Visione materialistica: la coscienza si evolve con l’evolvere della specie: la materia e il suo cambiare producono coscienza.
Visione olistica: la coscienza si evolve nella specie.
Cambia una lettera di una preposizione articolata. Coscienza D-ella specie, coscienza N-ella specie. In un caso la materia produce coscienza e la domina, relegandola come prodotto ed effetto, eliminando una progettazione, invertendo causa ed effetto; nell’altro la coscienza è ed esiste e si evolve nella materia, nelle specie dei regni di natura, che diventano il suo carrier, il mezzo, lo strumento per questa finalità, esso stesso progetto, contenitore potenziale di tutto ciò che c’è e che, nel cammino di pochi secondi o di eoni, si slatentizza attraverso processi di apprendimento intelligente ed evoluzione. Se la coscienza è la luna piena che riflette al massimo della magnitudo possibile, il dito è l’essere incarnato in un regno di natura che porta all’attenzione (“a-te”n z io ne = A te, in: dentro, io= individuale, ne= di, specificazione) il singolo processo slatentizzato all’interno di quella manifestazione materica specificata. La specie ha quindi la sua coscienza generica di gruppo, la coscienza individuale del singolo che fa esperienza unica e la coscienza del Sè che tornerà da dove è provenuta, ma con un’ottava diversa, informata, esattamente come la pianta ritorna al seme da cui è nata senza sapere chi e cosa sarebbe stata nella sua espressione e, soprattutto, nella sua esperienza. La coscienza porta il progetto intelligente, la materia porta alla coscienza la sua esperienza. Come la linea è un punto che inizia a camminare e va a farsi un viaggio, arricchendo lungo il tragitto le sue forme, così un essere vivente, che sia una pianta, animale o uomo, è la linea che si sviluppa dal suo seme. Li vedete i frattali? Vedete l’ alto come il basso? Come progetto e progettista, osservato e osservatore siano la medesima cosa?
La scienza è bella cosa, ma non è una novità. Cerca di scoprire ciò che si avvicina alla maggior approssimazione di una verità, nell’attesa che la seguente inevitabile falsificazione ne ritocchi conclusioni precedenti imprecise o sbagliate. Solo in questo ambito, in quanto un 100% di precisione non è mai esistito. Ovvio: in vitro e in vivo si hanno diversi fattori differenti: in vivo non vi è sperimentatore che possa impostare parametri scontati negli esiti, tralasciando le personali estrapolazioni e interpretazioni dei risultati, in quanto si devono fare i conti con la molteplicità espressa in natura.
La scienza ha scoperto delle leggi. Vero. Pensate al terzo principio della dinamica: “Ad ogni azione corrisponde reazione uguale e contraria”. Sicuri di non averla già sentita?
“Chi colpirà di spada, morirà di spada” Fonte: Gesù Cristo
“Chi semina vento, raccoglie tempesta” Fonte: la saggezza popolare nei proverbi
“Legge del karma” Fonte: Upanisad
Pensate alla parabola del seminatore quanto era avanti: lo sperimentatore gettava il seme sapendo già che il risultato sarebbe dipeso dal terreno ricevente, il “fattore in vivo”, e che non aveva senso raggruppare i risultati per un’applicazione generale, in quanto il risultato era unico e individuale, legato alla manifestazione della molteplicità, che oggi tanto si vorrebbe livellare per facilitare il controllo.
“In chimica la legge della conservazione della massa o legge di Lavoisier è una legge ponderale ed enuncia che: in una reazione chimica,che avviene in un circuito chiuso, la somma delle masse dei reagenti è uguale alla somma delle masse dei prodotti.”
“Non c’è niente di nuovo sotto il sole” Fonte: Ecclesiaste
“Scoprire l’acqua calda” Fonte: il vile volgo
“A chi ha, sarà dato, a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha.” Fonte: Gesù Cristo, in un perfetto esempio analogico della legge di conservazione della massa.
Credete nella scienza. No. Non è religione. La scienza può solo confermare il buonsenso di ciò che esiste già a chi è in grado di coglierlo.
Come comunica un “sistema operativo biologico” all’interno di se stesso?
Grazie a un’efficiente rete di comunicazione agente su più piani di un sistema complesso. Sono coinvolti ormoni, neuropeptidi, impulsi elettrici, sistema nervoso e una rete innestata da miliardi di micorganismi con una loro funzione e composizione variabile per ogni tessuto del corpo. In questi ultimi anni ha avuto particolare rilevanza l’insieme di studi e ricerche sul microbiota.
Che cosa si intende per microbiota? Tutti i microrganismi dell’intestino, in parte autoctoni e in parte di origine ambientale, fanno parte del cosiddetto microbiota, ovvero l’insieme di tutti i microbi che abitano dentro e sulla superficie del nostro corpo: il loro numero è pari a 10 volte quello delle nostre cellule, che sono circa 10 mila miliardi.”
Abbiamo in corpo più microbi e geni microbici che cellule e DNA cellulare, ma dobbiamo comunque tenere presente che anche il microbiota è soggetto ad un campo informativo, ed è espressione di un piano causale, non causa prima.
Facciamo un esempio, il più diretto: la parola. In comunicazione abbiamo un emittente, che formula e comunica il messaggio, un ricevente, il destinatario del messaggio, e l’effetto del messaggio sul campo informativo, che comprende la reazione psichica. Il messaggio in sé può essere considerato ammalante o non ammalante soltanto in base alla reazione del ricevente, al risultato tra il suo terreno fisico, chimico, biologico, psichico e la natura del messaggio. Su un piano fisico, tra il suo campo di equilibrio informativo e la frequenza interferente. Su un terreno/campo neutrale, non accade niente, ma se il soggetto è polarizzato. in disequilibrio, si sviluppa la malattia e le fasi iper/ipo funzionali di simpaticotonia e vagotonia.
Altra comunicazione avviene poi a livello di sistema immunitario. Vedete, non si può imbrogliare più di tanto un sistema immunitario. Noi siamo un impasto di spirito, psiche e materia (corpo), che è l’ultima istanza degli altri due, pur avendo medesima significanza. Se entriamo in contatto con un virus, entriamo in contatto con un’informazione codificata, che avrà una Re/azione, una risPOSTA ( solo per te, individuale). È necessario essere pERvasi dall’informazione, al fine di una veRA risposta, Autentica. Si cREa un intERazione tra GENetica e ambiente, per cui epiGENetica ( la metà femminile è etica perchè preserva la memoria, riflette il sole come la luna, l’argento che pREcede l’oro. Fantastiche le parole!). Se si pensa alle IG, immunoglobuline, cosa sono? Anti-corpi. Sì, ma contro quali corpi? Quelli che si materializzano sotto la condensazione di una frequenza informativa a noi risonante, assonante o dissonante, per cui potremmo essere refrattari, indifferenti, o reattivi considerando inclusiva o straniera al sistema un’informazione/antigene. Una IgA blocca fuori dal circolo sanguigno l’antigene: l’informazione non appartiene all’anima, radicata nel sangue, ma viene lasciata fuori da quel sistema chiuso. Nello stesso tempo, si offre una risposta REattiva all’informazione, che sia in entrata (esogena) o in uscita (endogena, come prodotto del nostro scarto cellulare). Le IgA concorrono alla naturale immunità di gregge. I pazienti che non hanno sintomi o ne hanno pochi sono il vero vaccino vivente.
Nell’antichità il concetto di spirito era spesso associato alla capacità di dare forma e vita alla materia: si pensava a qualcosa di invisibile in grado di dare vita alla materia. Oggi la scienza per vie diverse è arrivata alle medesime conclusioni: alla base di ogni forma di vita organica c’è un’informazione che ordina ogni singola molecola. Fino a poco tempo fa gli scienziati pensavano che tutte le informazioni fossero contenute nel DNA, ma sì è poi scoperto che il DNA è paragonabile ad un hardware che risponde ad un software che sta oltre: veri e propri suoni, o frequenze, che coordinano ogni singolo atomo. Le vibrazioni sono veicoli di informazioni e si propagano nello spazio attraverso un campo: l”informazione ordina le cellule e dà origine alla vita, quindi la biologia degli esseri è meravigliosamente organizzata attraverso il campo informativo da suoni o frequenze. Il dottor Biava ha scoperto che sottoponendo embrioni a cancerogeni prima dell’ organogenesi, non vi è alcuna formazione di tumore nella prole, mentre facendo la stessa pratica dopo la formazione degli organi, si riescono a indurre neoplasie. Perché prima no e dopo sì? Prima dell’ organogenesi ci sono vari stadi di differenziazione cellulare, che danno origine ai foglietti embrionali. Le prime cellule staminali precedenti a qualsiasi differenziazione sono totipotenti, possono cioè diventare qualsiasi cellula. In una fase successiva diventano pluripotenti e poi multipotenti, per passare ad assumere le differenziazioni dei tessuti dei vari organi: 252 cellule di base si moltiplicheranno miliardi di volte. Queste differenziazioni avvengono attraverso processi epigenetici: geneticamente una cellula del fegato o cardiaca o neurologica sono uguali e la loro diversità dipende da ciò che viene spento o acceso epigeneticamente. Si può dire che il DNA sia l’orchestra che esegue e l’epigenetica il direttore d’orchestra che dirige. Biava ha studiato i fattori di differenziazione delle cellule staminali per scoprire che queste, utilizzate sui tumori, lo fanno regredire a cellule normali o ne stimolano l’apoptosi. I tumori sono cellule staminali alterate; in poche parole il dottor Biava sostiene che vada ripristinata la corretta informazione a livello cellulare. Una cellula si altera dal momento in cui riceve un’informazione epigenetica che accende (esprime) o spegne (non esprime) alcuni geni, Una riflessione: chi o che cosa costituisce e induce l’informazione frequenziale che epigeneticamente accende o spegne i geni? Attraverso quali mediatori di tipo chimico, biochimico, bioelettrico, biomagnetico, frequenziale avvengono questi passaggi? Cosa può interferire in questi meccanismi nei normali processi biologici? Può uno stato di coscienza di un essere, visionando questi come un frattale in cui il piccolo riproduce il grande, interferire sullo stato di coscienza cellulare? Può questo stato di coscienza cellulare alterato esprimere un tentativo di tornare all’origine di totipotenza (cancro) ma non riuscirvi totalmente perché privo di soluzione (non c’è via d’uscita, pertanto è preferibile tornare alle origini dove tutto può essere ma nello stesso tempo si presenta un’alterazione in questo stesso stato in. quanto… il resto è analogamente deducibile)? Le considerazioni di questo video sono veramente interessanti.
