Assimilazione o fuga?

Si scappa dentro, più dentro, e non si scappa fuori, o più fuori. Se si vuole abbattere la dualità, non c’è separazione tra ambiente esterno ed ambiente interno. Il corpo è la materializzazione sincronica di una frequenza di coscienza in un tempo e in un luogo, in un Chronotopo. Quando la coscienza si libera di un corpo, avviene quella che chiamiamo morte, ma può materializzarsi in un qualsiasi altro corpo che si manifesterà in un altro Chronotopo, a seconda del livello della sua frequenza. Quando la funzione cessa, la forma decade. Coscienze che vibrano a bassa frequenza materializzeranno corpi di Regni inferiori; livelli di coscienza che vibrano ad alta frequenza potranno materializzarsi oltre l’uomo fisico. Frequenze nitide, armoniche e stabili si materializzeranno in un corpo di salute, perché il campo coscienziale è in salute. È buffo pensare che anche l’utero è un dentro e che il liquido seminale entri in un dentro richiamando la cellula uovo: la somma della loro nuova frequenza attirerà uno stato di coscienza in risonanza per avere materia prima alla costruzione del suo corpo fisico. Tutto questo poteva avvenire solo in un dentro, un seme gettato in un utero di materia, un frattale analogico di come è fatto il Cosmo. Se la rugiada è il seme, la terra è un’endosfera. Esterno e interno, una volta riuniti, ricompongono la chiave spezzata.

Alice, nel suo paese delle meraviglie, entra dentro se stessa, rimpicciolendosi. Apre la porticina, con la chiave. Continua a leggere

Vaccini come informazioni

Sapete cosa mi viene da pensare? Si sta evidenziando come la vaccinazione non garantisca l’immunità permanente nei soggetti a cui è stata fatta, bambini in grande maggioranza. Secondo la quarta legge biologica sappiamo che virus e batteri entrano in gioco nei processi di attivazione/disattivazione della malattia attraverso caseificazione e ricostituzione tissutale. Si stanno sperimentando cure anticancro in cui è stato dimostrato che trattare le masse tumorali con batteri e virus delle malattie comuni ne fa regredire lo sviluppo, appunto verifica sperimentale della quarta legge. Abbiamo ben presente che l’intervento nelle fasi della malattia secondo la quarta legge biologica utilizza virus e batteri specifici per il tipo di patologia, che si attivano dal momento in cui è vissuta quella peculiare DHS o shock conflittuale. Teniamo anche presente, come un pezzo di un puzzle importantissimo, che tutto è una frequenza informativa, per cui virus e batteri rispondono in concomitanza e risonanza a questa frequenza, spiegazione per cui troviamo un determinato microrganismo anziché un altro. Facciamo un piccolo sforzo: cosa può succedere in un corpo in cui viene iniettato un antigene patogeno attenuato e comunque portatore dell’informazione di quella patologia? Può essere plausibile che si scateni il processo in senso inverso? Come considerare questo processo? Completo, supponendo che l’informazione dell’antigene possa sollecitare in qualche modo una DHS a livello psichico e attivare uno speciale programma biologico fuori tempo, o peggio, fuori luogo, o incompleto, visto che il bambino non ha vissuto lo shock conflittuale relativo alla patologia per cui è vaccinato? Cosa accade in un sistema quando si stimola l’informazione a livello biochimico e biologico mantenendo separata la psiche, luogo principale in cui la malattia ha origine? Può tutto questo dare inizio ad una separazione tra la patologia sul sistema più denso, quello materiale, e la psiche, in un certo senso dicotomizzando la nostra doppia natura? Può trattarsi del concetto espresso in omeopatia di soppressione dal piano fisico a quelli più profondi, costituiti dalla sfera emotiva e quella mentale, che coincidono con quanto definiamo “psiche” nella Nuova Medicina? Io sono sempre convinta che gli insegnamenti ermetici abbiano espresso molto bene un concetto universale: è sempre il sottile che comanda lo spesso, è l’energia che muove e direziona la struttura della materia. Un intervento che si fa su un sistema vivente sul piano materiale è un atto di forza e soppressione sul naturale dinamismo dell’energia, e non possiamo far altro che aspettarci una reazione uguale e contraria. In perfetta concomitanza e risonanza, con totale rispetto delle leggi di causa effetto, vibrazione o frequenza, ritmo, aspetto psichico, mentale ed emotivo, della realtà, corrispondenza o analogia, polarità e genere, possiamo stabilire una certa equazione:

PATOLOGIA : CORPO FISICO = CONFLITTO : PSICHE

Ogni intervento fatto in questa relazione su uno qualsiasi di questi fattori provocherà inevitabilmente uno sbilanciamento che richiederà il ripristino dell’omeostasi o dell’equilibrio.
Buone riflessioni a tutti.

