ci si porterà dietro l'irrisolto. Inevitabilmente si tratta di inquadrare ciò che è considerato legge biologica in un assetto non solo orizzontale ma anche verticale e di profondità: noi immaginiamo lo scorrere del tempo, in realtà il tempo è tutto in un unico punto, ovvero tutto in una concentrazione di esperienza appartenente alla coscienza. La percezione del tempo esiste solo in tutti quei cicli di entrate e uscite da uno stato differente di coscienza che riguarda la materia, Saturno imprigiona nella materia e nel tempo, per cui i corpi nei quali la coscienza fa esperienza. Ciclo dopo ciclo possiamo srotolare questo punto in una linea, che assume forma circolare. Il punto va a farsi un giro in linea circolare, circolo che chiamiamo ciclo, ma comprendendo anche altre dimensioni possiamo parlare di sfera, in quanto un circolo in più dimensioni diventa sfera, un crono/topo, uno spazio/tempo in cui si svela. Si slatentizza, la coscienza, nell'esperienza, nell'azione, come se tutte le vite che viviamo, o meglio, tutte le esistenze incarnate, fossero momenti di attività di veglia alternati a momenti di sonno. La vita è sempre una: quella della coscienza.
Siamo forse morti la notte, mentre dormiamo?

Porgi l’altra guancia?

Ho un leggero senso di nausea, dato dell’ipocrisia. Che bella scoperta che la guerra sia sbagliata, che ci rimettano i soliti. Si dice che “i soliti”non c’entrino nulla, ma ho le mie riserve. Le situazioni esistono perchè sono complementari, almeno in un mondo fatto come questo. Ci sono i tiranni? Sì, ci sono, ma di fronte a loro, come complemento, c’è un gran numero, a volte immenso, di persone che hanno dato loro consenso, ubbidienza e appoggio. Se non si vuole il carnefice, non si deve essere vittime, ma è evidente che occorra un gran lavoro sull’individuo e il suo stato di coscienza per cambiare le cose e vederle espandersi in uno spazio collettivo, più ampio, che sia spontaneo e non l’esito di un atto di forza, traballante e fasullo. È da tanto che siamo in mano ai tiranni, quasi sempre legittimati dal consenso, e lo ottengono grazie all’inganno, ma… se c’è l’ingannatore è perchè c’è l’ingannato, che sia per imbecillità o per incoscienza, in ogni caso per una scelta disabile. È chiaro ed evidente che non avremo mai dei saggi al potere: il saggio, per questioni intrinseche e per conoscenza di questo mondo, lo evita come la peste, quindi ci troviamo a capo del mondo chi ci troviamo. Se uno ti fa un’offesa, “porgi l’altra guancia” vuol dire dare una possibilità diversa, alternativa, originale, inusuale, spiazzante: se ti si porge un attacco, anzichè rispondere reattivamente, agisci con qualcosa di nuovo, di diverso, su un altro piano, un gradino più in su. Poi, il resto sta a chi è rivolto l’invito, che può essere accettato o respinto, facendo entrare in gioco la sua natura. Porgere l’altra guancia è un atto di magia, di svolta, di trasformazione.

Per quanto? Per sempre?

No, se no si passa dall’essere saggi all’essere stupidi.
Se il terreno è buono, la trasformazione avviene, se no si passa oltre.

Dire che la guerra è sbagliata, al punto a cui siamo arrivati, non ha senso, perchè tradisce la completa incapacità di leggere i fatti, gli accadimenti e la storia. La guerra c’è, alimentata direttamente e indirettamente, e ci sarà sempre finché ci saranno vittime consenzienti. Ci sono, da ambo i lati, esseri indifferenti all’altra guancia, irrispettosi di tutto. Quindi, è ovvio che si vada avanti a guerre.

O si aggiunge alla presa il filo della messa a terra, o nulla cambia.

Vedere gli effetti e scambiarli per causa è il leit motiv mentale nelle teste globalizzate, nei ripetitori inseriti al posto della mente che sa pensare. Cercare di capire sarebbe già un primo passo, ma si vuole solo aver ragione.

Si usano bilance e misure opportunisticamente e ipocritamente diverse, e anche la guerra è occasione di palcoscenico. Che vuoto, che vuoti a perdere…

P.s
I bravi hanno esportato così tanta democrazia per gli altri che per loro non ve n’è più, l’hanno finita tutta.

Piante e carattere

In natura possiamo classificare le piante anche secondo dinamiche di empatia, considerando il modo in cui viene gestita l’interazione con l’uomo e non soltanto secondo canoni scientifici. In questo senso esistono quattro tipologie di piante:

  • quelle che vogliono la solitudine e sottolineano il loro desiderio attraverso La velenosità. Un esempio può essere la Digitale che è altamente tossica e con effetti collaterali pericolosi. Sono sicura che avrete pensato anche a piante di una certa fama, come la Belladonna, il Colchico, lo Stramonio…
  • quelle che si trovano in mezzo agli altri ma non esprimono voglia di comunicare, come la Gramigna che non ha intenzione di dialogare ma di infestare. Ho inevitabilmente pensato alla Robinia e all’Ailanto…
  • piante che non hanno l’intuizione del dialogo ma si donano e si lasciano lavorare in modo affabile, come tutta la categoria dei vegetali commestibili;
  • piante che non vivono a contatto con l’uomo ma che hanno sviluppato un innata capacità di dialogo interazione, modulando il loro intervento senza mostrare alcun tipo di resistenza come per esempio l’Aloe.

Qualche anno fa è esploso il boom riguardo all’Aloe, considerato la panacea di tutti i mali: mi ha sorpreso scoprire come fosse inclusa in un elenco di piante medicamentose, inciso su una tavola sumera di argilla datata intorno al 2000 avanti Cristo, trovato in Mesopotamia nella città di Nippur. Nefertiti e Cleopatra utilizzavano l’aloe nella loro routine di bellezza e Alessandro Magno la usò per curare le ferite dei suoi soldati reduci dalle battaglie sulla conquistata isola di Socotra, dove vi erano numerose piantagioni. Come sempre non c’è niente di nuovo sotto il sole .
Attribuita a Cristoforo Colombo è la frase seguente:
” Quattro vegetali sono indispensabili per il benessere dell’uomo: il frumento, la vite, l’olivo e l’aloe. Il primo lo nutre, il secondo gli rinfranca lo spirito, il terzo gli reca armonia, il quarto guarisce.”

È sorprendente come ogni Regno sia popolato da individui di natura con caratteristiche uniche e peculiari…