Noi siano una macchina assorbente di informazioni genomiche da sempre, dalla nostra origine su questa terra. Nell’aria c’è un quantitativo di virus pari a 10 elevato alla trentesima potenza, e così nell’acqua e nella terra. Assorbiamo e scambiamo virus continuamente anche attraverso la pelle, non solo con la respirazione o con gli altri orifizi. Dobbiamo stare attenti a dire che si tratti di un nuovo virus, è molto più probabile che si tratti di qualcosa che è sempre esistito e che abbiamo scoperto soltanto ora. Qualcuno ha mai mappato questo infinito numero di virus presenti sulla terra? Certo che no! Facciamo parte da sempre dallo stesso sostrato virale, che non è nient’altro che la componente materiale proteica grazie alla quale può avvenire lo scambio epigenomico tra noi e l’ambiente, fattore fondamentale di adattamento alle continue modifiche della vita sul nostro pianeta. I virus sono fondamentali per l’adattamento della vita: senza di loro, questo non potrebbe accadere. “Abbiamo osservato 8000 persone in salute, senza cioè sintomi di malattia infettiva, asintomatici, e abbiamo fatto analisi genomica sui circa 200 virus che sono maggiormente noti. Cosa abbiamo scoperto? Nel flusso sanguigno di queste persone, totalmente in salute, quindi asintomatiche, con uno storico con assenza di malattia,… e quindi con assenza di anticorpi rispetto ai virus esaminati, abbiamo trovato 42 virus, anche in quantità straordinariamente grandi, incluso l’ HIV, l’epatite B, C e diversi virus influenzali, IN POPOLAZIONE ASINTOMATICA”. Fate una riflessione, perché questa è scienza, non è fazioso consenso con scopo di interesse. Tutti questi virus, come anche altri microrganismi, esistono all’interno di noi da sempre, eppure non ne siamo malati, anche se a volte può svilupparsi una deficienza autoimmune, che in realtà è il prodotto di un equilibrio omeostatico saltato, dipendente dal “terreno”, dalla situazione di base della persona, comprendente più livelli di interazione biologica, psicologica, biochimica e fisica. L’interno del corpo umano è pieno di virus e batteri, di funghi e parassiti. Esistono decine di migliaia di differenti tipi di microorganismi, così come li chiamiamo in generale, e non si può dire di aver fatto un buon lavoro di conoscenza su cosa siano il microbiota e il microbioma e di come questi possano mantenerci in salute. Continuiamo considerarli come un nemico e a combatterli, incapaci di pensare che se la natura si è stabilita in questo modo da sempre, un motivo ci sarà, e a noi sta capirne i meccanismi di funzionamento e le chiavi per il mantenimento di questo equilibrio fondamentale alla vita. Secondo alcune ricerche recenti, è stato scoperto che il cittadino medio americano ha nel proprio intestino soltanto il 10% di microrganismi necessari allo stato di buona salute. Quindi, siamo davvero sani? Come si può vivere con un 90% di immunodeficienza all’interno di un organismo, dato da leggere nella media? Come gli interventi fatti con la forza sull’ambiente microbiomico hanno causato squilibri ancora più difficili da mantenere?
Quando c’è uno sbilanciamento in campo agricolo, l’erba cresce velocemente: possiamo notarlo anche in giardino, dopo che abbiamo ripetutamente tagliato l’erba e osserviamo cosa ricresce e come ricresce. Questo è anche un principio della fisica classica: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, e gli organismi viventi, che erroneamente vengono considerati solo in ambito biologico, sottostanno come sistemi complessi anche al campo fisico. Ciò che compare in un terreno come un campo agricolo o un giardino, che prima non cresceva, era già presente in modo latente nel terreno, e si è manifestato soltanto dopo interventi che ne hanno favorito o reso necessaria la sua comparsa. Lo sbilanciamento che si crea ne rende possibile la comparsa. La proliferazione di erbacce è la manifestazione di uno squilibrio della biodiversità, come analogamente la proliferazione delle infezioni su un organismo, che è il terreno. Come potrà definirsi in equilibrio un terreno ripetutamente inquinato da pesticidi? Come potrà definirsi in equilibrio un organismo continuamente inondato da farmaci, da veleni e agenti inquinanti? Ciò che compare, non sarà forse il tentativo di ripristinare l’equilibrio del sistema perturbato? Ci sono semi presenti nel terreno che potrebbero attivarsi e germogliare in qualsiasi momento, presenti da mesi, anni, decenni, secoli e migliaia di anni, lasciati lì da tutti i fiori e frutti di tutte le piante del mondo, che ne producono il numero incommensurabile da sempre. Lo stesso accadde con i micro organismi. Pensate un po’ alla capacità che hanno i batteri di sporalizzare: si strutturano in modo da raggiungere la massima resistenza a tutti gli agenti esogeni che potrebbero ucciderli, per poi riattivarsi in condizioni più favorevoli, e restare in quello stato di sospensione per tempi lunghissimi. C’è davvero qualcosa di nuovo sotto il sole? Nello stesso modo possono ricomparire erbe che non si vedevano da centinaia di anni. Facciamo fatica a comprendere questa visione perché la nostra mente è allineata in modo sequenziale, lineare, e non globale, sintetico e olistico: se tutto fa parte di una realtà una, unica, allora già in essa esiste tutto, per cui nulla si crea e nulla si distrugge ma è sempre una trasformazione di quello che già c’è oppure un suo riapparire agli occhi di chi, come noi, è racchiuso in un suo cronotopo, in uno spazio-tempo parcellizzato, che non gli permette di comprendere tutta la realtà in modo simultaneo, a meno che non si ponga all’atto di osservazione come denominatore parte del numeratore, accettando e sperimentando la sua peculiarità, la sua differenziazione come parte del numeratore. Il numeratore può essere sempre e soltanto il numero 1. Oggi le malattie vengono trattate con lo stesso approccio dell’agricoltura intensiva: tutti i terreni vengono trattati allo stesso modo, trascurando le singole storie ambientali, utilizzando prodotti che continuano a violarne le caratteristiche naturali, frutto i secoli di storia ( anche i terreni possiedono un loro microbioma e microbiota ), continuamente perfusi da veleni e sementi geneticamente modificate in modo artificiale, snaturando quel prezioso equilibrio, che cercherà in ogni modo di tornare in uno stato ideale di omeostasi con tutti i mezzi, che ha accumulato nel corso della storia, a sua disposizione. La proliferazione delle infezioni negli esseri viventi è dovuta ad un collasso della biodiversità utile del microbioma e del microbiota, che partecipano da sempre e incessantemente al mantenimento dell’equilibrio in quel terreno che noi chiamiamo organismo, che non è fatto solo di corpo materico, ma anche di psiche. Quando c’è biodiversità in un ambiente, che sia una foresta, un terreno agricolo o il corpo di un essere vivente, c’è anche equilibrio, e di conseguenza, si possono manifestare i prodotti di uno squilibrio indotto con azioni che lo hanno minato: si evince in modo palese la continua confusione che si fa in medicina tra causa ed effetto, scambiando infezioni batteriche e virali, che sono un effetto di uno squilibrio, come causa agente di malattia. Più attuiamo azioni di soppressione sul microbiota e sul microbioma, su un aspetto singolo di manifestazione che noi consideriamo malattia staccata dall’intero complesso, più in realtà produciamo malattia, perché spingiamo in profondità qualcosa che avrebbe bisogno di manifestarsi per riposizionarsi in uno stato di equilibrio a causa di precedenti azioni. Non riusciamo a vedere nè” il capo, ne” la coda.
La medicina di oggi non è in grado di comunicare all’interno di sè, tra le varie discipline, ormai in pieno riduzionismo specialistico, e al di fuori di sè, inglobando altre discipline e conoscenze fondamentali e indispensabili.
“Se conosciamo l’anatomia dell’uomo interiore, possiamo vedere la natura delle sue malattie al pari dei rimedi. Ciò che vediamo con gli occhi esterni è materia. La natura causa e cura le malattie, ed è quindi necessario che il medico conosca i processi della Natura, l’uomo invisibile al pari dell’uomo visibile. Il ciarlatano studia le malattie negli organi colpiti, dove non trova altro che effetti già avvenuti, e [resta] sempre un ignorante per quello che riguarda le cause. Il vero medico studia le cause delle malattie studiando l’uomo universale. Ogni medico dovrebbe essere ricco di conoscenze, e non soltanto di quelle che sono contenute nei libri; i suoi pazienti dovrebbero essere i suoi libri. L’alchimia serve a separare il vero dal falso. Coloro che si limitano a studiare e a trattare gli effetti della malattia sono come persone che si immaginano di poter mandar via l’inverno spazzando la neve sulla soglia della loro porta. Non è la neve che causa l’inverno, ma l’inverno che causa la neve.”
Paracelso
La Natura è lo specchio del Cielo, il basso è come l’alto, il sottile comanda lo spesso. Vi sono semi, terreni, condizioni atmosferiche e germogli.
Il seme contiene un’informazione protetta da un guscio, come un’applicazione scaricabile su un PC all’interno della sua programmazione. Il seme nel suo involucro è come un’app zippata, compressa, che sarà installato l’uno nella terra così come l’altra nel sistema operativo: un terreno biologico e un altro sintetico tecnologico. La tecnologia informatica imita la biologia che si esprime nelle leggi di natura, con una sostanziale differenza: si tratta di un’imitazione priva di principio spirituale. Gli esseri viventi hanno vita in se stessi, come i semi, gli animali, gli uomini e le piante, mentre ogni dispositivo necessita di attaccarsi a un cavo elettrico, per prendere energia che gli permetta di restare acceso.
Il sistema operativo di un PC è il codice genetico di un organismo vivente, che non può essere modificato: si può solo sviluppare un sistema operativo più evoluto, rendendo via via obsoleto quello precedente, con l’innegabile intervento di un programmatore al lavoro. Applicazioni scaricabili e aggiornamenti sono il “sistema epigenetico” del dispositivo, esattamente come l’epigenetica dei viventi: si tratta di sovrascrittura alla programmazione, che può rendere le prestazioni molto più funzionali, senza modificazioni dello scheletro, cosa che non si può fare. Gli aggiornamenti sono byte di informazioni che si vanno ad installare nelle applicazioni, esattamente come l’RNA di quelli che chiamiamo virus si inserisce nel DNA attraverso la sovrascrittura epigenetica.
“Un sistema operativo … , in informatica, è un software di base, detto anche piattaforma operativa, composto normalmente da più sottosistemi o componenti software: kernel, scheduler, file system, gestore della memoria, gestore delle periferiche, interfaccia utente e spooler di stampa, che gestisce le risorse hardware e software della macchina, fornendo servizi di base ai software applicativi…”(Definizione base presa dalla rete).
