Vaccini: Sì o No?

Condivido volentieri a scopo divulgativo

Analogie

ResPYRare… azione in cui è implicato pyr, il fuoco, lo sPYRito. Si respira aria, è indispensabile l’ossigeno, che analogo al Sole, al cuore, alla coscienza. Questo sole/coscienza è rappresentato con il glifo della circonferenza quando è generica ed è collocato nel segno zodiacale dell’Ariete, con la circonferenza con al centro un punto quando è individuata e si trova nel segno zodiacale del Leone, che è anche una delle quattro creature viventi, una qualità fissa. L’ossigeno è implicato in tutti i processi di ossidoriduzione, che sono una combustione, un lento fuoco che brucia in tutti i processi del nostro corpo, relativi al sale. L’ossigeno è il comburente che permette al fuoco di restare acceso, pertanto vivo. Il fuoco dello Spirito può bruciare solo in presenza della coscienza: l’olio prezioso, per tradizione, si ricava dall’ ulivo, pianta solare per eccellenza, pianta della coscienza che cura cuore e arterie poste nel segno zodiacale del Leone. Il Figlio di Dio fu accolto con ramoscelli d’ulivo, che accompagnano la Pasqua e la resurrezione a corpo spirituale. Spirito o Ruah, parola femminile. Nel nostro corpo, nelle nostre cellule la combustione avviene a livello dei mitocondri, che sono legati al e trasmessi solo dal cromosoma X , dalla madre. I mitocondri sono la sede della coscienza cellulare. La medicina e la biologia della nutrizione hanno mostrato come moltissime persone, per una serie di cause diverse, siano passate da processi di ossidoriduzione a processi di fermentazione a livello mitocondriale, abbassando drasticamente il livello di energia. L’acidità è legata agli ioni idrogeno, l’alcalinità agli ossidrilioni, per cui all’ossigeno. A livello sottile essere in uno stato alcalino vuol dire avere presenza di ossigeno, di comburente, di olio di coscienza. Infatti l’idrogeno è l’elemento legato alla Luna, in modo particolare al segno zodiacale del Cancro, dove troviamo la porta degli uomini. Luna che rappresenta l’inconscio, il buio, che può riflettere la parte cosciente soltanto se illuminata dalla luce solare. Per similitudine, l’alcalinità è analoga alla presa di coscienza, chiaramente su piani di realtà differenti. Se chi ha oro può produrre oro, chi ha oro ha in sè la luce più sottile ed elevata, colui che vien chiamato Dio… l’oro è la vibrazione più densa della luce (che non è luce) solare nel metallo. Essendo il femminile, anche biologicamente, che cattura le frequenze su diverse ottave della medesima cosa (ossigeno, cuore/amore/intuizione, coscienza, oro, luce…), ogni alchimista ha necessità di attivare il suo femminino interiore, attrattivo per la luce. Se si pone in quella condizione è girata dalla parte giusta per prendere i quanti di energia, verso l’alto, verticalmente. La “Grazia” che inter-cede. Appare chiaro che il lavoro a due vasi è sottile…

