Quel che deve accadere accadrà perchè è già accaduto

Parte II

L’asse verticale è un diametro che determina uno spazio che va dall’alto al basso in direzione discendente, e dal basso all’alto in direzione ascendente, da nord a sud, da sud a nord. Se da nord siamo caduti, andando a sud, è lì che dobbiamo tornare.

In astrologia l’asse nord/sud è quello di Capricorno/Cancro: nel primo segno abbiamo il dominio di Saturno, ma è un Saturno di terra, che qui coagula la materia densa. E’ il signore del karma, del ciclo causa/effetto di questo gioco/mondo. L’asse Capricorno/Cancro è quello della colonna vertebrale, che negli esseri umani è verticale rispetto al piano di appoggio, non parallela o semiparallela come negli altri animali, per i quali resta orizzontale, precludendo una risalita che evidentemente è condizionata ad alcuni presupposti. In questa compressione in caduta, viene inglobato il fuoco nella materia, come vediamo espresso nel glifo del segno.

Si tratta di un fuoco raffreddato, quasi congelato all’interno della struttura materica, rappresentato dal cerchiolino sul glifo, come anche nella colonna vertebrale, e se ci spostiamo al discorso dei chackra, appare evidente trattarsi del fuoco sacro di kundalini, alla base della stessa colonna vertebrale, che risale accendendo via via le stazioni poste sul percorso, dalla base della montagna al suo vertice. In Medicina Tradizionale Cinese abbiamo l’analogo Jing posto nel Ming Men, nella zona dei reni, un fuoco che costituisce l’energia ancestrale. Dove prende Saturno questo fuoco? Non è certo un suo elemento, visto che si esprime in terra e aria e non certo in fuoco, come nemmeno in acqua. Lo prende dove il sole cade, tramontando alle sue stagioni di dominio, primavera ed estate, all’equinozio di autunno, nel segno della Bilancia. Opposta alla Bilancia, dove questo asse ha il suo altro estremo, troviamo l’Ariete, segno in cui ritorna il Sole, esaltandosi all’equinozio di primavera, e il buio Saturno cade. Quindi, in un ciclo circolare, visto che Saturno/Kronos rappresenta il tempo, questo fuoco passerà dall’equinozio di Bilancia al solstizio di Capricorno, luogo del massimo freddo cristallizzatore/coagulatore, mentre in un passaggio verticale, esploderà in Ariete, liberato nel mondo di materia a inizio ciclo o inizio gioco. L’asse Ariete/Bilancia è l’asse est/ovest: il Sole sorge dove Saturno cade, Saturno sorge dove il Sole cade, e ci ritroviamo così anche un asse orizzontale, in quanto il Sole sorge e tramonta… all’ORIZZONTE. Destra/sinistra, luce/buio, bello/brutto, caldo/freddo e così via.

Assi Cancro/Capricorno e Ariete/Bilancia

Interessante che in Bilancia troviamo collocati reni, vescica, tubuli collettori, ureteri, uretra e surrenali, esattamente la zona del Jing nel Ming Men.

Quindi, si risale da sud verso nord e si è polarizzati da est verso ovest. A est abbiamo il segno cardinale dell’Ariete, che è il maschio della pecora, che sfonda le porte, usando anche dire “testa d’ariete”, che rappresenta l’inizio di una nuova stagione, o nuovo livello, mentre a nord abbiamo le capre, simbolo di Capricorno, animali che arrivano tranquillamente alle cime delle montagne, sfidando quasi le leggi fisiche, solide e cocciute quanto il fuoco compresso nella materia.

I due assi si incrociano e formano la croce.

Per risalire, occorre trovare un baricentro che metta in equilibrio le oscillazioni della polarizzazione, degli estremi oscillanti. I segni cardinali danno il via al movimento oscillante, e sono i segni che aprono le stagioni, che partono al via dello starter (Ariete, Cancro, Bilancia e Capricorno), i segni mutevoli sono quelli che conducono al cambiamento inteso come il passaggio successivo, antioscillamento speculare, come i frazionisti di una staffetta (Gemelli, Vergine, Sagittario e Pesci), mentre i segni fissi sono quelli del baricentro (Toro, Leone, Scorpione e Acquario), che tagliano il traguardo fissando l’arrivo. Questi ultimi sono al centro della croce, e in ordine abbiamo una croce di terra con il Toro, che governa la gola, lingua, laringe e corde vocali, quindi la parola; una croce di fuoco, che governa cuore e arterie, la “vista” sottile o intuizione; una croce di acqua, che governa organi femminili, ano e colon, quindi le passioni, le emozioni e la pulizia interiore, e una croce di aria, che governa il pancreas, il sistema linfatico e le vene, che integra ciò che è già stato precedentemente pulito e si occupa di deSIDERi e pensieri.

Un aspetto interessante è che dove signoreggiano Sole e Luna non si manifesta Saturno e viceversa. Dall’ Ariete alla Vergine, per cui con equinozio di primavera e solstizio di estate, abbiamo esilio e caduta di Saturno, e domicili ed esaltazioni dei due luminari. Questi sei segni rappresentano il giorno nella dualità. Da Bilancia fino ai Pesci, abbiamo esilio e caduta del Sole e della Luna, con domicilio ed esaltazione di Saturno, nei sei segni della notte zodiacale. Il massimo è esilio del Sole in Acquario, nel periodo più freddo dell’anno, in cui il luminario è più contratto e coagulato. Saturno è sia un anti-sole che un anti-luna. In questo settore dello zodiaco, Giove fa le veci del Sole, prendendo domicilio nel terzo fuoco del Sagittario, e della Luna, nell’acqua dei Pesci. Al posto di Saturno, nella zona/giorno dello zodiaco, in aria e terra compare Mercurio.

I segni fissi, i punti centrali, possono essere il “centro di gravità permanente che non ci fa cambiare idea sulle cose e sulla gente”. Ruotando sul nostro asse, siamo al centro, non polarizzati, quindi non sbilanciati, agendo senza agire, danzando secondo ritmo e ciclo in risonanza con l’asse verticale. Certo, si tratta di un continuo lavoro di osservazione di sé e di costruzione della volontà.

C’è però una croce importante, ed è quella del Leone, in quanto riguarda la centratura del cuore.

Ora osserviamo l’immagine dell’uomo vitruviano di Leonardo.