L’hardware è il corpo fisico, il software il terreno, inteso come un sistema complesso interattivo e intereagente in più direzioni, intrasistema ed extrasistema, visto che un organismo dialoga al suo interno a livello fisico, chimico, meccanico, biologico, psichico ed elettromagnetico, pur nel contempo mantenendo bi-direzionalità delle comunicazioni, ma volgendosi anche verso l’esterno, in entrata e in uscita. A livello psichico, si determinano e si influenzano pensieri ed emozioni e le strutture percettive sono gli strumenti di rilevamento operativi su diverse frequenze d’onda: la percezione comunemente intesa è il frutto dell’interazione tra il percepito e il sentito, quest’ultimo dipendente dal nostro terreno psichico, dai quali si oriGINa (gin/gen/geni/genetica) l’elaborato, in poche parole la costruzione della nostra realtà soggettiva, ma è anche il prodotto commisto di genetica ed epigenetica, di capacità reattiva e attiva del nostro sistema a ciò che entra/esce/nasce. L’informazione entra in noi, ci penetra in modo maschile, la percezione riceve in modo femminile, l’elaborazione tra i due è il figlio che si produce, la nostra individuale sensazione irripetibile, che passa indissolubilmente nella nostra costituzione psichica unica. Le applicazioni sono strumenti, aggregati digitali funzionali, per dirla in maniera grezza ma comprensibile, che ci permettono di fare le cose che ci interessano, come un lavoro o un’attività. Alcune ci servono proprio, altre meno, o per niente. La corrente elettrica, accumulata nella batteria come energia, tiene in vita il sistema. L’hardware può rompersi per qualsiasi motivo: facile immaginare, come rompersi un piede o slogarsi una spalla, ma anche il software può dare problemi. A volte, per scaricare delle applicazioni, abbiamo bisogno di liberare spazio in memoria, per far girare bene il sistema; altre volte alcune di queste possono impallare il programma, se non addirittura il funzionamento di tutto il sistema, in quanto programmate male, o entrano in qualche forma di conflitto digitale o trovano un sistema troppo modificato: avete mai fatto un lavoro che non vi piace o non vi entra in testa, o letto decine di volte gli stessi passaggi che non riuscite a memorizzare o imparare?
Poi ci sono virus e antivirus. Un virus porta un’informazione che costringe il PC a fare altro, fuori programmazione base: è un inserto di programmazione aggiunto, un pezzetto di RNA che si inserisce su una sequenza informativa, modificandola, fino al malfunzionamento per e con interferenze di gestione. L’antivirus è la cura, un’ applicazione che pulisce meglio delle casalinghe e delle colf, una vera e propria profilassi preventiva contro gli attacchi esterni al sistema. Concettualmente e praticamente, gli aggiornamenti sono pezzetti di RNA che si inseriscono sul sistema, migliorando prestazioni e applicazioni. Che differenza c’è, quindi, tra virus e aggiornamento? L’esito, gli effetti che si producono: quando portano a malfunzionamento o a scopi al di fuori di quanto previsto, sono detti virus con accezione negativa, se apportatori di miglioramenti, sono detti aggiornamenti, pur essendo la stessa cosa nella sostanza: informazioni digitali, “sequenze” di byte. I bit (“in informatica il bit è una unità di misura dell’informazione La parola deriva dall’inglese “binary unit” e può contenere i due simboli del sistema binario: zero (0) e uno (1). Il bit è quindi una cifra binaria ed è considerata la più piccola unità di informazione. Ideale per i computer ma poco pratica per l’uomo”) stanno alle basi azotate (“le basi azotate sono le molecole organiche, contenenti azoto, che prendono parte alla costituzione dei nucleotidi”, unità di informazione per la sintesi proteica) .come i byte (“in informatica, stringa di bit di lunghezza data; in particolare, gruppo di 8 bit consecutivi, indirizzabile individualmente, con cui codificare un carattere alfanumerico e a partire dal quale si forma una parola”) stanno ai codoni (“in biologia molecolare, unità d’informazione del codice genetico, costituita da una sequenza di tre nucleotidi con le relative basi azotate, presenti nel DNA e nel corrispondente RNA messaggero complementare”).
Ciò che non serve, finisce nel cestino del computer proprio come gli elementi di scarto del nucleo cellulare nelle vescicole chiamate esosomi, che sono complessi multiproteici presenti nelle cellule, che al termine del processo di trascrizione, hanno il compito di eliminare tutti i frammenti di DNA inutilizzati, ottenendone nucleotidi da riciclare per formare nuovo RNA e DNA, nuove sequenze. Si tratta quindi di informazioni; tali informazioni come “proteine, RNA messaggeri, frammenti a doppia elica di RNA, chiamati MICRO RNA, molecole HLA di classe 1 e 2 che legano antigeni come fanno le cellule deputate a presentare antigeni”. Piccola perla per chiunque volesse comprendere in modo semplice la Quarta Legge Biologica su sistema ontogenetico di virus e batteri, in modo particolare su ciò che definiamo virus, in un’economia di informazione di sistema genetico ed epigenetico che non butta via niente ma che ricicla tutto e alla luce che nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma ALL’INTERNO di noi sotto l’impulso di frequenze elettromagnetiche di campo, con buona pace delle teorie del contagio.
Stesso principio ma due nomi diversi: aggiornamenti o virus. Pensate: spesso ci tocca pulire digitalmente i sistemi dei nostri device perché funzionano male, esattamente come accade agli organismi intossicati, impregnati, e di conseguenza infiammati, che hanno bisogno di un intervento di drenaggio tissutale, un drenaggio nel “cestino”. Chissà quanti esosomi in senso quantitativo potremmo trovare in condizioni di difficoltà esonerativa!
Nelle foto sottostanti, troviamo immagini reali al microscopio elettronico non elaborate artisticamente di SarsCov2 e di alcuni esosomi, praticamente indistinguibili. I virus nelle prime due foto in alto, diffuse dai cinesi: gli esosomi nelle tre piccole più in basso. Si trovano in rete digitando “virus foto reali” ed “esosomi”
Allora, veniamo al dunque: che terreno abbiamo? Che sistema operativo abbiamo? Uno che necessita di cure continue e antivirus, o qualcos’altro, un altro che non ne ha bisogno, molto più sano e resistente? In caso di problema, disponiamo di cure realmente efficaci? Cosa rende un sistema, un terreno, ricettivo a virus e danneggiamenti, e cosa lo rende resistente e refrattario? Cosa gli permette di mantenersi pulito di drenare le tossine, di riconoscere sequenze utili al sistema rispetto a quelle inutili o dannose? Vuol dire che alcuni progettisti hanno fatto buona e autentica prevenzione primaria? Vuol dire che mantenere un campo informativo sano, in equilibrio, che includa mente oltre che corpo, sia fattore indispensabile? Inserire aggiornamenti su un sistema al suo limite operativo può fare danni, può imballare il sistema: non si può operare al di fuori delle proprie possibilità.
1 Corinzi 10:13 dice: “Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana, or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate sostenere.”
Interessante, vero? Un progettista saggio non pretenderà le mele da un albero di pesche.
Ogni pc è diverso da qualsiasi altro, ogni pc diventa soggettivo in mano a chi lo usa e lo modifica “epigeneticamente”.
Ci viene insegnato, in ambito religioso, che Gesù abbia inchiodato la morte nel senso che l’abbia vinta per la prima volta, aprendo una strada, sconfiggendo qualcosa che nessuno mai aveva sconfitto prima.
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». Giovanni 11:25-26
Entenglement? Campo informativo? Coscienze risonanti?
“Poichè, se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà la resurrezione dai morti. E come tutti muoiono in Adamo, tutti riceveranno la resurrezione in Cristo.” 1 Corinzi 11: 21, 22
Il primo Adamo si è precipitato nella materia, l’ultimo Adamo si è risollevato nello spirito.
Gesù è il Figlio dell’Uomo, la faccia materiale della medaglia; il Cristo la scintilla del Padre, il suo seme che, morendo nella terra, origina il germoglio di una nuova vita. Esistono due realtà: una materiale, densa, di precipitazione in uno stato più condensato, quello dei corpi, in cui vige la dimenticanza del Sè, che possiamo identificare con “peccato”, proprio nel senso di caduta, di coagulazione in un sottomondo demiurgico saturnino, e uno più sottile, spirituale, rarefatto, in cui riemerge il ricordo, la natura dei Principi di cui siamo composti, l’origine solare/siderale dell’Uomo.
Di-MENTicare è funzione della mente, che viene resettata, cancellata, come la Luna nuova, ed è fondamentale assettarci su un asse verticale solare, per evitare di assorbire e riflettere ciò che luce non è, che proviene da ladri della mente; ri-cORdare è azione del cuore, che ci permette il recupero della memoria cancellata, ma su un piano superiore, quello dell’oro solare. emittente di essenza anzichè riflettente.
“Il Figlio dell’Uomo è Signore del sabato” troviamo scritto in Luca, al rimprovero rivoltogli di aver lavorato di sabato, che era vietato dalla legge.
Questo in quanto Gesù l’uomo poteva infrangere le regole di Saturno, il demiurgico limite del libero arbitrio, e infatti il sabato è il giorno dedicato alla forza saturnina, mentre il Cristo le avrebbe annullate sempre attraverso la stessa forza carceriera, sciogliendo o solvendo il corpo di materia, tornando in un corpo più sottile, rarefatto, spiritualizzato e luminoso.
Gesù ha avuto paura di essere stato scordato dal Padre, il Cristo in lui invece ha lasciato le faccende al suo corso, ponendosi sul circolo degli eventi, restando fermo nel mondo, sale fisso sulla croce della materia, risorgendo sale volatile, dimostrando che la morte non esiste, non è mai esistita se non all’interno del mondo limite del demiurgo dello scorrere del tempo e dentro la nostra mente, che separa la materia dallo spirito.
Il Figlio dell’Uomo, figlio solare in funzione antisaturnina, è caduto, precipitato nella materia, sottoposto a nascita e morte, nell’apparente separazione degli opposti, che creano effetti dalle azioni/reazioni fuori gestione e controllo, che sono nutrimento continuo nel ciclo del karma, con una differenza: lui ha vissuto la realtà, la vita e gli opposti in scopo integrativo, positivo, agendo senza agire, ma di azioni frutto di una volontà allineata al divino in divenire.
Ha fatto morire il suo corpo per dimostrare che lo spirito continua a vivere, che non è mai morto, in quanto, al di là della materia, la morte non esiste.
Interessante questo passaggio di Paolo:
Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; d’altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne. Filippesi 1:23-24
Sciogliere è padroneggiare la legge di Saturno, aver varcato la soglia della materia per lo spirito vivente, trasformando il sale grezzo in sale volatile.