Streghe, stregoni e crociate del XXI secolo

Mi viene in mente una frase di Giorgio Gaber dallo spettacolo” mi fa male il mondo”…: “mi fa male l’ignoranza di andata e quella di ritorno” recitava… Quante applicazioni ho cercato in questa frase arguta e sottile, alcune delle quali terrò esclusivamente per me, visto che posso solo fare, come tutti, un percorso individuale di conoscenza e, purtroppo, la conoscenza non è contagiosa, anche se mi piacerebbe che lo fosse, se non altro per alcune persone che nella mia vita ho incontrato: mi sarei ammalata volentieri. Certe cose non sono condivisibili. A ben pensare l’ignoranza di andata è scusabile, non siamo certo tuttologi, non nasciamo con la scienza infusa e certi tipi di percorsi richiedono soprattutto tempo ed una qualità assai rara: l’assenza di giudizio unita all’apertura mentale. A ben osservare viene difficile accettare idee e concetti che esulino dai nostri sistemi di credenze e convinzioni, frutto di anni di educazione familiare, religiosa, politica, scolastica, sociale e mediatica. In psicologia questo meccanismo si chiama nevrosi: non si accetta qualcosa semplicemente perché non piace, avendo comunque la capacità di fare i dovuti distinguo. Fino qua tutto bene, quasi normale. Sull’ ignoranza di ritorno si potrebbe avere qualcosina di più da dire, forse perché si tratta di un mancato tentativo di colmare un gap di cui ci rendiamo conto. Il signor Garattini è un chimico e ragiona soltanto a colpi di molecole. In questo senso fa il suo lavoro, il suo limitato lavoro. Non considerare gli studi di scienziati esperti in altri campi in grado di spiegare quello che lui non è capace, è pura ignoranza di ritorno. Gettare nel dimenticatoio 200 anni di sperimentazione e di clinica di decine, anzi, centinaia (o migliaia?) di omeopati che hanno esercitato la pratica medica omeopatica sui loro pazienti, è disonestà intellettuale. Non considerare che i morti dell’influenza spagnola curati con l’omeopatia siano attestati intorno al 1%( non ho dimenticato la seconda cifra, siamo proprio fermi ad una cifra di unità) o che i soldati di Napoleone curati da Korsakoff guarissero dal colera con le cure omeopatiche vuol dire tagliare fuori le conseguenti considerazioni sensate, o quanto meno le domande. Meno male che ci sono stati anche gli Hering K., qua e là. L’ignoranza di ritorno si dovrebbe fermare, sedersi, respirare e chiedersi: ” sono forse io che ho bisogno di elevarmi?”… Essendo l’ignoranza assenza di conoscenza, in fondo, possiede il più alto potenziale ancora da esprimere. Tutto questo per dire che finché lo spirito sarà il grande escluso dalla medicina, non si andrà da nessuna parte. E se accettare questo non piace, auguro una buona nevrosi a tutti.
V.F.
http://www.lastampa.it/2015/10/26/blogs/appuntamento-con-l-omeopatia/e-cominciata-la-crociata-contro-lomeopatia-7bSy4vfZE0FEnWJifzChUJ/pagina.html

Temperamenti e qualità elementari

Questo articolo è stato ribloggato da AsclepioSalus, fonte originale

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L’antica medicina greca di derivazione ippocratica, che è stata la base anche per la medicina romana, mediterranea e, successivamente, per quella arabo-islamica (tuttora una delle medicine ufficiali della Repubblica Indiana sotto il nome di Unani) affonda le sue radici sul modello cosmologico classico e antico dei quattro elementi, che verrà sistematizzato nella cultura greca soprattutto da Aristotele. Ma questo modello viene da molto più lontano rispetto al periodo “classico” ( cioè il V-IV sec. a.C) e si trasmette verosimilmente già nella Grecia pre-classica, dal mondo delle antiche concezioni cosmologiche della Tradizione unica che nel bacino mediterraneo ha visto una delle sue prime e più alte espressioni nelle scuole dei Templi egizi, presso cui si abbeverarono gli stessi Sapienti leggendari della Grecia e i filosofi di più certa esistenza storica come Pitagora. Al di là del rapporto con l’Egitto, si deve riconoscere nella dottrina dei Quattro Elementi, un tema universale…

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SEGNATURE PLANETARIE, cosa sono, come si trovano, parte II

Dopo aver compreso che non sia necessario mangiare noci per la salute del nostro cervello o i fagioli per i reni, proseguiamo nella nostra indagine sul procedimento che ci permette di trovare le segnature. Chiaro che la lettura in questi termini è fatta ad un livello appoggiato solo alla percezione sensoriale, che non è sufficiente, ricordiamo il 4%, per trovare le identità che accomunano. Questo spiega i numerosi errori che si incontrano andando a caccia di notizie su testi o in rete da parte di chi non conosca il pensiero analogico vero, quello tridimensionale, e l’ermetismo, inteso come le conoscenze di Ermete Trismegisto, legate alla tradizione egizia. Mi perdoni l’inconsapevole scrittore del primo link che ho inserito da prendere come esempio, che si è chiaramente fermato ad un’attribuzione esclusivamente visiva.