Abbiamo lo stesso uomo in due posizioni diverse: una inserita nel quadrato, l’altra nel cerchio. Nel quadrato la posizione assunta è quella di una croce in cui l’allineamento e la postura, ritta in piedi sulla colonna, è posta sull’asse verticale, mentre le braccia allargate a 90° sulla colonna, sono posizionate in senso orizzontale. I piedi aderenti a terra, i chakra sull’asse verticale. Quattro elementi, quattro punti cardinali, quattro stagioni, mondo di materia. Il quadrato simboleggia la terra, la materializzazione dell’uomo in terra, il discendente. Il disceso porta la “sua croce su di sè”, la croce della legge dello spazio/tempo legato alla gravità, al peso della materia, o meglio, alla massa che ha acquistato peso cadendo di densità.

Anche il piano della scacchiera è un quadrato, a sua volta formato da una base di otto quadratini per un’altezza di altrettanti otto, bianchi e neri, yang e yin, e sappiamo che il numero 8 somiglia tanto al simbolo dell’infinito, al ripetersi del ciclo.

Quante possibilità di gioco e variabili ci stanno su una scacchiera, considerando le mosse di tutti i pezzi? Tante quante le combinazioni genetiche delle basi azotate nel nostro DNA? Chissà…

Il cerchio simboleggia il cielo, in opposizione alla terra, lo spirito alla materia. Il quadrato è il simbolo dell’universo creato, fatto di terra e cielo; il cerchio del non creato, del creatore, del trascendente, e, infatti, non tutto l’uomo riempie il cerchio, ma si posiziona allargando gambe e braccia, trasalendo la materia, ampliando la base di appoggio per rendere stabile il baricentro. Molto semplicisticamente, la posizione dell’uomo nel cerchio mi ha fatto pensare al classico cavatappi a omino: la base a spirale, girando in senso orario, si radica nel tappo di sughero, allargando le braccette di metallo che, una volta spinte in basso, neanche fosse uno sbattere di ali, permettono la salita del tappo. Si spinge verso il basso per salire, verticalmente.

La posizione sull’asse centrale è quello della scala a pioli per la risalita. Su questo asse si annullano gli opposti, vengono assorbiti, riuniti, nella figura dell’androgino, a cui è permesso salire. E’ la posizione che libera dal peso, e infatti il mercurio/androgino ha le ali, la densità è più leggera, quella dell’aria. Mentre il peso va a fondo, l’aria si alza sul pelo delle acque e oltre le vette delle montagne. Unisce in sè sole e luna, maschile e femminile.

“Quando farete dei due uno, e quando farete l’interno come l’esterno e l’esterno come l’interno, e il sopra come il sotto, e quando farete di uomo e donna una cosa sola, così che l’uomo non sia uomo e la donna non sia donna, quando avrete occhi al posto degli occhi, mani al posto delle mani, piedi al posto dei piedi, e figure al posto delle figure allora entrerete nel Regno.” (Il Quinto Vangelo di Tommaso Apostolo)

Quindi, se accadrà di uscire in quanto già accaduto, ci troveremo leggeri come l’aria, con corpi più sottili, lungo un asse verticale, in condizione di neutralità interiore. In questa opzione, si può proprio cambiare il dischetto di gioco, non abbiamo debiti.

I giocatori che restano dentro hanno due possibilità: superare il livello di gioco, e incarnarsi per il successivo, sebbene sempre sullo stesso disco, oppure non completare il livello e il suo superamento, per le mosse sbagliate o in quanto fatti fuori dagli avversari se non, peggio ancora, dal fuoco amico.

Aumentare in numero dei giocatori non vuol dire necessariamente produrre qualità di gioco, specie se la qualità tende al ribasso.

Le opzioni per ripetere questo stesso livello sono esaurite da un cambiamento astrologico che riguarda Saturno.

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Ciò che deve accadere accadrà perchè è già accaduto

Ciò che deve accadere, accadrà, perchè è già accaduto

Parte I

Cosa vuol dire tutto questo, in chiave più sottile?

Vediamo l’etimo, l’origine della parola: Etimologia: lat. volg. *accadēre, comp. di ăd e *cadēre ‘cadere’. (Garzanti linguistica)

Ho cercato la conferma in quanto era talmente ovvia la derivazione dal latino “cadere” che mi pareva troppo semplice cominciare da qui.

Il prefisso AC- (cadere) deriva dal latino AD, indicando vicino a, indicando moto a luogo con senso di avvicinamento.

Il primo pensiero a baluginare è stato il concetto di ciclo, di una serie di eventi, che si ripetono, intendendo il senso dei cicli e ricicli storici di Vico: la storia si ripete.

In effetti, questa visione di ripetizione porta a considerare il tempo non in funzione lineare, da un passato perso e immodificabile ad un futuro incerto e sconosciuto, quanto in funzione circolare in perpetua ripetizione, con variazioni sul tema, ma con una struttura sostanziale che non si modifica, come fosse una ripetizione continua che, pur cambiando d’abito, indossa sempre lo stesso messaggio. Che sia imposta la vitale necessità di comprendere la lezione di vita in questa classe, per cui repetita iuvant letteralmente?

Ci si chieda come mai sia necessario continuare a rivivere le stesse situazioni, piuttosto che affermare di non aver voluto tutto questo o di considerarci al di fuori o al di sopra senza averne le qualità, visto che altrimenti saremmo stati fuori dai giochi.

Mi viene alla vista il classico videogioco: abbiamo uno scenario, che varia al variare dei livelli, con tanti personaggi, di cui uno siamo noi, il protagonista, e gli altri sono di sistema o amici e conoscenti che stanno giocando insieme a noi o nello stesso contesto. Se superiamo le prove, passiamo di livello. Per uscire dal gioco, è necessario finirlo, è una conditio sine qua non. Si tratta di regole, le stesse che strutturano il gioco, che lo determinano, che abbiamo necessariamente accettato prima di iniziare la partita.

Ogni disco un ciclo, una storia che si ripete a vari livelli. Ogni disco, una storia diversa. Noi oggi siamo sul disco che si chiama Terra, con tutte le sue regole di gioco.