V.F.

azione, ciclo e coscienza

Ogni azione intesa come atto di forza ha già in sé il germe della sua controreazione uguale e contraria, in quanto siamo in una realtà che si esprime in modo duale. Immaginiamo una linea ai cui lati estremi siano presenti due polarità, negativa e positiva. La polarità negativa è assenza totale di… , la polarità positiva presenza totale di… . In questo senso, stando ai due lati estremi, resta solo una direzione verso la quale il movimento riprende: quella opposta. Differente situazione se ci si trovasse in un punto intermedio qualsiasi su questa linea: oltre che avere indicazioni di quanti pieni e vuoti abbiamo, per cui una valutazione di grado, abbiamo anche due direzioni che si potrebbero spostare verso un lato o al suo opposto. Una linea rappresenta una dimensionalità limitata… se la uniamo ai due capi, diventa un cerchio, e ci rendiamo subito conto del “divenire”: un negativo, percorrendolo, diventerebbe strada facendo positivo ed un positivo analogamente negativo. Dunque, già questo fatto dovrebbe abbattere definizioni e giudizi: quello che ora è, dopo non è. Ai poli opposti della linea, da cui il concetto lineare di realtà, ci si fa la guerra, ma andando in cerchio tutto cambia …e torto o ragione…dipende da dove ci si trova. Si tratta del concetto di infinito nel finito: il tempo è infinito in senso circolare, non lineare. Mi vien da pensare che non esista un assoluto estremo in permanenza se non in due punti soli nello scorrere sul cerchio, punti che possiamo sfiorare per un attimo. Esistono gli estremi che continuano a trasformarsi di continuo l’uno nell’altro: il punto dello Yin nel pieno dello Yang e viceversa. Anche le fasi lunari esprimono questa legge del ciclo degli estremi entro un’unica “Cosa”, la “Cosa Una” della Tavola Smeraldina: la luna nuova è indicazione di verginità legata al massimo del negativo (la luce è il soggetto misurato) ed al massimo della potenzialità latente di assorbenza, la luna piena è l’esatto opposto, il pieno di luce (o informativo se ci riferiamo al concetto di campo). Nella fase di luna crescente stiamo eseguendo un upgrade su disco rigido che si completa in luna piena (massimo assorbimento di luce solare), in luna calante finalmente lo abbiamo a disposizione in manifestazione, possiamo iniziare ad usarlo nella pratica, facciamo un download. A livello di campo, l’informazione si carica nell’anima (upgrade) e poi si scarica nel corpo (download). Appaiono due fasi slegate e susseguenti in senso temporale, mentre in realtà fanno parte di un unico ciclo ed ogni ciclo è un pacchetto, un “quanto” informativo. L’infinito è il continuo ripetersi dei cicli, mai uguali ai precedenti. Su questo cerchio in movimento abbiamo quindi 4 punti principali, che tocchiamo per un attimo: quello che rappresenta il massimo vuoto, o mancanza, o negativo (-), come la luna nuova, quello opposto della massima pienezza o abbondanza (+), come la luna piena, rispettivamente inverno ed estate (i due solstizi), nord e sud; quello che si trova a metà partendo dalla qualità negativa, per cui in salita o riempimento (-/+), ove c’è equilibrio perfetto, e quello alla metà opposta, altra miscellanea paritaria ma che va in discesa o svuotamento (+/-). Questi due punti sono rispettivamente i due equinozi di primavera ed autunno, est ed ovest, dove le ore del giorno e della notte sono perfettamente uguali. La luna nuova coincide con il buio invernale, durante il quale prevalgono le ore notturne, la luna piena con la luce estiva, con prevalenza di ore diurne, primo quarto equilibrio in crescita, con le ore diurne che recuperano dall’inverno su quelle notturne fino al pareggio, e ultimo quarto in cui il processo si inverte. Pensando alla splendida arte antica dell’astrologia, la Luna ha domicilio (miglior funzione espressa dalla qualità archetipica del suo genio planetario) in Cancro, nel mese di Giugno con il solstizio d’estate, massima espressione di luce assorbita, ed esilio (peggior funzione espressa, all’opposto della precedente, forza disfunzionale) in Capricorno al solstizio d’inverno, quando ci sono i giorni più corti dell’anno per la prevalenza delle ore notturne. La manifestazione della coscienza nell’essere umano segue lo stesso andamento: dalla totale mancanza alla totale pienezza, passando per le due fasi intermedie in accumulo ed apprendimento ed in elargizione e condivisione. L’assenza di giudizio non c’è nella pienezza, come anche al lato opposto: nel primo caso per comprensione della realtà, nel secondo perchè, mancando la comprensione,  riesce impossibile il confronto, mentre le fasi intermedie possono essere le più critiche dal momento in cui il pensiero pregiudizievole e aprioristico prendesse il sopravvento sulla coscienza, “malattia” tra le più manifeste dell’uomo moderno, confuso con una pseudocoscienza pret a porter. Il pensiero ha bisogno di conoscenza, nel peggiore dei casi confusa con arido nozionismo, la coscienza no, sa già, è uno stato dell’essere fuso con la sapienza di tutto ciò che esiste. Ogni azione sarebbe quella giusta solo se partisse dal piano della coscienza, nel momento della sua migliore espressione. Secondo coscienza si valuta un  in modo neutrale e non si giudica, nel senso che non si definisce un’essenza e ci rendiamo conto di questo aspetto quando siamo davanti alle domande: Chi sono? … Chi sei? … ed in realtà definiamo solo dei ruoli. Tutta la nostra vita è il ciclo più grande, composto da sottocicli analoghi, come frattali, proporzionali e proporzionati secondo numeri precisi. Calzante più che mai il detto che studiare non serve ma per comprenderlo bisogna aver studiato… e che dobbiamo imparare ad agire senza agire, agire secondo coscienza, affinchè l’azione abbia in dote la completezza. Buona risalita sulla scala di Thoth a tutti…

