Iniziamo a parlare delle segnature planetarie e della relazione che esiste con le piante. Comunemente si crede che la segnatura sia indicativa di una forma, una struttura, una qualità di una pianta, chiamata “segno”che, assomigliando ad un dato organo, si possa associare per la sua salute ed il suo beneficio. Ad esempio, la forma della noce che assomiglia a quella del cervello, per cui è indicata e fa bene.
A seguire inserisco un link che chiarisca meglio il concetto.
http://www.viacavaclaudio.it/signatura-rerum/
In realtà questo è un approccio assai superficiale per attribuire la famosa “segnatura”, e non era certo il metodo utilizzato dai veri spagyristi, esperti di segnature e preparazioni particolari delle piante, che hanno tramandato la tradizione più antica e sapiente. Non si scarti mai la conoscenza ermetica, che proviene da tempi considerati remoti, in quanto era molto più vicina alle leggi assolute, cosmiche, che tutto governano, rispetto a tanti odierni parametri scientifici. Ogni buon esercito che funzioni, come possiede un corpo centrale di attacco (conoscenze stabilite e definite) e avanguardie per avanzare le sue posizioni (la scienza vera), così possiede anche le retroguardie per proteggere territori già conquistati, al fine di non perderli, visto che sono preziosi appoggi e basi sicure (conoscenze tramandate da civiltà antiche e loro culture). Senza memoria non esiste storia alcuna, che sia individuale, sociale, biologica…Proprio come le radici, il tronco, i rami e foglie, fiori e frutti di un albero. Gli esseri umani hanno la memoria corta, e più procedono nel cerebralismo arido dello scientismo, più scordano leggi fondamentali, che sono linee guida indicative di come funzionino la vita, i regni in essa collocati, e tutti i processi dei sistemi, fisico, fisiologico, biologico, psicologico, energetico ed informativo ad essa collegati. Fatta questa breve premessa, cerchiamo di identificare cosa s’intenda per “segnatura”.
Trovare il segno, e indicare la segnatura di un metallo, un minerale o una pianta vuol dire trovare un’ IDENTITA’ OCCULTA, che vada oltre ciò che è percepibile dai sensi ordinari, e che sia in relazione con la sua vera natura, con l’essenza stessa. Esiste una parte di realtà che siamo in grado di cogliere con i nostri sensi corrispondente ad un 4%, se vogliamo essere precisi, mentre il resto è sconosciuto, non percepibile: siamo apparentemente sordi e ciechi. Immaginatevi di essere in un grande appartamento, di almeno 100 metri quadrati, e di poter vedere, illuminato, solo il letto della camera: il resto è buio totale. Chiaro che la realtà sensibile sia poca cosa in relazione al resto, chiamato dai sapienti realtà trascendente, in quanto è necessario, per la sua percezione, trascendere, bypassare i 5 sensi ordinari, che nulla possono per chiarire l’arcano. Il sistema odierno usato dalla scienza, per conoscere la realtà e i suoi fenomeni, si basa sul pensiero deduttivo-induttivo: si pone un’ipotesi e si inducono esperimenti per provarla in senso affermativo o negativo. Peccato che questo sistema sia intrinsecamente limitato e limitante, in quanto incapace di penetrare la terza dimensione dei fenomeni legata alla profondità, al volume, e al dinamismo, il movimento espresso soltanto dall’interazione dei sistemi viventi. Il nostro cervello interpreta una realtà riflessa, ed è pertanto limitato ad esprimere deduzioni da riflessione.
Il tipo di pensiero utile da sviluppare, da stimare come metallo prezioso, è quello ANALOGICO. Il nostro cervello, ben riflettendo la legge del bipolarismo (ne parleremo in altri scritti), è dotato di due emisferi: uno preposto all’analisi, la logica, la razionalità e i dettagli (maschile), l’altro predisposto per la creatività, l’intuizione, il simbolo, l’arte (femminile), entrambi collegati dal corpo calloso… Inutile sprecare parole sul pesante sbilanciamento nell’uso degli emisferi ai giorni nostri, rispecchiato nella considerazione di tutti gli aspetti del femminile, che siano interiori, relativi all’anima, come Jung aveva ben compreso, o esteriori, legati al trattamento delle donne, anche dove sembra siano rispettate (lo sono in quanto assumono comportamenti maschili, rafforzandone di più il modello).
Con l’analogia siamo in grado di stabilire nessi disparati tra loro, apparentemente scollegati e slegati, ma che il procedimento analogico rende simili. Riusciamo in tal modo ad avvicinare realtà, identità, affinità naturali tra loro lontane, ma che hanno un punto di convergenza che non vediamo, una scatola più grande dove stanno tutte insieme, secondo somiglianze precise. Possiamo definire il pensiero analogico come la scienza delle corrispondenze universali applicate all’individualità di ogni natura, che fa conoscere le azioni e le reazioni degli esseri in tutti i piani del cosmo, che sia conosciuto da noi o meno. Avvicinando in questo modo le realtà esteriori, trovando come massimo comune denominatore l’identità occulta, passiamo da un’interpretazione bidimensionale (deduzione-induzione) della realtà ad uno tridimensionale (deduzione-induzione-analogia). Passiamo da una scienza di superficie, come quella attuale, ad una di volume, risalendo agli archetipi, intesi come categorie prime universalizzanti ogni aspetto della realtà fenomenica. Questi archetipi possono essere rappresentati solo attraverso il SIMBOLO, natura stessa del linguaggio analogico. Il simbolo è una RAPPRESENTAZIONE FUNZIONALE. Il pensiero analogico ci permette quindi, attraverso il riconoscimento del simbolo, di risalire alle funzioni primeve di ogni cosa vivente.
Facciamo un esempio: la quinta musicale, il verde, il rame, il potassio, la melissa, l’equilibrio, la bellezza, la forza, la creatività, lo smeraldo, il sol (nota musicale), il venerdì, il sodio, le surrenali, la gola, la vegetazione… hanno tutti un’identità occulta funzionale, archetipale, che li comprende.
Nel caso delle piante, le rappresentazioni funzionali vanno ben oltre rispetto alla forma somigliante a organi. Abbiamo così fissato una terza coordinata nello spazio, che ci permette di addentrarci nell’essenza delle cose stesse. Da queste premesse, risulta quasi ovvio capire la difficoltà di attribuzione delle segnature e le molteplici divergenze tra autori, in quanto non tutti hanno compreso il concetto di identità occulta, non usano il pensiero analogico e non conoscono la tradizione ermetica da cui deriva questo modello applicativo. (continua)
V.F.