Ogni gioco ha un tema, ed è per questo che la storia si ripete: se si sta in uno scenario con un tema di guerra, non possiamo aspettarci di trovare Paperino, Minnie e Topolino che vengono a salutarci tirati da Super Pippo con scorta di noccioline per mantenere la sua forza da super cane! Ci sono dettagli, le variazioni paesaggistiche, il cambio degli sfondi, delle forme usate e percepite, ma l’idea del gioco, il suo messaggio, non cambia, perchè è già stato creato da un programmatore (pro = prima, che precede; gramma = verbo, parola, suono, lettera, frequenza che crea le combinazioni; tore = re della T, della materializzazione, della coagulazione, legando la T a Saturno). Il gioco è un circolo, una serie di livelli/evento chiusi su un disco o una serie di bit come le informazioni di un seme dentro al suo involucro, che contiene nascita e morte di un albero, con tutta la sua apparente lineare vita, solo che, appena entriamo e iniziamo a giocare, la percezione, il susseguirsi e la variazione degli eventi ci porta a vedere e vivere il tutto in modo lineare. Ciò che deve accadere nel gioco, accadrà perchè è già accaduto nel momento in cui è stato scritto. Il “destino” del giocatore sta all’interno delle possibilità del gioco, che possono portarlo ad una diversità in base ai percorsi scelti, al viaggio che fa, ma sempre all’interno delle possibilità contemplate, del “fato” che non si può cambiare, in quanto contenitore e predecessore del destino. Il cerchio del gioco è, contenendolo in se stesso, un karma. Noi siamo parte dell’ideatore perchè ha creato lui i personaggi, che noi interpretiamo soggettivamente all’interno delle possibilità, ma siamo parte della sua mente creativa, siamo un piccolo e lunare specchio in cui si riflette e si conosce attraverso la curiosa molteplicità della diversità di ogni personaggio, a cui ha dato un io da sviluppare, una scintilla di coscienza che impara sul percorso, e che potrebbe dare un input inaspettato al sistema. Vi ricordate Neo di Matrix? Si può quindi dire che creatore del gioco e giocatori divengano una cosa sola, riempiendo quella sfera di contenuti in divenire tutti da scoprire, stando all’interno come personaggi nel qui e ora, ma con già tutto finito stando all’esterno in veste di osservatori: autocoscienza e coscienza, io e sè. Come mettere un vecchio disco che racchiude sui suoi solchi tutte le canzoni intere, ma che va fatto girare per ascoltare musiche e melodie, o un libro chiuso che deve aprirsi ed essere letto in tutta la sua storia. Nel qui e ora ascoltiamo la canzone, o leggiamo la storia, diventandone consapevoli, provando emozioni e sensazioni, e, attraverso la memoria, facendole diventare nostre; alla fine dell’esperienza sappiamo la canzone e possiamo raccontare la storia perchè le ricordiamo, le abbiamo nel cuore, vera sede della coscienza.

Le leggi del gioco sono appoggiate sulla matematica binaria.

Torniamo a noi, uscendo da Super Mario Bros.

Ritorniamo ad AC-cadere: cadere verso un moto a luogo, verso uno spazio.

L’uomo, come anche altri esseri che chiamiamo angeli, sono caduti. Si usa anche DE-caduti, per cui caduti di nuovo, due volte, inteso nel DUALE, nella polarizzazione. Questa caduta ha portato con sé lo spazio/tempo, ovvero gli AC-cadimenti.

Per cadere, occorre avere un peso, senza peso non si cade.

Per pesare qualcosa, serve una BI-lancia, uno strumento che metta in opposizione due valori, uno in vuoto e uno in pieno rispetto a una misura di riferimento: se il peso è una quantità in kg, si viaggia da assenza di peso a massima presenza di peso, evidenziandosi la legge della polarità. Cadere e accadere hanno un peso, sono legate alla forza di gravità che tira in basso.

La caduta di un peso avviene in linea verticale.

La forza di gravità nasce con la caduta nel duale, è necessaria per la determinazione dei pesi, e il peso è direttamente proporzionale alla quantità di materia, al grado di materializzazione. Più si è materializzati, più si è pesanti, e quindi più soggetti alla forza di gravità, intesa come forza letterale ma anche come forza di attrazione che ci lega ad un mondo percepito di sola materia con tutte le attrattive del caso, scendendo sempre più in basso nella caduta verticale.

Interessante considerare anche i sinonimi di “gravitas”: grave, e la voce grave è la più bassa nei suoi toni, pesante, peso, serietà, severità, solennità, importanza e via dicendo. Proprio Saturno, vero? Saturno che, evirando il padre Urano, si impossessa del suo fallo creatore, lo getta in mare (principio accogliente femminile, lunare, che genera) e dall’unione di questo membro con le acque nasce Venere, espressa a inizio ciclo, o gioco, dal segno più materializzato dello zodiaco, il più grave, ovvero il Toro. Nei successivi segni della triplicità, la materia verrà sempre più raffinata e alleggerita, fino alla vetta della montagna in Capricorno, pur restando all’interno del ciclo, ma di questo posso scrivere a parte, come anche dei passaggi comprensibili dall’albero delle Sephirot cabalistiche.

Saturno/Kronos rappresenta quindi un demiurgo, coagulatore/solvitore di un mondo di materia, di una sfera/gioco di karma, alla quale siamo tutti sottoposti finchè siamo del mondo e nel mondo. Come? Subendo la polarizzazione, che aggiunge o toglie peso, che ci sottopone alla sua forza, quella di gravità, che ci spinge di nuovo karmicamente verso il ciclo e riciclo.

Aggiungerò a questo passaggio in altro scritto cosa è cambiato con l’entrata di Saturno in Acquario.

In Medicina Tradizionale Cinese si parla della stessa identica cosa: Yin e Yang, pieno e vuoto, e la giusta misura si attua riempiendo i vuoti e svuotando i pieni, mentre la posizione centrale nel ciclo degli elementi è Terra 5: che sia un modo per intendere i quattro elementi sempre accompagnati dalla quinta essenza? Che la quinta essenza sia espressione della giusta misura?

Potremmo anche definire la ricerca della misura come ricerca del giusto peso, che ci ponga al centro della polarizzazione, in senso androgino, ovviamente spirituale in quanto sull’asse verticale, per attuare la risalita dopo la caduta.