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Mondo Olos

Da anni sto cercando di mettere insieme un corpus di informazioni in merito all’eziologia delle malattie, cercando di pormi a livello di una visione neutrale, che tenga conto di conoscenze ampie, da quelle antiche alle più attuali. Troppo spesso mi trovo di fronte a posizioni dicotomizzanti di sostenitori di questa o quella teoria, come se si trattasse dell’unica spiegazione possibile, la verità delle verità. Non so esattamente quanto tempo e spazio impiegherò per esprimere le molteplici riflessioni che affiorano, in quanto di riflessioni si tratta, oltre che di osservazioni sensate, di domande che chiamano risposte, il tutto senza alcuna pretesa, se non il minimo utilizzo del basso ragionamento, se oltre non si riesce ad arrivare. Mentre scrivo sto tenendo in mano un’immaginaria bussola, che possa fare da direzione a 360° nel tentativo si comporre una visione d’insieme che, beninteso, non sarà un sincretismo forzato di posizioni inconciliabili tra loro, piuttosto un insieme di proposte con almeno un minimo comune multiplo condiviso. C’è la pessima abitudine di buttare il famoso bambino con l’acqua sporca: vorrei partire da qui, buttare l’acqua sporca e tenere il bambino, evitandone l’omicidio inconsapevole. Mi rendo conto dell’estrema difficoltà di un simile procedere, che necessita di un passo dopo l’altro, senza strappi e con le dovute ricerche ma, tornando qualche riga sopra, per coerenza, cercherò di mantenere la leggerezza dell’osservazione, della riflessione e delle domande, sostenute dalla mia guida preferita: l’intuizione.