“Voi siete il sale della terra”.
Stare tre giorni negli inferi è stato il passaggio, l’iniziazione del seme alla buia terra. Curioso che 3 giorni corrispondano a 72 ore, come i battiti perfetti del cuore, come i 72 nomi di Dio.
Il corpo di Gesù uomo è morto, il Cristo no, non è mai morto, ma ha fatto esperienza della morte nella materia, aprendo la strada alla vittoria SULLA PAURA DELLA MORTE, per mostrare l’ascesa allo spirito, all’asse verticale, evitando di girare a vuoto nelle spire del cerchio del tempo/serpente.
Quindi, c’è qualcosa di noi che può tornare alle sue origini.
La gravità è stata la forza di caduta che ha fatto precipitare i corpi nella materializzazione densa e pesante, e che per questo soffre: più peso, più sofferenza; l’antigravità ci fa salire, rarefa i corpi che sfuggono alla forza gravità, e possono permettersi di formare un corpo più sottile, invisibile alla materia. Altra dimensione, di cui Cristo è stato ed è l’unico autentico Pontefice dell’era dei Pesci, con buona pace di ponti che conducono alle tenebre.
Beati e santi coloro che prendon parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni. Apocalisse 20: 6
Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli. 2 Corinzi 5:1
Ci sono altre testimonianze sullo stesso tema, di altri soggetti famosi, appartenenti ad altre culture e vie spirituali o religiose, che verranno trattate sul blog di volta in volta, però inserisco volentieri un particolare di una famosissima serie di film, GUERRE STELLARI, STAR WARS. Gon Jinn è stato un jedi famoso nei racconti della serie, il maestro di Obi Wan Kenobi per intenderci, anche se lascio la sua storia al link che inserisco a fine periodo, da cui però estrapolo qualcosa di molto interessante, sullo stesso filone:
Post-mortem
“Dopo la sua morte fisica per mano di Darth Maul su Naboo, Qui-Gon continuò ad avere un certo impatto sul futuro degli Jedi. Avendo imparato una tecnica della Forza (probabilmente sconosciuta agli Jedi, almeno in quel periodo) da uno sciamano Whill, che gli aveva permesso di mantenere la propria identità dopo essere diventato tutt’uno con la Forza, Qui-Gon tentò senza successo di impedire il massacro dei Sabbipodi di Tatooine, che avvenne per mano di Anakin Skywalker. Jinn aveva anche comunicato in qualche modo con Yoda.
Yoda comunicò con Qui-Gon tramite la Forza e imparò il segreto della “immortalità”, dichiarandosi grato di diventare suo apprendista (Episodio III). L’abilità venne imparata tramite estrema compassione, il rigetto del sé stesso e dell’attaccamento personale, fino al punto in cui l’io fisico scompare, ma la coscienza rimane unita alla Forza.
Yoda imparò la tecnica, e la tramandò ad Obi-Wan Kenobi, che si sarebbe poi addestrato di nuovo sotto la guida dello spirito di Qui-Gon Jinn, che gli diede la possibilità di aiutare Luke Skywalker quando sarebbe stato impossibile altrimenti.”
Fu il primo, da quanto si capisce dal racconto della storia, ad aver abbattuto la porta della morte stabilendo un ponte tra il Sè di spirito e il mondo materiale dei protagonisti.
Pensando a come uscire di qua, restando centrati, mi è venuto in mente il cestello lavatrice, da perfetta fisica della casalinga 4.0.
La rotazione su se stessi, sul proprio centro, permette l’entrata e l’uscita dalla manifestazione, nel tempo, secondo lo spin rotatorio: in senso orario si entra, in senso antiorario si esce. Si può rallentare o accelerare, “prendendo la morte dal dietro o dal davanti”, ma questo mantiene l’equilibrio delle forze in gioco. La rotazione è legata all’asse verticale, al ruotare, mentre la rivoluzione all’asse orizzontale, al girare lungo, lo scorrere degli eventi lungo il circolo. La rivoluzione della Terra intorno al Sole determina l’anno, le stagioni, i passaggi, i cambiamenti nel tempo, mentre la rotazione mette in risalto la dualità. Nuovi cieli e nuova terra ruoteranno con spin opposto rispetto ad ora.
In lavatrice, tanto più la centrifuga va veloce, tanto più i panni restano attaccati sul “circolo”. Da tenere a mente questa parola, usata anche nelle tavole di Toth con un significato analogo.
Se la lavatrice si ferma, cadono sul fondo, non c’è movimento, non c’è tempo, non c’è anemos che muova. L’energia muove, si sa.
Se siamo nel centro, ruotiamo come la ruota di Lao Tsu
Trenta raggi convergono sul mozzo,
ma è il foro centrale che rende utile la ruota.
Plasmiamo la creta per formare un recipiente
ma è il vuoto centrale che rende utile il recipiente.
Ritagliamo porte e finestre nelle pareti di una stanza:
sono queste aperture che rendono utile la stanza.
Perciò il pieno ha una sua funzione,
ma l’utilità essenziale appartiene al vuoto.
Sul circolo accadono gli eventi, e chi vive solo su questi, vive l’orizzontalità, si fa coinvolgere in movimenti fuori controllo, in balìa degli eventi, è del mondo; vivere stando al centro della rotazione, secondo vibrazione che ci verticalizza, ma che è una vibrazione in assenza di vibrazione, fa vivere nel mondo, ma non ne siamo proprietà. Siamo padroni del sabato, non apparteniamo al demiurgo, siamo altro.
Mi viene in mente un’altra centrifuga, Copio e incollo, e lascio il link, ringraziando il blogger da cui potrete leggere.
“La centrifuga da laboratorio è uno strumento utilizzato per accelerare la separazione tra corpi di diversa densità attraverso l’uso della forza, o meglio, dell’accelerazione centrifuga.
Questo processo è definito centrifugazione e si basa sul fenomeno della sedimentazione di un corpo solido ad alta densità mescolato ad un fluido a densità più bassa.
Si tratta dell’applicazione del principio di Archimede e della Legge di Stokes. La centrifugazione, sostanzialmente, mira ad aumentare l’accelerazione gravitazionale applicata alla sospensione presa in esame sostituendola con la forza centrifuga, una specifica forza che agisce su un corpo che si muove con moto circolare.
La centrifugazione permette alle molecole di separarsi in base alla loro densità e, quindi, al loro comportamento in relazione al campo gravitazionale.
Particelle con massa diversa sedimentano a velocità diversa.“
Essere sottili per passare il filtro…
Un setaccio.
E’ chiaro cosa stia succedendo di questi tempi: siamo in centrifuga, e ci sono filtri che separeranno l’oro dal piombo, il sole da saturno, il giorno dalla notte, il grano dalla zizzania. Abbiamo bisogno di adattarci alla frequenza giusta per “sedimentare” un corpo nuovo, sottile, con una massa diversa.
Passare da materia a massa è come passare da terra ad acqua, e se vogliamo che viva, dotato di energia, ad aria.
Per chi ha capito, questa è l’unica azione sensata da intraprendere ORA.
È da un po’ che sento dire dalla bocca di qualche protagonista televisivo che non è vero che i sieri benedetti siano in sperimentazione, e che, in ogni caso, sono stati testati su sei, ben ( 6 ! ) miliardi di persone ( mi paiono tanti, ma strombazzano numeri così), per cui un tale esteso campione di testati che dovrebbero stare tutti zitti.
Fa inorridire la superficialità di tali affermazioni.
Intanto, i sei miliardi SONO stati la fase 3 di sperimentazione, nel mentre dello studio. Sì, in quanto in scheda informativa o tecnica di Pfizer veniva menzionato quanto segue:
“Per confermare e verificare la sicurezza di Cominarty, il titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio deve fornire la relazione finale sullo studio clinico relativa allo studio C4591001 randomizzato, controllato verso placebo, in cieco per l’osservatore.” Dicembre2023
Quindi, si evince che sia in corso una raccolta di dati di una sperimentazione vera e propria, con una data di termine.
Infatti, è recente una notizia ANSA, del 24 Settembre 2021, da cui estrapolo la conferma, ma non solo:
“Rezza: i vaccinati con Reithera hanno l’esenzione dal green pass, ma chi ha avuto il placebo deve essere rivaccinato. È allo studio un provvedimento anche per gli altri vaccini sperimentali per sanare la posizione delle persone a cui sono stati somministrati”
Il “non solo” è racchiuso in un tacito quesito: se rivaccinano coloro che hanno preso il placebo, dove va a finire il gruppo di controllo per confrontare i dati? Si manda al macero ogni verifica, ogni dimostrazione scientifica in merito a effetti avversi, danni sia quantitativi che qualitativi, decessi e, quindi, rapporto autentico tra rischi e benefici dedotti dal riscontro reale dei fatti, su osservazione clinica.
Ma…
C’è un aspetto peggiore. Mi spiego. Dire che testare su un campione di miliardi di persone equivalga ad aver raccolto sufficienti informazioni, non vuol proprio dire un bel niente. Semplifico:
eventuali reazioni avverse e danni a breve termine sono compresi entro un certo limite di tempo, da subito, pochi minuti, a qualche giorno, settimana, fino un mese. Si sta sistematicamente boicottando la già insufficiente e limitata segnalazione passiva, che invece in fase sperimentale dovrebbe essere attiva
gli stessi a medio termine variano dal mese a diversi mesi, entro l’anno, e andrebbero seguiti sempre in segnalazione attiva
a lungo termine può essere necessario un periodo di anni, per cui si dovrebbero mantenere attivi controlli periodici tra le coorti
Capite bene che, togliendo gruppi di controllo, si azzera tutto, ogni possibile comparazione, e che le effettive reazioni, da quelle lievi/moderate a quelle gravi/croniche e con decessi, potranno in futuro essere attribuite a qualsivoglia causa, completamente scollegata al siero sperimentale. È un modo che elimina automaticamente ogni prova versus.