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Riflessioni spagiriche sulle piante

In natura possiamo classificare le piante anche secondo dinamiche di empatia, considerando il modo in cui viene gestita l’interazione con l’uomo e non soltanto secondo canoni scientifici. In questo senso esistono quattro tipologie di piante:- quelle che vogliono la solitudine e sottolineano il loro desiderio attraverso la velenosità. Un esempio può essere la Digitale che è altamente tossica e con effetti collaterali pericolosi. Sono sicura che avrete pensato anche a piante di una certa fama, come la Belladonna, il Colchico, lo Stramonio…- quelle che si trovano in mezzo agli altri ma non esprimono voglia di comunicare, come la Gramigna che non ha intenzione di dialogare ma di infestare. Ho inevitabilmente pensato alla Robinia e all’Ailanto…- piante che non hanno l’intuizione del dialogo ma si donano e si lasciano lavorare in modo affabile, come tutta la categoria dei vegetali commestibili;- piante che non vivono a contatto con l’uomo ma che hanno sviluppato un innata capacità di dialogo interazione, modulando il loro intervento senza mostrare alcun tipo di resistenza come per esempio l’Aloe. Qualche anno fa è esploso il boom riguardo all’Aloe, considerato la panacea di tutti i mali: mi ha sorpreso scoprire come fosse inclusa in un elenco di piante medicamentose, inciso su una tavola sumera di argilla datata intorno al 2000 avanti Cristo, trovato in Mesopotamia nella città di Nippur. Nefertiti e Cleopatra utilizzavano l’aloe nella loro routine di bellezza e Alessandro Magno la usò per curare le ferite dei suoi soldati reduci dalle battaglie sulla conquistata isola di Socotra, dove vi erano numerose piantagioni. Come sempre non c’è niente di nuovo sotto il sole .Attribuita a Cristoforo Colombo è la frase seguente: ” Quattro vegetali sono indispensabili per il benessere dell’uomo: il frumento, la vite, l’olivo e l’aloe. Il primo lo nutre, il secondo gli rinfranca lo spirito, il terzo gli reca armonia, il quarto guarisce. È sorprendente come ogni Regno sia popolato da individui di natura con caratteristiche uniche e peculiari…

punto e linea

Le esperienze diventano ricordi: chi non fa esperienza, non ha ricordi. Come può lo spirito avere memoria, se non fa esperienza? Cosa può sciogliere dentro di sè, assimilandolo per sempre alla matrice vivente?  AL KA EST: Dio anima è. Come può fare esperienza nell’immobilità del centro, di un punto? Senza materia dinamica, non c’è esperienza di sè. Solo ciò che muove, anemos, può fare esperienza: il movimento allunga il punto in linea. Alla base del dualismo, si pongono essere e divenire.

Stasi e movimento.

Essenza e sostanza.

Coscienza e consapevolezza..

L’Uno non ha bisogno. Dov’è dunque nato? Non possiamo andare oltre, nascendo qui. Oltre c’è il non nato, ma noi possiamo essere neo nati, se rinasciamo a spirito.

Il primo movimento che produce un punto, un centro, è la rotazione; nella dualità si traduce con lo spin orario e antiorario. Una freccia a spirale è ciò che un centro rotante produce: una oraria, l’altra antioraria, una volta al futuro, l’altra al passato. La prima rotazione su di sè, sul centro, è un movimento EGOICO. Può andare verso il futuro o verso il passato: si è proiettati verso la memoria o verso l’inconoscibile. La rotazione può essere centrifuga, che scappa dal centro, o centripeta, che torna al centro dal fuori. Quando si esce, in direzione centrifuga, si va verso altri ego rotanti, il primo passo per unirci nella differenza. Se si ruota a sinistra, si aumenta la densità; verso destra, diminuisce: si tende verso la materia o verso lo spirito. Siamo un insieme di movimenti rotanti, impegnati al mantenimento dell’equilibrio attraverso l’esercizio della misura. L’uomo è l’unità della misura, quando si pone al centro delle due direzioni, quando impara l’arte della rotazione. La legge della simmetria insegna la giusta misura, la sapiente geometria dello spazio. Così costruiamo il corpo, conoscendo geometria, movimento e misura, attraverso la strutturazione (il punto manifesto), l’espansione (  il punto che si amplia sulla sua stessa circonferenza, il cerchio e la sfera), la direzione ( il vettore lineare, la profondità), la centratura vitale ( il ritmo pulsante), l’equilibrio (il suono, la frequenza, le armoniche), la connessione ( unificazione del molteplice, il legame) e la realizzazione (il ciclo).

La causa è il punto, l’effetto è la linea. L’effetto è la causa esplicata e si esplicita, la causa è l’effetto implicato, o implicito. L’effetto è il movimento del punto, come la pianta è l’effetto del seme.

LA PATOLOGIA E’ IL MOVIMENTO DELLA COSTITUZIONE.

LA MALATTIA: LINEA = COSTITUZIONE : PUNTO

La fine e l’inizio convergono sullo stesso punto, per cui la malattia si muove su un piano circolare. Quando la causa si slatentizza, inizia a muoversi in senso orario: si muovono gli effetti, in senso antiorario gli effetti si annullano. Per questo alcune diluizioni di rimedi omeopatici viaggiano in senso temporalmente inverso: fanno riemergere i “nodi effetto” dislocati lungo questa circonferenza e li “SOLVONO”, solvono ciò che è stato coagulato. Il coagulo malato è già nel punto. Il rimedio va “indietro nel futuro” o ” avanti nel passato” Come dice Vadim Zeland, le mele cadono in cielo.

Ecco che possiamo definire la GENETICA COME SEME, COSTITUZIONE,

e

L’EPIGENETICA COME SEME SOTTO L’AZIONE DI FORZE FORMATRICI, che attribuiamo erroneamente solo all’esterno, essendoci in realtà un totale che non fa la somma delle parti: astrologicamente, abbiamo sia le 7 forze formatrici dentro il nostro microcosmo e antropocosmo, come geni planetari in posizioni a noi date alla nascita, che fuori, che si esprimono nei transiti, nel macrocosmo universo.

Come in alto, così in basso.

SEGNATURE PLANETARIE parte terza

Quando ci riferiamo alle 7 Forze Planetarie o i 7 Geni Planetari è importante tenere presente che si tratta di aspetti certamente astratti, che possono indurci a supporre che siano prettamente concetti di ambiti metafisici e surreali, mentre in realtà si manifestano in modo assai concreto in tutta la realtà esplicata e dei fenomeni che viviamo nel quotidiano.