Chiaramente l’intuizione senza conoscenza non porta molto lontano, in primis per la difficoltà di collegare quella scintilla in arrivo ad un argomento specifico o ad un’esperienza in corso, ma… quale conoscenza? In un mondo dove la pluralità delle informazioni sconfina spesso nel caos più indistricabile diventa difficile muoversi, come anche il solo cercare. Nessun essere umano può conoscere tutto: non ho idea di quante vite avrebbe bisogno, credo almeno di una vita alla volta per esplorare in modo sufficientemente approfondito un singolo settore di studio. Quali conoscenze sono utili e quali no? Cosa tenere e cosa lasciare andare? Si tratta di un vero e proprio processo digestivo: la conoscenza si mastica, si assapora, se ne colgono le qualità organolettiche e già in bocca percepiamo se può essere gradevole o meno. Poi si inghiotte per farla giungere allo stomaco, dove inizia un processo di scomposizione delle sue parti a fini di utilità posteriore, e non c’è da escludere che possiamo già sentirla digeribile oppure no, lasciandoci un peso che necessiti di un aiutino per farla proseguire nell’intestino, dove verrà assorbita prima, passando la barriera del nostro confine personale, e assimilata poi, per diventare parte di noi, per renderci come siamo. Quello che non viene assorbito passa per altri orifizi. Come spiega la nota e plurisecolare Medicina Tradizionale Cinese, si separa il puro dall’impuro attraverso il processo digestivo, analogo alla capacità del discernimento.

Come si può essere capaci di discernere a colpo d’occhio il cibo buono da quello guasto? Non esistono ricette sicure: ognuno ha bisogno di fare esperienza, di agire, di assaggiare con consapevolezza, senza leggerezza, con pronta presenza a parole e fatti, e di tenere a mente che perdersi in una singola parte senza tenere conto della visione d’insieme non porta lontano: “Il dito e la Luna” di Jodorovky o il comune ramo dell’albero che fa perdere di vista la foresta. E’ necessario tenere conto che ogni piccola parte frammentata della realtà è un riflesso che appartiene ad un unico Corpus, tutto è Uno, e il singolo ne è un suo piccolo riflesso. Spesso mi sono ritrovata a pensare alla conoscenza, al desiderio di sapere, di sapere veramente, mettendo spesso vicino due parole: coNOscenza e coscienza… Conoscenza come coscienza NO. Quando si arriva ad essere coscienti, in quanto la coscienza è uno stato dell’essere che sa, si scopre che studiare, pertanto l’atto del conoscere, non serve… però, per arrivare a capirlo, bisogna aver studiato. Si rischia di diventare accumulatori seriali di informazioni selezionate, di nozionismo, mentre un certo tipo di conoscenza può attivare la coscienza. Si scopre che non c’è nulla di nuovo sotto il sole, che dentro di sè si aveva già tutto, ma mancava qualcosa che lo attivasse: un reagente, un enzima in una reazione chimica. Allora, quale conoscenza? Quella delle funzioni, delle leggi che tutto presiedono, dei principi che regolano la natura, la vita, il cosmo. Occorre percorrere sentieri notturni, con lampada in mano e scorta di olio. La conoscenza nozionistica è come il tempo lineare: non finisce mai, non basta mai. Numero dopo numero, secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, ora dopo ora… giorni, mesi, anni, lustri, decenni, secoli non sono sufficienti: siamo ignoranti, non basterebbero vite su vite per conoscere. Diamo il benvenuto al mondo dell’analisi, del pensiero analitico-logico-deduttivo, utile da servo ma non da padrone. La coscienza è un cerchio a spirale, è frattalica, olografica: ne basta un pezzettino per vedere l’intero disegno, per trovare spiegazioni, leggi intelligenti che presiedono. Ci sono sintesi, capacità di cogliere l’essenza, frammenti di verità nel groviglio confuso, e a noi il compito di collocarne le parti al giusto posto. Entriamo nel mondo di E/E, non O/O: esiste questo E quello, non questo O quello; il bianco E il nero, non il bianco O il nero; la luce E il buio, non la luce O il buio. Comprendere, nel senso di portare con sé, questa visione della realtà, cambia le prospettive della vita. Non c’è dualità divisoria, uno contro l’altro, ma si percepisce l’Uno, ed una sua piccola parte nel contesto, come parte di questo Uno. Incredibili gli antichi Egizi, che non scrivevano i numeri come noi oggi, secondo l’infinita sequenza lineare, ma a frazioni: al numeratore, c’era sempre il numero 1, sotto, al denominatore, ogni altro numero, come parte specificata nella materia, ma riflessione del numero 1. Come pezzetto di ologramma che, di fronte allo specchio, la linea frazionaria, sempre contiene l’essenza dell’Uno, anche nella specificazione materiale. Si tratta di una conoscenza integrale (olistica)e simultaneamente integrata (specificata). Per attingerla, ci occorre solo uno specchio argenteo ben pulito…