Se vi state ancora chiedendo cosa mostri l’elenco scritto nella prima parte “verde, surrenali, nota musicale sol, rame…” e via dicendo, si tratta di una serie di cose materiali ed astratte che hanno un’identità comune, un archetipo che li riunisce, che chiamiamo Venere. Più avanti capiremo l’attribuzione dei nomi dei pianeti.
Abbiamo visto nella prima parte come il pensiero analogico sia in grado di trovare le identità nascoste tra le cose e le realtà fenomeniche, e come l’identificazione possa attuarsi attraverso il simbolo. Cos’è esattamente un simbolo, specialmente in relazione all’argomento che stiamo trattando? Il simbolo è un glifo, un segno, un piccolo disegno che ci apre la porta a significati su più livelli, alcuni subito comprensibili, per esempio le ali richiamano il volo, altri che non possono essere assolutamente compresi razionalmente, ma solo intuitivamente ed analogicamente. Attraverso la corretta lettura dei simboli, siamo in grado di accedere a quelle realtà che sono state definite con “metafisica”. Non traiamoci in inganno, visto che è una parola abusata in vari contesti. Si tratta di andare oltre ciò che è fisico, oltre il 4%, in quella maggioritaria fetta della realtà non percepita, che i fisici chiamano “dark matter” ed “energy matter”. In quella zona oscura ci sono più livelli di frequenza, da cui derivano diversi livelli di lettura, proprio come prendere l’ascensore su un palazzo a più piani: ad ogni piano, un’applicazione diversa dello stesso simbolo. Oggi siamo per lo più disabituati a cogliere i simboli: ne siamo circondati, ma non vi prestiamo attenzione, e quando è necessario farlo, per motivi, nel nostro caso, di studio inerenti alle piante, ci sforziamo di capire secondo interpretazione razionale, fuorviando.

Venere-il-simbolo-del-segno-zodiacaleQuesto è un simbolo grafico, per la precisione di Venere, relativo all’elenco riportato precedentemente. Il cerchio che sovrasta, che sta sopra la croce è analogo allo spirito che domina la materia. Il braccio orizzontale della croce è l’asse che ci parla dello spazio, delle direzioni, del mondo materiale duale: destra e sinistra, davanti e dietro, rispetto al punto d’incrocio; il braccio verticale, scendendo/risalendo sul suo asse, ci parla di due dimensioni: alto/basso, ciò che è più denso rispetto a ciò che è più sottile. Si potrebbe scrivere ancora su questo simbolo: per esempio, rappresenta una forza unica, archetipale, con delle caratteristiche precise.

Quando scrivo “archetipo” o “forza archetipale”, intendo un modello, un’immagine prima, un esemplare di categoria precedente e unica, antica, da cui ne derivano altre più limitate ma analoghe, in ogni ambito e settore, riconosciuto universalmente, esistente e preesistente le realtà percepite e non. Si tratta di un massimo comune divisore valido solo per una categoria di numeri, di frequenze, suoni, forme, aspetti e qualità, che si può esprimere attraverso il simbolo. Archetipo non è simbolo, un simbolo ne è una sua espressione. Non si vada oltre: il rischio è che, cerebralizzando su altre definizioni e concetti, si complichi la comprensione. Ciò che è complesso è spiegabile, e si fonda su leggi di base, semplici, che vanno individuate, ma ciò che è complicato è un artefatto frutto della mentalizzazione umana, che, nel tentativo di capire, ma non essendo dotato di pensiero tridimensionale, interpreta soggettivamente, aggiungendo pizzi e orpelli inutili, ponendosi in un labirinto senza il filo di Arianna.