Il ritmo della vita è determinato dalla matematica dei numeri, tra i quali il numero 7. Vediamo quindi come queste 7 Forze si mostrano.

Intanto immaginiamo un fascio di luce bianca passare attraverso un prisma di vetro, scomponendosi nei 7 colori dell’iride, gli stessi dell’arcobaleno: in ordine di frequenza, dalla più bassa alla più alta, abbiamo il rosso, l’arancio, il giallo, il verde, il blu, l’indaco ed il violetto. Ognuno di questi colori è espressione in un range di frequenze delle 7 forze. Ora accostiamoci alla tastiera di un pianoforte, osserviamo i tasti ed ascoltiamo i suoni: avremo una serie di scale in ottave: DO, RE, MI, FA, SOL, LA e SI, per poi ripartire con il DO dell’ottava successiva, anche queste espressione in diverso range di frequenze degli stessi 7. I giorni della settimana sono 7, ed i nomi derivano dai 7 pianeti: Lunedì Luna, Martedì Marte, Mercoledì Mercurio, Giovedì Giove, Venerdì Venere, Sabato Saturno e Domenica Sole (in inglese SUNday, giorno del Sole). Vediamo pertanto che i 7 giorni della settimana sono riferiti ai 7 geni planetari, pur essendo i pianeti già espressioni di queste 7 forze, non essi stessi le forze (i pianeti non ci governano, essi sono già manifestazioni di governo delle forze, e la loro osservazione non significa che ci influenzano direttamente, ma come sono esplicate e manifestate  le 7 forze in quel momento granulare di tempo preciso, per esempio alla nostra nascita, quando avviene il primo resPYRo, rispetto all’aura solare, rappresentata dai segni zodiacali). Anche la tavola periodica degli elementi è stata strutturata da Mendeleev sul modello alchemico delle 7 forze, tant’è che gli elementi sono tutt’ora suddivisi in linea orizzontale in periodi (il divenire nella materia) ed in linea verticale in 7 gruppi, i 7 archetipi primordiali dei 7 geni planetari, programmanti rispetto ai periodi. In senso esoterico possiamo dire che i gruppi sono programmi con i quali la materia è definita mentre i periodi sono legati all’esperienza dei medesimi nella materia, nel loro divenire. Allego un link per visionare.

http://www.chimica-online.it/download/tavola-periodica-mendeleev.htm

Sorprendente era il fatto che in base al settenario matematico,  gli elementi si ritrovavano nello stesso gruppo manifestando proprietà chimiche analoghe, simili, confermando una legge numerica superiore.

http://www.ptable.com/?lang=it

Sopra ho riportato un link con la moderna tavola periodica degli elementi, in cui permane la distinzione dei 7 gruppi principali:

I gruppo: togliendo l’elemento H che in realtà appartiene alla Luna (fatto che potrà essere valutato in seguito), abbiamo Li, Na, K… e in senso archetipale si parla del genio planetario di Venere; il metallo corrispondente è il Cu;

II gruppo: Be, Mg, Ca, Ba… sono attinenti a Giove; metallo Zn;

III gruppo: H, Bo, Al…sono relativi alla Luna; metallo Ag;

IV gruppo: C, Si, Sn, Pb … appartengono a Saturno; metallo Pb;

V gruppo: N, P, As, Sb … sono di Mercurio; metallo Hg;

VI gruppo: O, S, Se… del Sole; metallo Au;

Vii gruppo: F, Cl, I, Br… dell’ultimo archetipo planetario rimasto, Marte; metallo Fe.

Troviamo i metalli nel gruppo di transizione.

Gli elementi dell’ottavo gruppo sono quelli che hanno raggiunto l’ottetto, che vivono bene da soli, senza necessità di legami tra gli elettroni per raggiungere l’equilibrio, ed è quantomeno interessante che il glifo dell’8 sia rappresentato da due sferette simmetriche in senso verticale (come in alto così in basso, la destra come la sinistra), tracciabili in soluzione di continuità, ed orizzontalmente sia il simbolo dell’infinito. Potremmo definire gli atomi dell’ottavo gruppo quello degli elementi androgini, fuori dalla dualità in eccesso o in difetto. Il numero 8 ci riporta al Tao e somiglia anche alla forma dell’orbitale p descritto nei testi di chimica di base.

Di seguito sono raffigurati i simboli delle 7 forze, o geni o archetipi planetari, per prenderne confidenza e per iniziare a riflettere sul senso nascosto del loro glifo, che vuol dirci molto di più rispetto ad un’innocua apparenza visiva iniziale. Il significato dettagliato è rimandato alla trattazione dei singoli elementi nelle parti successive.

Pianeti_Glifi

Come gli elementi, mattoni base che costruiscono la materia, sono ordinati secondo i 7 geni planetari che ne determinano la QUALITA’, così ogni essere vivente appartenente ai 3 Regni di natura (minerale, vegetale ed animale, uomo incluso se non si volesse considerare categoria a parte) seguono le stesse regole, tenendo conto che più una realtà è complessa, più i 7 sono frammisti tra loro, costituendo tipi misti.

Esempio: il Na è Venere, il Cl Marte. Insieme danno NaCl, cloruro di sodio, che è il semplice sale da cucina, ma che è soggetto a 2 forze archetipali principali: sia Marte che Venere, per cui sarà portatore di caratteri più complessi in quanto dominato da 2 forze.

Se poi pensiamo come in psicologia Gestalt che il totale non fa mai la somma delle parti, benvenuti nel mondo della molteplicità!