Ma…
Ancora peggio è aver scambiato un controllo “orizzontale” per un controllo “verticale”, o di profondità. Non si può comprimere il tempo, in quanto è un valore longitudinale di sviluppo di fatti nelle e sulle quantità, non una quantità estensibile su un piano orizzontale fisso. Aumentare numericamente il gruppo a dismisura, con periodi di inizio delle dosi sfalsate nel tempo, non può dare risultati in periodi brevi e simultanei, se non fosse per l’enorme mole di dati da collocare e ordinare, ma, soprattutto, NON VUOL DIRE CHE SIA UNA VERIFICA POSITIVA SUL MEDIO E LUNGO PERIODO. Non si può eliminare, in un piano cartesiano, che ci permette di fare valutazioni, l’asse delle ascisse che rappresenta il tempo che scorre, o ridurne il parametro valutativo come fa comodo per ottenere l’esclusione di una mole di dati. In ogni caso, sul medio e lungo periodo è imperativo osservare le coorti NEI MESI E NEGLI ANNI A VENIRE, NON VUOL DIRE TUTTI INSIEME SUBITO, annullando i gruppi di controllo, in quanto se sul lungo termine dovessero verificarsi effetti gravi o danni irreversibili, tipo carcinogenesi o modifiche al genoma o qualsiasi cosa non immaginabile, vuol dire che saranno compromessi simultaneamente miliardi di esseri umani tutti in una volta. Vale la pena rischiare tanto?
Non è finita, seguono altre domande:
a quante persone è stato somministrato il placebo?
quante persone girano con la falsa sicurezza di essere state vaccinate?
se viene rilasciato il lasciapassare anche a chi ha fatto il placebo, che differenza sostanziale c’è con chi non ha fatto il placebo?
perchè discriminare cittadini che non hanno fatto siero genico per scelta da chi è convinto di averlo fatto ma in realtà è nella medesima condizione dell’altro gruppo?
possiamo dire che il lasciapassare sia una reale misura di prevenzione sanitaria, visto che girano persone “placebizzate”, o una selezione tra chi ha fatto una scelta, a cui sono “concesse” libertà, e chi non l’ha fatta, togliendo diritti intoccabili?
su quali criteri stabiliscono le percentuali dei sierizzati, visto che si tratta di “uno studio randomizzato… in CIECO per l’osservatore?” Hanno forse la vista dell’uomo bionico o stanno fornendo i dati degli affluiti nelle HUB?
se c’è un gruppo con placebo, come fanno a sostenere che i dati confermano l’efficacia del prodotto? Come possono, se vengono raccolti male e stanno già studiando di eliminare il gruppo di controllo?
se i dati verranno raccolti per dicembre 2023, come fanno a stabilire l’efficacia adesso?
dicono che gli anticorpi svaniscono presto, che sono inefficaci, per cui insistono sulla terza dose. Su quali dati, che non hanno quelli del gruppo di controllo, che sono in cieco per l’osservatore?
la segnalazione passiva riporta tantissime reazioni avverse, fortemente sottostimate. Visto che chi ha fatto placebo non ne avrà avute, quale sarebbe la reale stima dei danni, se tutti ricevessero il prodotto?
visto che vogliono intervenire su chi ha assunto il placebo, ovvero sul gruppo di controllo, mi chiedo: avere una coorte esentata dal prodotto, seppure per pochi mesi, serve realmente per un controllo tra i gruppi, e in questo caso non dovrebbero interferire fino a dicembre 2023, o è utile per ridurre effetti avversi e danni e, con la complicità di una segnalazione passiva pessima e di medici e main stream omertosi, creare la percezione di minimo danno, se non innocuità, nelle persone sul prodotto?
su quali criteri viene deciso a chi destinare il placebo? Randomizzazione in senso assoluto o preceduto da selezioni non notificate al sistema sanitario, magari discriminanti per alcune categorie?
Non forzate risposte, se non ne avete. Piuttosto che rispondere con mantra imparati a memoria, restate fermi alle domande.
Diventa più difficile addentrarsi nei meandri filosofici e mistici provenienti da altre culture, conoscenze e discipline, specialmente se si resta fissati a livello di mente/pensiero, ma l’intenzione è quella di proseguire sul discorso iniziato con la prima parte di TUTTO CIO’ CHE DEVE ACCADERE ACCADRA’ PERCHE’ E’ GIA’ ACCADUTO fino a esaurimento scorte, nel senso di intuizioni, analogie e riflessioni sul tema, prendendo spunto da ciò che è già stato detto nel tempo e da ciò che arriva spontaneamente, restando in vigile attesa (in queste situazioni sì che ci vuole!).
La manifestazione oscilla tra due poli, come il dondolare di un’altalena o di una basculla, ma, nel contempo, c’è differenza tra le due. La basculla necessita di due soggetti in posizione opposta, un negativo e un positivo, che non si incontrano mai tranne che per un attimo, quello in cui il fulcro, il centro della giostra, è allineato in perfetta orizzontalità, permettendo ai due opposti di guardarsi dritto negli occhi, ma nelle altre posizioni ci sarà sempre una dominanza di una parte verso l’altra, una in pieno e una in vuoto, in cui una forza sarà in basso e una in alto. A leggere bene le cose, ciò che difetta da una parte abbonda al suo opposto nell’altra e se pensiamo al movimento della basculla, l’oscillazione è la perfetta rappresentazione di una frequenza d’onda: chi si trova in alto, contemporaneamente a chi sta in basso, al massimo degli estremi, sta determinando l’ampiezza dell’onda oscillatoria
La velocità di dondolamento sul gioco determina la frequenza dell’onda per unità di tempo.
Frequenza d’onda
Basculla: la bimba in alto determina l’ampiezza, come anche il bimbo in basso, rispetto all’asse di oscillazione sul fulcro, il centro della giostra
Quando si dice comunemente che si deve “vibrare alto”, cosa vuol dire di preciso? Arrivare alla massima verticalizzazione possibile della basculla? Si cadrebbe, senza un CENTRO di gravità… permanente che non “fa cambiare idea sulle cose e sulla gente”. E’ necessario rendersi conto se si è pronti o meno per salire in verticale senza rischiare di cadere, e si cade se non siamo in perfetto allineamento con il baricentro. Vi è un baricentro per il corpo come anche uno per lo spirito. Inoltre, per evitare la caduta, la frequenza deve essere tale da vincere la forza di densità, di caduta, come i panni all’interno del cestello di una lavatrice durante la centrifuga.
1 Corinzi 9: 9-12
9 Non mettiamo alla prova il Signore, come fecero alcuni di essi, e caddero vittime dei serpenti.10 Non mormorate, come mormorarono alcuni di essi, e caddero vittime dello sterminatore. 11 Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per ammonimento nostro, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. 12 Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.
Il serpente rappresenta la perpetua oscillazione nel e del ciclo, la salita e la discesa sulla giostra, e in questo senso si cade vittime del serpente: spostare il centro su una delle due polarizzazioni ci fa cadere nel punto di massima esposizione, ci porta inevitabilmente ad esserne inghiottiti nei cicli e ricicli, in quanto ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria: agire sul mondo porta una reazione conseguente.
I movimenti dell’onda della basculla, oscillando simultaneamente sui due lati, creano una circonferenza lungo la quale si sale e si scende: sembra il ciclo di generazione del Tao, ma anche il simbolo dell’infinito, un 8 più o meno ampio in base all’altezza d’onda.
Essere nell’oscillazione ma non prenderne parte polarizzandoci equivale all’agire senza agire, o principio del Wu-Wei, all’essere “nel mondo ma non del mondo”.
In poche parole, ci si può credere verticali finchè si vuole, ma se siamo polarizzati e fuori dal baricentro, si cade tra le spire del serpente, del karma di causa effetto, azione/reazione.
Occorre una comprensione profonda di questo senso della vita, e il principio espresso nella terza legge della termodinamica rende chiaro come mai “chi colpirà di spada morirà di spada”, in quanto si esce dal principio del non agire, sotto la legge dell’azione/reazione.
Quando ci si trova, nel mondo fisico, alla massima distanza polarizzata perfettamente di fronte, siamo davanti a una possibilità: trattandosi di due complementari, uno non può sussistere senza l’altro, in quanto pilastri opposti su cui è edificato il mondo: occorre l’integrazione nel centro. In un atomo, il neutrone, che è formato dall’unione di un protone e di un elettrone, è un’integrazione, un atto di eros, il centro, che permette l’oscillazione dei due opposti ed evita l’annichilimento della materia, dell’elettrone sul protone, sull’asse orizzontale. Cosa fanno il maschio e la femmina, quando sono uno di fronte all’altro? Se vogliono integrarsi, si uniscono. L’atto sessuale è l’unione, l’avvicinamento, la messa a terra, come nei fili elettrici, dei poli opposti nel centro: nella zona del baricentro, in zona osso sacro, abbiamo i genitali maschili che hanno archetipicamente la forma di ciò che tende al verticale, il fallo del padre e degli Dei evirati della mitologia, ed entra nella forma femminile da fecondare: un ovulo pronto come una piccola luna in attesa della luce in arrivo, che poi rifletterà nel figlio concepito, verso un terreno/nutrice che circonda uno spazio vuoto, uno spazio madre. Il maschile padre è il numero 1, con unica funzione fecondante, il femminile il numero 2: la compagna che accoglie ed esegue le istruzioni per creare, e la madre, che offre un terreno per far crescere, accudire e proteggere la precedente creazione, come le due fasi lunari.
Ogni movimento oscillatorio produce energia, che sfocia nella vita, e si svela sensato il movimento oscillatorio che si imprime ai rimedi omeopatici al fine di potentizzarli, indicato da Hanhemann, da eseguire con forza e con un angolo di 90°, dall’alto del verticale al basso dell’orizzontale ( lui si appoggiava in orizzontale sopra una Bibbia).
Così
Succussioni omeopatiche per dinamizzare il rimedio
La potentizzazione del rimedio si ottiene come nel video, anche se il braccio dovrebbe essere alzato ancora di più in verticale, vicini ai 90° tra il piano e l’asse di partenza della caduta. Questo movimento meccanico, dal verticale all’orizzontale, è un trasferimento di energia dinamica, di movimento, di animazione del rimedio. Anemòs: ciò che muove.
Sul piano orizzontale abbiamo il maschile e il femminile, su quello verticale lo spirito e la materia.
Due facce della stessa medaglia, o meglio, quattro facce dei due assi/medaglia.
Ad ogni picco e contropicco di un’onda, vediamo il massimo di Yang e, contrapposto, di Yin. A questo punto, abbiamo due oscillazioni: una circolare oraria e antioraria, dal basso all’alto e dall’alto al basso passando sul diametro verticale, e un’altra emicircolare, destra e sinistra, sui lati del pilastro centrale, come le due parti di una mela tagliata ai lati del torsolo. Torno di nuovo per un attimo all’immagine dell’uomo Vitruviano, accennato già nella parte II: nel quadrato, nella materialità, l’uomo è nel mondo in quanto sottoposto alla croce della materia, con le braccia orizzontali ai due poli opposti, inchiodato dal fato, ma nel cerchio braccia e gambe seguono il divenire, il circolare dello spirito nella manifestazione, lasciandosi andare al flusso degli eventi, testimoni che fanno esperienza della vita, nell’armonia dell’agire senza agire, nel mondo ma non del mondo.