SEGNATURE PLANETARIE parte terza

Quando ci riferiamo alle 7 Forze Planetarie o i 7 Geni Planetari è importante tenere presente che si tratta di aspetti certamente astratti, che possono indurci a supporre che siano prettamente concetti di ambiti metafisici e surreali, mentre in realtà si manifestano in modo assai concreto in tutta la realtà esplicata e dei fenomeni che viviamo nel quotidiano.

Il ritmo della vita è determinato dalla matematica dei numeri, tra i quali il numero 7. Vediamo quindi come queste 7 Forze si mostrano.

Intanto immaginiamo un fascio di luce bianca passare attraverso un prisma di vetro, scomponendosi nei 7 colori dell’iride, gli stessi dell’arcobaleno: in ordine di frequenza, dalla più bassa alla più alta, abbiamo il rosso, l’arancio, il giallo, il verde, il blu, l’indaco ed il violetto. Ognuno di questi colori è espressione in un range di frequenze delle 7 forze. Ora accostiamoci alla tastiera di un pianoforte, osserviamo i tasti ed ascoltiamo i suoni: avremo una serie di scale in ottave: DO, RE, MI, FA, SOL, LA e SI, per poi ripartire con il DO dell’ottava successiva, anche queste espressione in diverso range di frequenze degli stessi 7. I giorni della settimana sono 7, ed i nomi derivano dai 7 pianeti: Lunedì Luna, Martedì Marte, Mercoledì Mercurio, Giovedì Giove, Venerdì Venere, Sabato Saturno e Domenica Sole (in inglese SUNday, giorno del Sole). Vediamo pertanto che i 7 giorni della settimana sono riferiti ai 7 geni planetari, pur essendo i pianeti già espressioni di queste 7 forze, non essi stessi le forze (i pianeti non ci governano, essi sono già manifestazioni di governo delle forze, e la loro osservazione non significa che ci influenzano direttamente, ma come sono esplicate e manifestate  le 7 forze in quel momento granulare di tempo preciso, per esempio alla nostra nascita, quando avviene il primo resPYRo, rispetto all’aura solare, rappresentata dai segni zodiacali). Anche la tavola periodica degli elementi è stata strutturata da Mendeleev sul modello alchemico delle 7 forze, tant’è che gli elementi sono tutt’ora suddivisi in linea orizzontale in periodi (il divenire nella materia) ed in linea verticale in 7 gruppi, i 7 archetipi primordiali dei 7 geni planetari, programmanti rispetto ai periodi. In senso esoterico possiamo dire che i gruppi sono programmi con i quali la materia è definita mentre i periodi sono legati all’esperienza dei medesimi nella materia, nel loro divenire. Allego un link per visionare.

http://www.chimica-online.it/download/tavola-periodica-mendeleev.htm

Sorprendente era il fatto che in base al settenario matematico,  gli elementi si ritrovavano nello stesso gruppo manifestando proprietà chimiche analoghe, simili, confermando una legge numerica superiore.

http://www.ptable.com/?lang=it

Sopra ho riportato un link con la moderna tavola periodica degli elementi, in cui permane la distinzione dei 7 gruppi principali:

I gruppo: togliendo l’elemento H che in realtà appartiene alla Luna (fatto che potrà essere valutato in seguito), abbiamo Li, Na, K… e in senso archetipale si parla del genio planetario di Venere; il metallo corrispondente è il Cu;

II gruppo: Be, Mg, Ca, Ba… sono attinenti a Giove; metallo Zn;

III gruppo: H, Bo, Al…sono relativi alla Luna; metallo Ag;

IV gruppo: C, Si, Sn, Pb … appartengono a Saturno; metallo Pb;

V gruppo: N, P, As, Sb … sono di Mercurio; metallo Hg;

VI gruppo: O, S, Se… del Sole; metallo Au;

Vii gruppo: F, Cl, I, Br… dell’ultimo archetipo planetario rimasto, Marte; metallo Fe.

Troviamo i metalli nel gruppo di transizione.