Altro aspetto importante da tenere sempre in sottofondo, in memoria, è che tutto, ma proprio tutto ciò che esiste, che sia percepibile o no, è riconducibile ad una frequenza. Ogni cosa è espressione di una frequenza. Il mondo, anche quello materiale, è un concerto di frequenze, a volte in risonanza, altre in assonanza, spesso in dissonanza, ma è la nostra percezione che le veste (i due video inseriti nella prima parte trattano proprio di questo).
Quando cerchiamo la segnatura di una pianta, andiamo alla ricerca di quella sua/sue forze archetipali che ne danno l’essenza prima, che sono identità occulte prime, ma che possono curare le medesime identità quando manifestate in disequilibrio in un essere vivente. Se ho la nota di un pianoforte scordata (fuori “cuore”, fuori centro), mi servirà la frequenza giusta per avere di nuovo un suono centrato ed armonico, che non renda l’esecuzione musicale stonata…
Ci sono 7 note musicali, che si ripetono sempre ad ottave superiori. Le note sono: do, re, mi, fa, sol, la e si. Poi si ricomincia daccapo. Stessa frequenza (risonanza) ma vibrazione diversa, un po’ più veloce, in quanto cambia la forma dell’onda vibratoria, pur restando la medesima per risonanza. Come i giorni della settimana: ogni lunedì è diverso da un altro lunedì, ma è sempre lunedì, e i giorni della settimana sono 7.
Ogni essere, struttura, sostanza, che la chimica definisca organica o inorganica, si regge su queste 7 frequenze e le loro ottave, che a loro volta sono espressione di FUNZIONI archetipali, primeve, generalizzanti il molteplice in manifestazione vivente. Possiamo definirle FORZE PLANETARIE, o GENI PLANETARI. I nomi dei pianeti sono stati attribuiti per convenzione, per capirsi usando un linguaggio comune, ma queste forze NON sono i pianeti in se stessi, motivo per il quale l’astrologia odierna è fuori strada. I pianeti, in quanto tali, sono già espressione di queste forze. L’uso dei pianeti è convenzionale in quanto il loro nome ci riporta alle qualità singole dei 7 archetipi.
La segnatura di una pianta è l’attribuzione specifica delle sue forze, di quali delle 7 è portatrice, nella sua essenza, su quali frequenze vibra tra le 7. Preparando le piante in un particolare modo, si mantengono le sue frequenze attive, che possono essere curative in un sistema vivente in cui mal risuonano. Da notare che sono state fatte prove con la spettrometria di massa tra piante trattate con la fitogemmoterapia classica e piante trattate con particolare attenzione nella preparazione, secondo il metodo spagyrico, con rilevazione di notevoli differenze. (continua)

http://radioginger.blogspot.it/2015/02/cymatics-science-vs-music-nigel-stanford.html

http://http://radioginger.blogspot.it/2015/02/cymatic-experiment-esperimento-di.html

http://radioginger.blogspot.it/2015/02/la-legge-dellottava-accordatura-432-hz.html

SEGNATURE PLANETARIE, cosa sono, come si trovano. I parte

Iniziamo a parlare delle segnature planetarie e della relazione che esiste con le piante. Comunemente si crede che la segnatura sia indicativa di una forma, una struttura, una qualità di una pianta, chiamata “segno”che, assomigliando ad un dato organo, si possa associare per la sua salute ed il suo beneficio. Ad esempio, la forma della noce che assomiglia a quella del cervello, per cui è indicata e fa bene.

A seguire inserisco un link che chiarisca meglio il concetto.

http://www.viacavaclaudio.it/signatura-rerum/

In realtà questo è un approccio assai superficiale per attribuire la famosa “segnatura”, e non era certo il metodo utilizzato dai veri spagyristi, esperti di segnature e preparazioni particolari delle piante, che hanno tramandato la tradizione più antica e sapiente. Non si scarti mai la conoscenza ermetica, che proviene da tempi considerati remoti, in quanto era molto più vicina alle leggi assolute, cosmiche, che tutto governano, rispetto a tanti odierni parametri scientifici. Ogni buon esercito che funzioni, come possiede un corpo centrale di attacco (conoscenze stabilite e definite) e avanguardie per avanzare le sue posizioni (la scienza vera), così possiede anche le retroguardie per proteggere territori già conquistati, al fine di non perderli, visto che sono preziosi appoggi e basi sicure (conoscenze tramandate da civiltà antiche e loro culture). Senza memoria non esiste storia alcuna, che sia individuale, sociale, biologica…Proprio come le radici, il tronco, i rami e foglie, fiori e frutti di un albero. Gli esseri umani hanno la memoria corta, e più procedono nel cerebralismo arido dello scientismo, più scordano leggi fondamentali, che sono linee guida indicative di come funzionino la vita, i regni in essa collocati, e tutti i processi dei sistemi, fisico, fisiologico, biologico, psicologico, energetico ed informativo ad essa collegati. Fatta questa breve premessa, cerchiamo di identificare cosa s’intenda per “segnatura”.