Uomo sugli assi verticale e orizzontale
Se si osserva l’immagine in questione, partendo dalla mano appoggiata sul cerchio a destra, proseguendo verso il piede sinistro, risalendo alla mano sinistra, per poi tornare sul piede destro e ricominciando di nuovo, cosa posso vedere? Un’onda di frequenza che si ripete continuamente, formando un 8, il simbolo dell’infinito, o anche lo stesso movimento della basculla.
Quindi, i nostri corpi fisici sono sottoposti a frequenze precise in questa densità di manifestazione, ma quanti altri cerchi di possibili mondi ci sono, in cui oscillare, con altri corpi, forse simili e forse no, ma con le medesime essenze e altri livelli di coscienza? Quanti i (e quanto i) regni di natura?
L’ampiezza d’onda determina il cerchio; i due poli opposti orizzontali rappresentano la lunghezza di un diametro, sono l’est e l’ovest, la destra e la sinistra, il maschile e il femminile; l’altezza d’onda, dal punto più basso a quello più alto, un altro diametro: il sud e il nord, la testa e i piedi uniti lungo l’asse della colonna vertebrale. In ordine, l’asse Ariete e Bilancia, il sorgere e il tramontare del sole: tutto ciò che sta dall’alba al tramonto, dall’ascendente al discendente in astrologia, passando per il medio cielo, è lo Yang e tutto ciò che sta dal discendente all’ascendente, passando per il fondo cielo, è lo Yin; poi l’asse Cancro e Capricorno, la massima espressione dello Yang e dello Yin, del caldo e del freddo, la Porta degli Uomini e la Porta degli Dei, inconscio e conscio, impresso ed espresso, giorno e notte, luce e buio. La basculla, per poter funzionare, ha bisogno di due persone che salgano ai lati opposti, e il fulcro di oscillazione è esterno a loro stessi. Possiamo dire trattarsi espressione di una funzione lunare, in cui la centralità della coscienza è fuori da lei, e può solo essere assorbita nella prima metà fase, riflessa nel pieno, e ceduta nella seconda metà fase.
Nelle immagini sotto ci sono le fasi lunari ma anche le oscillazioni sui due lati della basculla; il punto del fulcro è al centro. L’unico momento di chiusura del cerchio è la luna piena, attimo in cui le fasi si toccano sull’asse verticale, trasformandola in un circolo, ma la completa chiusura si verifica in asse verticale, momento importante quando accade anche dentro di noi.
Cosa cambia andando in altalena? Intanto c’è una sola persona, il fulcro è in alto e gravita, nel senso che precipita, nel nostro baricentro mentre dondoliamo. Non occorrono due persone diverse nel movimento di dondolamento, ma una sola vive entrambi i movimenti sull’asse alto/basso. Ci parla un po’ della caduta sulla terra questa altalena…
Il fulcro, il centro, è un punto fisso, che ruota su se stesso, in senso orario oppure antiorario. In generale, ciò che ruota in senso orario va verso la materia, ciò che ruota in senso antiorario va verso lo spirito, ma si può anche parlare di freccia del tempo: “avanti nel passato e indietro nel futuro”. Quando avvitiamo, giriamo con il cacciavite in senso orario e la vite entra sempre più in profondità, quando svitiamo, la vite esce dal pezzo di legno. Lo spirito si radica nella materia, si avvita in essa, diventa le sue radici, il suo nutrimento. Quel corpo che viaggia sull’asse dell’intangibile, VITalizza il legno quando scende, avVITandosi, e sVITandosi si riconduce alla sorgente. Noi portiamo, nel corpo come un tempio, quel fulcro che si è fatto peso cadendo in basso il sottile è gravitato nello spesso, si è condensato in fuoco coagulato, cristallizzato da Saturno. In altalena, la dualità è spostata all’interno di noi, non abbiamo altri occhi di fronte, ma l’osservazione di noi stessi e l’apparente opposizione è all’interno, nella nostra mente, che sia di superficie versus quella profonda, o che sia la mente razionale sul cuore. In effetti, la nostra struttura anatomica è fatta di due emiparti: sull’asse orizzontale: abbiamo due emisferi, riuniti dal centrale corpo calloso, due mani e due braccia, due piedi e due gambe, due occhi e due orecchie, e dove vi è dualità, non vi è supremazia o una parte migliore di un’altra, quanto la necessità della loro integrazione, visto che, per funzionare bene, vi è un’alternanza armonica e armonizzabile, e non una simultaneità. Facciamo un passo alla volta, giusto? Certo, se vogliamo un cammino, l’alternanza è necessaria, così come ogni occhio vedrà l’emiparte dello spazio di sua spettanza, ogni emisfero si occuperà di ciò per cui è funzionale e così via. In altalena, gli opposti vanno riuniti dentro di noi, e diventa necessario mantenere l’equilibrio nell’oscillazione del verticale. L’equilibrio è nel naso, che unisce due narici, nella bocca, che riunisce il labbro superiore con quello inferiore, ovvero affetto e istinto, negli organi copulativi, che sono complementari, e in quelli singoli. Poi, mi viene da pensare alla lingua associata alla parola e alla verità che dovrebbe pronunciare, e alle lingue biforcute…
Oscillazione dell’altalena, come le fasi della luna
In questa epoca siamo al massimo dello Yin, dell’inconsapevolezza, del buio, ma il punto di Yang all’interno ci dice che, una volta raggiunta la cresta massima dell’onda, ci sarà una caduta verso il polo opposto, il punto indicante il massimo potenziale slatentizzabile del suo opposto, e viceversa. Mentre il buio è in alto, la luce è in basso, ma il punto di luce è “l’alba all’imbrunire”. Stessa cosa per un oggetto che sta per cadere ma non è ancora caduto: ha in sè il massimo potenziale di energia cinetica, che ancora non si è liberata.
Matteo 5:
13Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. 14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.
Il divenire si attua attraverso l’unità degli opposti, il loro conflitto genera energia e l’attrito dello scontro abbatte l’armonia del fluire, il che dovrebbe farci capire molte situazioni di questi tempi. Occorre un atto di Eros per riunire gli opposti.
Se siamo in una realtà illusoria, governata dalla percezione parziale, ha senso agire disarmonicamente all’interno di una sfera temporale? Se è già tutto scritto, ha senso l’azione frutto di un’oscillazione polarizzata, o la sua reazione, che inevitabilmente produrranno una serie di squilibri non compensabili se non con altri tentativi di aggiustamento? Ha senso farlo, se la struttura di questo Cosmo è fatta così, secondo queste leggi? Cosa potrebbe comportare su di noi ogni alterazione degli equilibri, uscendo fuori dal nostro ruolo?
Diventa fondamentale sapere quale sia il nostro ruolo, e assettarci sul piano verticale, lasciandoci andare al fluire del divenire, come se fosse una danza.
I Dervisci ruotano in senso antiorario sul proprio asse verticale, mantenendo stabile il baricentro
“Trenta raggi convergono sul mozzo, ma è il foro centrale che rende utile la ruota. Plasmiamo la creta per formare un recipiente, ma è il vuoto centrale che rende utile un recipiente. Ritagliamo porte e finestre nella pareti di una stanza: sono queste aperture che rendono utile una stanza. Perciò il pieno ha una sua funzione, ma l’utilità essenziale appartiene al vuoto.”
“Se le acque sono calme, riflettono la luna. Allo stesso modo, se noi ci plachiamo, riflettiamo il divino.”
“Chiunque voglia portare la luce, deve conoscere le tenebre che sta per rischiarare.”
“La vita è una serie di cambiamenti spontanei e naturali. Non opporre loro resistenza: questo crea solo dispiacere. Lascia che la realtà sia realtà. Lascia che le cose fluiscano naturalmente in avanti in qualsiasi modo loro piaccia.”
“Se si vuole restringere, bisogna innazitutto estendere.
Se si vuole indebolire, bisogna innanzitutto rafforzare.
Se si vuole far perire, bisogna innanzi tutto far fiorire.
Se si vuole prender possesso, bisogna innanzi tutto offrire.
questo è ciò che si chiama una visione del sottile: il molle e il debole vincono il duro e il forte.
Non trar fuori il pesce dalle sue profondità; gli strumenti utili dello Stato non devono essere mostrati al popolo”
L’asse verticale è un diametro che determina uno spazio che va dall’alto al basso in direzione discendente, e dal basso all’alto in direzione ascendente, da nord a sud, da sud a nord. Se da nord siamo caduti, andando a sud, è lì che dobbiamo tornare.
In astrologia l’asse nord/sud è quello di Capricorno/Cancro: nel primo segno abbiamo il dominio di Saturno, ma è un Saturno di terra, che qui coagula la materia densa. E’ il signore del karma, del ciclo causa/effetto di questo gioco/mondo. L’asse Capricorno/Cancro è quello della colonna vertebrale, che negli esseri umani è verticale rispetto al piano di appoggio, non parallela o semiparallela come negli altri animali, per i quali resta orizzontale, precludendo una risalita che evidentemente è condizionata ad alcuni presupposti. In questa compressione in caduta, viene inglobato il fuoco nella materia, come vediamo espresso nel glifo del segno.
Si tratta di un fuoco raffreddato, quasi congelato all’interno della struttura materica, rappresentato dal cerchiolino sul glifo, come anche nella colonna vertebrale, e se ci spostiamo al discorso dei chackra, appare evidente trattarsi del fuoco sacro di kundalini, alla base della stessa colonna vertebrale, che risale accendendo via via le stazioni poste sul percorso, dalla base della montagna al suo vertice. In Medicina Tradizionale Cinese abbiamo l’analogo Jing posto nel Ming Men, nella zona dei reni, un fuoco che costituisce l’energia ancestrale. Dove prende Saturno questo fuoco? Non è certo un suo elemento, visto che si esprime in terra e aria e non certo in fuoco, come nemmeno in acqua. Lo prende dove il sole cade, tramontando alle sue stagioni di dominio, primavera ed estate, all’equinozio di autunno, nel segno della Bilancia. Opposta alla Bilancia, dove questo asse ha il suo altro estremo, troviamo l’Ariete, segno in cui ritorna il Sole, esaltandosi all’equinozio di primavera, e il buio Saturno cade. Quindi, in un ciclo circolare, visto che Saturno/Kronos rappresenta il tempo, questo fuoco passerà dall’equinozio di Bilancia al solstizio di Capricorno, luogo del massimo freddo cristallizzatore/coagulatore, mentre in un passaggio verticale, esploderà in Ariete, liberato nel mondo di materia a inizio ciclo o inizio gioco. L’asse Ariete/Bilancia è l’asse est/ovest: il Sole sorge dove Saturno cade, Saturno sorge dove il Sole cade, e ci ritroviamo così anche un asse orizzontale, in quanto il Sole sorge e tramonta… all’ORIZZONTE. Destra/sinistra, luce/buio, bello/brutto, caldo/freddo e così via.
