Continuiamo a parlare delle origini della malattia approfondendo aspetti della natura dei viventi. Inizio subito facendo un esempio, per introdurre il concetto di terreno. Se lanciassimo un sasso contro un vetro, sarebbe facile immaginarne il risultato : il vetro comune si romperebbe, si infrangebbe facilmente. Potrebbe sembrare che la rottura del vetro sia “colpa” di un’azione malvagia, una causa sfortunata, attribuendo un giudizio negativo al lancio del sasso. Se tirassimo lo stesso sasso contro una cascata d’acqua, su una porta di legno o di metallo, oppure lo buttassimo nella terra, che sia soffice o più arida, avremmo delle reazioni totalmente differenti, e non presteremmo attenzione all’aspetto negativo del lancio sul vetro. Cosa ci porta a dare quella particolare accezione di causalità negativa alla rottura del vetro a fronte del medesimo lancio del sasso? Eppure gli effetti non sono gli stessi, pur innanzi alla fattualità, la pietra tirata. Ci spostiamo subito dal vetro rotto e dalla sua natura intrinseca all’apparente causa delle conseguenze subite, spostando il focus sull’azione esterna, il sasso, anziché puntarlo sul soggetto colpito e le sue caratteristiche: un sasso è un sasso, come un accadimento è un accadimento, ma cambia profondamente la natura degli elementi che sono stati coinvolti. Il vetro ha una struttura fragile agli urti di un oggetto pesante e solido, molto meno una parete di legno o di metallo, ininfluente l’acqua o la terra, il suolo. Ognuno di questi elementi presenta delle caratteristiche in grado di attutire e assorbire l’azione, l’onda d’urto del sasso sul loro stesso corpo. Proviamo ora a immaginare che il vetro sia toccato da gocce di pioggia: non succederà proprio nulla, anzi, la pioggia potrebbe addirittura pulirlo; se la stessa acqua continuasse a cadere sul terreno, ne imbibirebbe talmente tanto la sua struttura da trasformarlo in fango, arrivando persino ad allagarlo; le acque di un fiume potrebbero esondare; una parete di legno potrebbe gonfiarsi, ammuffire, marcire e sgretolarsi, mentre una parete di metallo potrebbe arrugginire. Siamo portati a considerare causa di un male qualcosa che ci danneggi, senza tenere conto che , altri corpi, altre composizioni di materia, altre persone ed esseri viventi come noi non ne subirebbero gli stessi danni. Questi esempi sono utili per farci comprendere che cosa sia il terreno: quella parte che riceve l’onda d’urto, il potenziale agente patogeno. Sta di fatto che l’eziologia della patologia non consista nell’accadimento in sé, quanto nella natura sensibile, fragile a quella particolare situazione, esattamente come la natura del vetro si è manifestata all’urto con il sasso.

Ogni essere vivente ha il suo terreno costituzionale, esattamente come insegnato in medicina naturale. Esistono viventi fragili come il vetro, pertanto sensibili a un sasso che li colpirà, mentre altri saranno come la terra, come l’acqua, come una parete di legno, di metallo e così via. E’ una questione di incontri tra nature differenti. Questo spiega come mai a fronte di una stessa causa, alcuni si ammalino e altri no. Vi è un agente infettante a cui alcuni saranno sensibili mentre altri non avranno alcuna reazione. Ogni anno gira l’influenza, ma non tutti vi si ammalano. Sembrerebbe che il terreno costituzionale sia soltanto un’espressione su un piano fisico/materiale di un corpo , ma noi abbiamo visto e sappiamo che la materia si organizza tramite un’informazione in un campo risonante. Se siamo fatti così come siamo è perché sottostiamo a una lunga serie di informazioni, che si trovano nel nostro codice genetico ed epigenetico, che qualificano la nostra natura. Chiaramente il terreno si modifica nel corso della vita, in quanto l’azione dell’ambiente e l’epigenetica che vi si produce cambiano di momento in momento. Abbiamo altresì visto che ciò che informa un campo sia l’attività dell’anima, o della psiche, intesa come pensieri ed emozioni. A questo punto appare logico che l’attività psichica sia un aspetto di prim’ordine nel terreno costituzionale, e potremmo quindi dare una definizione più ampia di che cosa sia il terreno: l’insieme di psiche, nel senso di anima, e corpo. In senso sottile, abbiamo uno spirito specificato che si incarna e si esprime in un terreno preciso, proprio come la parabola del seminatore e del seme scritta nei vangeli: il terreno non è soltanto il corpo fisico, anzi, questi ne è l’ultima espressione, quanto l’aspetto di un’anima ricevente nei confronti di questo fuoco vitale. La malattia, quindi, si sviluppa sulla base del terreno ricevente l’accadimento.
Vi ricordate la diatriba tra Louis Pasteur e Antoine Bechamp? Pasteur attribuiva ai microbi la causa della patologie, mentre; Bechamp affermava che la suscettibilità alle malattie dipendesse dallo stato interno del corpo o terreno, inquadrando i microrganismi, che chiamava “microzimi”, come opportunisti che prosperano in un ambiente interno squilibrato, che fossero presenti in tutti gli organismi viventi e che la loro forma/funzione variasse al variare dell’ambiente interno, introducendo il concetto di pleomorfismo e plasticità dei batteri, aprendo di fatto la strada ai recenti studi in biologia molecolare sulle mutazioni genetiche dei batteri e quelli mastodontici sul microbiota.
nelle foto sotto in ordine Louis Pasteur, Antoine Bechamp e Claude Bernard