Gli elementi dell’ottavo gruppo sono quelli che hanno raggiunto l’ottetto, che vivono bene da soli, senza necessità di legami tra gli elettroni per raggiungere l’equilibrio, ed è quantomeno interessante che il glifo dell’8 sia rappresentato da due sferette simmetriche in senso verticale (come in alto così in basso, la destra come la sinistra), tracciabili in soluzione di continuità, ed orizzontalmente sia il simbolo dell’infinito. Potremmo definire gli atomi dell’ottavo gruppo quello degli elementi androgini, fuori dalla dualità in eccesso o in difetto. Il numero 8 ci riporta al Tao e somiglia anche alla forma dell’orbitale p descritto nei testi di chimica di base.

Di seguito sono raffigurati i simboli delle 7 forze, o geni o archetipi planetari, per prenderne confidenza e per iniziare a riflettere sul senso nascosto del loro glifo, che vuol dirci molto di più rispetto ad un’innocua apparenza visiva iniziale. Il significato dettagliato è rimandato alla trattazione dei singoli elementi nelle parti successive.

Pianeti_Glifi

Come gli elementi, mattoni base che costruiscono la materia, sono ordinati secondo i 7 geni planetari che ne determinano la QUALITA’, così ogni essere vivente appartenente ai 3 Regni di natura (minerale, vegetale ed animale, uomo incluso se non si volesse considerare categoria a parte) seguono le stesse regole, tenendo conto che più una realtà è complessa, più i 7 sono frammisti tra loro, costituendo tipi misti.

Esempio: il Na è Venere, il Cl Marte. Insieme danno NaCl, cloruro di sodio, che è il semplice sale da cucina, ma che è soggetto a 2 forze archetipali principali: sia Marte che Venere, per cui sarà portatore di caratteri più complessi in quanto dominato da 2 forze.

Se poi pensiamo come in psicologia Gestalt che il totale non fa mai la somma delle parti, benvenuti nel mondo della molteplicità!

(continua…)

 

 

 

AUTISMO: dati invariati negli Stati Uniti ma un nuovo informatore denuncia errori volontari da parte dei CDC

Vaccini e dintorni

Il Nordic Cochrane Institute accusa l’EMA: ha manipolato gli studi di sicurezza del vaccino anti HPV

Sulle vaccinazioni e dintorni

Vaccini: Sì o No?

Condivido volentieri a scopo divulgativo

Analogie

ResPYRare… azione in cui è implicato pyr, il fuoco, lo sPYRito. Si respira aria, è indispensabile l’ossigeno, che analogo al Sole, al cuore, alla coscienza. Questo sole/coscienza è rappresentato con il glifo della circonferenza quando è generica ed è collocato nel segno zodiacale dell’Ariete, con la circonferenza con al centro un punto quando è individuata e si trova nel segno zodiacale del Leone, che è anche una delle quattro creature viventi, una qualità fissa. L’ossigeno è implicato in tutti i processi di ossidoriduzione, che sono una combustione, un lento fuoco che brucia in tutti i processi del nostro corpo, relativi al sale. L’ossigeno è il comburente che permette al fuoco di restare acceso, pertanto vivo. Il fuoco dello Spirito può bruciare solo in presenza della coscienza: l’olio prezioso, per tradizione, si ricava dall’ ulivo, pianta solare per eccellenza, pianta della coscienza che cura cuore e arterie poste nel segno zodiacale del Leone. Il Figlio di Dio fu accolto con ramoscelli d’ulivo, che accompagnano la Pasqua e la resurrezione a corpo spirituale. Spirito o Ruah, parola femminile. Nel nostro corpo, nelle nostre cellule la combustione avviene a livello dei mitocondri, che sono legati al e trasmessi solo dal cromosoma X , dalla madre. I mitocondri sono la sede della coscienza cellulare. La medicina e la biologia della nutrizione hanno mostrato come moltissime persone, per una serie di cause diverse, siano passate da processi di ossidoriduzione a processi di fermentazione a livello mitocondriale, abbassando drasticamente il livello di energia. L’acidità è legata agli ioni idrogeno, l’alcalinità agli ossidrilioni, per cui all’ossigeno. A livello sottile essere in uno stato alcalino vuol dire avere presenza di ossigeno, di comburente, di olio di coscienza. Infatti l’idrogeno è l’elemento legato alla Luna, in modo particolare al segno zodiacale del Cancro, dove troviamo la porta degli uomini. Luna che rappresenta l’inconscio, il buio, che può riflettere la parte cosciente soltanto se illuminata dalla luce solare. Per similitudine, l’alcalinità è analoga alla presa di coscienza, chiaramente su piani di realtà differenti. Se chi ha oro può produrre oro, chi ha oro ha in sè la luce più sottile ed elevata, colui che vien chiamato Dio… l’oro è la vibrazione più densa della luce (che non è luce) solare nel metallo. Essendo il femminile, anche biologicamente, che cattura le frequenze su diverse ottave della medesima cosa (ossigeno, cuore/amore/intuizione, coscienza, oro, luce…), ogni alchimista ha necessità di attivare il suo femminino interiore, attrattivo per la luce. Se si pone in quella condizione è girata dalla parte giusta per prendere i quanti di energia, verso l’alto, verticalmente. La “Grazia” che inter-cede. Appare chiaro che il lavoro a due vasi è sottile…