Assi Cancro/Capricorno e Ariete/Bilancia
Interessante che in Bilancia troviamo collocati reni, vescica, tubuli collettori, ureteri, uretra e surrenali, esattamente la zona del Jing nel Ming Men.
Quindi, si risale da sud verso nord e si è polarizzati da est verso ovest. A est abbiamo il segno cardinale dell’Ariete, che è il maschio della pecora, che sfonda le porte, usando anche dire “testa d’ariete”, che rappresenta l’inizio di una nuova stagione, o nuovo livello, mentre a nord abbiamo le capre, simbolo di Capricorno, animali che arrivano tranquillamente alle cime delle montagne, sfidando quasi le leggi fisiche, solide e cocciute quanto il fuoco compresso nella materia.
I due assi si incrociano e formano la croce.
Per risalire, occorre trovare un baricentro che metta in equilibrio le oscillazioni della polarizzazione, degli estremi oscillanti. I segni cardinali danno il via al movimento oscillante, e sono i segni che aprono le stagioni, che partono al via dello starter (Ariete, Cancro, Bilancia e Capricorno), i segni mutevoli sono quelli che conducono al cambiamento inteso come il passaggio successivo, antioscillamento speculare, come i frazionisti di una staffetta (Gemelli, Vergine, Sagittario e Pesci), mentre i segni fissi sono quelli del baricentro (Toro, Leone, Scorpione e Acquario), che tagliano il traguardo fissando l’arrivo. Questi ultimi sono al centro della croce, e in ordine abbiamo una croce di terra con il Toro, che governa la gola, lingua, laringe e corde vocali, quindi la parola; una croce di fuoco, che governa cuore e arterie, la “vista” sottile o intuizione; una croce di acqua, che governa organi femminili, ano e colon, quindi le passioni, le emozioni e la pulizia interiore, e una croce di aria, che governa il pancreas, il sistema linfatico e le vene, che integra ciò che è già stato precedentemente pulito e si occupa di deSIDERi e pensieri.
Un aspetto interessante è che dove signoreggiano Sole e Luna non si manifesta Saturno e viceversa. Dall’ Ariete alla Vergine, per cui con equinozio di primavera e solstizio di estate, abbiamo esilio e caduta di Saturno, e domicili ed esaltazioni dei due luminari. Questi sei segni rappresentano il giorno nella dualità. Da Bilancia fino ai Pesci, abbiamo esilio e caduta del Sole e della Luna, con domicilio ed esaltazione di Saturno, nei sei segni della notte zodiacale. Il massimo è esilio del Sole in Acquario, nel periodo più freddo dell’anno, in cui il luminario è più contratto e coagulato. Saturno è sia un anti-sole che un anti-luna. In questo settore dello zodiaco, Giove fa le veci del Sole, prendendo domicilio nel terzo fuoco del Sagittario, e della Luna, nell’acqua dei Pesci. Al posto di Saturno, nella zona/giorno dello zodiaco, in aria e terra compare Mercurio.
I segni fissi, i punti centrali, possono essere il “centro di gravità permanente che non ci fa cambiare idea sulle cose e sulla gente”. Ruotando sul nostro asse, siamo al centro, non polarizzati, quindi non sbilanciati, agendo senza agire, danzando secondo ritmo e ciclo in risonanza con l’asse verticale. Certo, si tratta di un continuo lavoro di osservazione di sé e di costruzione della volontà.
C’è però una croce importante, ed è quella del Leone, in quanto riguarda la centratura del cuore.
Ora osserviamo l’immagine dell’uomo vitruviano di Leonardo.
Abbiamo lo stesso uomo in due posizioni diverse: una inserita nel quadrato, l’altra nel cerchio. Nel quadrato la posizione assunta è quella di una croce in cui l’allineamento e la postura, ritta in piedi sulla colonna, è posta sull’asse verticale, mentre le braccia allargate a 90° sulla colonna, sono posizionate in senso orizzontale. I piedi aderenti a terra, i chakra sull’asse verticale. Quattro elementi, quattro punti cardinali, quattro stagioni, mondo di materia. Il quadrato simboleggia la terra, la materializzazione dell’uomo in terra, il discendente. Il disceso porta la “sua croce su di sè”, la croce della legge dello spazio/tempo legato alla gravità, al peso della materia, o meglio, alla massa che ha acquistato peso cadendo di densità.
Anche il piano della scacchiera è un quadrato, a sua volta formato da una base di otto quadratini per un’altezza di altrettanti otto, bianchi e neri, yang e yin, e sappiamo che il numero 8 somiglia tanto al simbolo dell’infinito, al ripetersi del ciclo.
Quante possibilità di gioco e variabili ci stanno su una scacchiera, considerando le mosse di tutti i pezzi? Tante quante le combinazioni genetiche delle basi azotate nel nostro DNA? Chissà…
Il cerchio simboleggia il cielo, in opposizione alla terra, lo spirito alla materia. Il quadrato è il simbolo dell’universo creato, fatto di terra e cielo; il cerchio del non creato, del creatore, del trascendente, e, infatti, non tutto l’uomo riempie il cerchio, ma si posiziona allargando gambe e braccia, trasalendo la materia, ampliando la base di appoggio per rendere stabile il baricentro. Molto semplicisticamente, la posizione dell’uomo nel cerchio mi ha fatto pensare al classico cavatappi a omino: la base a spirale, girando in senso orario, si radica nel tappo di sughero, allargando le braccette di metallo che, una volta spinte in basso, neanche fosse uno sbattere di ali, permettono la salita del tappo. Si spinge verso il basso per salire, verticalmente.
La posizione sull’asse centrale è quello della scala a pioli per la risalita. Su questo asse si annullano gli opposti, vengono assorbiti, riuniti, nella figura dell’androgino, a cui è permesso salire. E’ la posizione che libera dal peso, e infatti il mercurio/androgino ha le ali, la densità è più leggera, quella dell’aria. Mentre il peso va a fondo, l’aria si alza sul pelo delle acque e oltre le vette delle montagne. Unisce in sè sole e luna, maschile e femminile.
“Quando farete dei due uno, e quando farete l’interno come l’esterno e l’esterno come l’interno, e il sopra come il sotto, e quando farete di uomo e donna una cosa sola, così che l’uomo non sia uomo e la donna non sia donna, quando avrete occhi al posto degli occhi, mani al posto delle mani, piedi al posto dei piedi, e figure al posto delle figure allora entrerete nel Regno.” (Il Quinto Vangelo di Tommaso Apostolo)
Quindi, se accadrà di uscire in quanto già accaduto, ci troveremo leggeri come l’aria, con corpi più sottili, lungo un asse verticale, in condizione di neutralità interiore. In questa opzione, si può proprio cambiare il dischetto di gioco, non abbiamo debiti.
I giocatori che restano dentro hanno due possibilità: superare il livello di gioco, e incarnarsi per il successivo, sebbene sempre sullo stesso disco, oppure non completare il livello e il suo superamento, per le mosse sbagliate o in quanto fatti fuori dagli avversari se non, peggio ancora, dal fuoco amico.
Aumentare in numero dei giocatori non vuol dire necessariamente produrre qualità di gioco, specie se la qualità tende al ribasso.
Le opzioni per ripetere questo stesso livello sono esaurite da un cambiamento astrologico che riguarda Saturno.
Ciò che deve accadere, accadrà, perchè è già accaduto
Parte I
Cosa vuol dire tutto questo, in chiave più sottile?
Vediamo l’etimo, l’origine della parola: Etimologia: lat. volg. *accadēre, comp. di ăd e *cadēre ‘cadere’. (Garzanti linguistica)
Ho cercato la conferma in quanto era talmente ovvia la derivazione dal latino “cadere” che mi pareva troppo semplice cominciare da qui.
Il prefisso AC- (cadere) deriva dal latino AD, indicando vicino a, indicando moto a luogo con senso di avvicinamento.
Il primo pensiero a baluginare è stato il concetto di ciclo, di una serie di eventi, che si ripetono, intendendo il senso dei cicli e ricicli storici di Vico: la storia si ripete.
In effetti, questa visione di ripetizione porta a considerare il tempo non in funzione lineare, da un passato perso e immodificabile ad un futuro incerto e sconosciuto, quanto in funzione circolare in perpetua ripetizione, con variazioni sul tema, ma con una struttura sostanziale che non si modifica, come fosse una ripetizione continua che, pur cambiando d’abito, indossa sempre lo stesso messaggio. Che sia imposta la vitale necessità di comprendere la lezione di vita in questa classe, per cui repetita iuvant letteralmente?
Ci si chieda come mai sia necessario continuare a rivivere le stesse situazioni, piuttosto che affermare di non aver voluto tutto questo o di considerarci al di fuori o al di sopra senza averne le qualità, visto che altrimenti saremmo stati fuori dai giochi.
Mi viene alla vista il classico videogioco: abbiamo uno scenario, che varia al variare dei livelli, con tanti personaggi, di cui uno siamo noi, il protagonista, e gli altri sono di sistema o amici e conoscenti che stanno giocando insieme a noi o nello stesso contesto. Se superiamo le prove, passiamo di livello. Per uscire dal gioco, è necessario finirlo, è una conditio sine qua non. Si tratta di regole, le stesse che strutturano il gioco, che lo determinano, che abbiamo necessariamente accettato prima di iniziare la partita.
Ogni disco un ciclo, una storia che si ripete a vari livelli. Ogni disco, una storia diversa. Noi oggi siamo sul disco che si chiama Terra, con tutte le sue regole di gioco.