(continua…)

 

 

 

Analogie

ResPYRare… azione in cui è implicato pyr, il fuoco, lo sPYRito. Si respira aria, è indispensabile l’ossigeno, che analogo al Sole, al cuore, alla coscienza. Questo sole/coscienza è rappresentato con il glifo della circonferenza quando è generica ed è collocato nel segno zodiacale dell’Ariete, con la circonferenza con al centro un punto quando è individuata e si trova nel segno zodiacale del Leone, che è anche una delle quattro creature viventi, una qualità fissa. L’ossigeno è implicato in tutti i processi di ossidoriduzione, che sono una combustione, un lento fuoco che brucia in tutti i processi del nostro corpo, relativi al sale. L’ossigeno è il comburente che permette al fuoco di restare acceso, pertanto vivo. Il fuoco dello Spirito può bruciare solo in presenza della coscienza: l’olio prezioso, per tradizione, si ricava dall’ ulivo, pianta solare per eccellenza, pianta della coscienza che cura cuore e arterie poste nel segno zodiacale del Leone. Il Figlio di Dio fu accolto con ramoscelli d’ulivo, che accompagnano la Pasqua e la resurrezione a corpo spirituale. Spirito o Ruah, parola femminile. Nel nostro corpo, nelle nostre cellule la combustione avviene a livello dei mitocondri, che sono legati al e trasmessi solo dal cromosoma X , dalla madre. I mitocondri sono la sede della coscienza cellulare. La medicina e la biologia della nutrizione hanno mostrato come moltissime persone, per una serie di cause diverse, siano passate da processi di ossidoriduzione a processi di fermentazione a livello mitocondriale, abbassando drasticamente il livello di energia. L’acidità è legata agli ioni idrogeno, l’alcalinità agli ossidrilioni, per cui all’ossigeno. A livello sottile essere in uno stato alcalino vuol dire avere presenza di ossigeno, di comburente, di olio di coscienza. Infatti l’idrogeno è l’elemento legato alla Luna, in modo particolare al segno zodiacale del Cancro, dove troviamo la porta degli uomini. Luna che rappresenta l’inconscio, il buio, che può riflettere la parte cosciente soltanto se illuminata dalla luce solare. Per similitudine, l’alcalinità è analoga alla presa di coscienza, chiaramente su piani di realtà differenti. Se chi ha oro può produrre oro, chi ha oro ha in sè la luce più sottile ed elevata, colui che vien chiamato Dio… l’oro è la vibrazione più densa della luce (che non è luce) solare nel metallo. Essendo il femminile, anche biologicamente, che cattura le frequenze su diverse ottave della medesima cosa (ossigeno, cuore/amore/intuizione, coscienza, oro, luce…), ogni alchimista ha necessità di attivare il suo femminino interiore, attrattivo per la luce. Se si pone in quella condizione è girata dalla parte giusta per prendere i quanti di energia, verso l’alto, verticalmente. La “Grazia” che inter-cede. Appare chiaro che il lavoro a due vasi è sottile…

SEGNATURE PLANETARIE, cosa sono, come si trovano, parte II

Dopo aver compreso che non sia necessario mangiare noci per la salute del nostro cervello o i fagioli per i reni, proseguiamo nella nostra indagine sul procedimento che ci permette di trovare le segnature. Chiaro che la lettura in questi termini è fatta ad un livello appoggiato solo alla percezione sensoriale, che non è sufficiente, ricordiamo il 4%, per trovare le identità che accomunano. Questo spiega i numerosi errori che si incontrano andando a caccia di notizie su testi o in rete da parte di chi non conosca il pensiero analogico vero, quello tridimensionale, e l’ermetismo, inteso come le conoscenze di Ermete Trismegisto, legate alla tradizione egizia. Mi perdoni l’inconsapevole scrittore del primo link che ho inserito da prendere come esempio, che si è chiaramente fermato ad un’attribuzione esclusivamente visiva.

Se vi state ancora chiedendo cosa mostri l’elenco scritto nella prima parte “verde, surrenali, nota musicale sol, rame…” e via dicendo, si tratta di una serie di cose materiali ed astratte che hanno un’identità comune, un archetipo che li riunisce, che chiamiamo Venere. Più avanti capiremo l’attribuzione dei nomi dei pianeti.
Abbiamo visto nella prima parte come il pensiero analogico sia in grado di trovare le identità nascoste tra le cose e le realtà fenomeniche, e come l’identificazione possa attuarsi attraverso il simbolo. Cos’è esattamente un simbolo, specialmente in relazione all’argomento che stiamo trattando? Il simbolo è un glifo, un segno, un piccolo disegno che ci apre la porta a significati su più livelli, alcuni subito comprensibili, per esempio le ali richiamano il volo, altri che non possono essere assolutamente compresi razionalmente, ma solo intuitivamente ed analogicamente. Attraverso la corretta lettura dei simboli, siamo in grado di accedere a quelle realtà che sono state definite con “metafisica”. Non traiamoci in inganno, visto che è una parola abusata in vari contesti. Si tratta di andare oltre ciò che è fisico, oltre il 4%, in quella maggioritaria fetta della realtà non percepita, che i fisici chiamano “dark matter” ed “energy matter”. In quella zona oscura ci sono più livelli di frequenza, da cui derivano diversi livelli di lettura, proprio come prendere l’ascensore su un palazzo a più piani: ad ogni piano, un’applicazione diversa dello stesso simbolo. Oggi siamo per lo più disabituati a cogliere i simboli: ne siamo circondati, ma non vi prestiamo attenzione, e quando è necessario farlo, per motivi, nel nostro caso, di studio inerenti alle piante, ci sforziamo di capire secondo interpretazione razionale, fuorviando.

Venere-il-simbolo-del-segno-zodiacaleQuesto è un simbolo grafico, per la precisione di Venere, relativo all’elenco riportato precedentemente. Il cerchio che sovrasta, che sta sopra la croce è analogo allo spirito che domina la materia. Il braccio orizzontale della croce è l’asse che ci parla dello spazio, delle direzioni, del mondo materiale duale: destra e sinistra, davanti e dietro, rispetto al punto d’incrocio; il braccio verticale, scendendo/risalendo sul suo asse, ci parla di due dimensioni: alto/basso, ciò che è più denso rispetto a ciò che è più sottile. Si potrebbe scrivere ancora su questo simbolo: per esempio, rappresenta una forza unica, archetipale, con delle caratteristiche precise.