Streghe, stregoni e crociate del XXI secolo

Mi viene in mente una frase di Giorgio Gaber dallo spettacolo” mi fa male il mondo”…: “mi fa male l’ignoranza di andata e quella di ritorno” recitava… Quante applicazioni ho cercato in questa frase arguta e sottile, alcune delle quali terrò esclusivamente per me, visto che posso solo fare, come tutti, un percorso individuale di conoscenza e, purtroppo, la conoscenza non è contagiosa, anche se mi piacerebbe che lo fosse, se non altro per alcune persone che nella mia vita ho incontrato: mi sarei ammalata volentieri. Certe cose non sono condivisibili. A ben pensare l’ignoranza di andata è scusabile, non siamo certo tuttologi, non nasciamo con la scienza infusa e certi tipi di percorsi richiedono soprattutto tempo ed una qualità assai rara: l’assenza di giudizio unita all’apertura mentale. A ben osservare viene difficile accettare idee e concetti che esulino dai nostri sistemi di credenze e convinzioni, frutto di anni di educazione familiare, religiosa, politica, scolastica, sociale e mediatica. In psicologia questo meccanismo si chiama nevrosi: non si accetta qualcosa semplicemente perché non piace, avendo comunque la capacità di fare i dovuti distinguo. Fino qua tutto bene, quasi normale. Sull’ ignoranza di ritorno si potrebbe avere qualcosina di più da dire, forse perché si tratta di un mancato tentativo di colmare un gap di cui ci rendiamo conto. Il signor Garattini è un chimico e ragiona soltanto a colpi di molecole. In questo senso fa il suo lavoro, il suo limitato lavoro. Non considerare gli studi di scienziati esperti in altri campi in grado di spiegare quello che lui non è capace, è pura ignoranza di ritorno. Gettare nel dimenticatoio 200 anni di sperimentazione e di clinica di decine, anzi, centinaia (o migliaia?) di omeopati che hanno esercitato la pratica medica omeopatica sui loro pazienti, è disonestà intellettuale. Non considerare che i morti dell’influenza spagnola curati con l’omeopatia siano attestati intorno al 1%( non ho dimenticato la seconda cifra, siamo proprio fermi ad una cifra di unità) o che i soldati di Napoleone curati da Korsakoff guarissero dal colera con le cure omeopatiche vuol dire tagliare fuori le conseguenti considerazioni sensate, o quanto meno le domande. Meno male che ci sono stati anche gli Hering K., qua e là. L’ignoranza di ritorno si dovrebbe fermare, sedersi, respirare e chiedersi: ” sono forse io che ho bisogno di elevarmi?”… Essendo l’ignoranza assenza di conoscenza, in fondo, possiede il più alto potenziale ancora da esprimere. Tutto questo per dire che finché lo spirito sarà il grande escluso dalla medicina, non si andrà da nessuna parte. E se accettare questo non piace, auguro una buona nevrosi a tutti.
V.F.
http://www.lastampa.it/2015/10/26/blogs/appuntamento-con-l-omeopatia/e-cominciata-la-crociata-contro-lomeopatia-7bSy4vfZE0FEnWJifzChUJ/pagina.html