Altro famoso sostenitore delle teorie di Bechamp fu Claude Bernard, che riteneva che l’ambiente interno del corpo, il “terreno”, giocasse un ruolo cruciale nello sviluppo delle malattie. Sosteneva che i germi fossero presenti nel corpo ma non fossero necessariamente causa di malattie, quanto invece la suscettibilità del terreno.
“Mentre il dibattito sul pleomorfismo esiste ancora nella sua forma originale in una certa misura, è stato prevalentemente alterato in una discussione riguardante i metodi, l’inizio evolutivo e le applicazioni pratiche del pleomorfismo. Molti scienziati moderni considerano il pleomorfismo come la risposta di un batterio alla pressione esercitata da fattori ambientali, come i batteri che rilasciano marcatori antigenici in presenza di antibiotici, o come un evento in cui i batteri evolvono forme successivamente più complicate. Un’ipotesi chiamata “Provoluzione Pleomorfa”, una componente del “Paradigma Ambimorfo” di Stuart Grace, prende in considerazione entrambe queste teorie.
Anche se è stato recentemente dimostrato che alcuni batteri sono capaci di cambiare forma in modo drammatico, la pleomorfia rimane un concetto controverso. Un esempio ben accettato di pleomorfismo è l’Helicobacter pylori, che esiste sia come forma elicoidale (classificata come asta curva) sia come forma coccoide. Legionella pneumophila, la specie di batterio parassita intracellulare responsabile della malattia del legionario, è stata vista differenziarsi all’interno di una rete di sviluppo diverso. I generi Corynebacterium e Coccobacillus sono stati designati come generi pleomorfi, i Bacilli diteroidi sono stati classificati come batteri pleomorfi nosocomiali. Inoltre, in uno studio incentrato su agenti coinvolti in una malattia non infettiva, sono stati trovati batteri pleomorfi nel sangue di soggetti umani sani.”
Un fattore che influenza il pleomorfismo di alcuni batteri è la loro alimentazione. Per esempio, il batterio Deinococcus radiodurans ha dimostrato di mostrare il pleomorfismo in relazione alle differenze nel contenuto di nutrienti del suo ambiente.


Sopra immagini di batteri di Coxiella e a destra di Helicobacter pylori che mostrano pleomorfismo
(fonte del virgolettato e delle foto sopra: Pleomorfismo (microbiologia) | Home Healthcare )
“Il microbo è nulla, il terreno è tutto”: chissà chi davvero pronunciò questa frase…
Considera oggi la medicina fondamentale il terreno costituzionale, a fronte di diagnosi, prognosi e terapie? No. I protocolli sono studiati per essere applicati su qualsiasi persona, indipendentemente dalle diverse caratteristiche. Un vetro fragile avrà bisogno di una terapia che lo riaggiusti, di una prevenzione che lo renda infrangibile, più resistente, come per esempio i vetri antiproiettile delle auto blindate, ma lo stesso protocollo sarebbe ridicolo per curare la malattia di un tronco di legno, una porta di metallo o l’acqua in una pozza, per tornare all’esempio iniziale. In queste situazioni, vanno adattati e applicati approcci terapeutici e cure differenti.
Lo studio di un tema natale in astrologia offre ottime indicazioni sulla natura del terreno, in senso complesso e articolato, evidenziando aspetti di fragilità su più piani.
Molti di questi concetti furono compresi e spiegati già da Paracelso secoli fa, quando elencò i vari enti di malattia, ma ne tratteremo nella terza parte. Alla prossima.
Vania