Ogni gioco ha un tema, ed è per questo che la storia si ripete: se si sta in uno scenario con un tema di guerra, non possiamo aspettarci di trovare Paperino, Minnie e Topolino che vengono a salutarci tirati da Super Pippo con scorta di noccioline per mantenere la sua forza da super cane! Ci sono dettagli, le variazioni paesaggistiche, il cambio degli sfondi, delle forme usate e percepite, ma l’idea del gioco, il suo messaggio, non cambia, perchè è già stato creato da un programmatore (pro = prima, che precede; gramma = verbo, parola, suono, lettera, frequenza che crea le combinazioni; tore = re della T, della materializzazione, della coagulazione, legando la T a Saturno). Il gioco è un circolo, una serie di livelli/evento chiusi su un disco o una serie di bit come le informazioni di un seme dentro al suo involucro, che contiene nascita e morte di un albero, con tutta la sua apparente lineare vita, solo che, appena entriamo e iniziamo a giocare, la percezione, il susseguirsi e la variazione degli eventi ci porta a vedere e vivere il tutto in modo lineare. Ciò che deve accadere nel gioco, accadrà perchè è già accaduto nel momento in cui è stato scritto. Il “destino” del giocatore sta all’interno delle possibilità del gioco, che possono portarlo ad una diversità in base ai percorsi scelti, al viaggio che fa, ma sempre all’interno delle possibilità contemplate, del “fato” che non si può cambiare, in quanto contenitore e predecessore del destino. Il cerchio del gioco è, contenendolo in se stesso, un karma. Noi siamo parte dell’ideatore perchè ha creato lui i personaggi, che noi interpretiamo soggettivamente all’interno delle possibilità, ma siamo parte della sua mente creativa, siamo un piccolo e lunare specchio in cui si riflette e si conosce attraverso la curiosa molteplicità della diversità di ogni personaggio, a cui ha dato un io da sviluppare, una scintilla di coscienza che impara sul percorso, e che potrebbe dare un input inaspettato al sistema. Vi ricordate Neo di Matrix? Si può quindi dire che creatore del gioco e giocatori divengano una cosa sola, riempiendo quella sfera di contenuti in divenire tutti da scoprire, stando all’interno come personaggi nel qui e ora, ma con già tutto finito stando all’esterno in veste di osservatori: autocoscienza e coscienza, io e sè. Come mettere un vecchio disco che racchiude sui suoi solchi tutte le canzoni intere, ma che va fatto girare per ascoltare musiche e melodie, o un libro chiuso che deve aprirsi ed essere letto in tutta la sua storia. Nel qui e ora ascoltiamo la canzone, o leggiamo la storia, diventandone consapevoli, provando emozioni e sensazioni, e, attraverso la memoria, facendole diventare nostre; alla fine dell’esperienza sappiamo la canzone e possiamo raccontare la storia perchè le ricordiamo, le abbiamo nel cuore, vera sede della coscienza.
Come un cerchio il libro chiuso, che contiene inizio e fine della storia. Se si apre e si legge, il tempo appare lineare.
Le leggi del gioco sono appoggiate sulla matematica binaria.
Torniamo a noi, uscendo da Super Mario Bros.
Ritorniamo ad AC-cadere: cadere verso un moto a luogo, verso uno spazio.
L’uomo, come anche altri esseri che chiamiamo angeli, sono caduti. Si usa anche DE-caduti, per cui caduti di nuovo, due volte, inteso nel DUALE, nella polarizzazione. Questa caduta ha portato con sé lo spazio/tempo, ovvero gli AC-cadimenti.
Per cadere, occorre avere un peso, senza peso non si cade.
Per pesare qualcosa, serve una BI-lancia, uno strumento che metta in opposizione due valori, uno in vuoto e uno in pieno rispetto a una misura di riferimento: se il peso è una quantità in kg, si viaggia da assenza di peso a massima presenza di peso, evidenziandosi la legge della polarità. Cadere e accadere hanno un peso, sono legate alla forza di gravità che tira in basso.
La caduta di un peso avviene in linea verticale.
La forza di gravità nasce con la caduta nel duale, è necessaria per la determinazione dei pesi, e il peso è direttamente proporzionale alla quantità di materia, al grado di materializzazione. Più si è materializzati, più si è pesanti, e quindi più soggetti alla forza di gravità, intesa come forza letterale ma anche come forza di attrazione che ci lega ad un mondo percepito di sola materia con tutte le attrattive del caso, scendendo sempre più in basso nella caduta verticale.
Interessante considerare anche i sinonimi di “gravitas”: grave, e la voce grave è la più bassa nei suoi toni, pesante, peso, serietà, severità, solennità, importanza e via dicendo. Proprio Saturno, vero? Saturno che, evirando il padre Urano, si impossessa del suo fallo creatore, lo getta in mare (principio accogliente femminile, lunare, che genera) e dall’unione di questo membro con le acque nasce Venere, espressa a inizio ciclo, o gioco, dal segno più materializzato dello zodiaco, il più grave, ovvero il Toro. Nei successivi segni della triplicità, la materia verrà sempre più raffinata e alleggerita, fino alla vetta della montagna in Capricorno, pur restando all’interno del ciclo, ma di questo posso scrivere a parte, come anche dei passaggi comprensibili dall’albero delle Sephirot cabalistiche.
Saturno/Kronos rappresenta quindi un demiurgo, coagulatore/solvitore di un mondo di materia, di una sfera/gioco di karma, alla quale siamo tutti sottoposti finchè siamo del mondo e nel mondo. Come? Subendo la polarizzazione, che aggiunge o toglie peso, che ci sottopone alla sua forza, quella di gravità, che ci spinge di nuovo karmicamente verso il ciclo e riciclo.
Aggiungerò a questo passaggio in altro scritto cosa è cambiato con l’entrata di Saturno in Acquario.
In Medicina Tradizionale Cinese si parla della stessa identica cosa: Yin e Yang, pieno e vuoto, e la giusta misura si attua riempiendo i vuoti e svuotando i pieni, mentre la posizione centrale nel ciclo degli elementi è Terra 5: che sia un modo per intendere i quattro elementi sempre accompagnati dalla quinta essenza? Che la quinta essenza sia espressione della giusta misura?
Potremmo anche definire la ricerca della misura come ricerca del giusto peso, che ci ponga al centro della polarizzazione, in senso androgino, ovviamente spirituale in quanto sull’asse verticale, per attuare la risalita dopo la caduta.
Siamo soliti considerare il cibo come nutrimento che apporta elementi e calorie, indispensabile per fornire energia combustibile, materia plastica di costruzione e modellamento del corpo, elementi e microelementi funzionali ai processi enzimatici e metabolici, oltre che come un momento piacevole di degustazione. Difficilmente ci si sofferma a riflettere su altre qualità intrinseche di un alimento: un suo potenziale curativo, il tipo che energia, per cui in senso qualitativo, come sapevano bene i cinesi nella loro medicina tradizionale e insegna la macrobiotica, o anche la vita di quell’alimento, dalla sua nascita alla sua morte o raccolta, passando per l’epigenetica dell’interazione ambientale, uomo e suoi interventi compresi. Ci sono cibi che hanno energie fredde o raffreddanti, altri calde o riscaldanti; cibi amari, dolci, salati, acidi e piccanti, con un campo curativo differente, che possono agire su organi e visceri e perfino sugli stati d’animo. Siamo in grado di fare una biografia e una genealogia del cibo? Sappiamo da che semi è nato, se è frutto di selezioni naturali e antiche, oppure OGM? Sono stati sottoposti a trattamenti tossici? Coltivati al di fuori di un contesto climatico spontaneo e naturale? Hanno subito attacchi di parassiti e sono stati trattati? Da quale suolo sono stati nutriti? Da quale acqua? Hanno subito stress, per esempio incendi vicini, sbalzi di temperatura o intemperie particolari? Le piante sono costrette a sviluppare capacità di soluzioni ai problemi a 360° Alcune domande possono sembrare esagerate, ma non dobbiamo dimenticare che ci nutriamo di qualcosa che è stato vivo o che lo è ancora, con sue qualità peculiari e che, attraverso un processo di assimilazione, entrerà a far parte di noi, sarà reso simile a noi. Rimane intuibile che le qualità energetiche passeranno a noi, aiutando o intasando un sistema in costante ricerca dell’omeostasi. Se pensiamo alla menopausa e ai suoi squilibri, per fare un esempio, sarà poco conveniente nutrirsi di un cibo con qualità calde, umide o piccanti.
Nei periodi di difficoltà, se avete bisogno di fermezza e solidità, senza incorrere in rigidità, aumentate il consumo di riso integrale. Già l’etimo è curioso: “so ancora, ri-so”, nel senso di risapere, e “integrale” , che trasmette frattalica-mente il senso di integrità: non diviso, privo di crepe, individuo ( gli dei dentro il duale, divi in duo). A livello mentale, l’unione dei due emisferi, e la buccia del riso come le meningi protettive. I kamikaze giapponesi, addestrati per il loro compito in guerra a tutti noto, si nutrivano di solo riso alcuni giorni prima di attuare la loro missione suicida. Ovvio che tutto vada fatto con misura, ma è interessante conoscere le qualità sottili degli alimenti, note molto bene nella tradizione macrobiotica. Sensei Osawa riteneva infatti il riso l’alimento base dell’uomo in evoluzione, che tende a qualcosa di più, a ciò che sarà. Il genio planetario di Saturno concentra, cristallizza, costruisce la struttura del seme che conserva la totalità dell’informazione. Il noto biologo prof. Stefano Mancuso spiega bene che le piante costituiscono un regno di natura particolare, in quanto hanno dovuto, per necessità, attuare strategie concrete di sopravvivenza e gestione di ogni tipo di emergenza, per il semplice fatto di essere immobili, di non poter fuggire come possono animali e uomini di fronte ai pericoli. Se grandinasse, una pianta non si potrebbe spostare al riparo, idem se scoppiasse un incendio, o fosse invasa da parassiti. Mentre il codice genetico degli esseri umani riempirebbe quattro volumi, per quello del riso dovremmo scriverne venti: riso batte uomo 20 a 4! Psicogenealogia alimentare: pensate quale patrimonio informativo di strategie dentro a quei chicchi…
Un altro esempio per ampliare alcuni concetti si può fare con le piante di pomodori, neanche avessero letto L’Arte della Guerra di Sun Tzu: soggette a essere attaccate dai parassiti, fino a un certo numero, in certe quantità, non succede nulla di grave, in quanto le piante sopravvivono comunque e ed è sempre presente una lotta tra specie diverse nella catena alimentare. La rosa che ha gli afidi può contare sulle coccinelle e le formiche, per esempio, ma quando cominciano a diventare troppi, al punto di minarne la sopravvivenza, le piante di pomodoro iniziano a produrre una sostanza che fa qualcosa: spinge i bruchi a diventare cannibali, mangiandosi l’un l’altro piuttosto che nutrirsi di foglie. E’ il perverso comportamento autodistruttivo innescato nei bruchi dalla pianta del pomodoro, vittima vegetale che si difende producendo una sostanza che rende le foglie meno appetibili ai parassiti ma che ora si è scoperto può indurre in essi il cannibalismo, riducendo così il danno a carico della piante. La scoperta è frutto degli studi pubblicati su NATURE ECOLOGY & EVOLUTION da John Orrock e i colleghi biologi dell’Università del Wisconsin.
Producono un enzima che sviluppa il cannibalismo nei parassiti? Geniale.
Dovremmo farci un serio pensierino, e mangiarne di più, visto che siamo così tanto depredati dai parassiti.