Quando scrivo “archetipo” o “forza archetipale”, intendo un modello, un’immagine prima, un esemplare di categoria precedente e unica, antica, da cui ne derivano altre più limitate ma analoghe, in ogni ambito e settore, riconosciuto universalmente, esistente e preesistente le realtà percepite e non. Si tratta di un massimo comune divisore valido solo per una categoria di numeri, di frequenze, suoni, forme, aspetti e qualità, che si può esprimere attraverso il simbolo. Archetipo non è simbolo, un simbolo ne è una sua espressione. Non si vada oltre: il rischio è che, cerebralizzando su altre definizioni e concetti, si complichi la comprensione. Ciò che è complesso è spiegabile, e si fonda su leggi di base, semplici, che vanno individuate, ma ciò che è complicato è un artefatto frutto della mentalizzazione umana, che, nel tentativo di capire, ma non essendo dotato di pensiero tridimensionale, interpreta soggettivamente, aggiungendo pizzi e orpelli inutili, ponendosi in un labirinto senza il filo di Arianna.

Altro aspetto importante da tenere sempre in sottofondo, in memoria, è che tutto, ma proprio tutto ciò che esiste, che sia percepibile o no, è riconducibile ad una frequenza. Ogni cosa è espressione di una frequenza. Il mondo, anche quello materiale, è un concerto di frequenze, a volte in risonanza, altre in assonanza, spesso in dissonanza, ma è la nostra percezione che le veste (i due video inseriti nella prima parte trattano proprio di questo).
Quando cerchiamo la segnatura di una pianta, andiamo alla ricerca di quella sua/sue forze archetipali che ne danno l’essenza prima, che sono identità occulte prime, ma che possono curare le medesime identità quando manifestate in disequilibrio in un essere vivente. Se ho la nota di un pianoforte scordata (fuori “cuore”, fuori centro), mi servirà la frequenza giusta per avere di nuovo un suono centrato ed armonico, che non renda l’esecuzione musicale stonata…
Ci sono 7 note musicali, che si ripetono sempre ad ottave superiori. Le note sono: do, re, mi, fa, sol, la e si. Poi si ricomincia daccapo. Stessa frequenza (risonanza) ma vibrazione diversa, un po’ più veloce, in quanto cambia la forma dell’onda vibratoria, pur restando la medesima per risonanza. Come i giorni della settimana: ogni lunedì è diverso da un altro lunedì, ma è sempre lunedì, e i giorni della settimana sono 7.
Ogni essere, struttura, sostanza, che la chimica definisca organica o inorganica, si regge su queste 7 frequenze e le loro ottave, che a loro volta sono espressione di FUNZIONI archetipali, primeve, generalizzanti il molteplice in manifestazione vivente. Possiamo definirle FORZE PLANETARIE, o GENI PLANETARI. I nomi dei pianeti sono stati attribuiti per convenzione, per capirsi usando un linguaggio comune, ma queste forze NON sono i pianeti in se stessi, motivo per il quale l’astrologia odierna è fuori strada. I pianeti, in quanto tali, sono già espressione di queste forze. L’uso dei pianeti è convenzionale in quanto il loro nome ci riporta alle qualità singole dei 7 archetipi.
La segnatura di una pianta è l’attribuzione specifica delle sue forze, di quali delle 7 è portatrice, nella sua essenza, su quali frequenze vibra tra le 7. Preparando le piante in un particolare modo, si mantengono le sue frequenze attive, che possono essere curative in un sistema vivente in cui mal risuonano. Da notare che sono state fatte prove con la spettrometria di massa tra piante trattate con la fitogemmoterapia classica e piante trattate con particolare attenzione nella preparazione, secondo il metodo spagyrico, con rilevazione di notevoli differenze. (continua)

http://radioginger.blogspot.it/2015/02/cymatics-science-vs-music-nigel-stanford.html

http://http://radioginger.blogspot.it/2015/02/cymatic-experiment-esperimento-di.html

http://radioginger.blogspot.it/2015/02/la-legge-dellottava-accordatura-432-hz.html

SEGNATURE PLANETARIE, cosa sono, come si trovano. I parte

Iniziamo a parlare delle segnature planetarie e della relazione che esiste con le piante. Comunemente si crede che la segnatura sia indicativa di una forma, una struttura, una qualità di una pianta, chiamata “segno”che, assomigliando ad un dato organo, si possa associare per la sua salute ed il suo beneficio. Ad esempio, la forma della noce che assomiglia a quella del cervello, per cui è indicata e fa bene.

A seguire inserisco un link che chiarisca meglio il concetto.

http://www.viacavaclaudio.it/signatura-rerum/

In realtà questo è un approccio assai superficiale per attribuire la famosa “segnatura”, e non era certo il metodo utilizzato dai veri spagyristi, esperti di segnature e preparazioni particolari delle piante, che hanno tramandato la tradizione più antica e sapiente. Non si scarti mai la conoscenza ermetica, che proviene da tempi considerati remoti, in quanto era molto più vicina alle leggi assolute, cosmiche, che tutto governano, rispetto a tanti odierni parametri scientifici. Ogni buon esercito che funzioni, come possiede un corpo centrale di attacco (conoscenze stabilite e definite) e avanguardie per avanzare le sue posizioni (la scienza vera), così possiede anche le retroguardie per proteggere territori già conquistati, al fine di non perderli, visto che sono preziosi appoggi e basi sicure (conoscenze tramandate da civiltà antiche e loro culture). Senza memoria non esiste storia alcuna, che sia individuale, sociale, biologica…Proprio come le radici, il tronco, i rami e foglie, fiori e frutti di un albero. Gli esseri umani hanno la memoria corta, e più procedono nel cerebralismo arido dello scientismo, più scordano leggi fondamentali, che sono linee guida indicative di come funzionino la vita, i regni in essa collocati, e tutti i processi dei sistemi, fisico, fisiologico, biologico, psicologico, energetico ed informativo ad essa collegati. Fatta questa breve premessa, cerchiamo di identificare cosa s’intenda per “segnatura”.

Trovare il segno, e indicare la segnatura di un metallo, un minerale o una pianta vuol dire trovare un’ IDENTITA’ OCCULTA, che vada oltre ciò che è percepibile dai sensi ordinari, e che sia in relazione con la sua vera natura, con l’essenza stessa. Esiste una parte di realtà che siamo in grado di cogliere con i nostri sensi corrispondente ad un 4%, se vogliamo essere precisi, mentre il resto è sconosciuto, non percepibile: siamo apparentemente sordi e ciechi. Immaginatevi di essere in un grande appartamento, di almeno 100 metri quadrati, e di poter vedere, illuminato, solo il letto della camera: il resto è buio totale. Chiaro che la realtà sensibile sia poca cosa in relazione al resto, chiamato dai sapienti realtà trascendente, in quanto è necessario, per la sua percezione, trascendere, bypassare i 5 sensi ordinari, che nulla possono per chiarire l’arcano. Il sistema odierno usato dalla scienza, per conoscere la realtà e i suoi fenomeni, si basa sul pensiero deduttivo-induttivo: si pone un’ipotesi e si inducono esperimenti per provarla in senso affermativo o negativo. Peccato che questo sistema sia intrinsecamente limitato e limitante, in quanto incapace di penetrare la terza dimensione dei fenomeni legata alla profondità, al volume, e al dinamismo, il movimento espresso soltanto dall’interazione dei sistemi viventi. Il nostro cervello interpreta una realtà riflessa, ed è pertanto limitato ad esprimere deduzioni da riflessione.

Il tipo di pensiero utile da sviluppare, da stimare come metallo prezioso, è quello ANALOGICO. Il nostro cervello, ben riflettendo la legge del bipolarismo (ne parleremo in altri scritti), è dotato di due emisferi: uno preposto all’analisi, la logica, la razionalità e i dettagli (maschile), l’altro predisposto per la creatività, l’intuizione, il simbolo, l’arte (femminile), entrambi collegati dal corpo calloso… Inutile sprecare parole sul pesante sbilanciamento nell’uso degli emisferi ai giorni nostri, rispecchiato nella considerazione di tutti gli aspetti del femminile, che siano interiori, relativi all’anima, come Jung aveva ben compreso, o esteriori, legati al trattamento delle donne, anche dove sembra siano rispettate (lo sono in quanto assumono comportamenti maschili, rafforzandone di più il modello).

Con l’analogia siamo in grado di stabilire nessi disparati tra loro, apparentemente scollegati e slegati, ma che il procedimento analogico rende simili. Riusciamo in tal modo ad avvicinare realtà, identità, affinità naturali tra loro lontane, ma che hanno un punto di convergenza che non vediamo, una scatola più grande dove stanno tutte insieme, secondo somiglianze precise. Possiamo definire il pensiero analogico come la scienza delle corrispondenze universali applicate all’individualità di ogni natura, che fa conoscere le azioni e le reazioni degli esseri in tutti i piani del cosmo, che sia conosciuto da noi o meno. Avvicinando in questo modo le realtà esteriori, trovando come massimo comune denominatore l’identità occulta, passiamo da un’interpretazione bidimensionale (deduzione-induzione) della realtà ad uno tridimensionale (deduzione-induzione-analogia). Passiamo da una scienza di superficie, come quella attuale, ad una di volume, risalendo agli archetipi, intesi come categorie prime universalizzanti ogni aspetto della realtà fenomenica. Questi archetipi possono essere rappresentati solo attraverso il SIMBOLO, natura stessa del linguaggio analogico. Il simbolo è una RAPPRESENTAZIONE FUNZIONALE. Il pensiero analogico ci permette quindi, attraverso il riconoscimento del simbolo, di risalire alle funzioni primeve di ogni cosa vivente.

Facciamo un esempio: la quinta musicale, il verde, il rame, il potassio, la melissa, l’equilibrio, la bellezza, la forza, la creatività, lo smeraldo, il sol (nota musicale), il venerdì, il sodio, le surrenali, la gola, la vegetazione… hanno tutti un’identità occulta funzionale, archetipale, che li comprende.

Nel caso delle piante, le rappresentazioni funzionali vanno ben oltre rispetto alla forma somigliante a organi. Abbiamo così fissato una terza coordinata nello spazio, che ci permette di addentrarci nell’essenza delle cose stesse. Da queste premesse, risulta quasi ovvio capire la difficoltà di attribuzione delle segnature e le molteplici divergenze tra autori, in quanto non tutti hanno compreso il concetto di identità occulta, non usano il pensiero analogico e non conoscono la tradizione ermetica da cui deriva questo modello applicativo. (continua)

V.F.

LE TAVOLE SMERALDINE: PARTE XI TAVOLA X

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THOTH L’ATLANTIDEO E LE SUE TAVOLE

PARTE XI

TAVOLA X

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LA CHIAVE DEL TEMPO

Ascolta, oh uomo. Ascolta la mia saggezza. Impara i profondi nascosti misteri dello spazio. Impara il Pensiero che crebbe nell’abisso, portando Ordine ed Armonia nello spazio.

Sappi, oh uomo, che tutto quello che esiste è solo a causa della Legge. Conosci la Legge e sarai libero, mai più legato dalle catene della notte.

Lontano, attraverso insoliti spazi, ho viaggiato nel profondo dell’abisso del tempo, imparando strani ed ancora più strani misteri, finché alla fine tutto mi fu rivelato.

Sappi che il mistero è tale perché è conoscenza ignorata all’uomo.

Quando avrai approfondito il cuore di tutti i misteri, conoscenza e saggezza certamente saranno tue.

Cerca, ed impara che il Tempo è il segreto attraverso il quale puoi essere libero da questo spazio.

A lungo io, Thoth, ho cercato la saggezza; sì, e la cercherò fino alla…

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LE TAVOLE SMERALDINE: PARTE IX TAVOLA VIII

Avatar di E.din: la Terra degli AnunnakiE.Din: La Terra degli Anunnaki

THOTH L’ATLANTIDEO E LE SUE TAVOLE

PARTE IX

TAVOLA VIII

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LA CHIAVE DEL MISTERO

Dentro di te, O uomo, ho messo la mia conoscenza. Dentro di te ho messo la luce. Ascoltami adesso e ricevi la mia saggezza, che ho portato dai livelli dello spazio che sono al di sopra ed oltre.

Io non sono come un uomo, perché io liberamente vengo da diverse dimensioni e livelli. In ognuno io prendo un nuovo corpo. In ognuno io cambio la mia forma. Ora so che l’assenza di forma è ovunque vi sia una forma.

Grande è la saggezza del Sette. Potenti sono loro dall’al di là. Essi si manifestano con il loro Potere, ricolmo della forza che viene da Oltre.

Ascolta queste parole di saggezza. Ascoltale e falle tue. Cerca in loro l’assenza della forma. Il mistero non è altro che una conoscenza nascosta. Conosci e ti sarà svelata. Cerca la…

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