Trovare il segno, e indicare la segnatura di un metallo, un minerale o una pianta vuol dire trovare un’ IDENTITA’ OCCULTA, che vada oltre ciò che è percepibile dai sensi ordinari, e che sia in relazione con la sua vera natura, con l’essenza stessa. Esiste una parte di realtà che siamo in grado di cogliere con i nostri sensi corrispondente ad un 4%, se vogliamo essere precisi, mentre il resto è sconosciuto, non percepibile: siamo apparentemente sordi e ciechi. Immaginatevi di essere in un grande appartamento, di almeno 100 metri quadrati, e di poter vedere, illuminato, solo il letto della camera: il resto è buio totale. Chiaro che la realtà sensibile sia poca cosa in relazione al resto, chiamato dai sapienti realtà trascendente, in quanto è necessario, per la sua percezione, trascendere, bypassare i 5 sensi ordinari, che nulla possono per chiarire l’arcano. Il sistema odierno usato dalla scienza, per conoscere la realtà e i suoi fenomeni, si basa sul pensiero deduttivo-induttivo: si pone un’ipotesi e si inducono esperimenti per provarla in senso affermativo o negativo. Peccato che questo sistema sia intrinsecamente limitato e limitante, in quanto incapace di penetrare la terza dimensione dei fenomeni legata alla profondità, al volume, e al dinamismo, il movimento espresso soltanto dall’interazione dei sistemi viventi. Il nostro cervello interpreta una realtà riflessa, ed è pertanto limitato ad esprimere deduzioni da riflessione.

Il tipo di pensiero utile da sviluppare, da stimare come metallo prezioso, è quello ANALOGICO. Il nostro cervello, ben riflettendo la legge del bipolarismo (ne parleremo in altri scritti), è dotato di due emisferi: uno preposto all’analisi, la logica, la razionalità e i dettagli (maschile), l’altro predisposto per la creatività, l’intuizione, il simbolo, l’arte (femminile), entrambi collegati dal corpo calloso… Inutile sprecare parole sul pesante sbilanciamento nell’uso degli emisferi ai giorni nostri, rispecchiato nella considerazione di tutti gli aspetti del femminile, che siano interiori, relativi all’anima, come Jung aveva ben compreso, o esteriori, legati al trattamento delle donne, anche dove sembra siano rispettate (lo sono in quanto assumono comportamenti maschili, rafforzandone di più il modello).

Con l’analogia siamo in grado di stabilire nessi disparati tra loro, apparentemente scollegati e slegati, ma che il procedimento analogico rende simili. Riusciamo in tal modo ad avvicinare realtà, identità, affinità naturali tra loro lontane, ma che hanno un punto di convergenza che non vediamo, una scatola più grande dove stanno tutte insieme, secondo somiglianze precise. Possiamo definire il pensiero analogico come la scienza delle corrispondenze universali applicate all’individualità di ogni natura, che fa conoscere le azioni e le reazioni degli esseri in tutti i piani del cosmo, che sia conosciuto da noi o meno. Avvicinando in questo modo le realtà esteriori, trovando come massimo comune denominatore l’identità occulta, passiamo da un’interpretazione bidimensionale (deduzione-induzione) della realtà ad uno tridimensionale (deduzione-induzione-analogia). Passiamo da una scienza di superficie, come quella attuale, ad una di volume, risalendo agli archetipi, intesi come categorie prime universalizzanti ogni aspetto della realtà fenomenica. Questi archetipi possono essere rappresentati solo attraverso il SIMBOLO, natura stessa del linguaggio analogico. Il simbolo è una RAPPRESENTAZIONE FUNZIONALE. Il pensiero analogico ci permette quindi, attraverso il riconoscimento del simbolo, di risalire alle funzioni primeve di ogni cosa vivente.

Facciamo un esempio: la quinta musicale, il verde, il rame, il potassio, la melissa, l’equilibrio, la bellezza, la forza, la creatività, lo smeraldo, il sol (nota musicale), il venerdì, il sodio, le surrenali, la gola, la vegetazione… hanno tutti un’identità occulta funzionale, archetipale, che li comprende.

Nel caso delle piante, le rappresentazioni funzionali vanno ben oltre rispetto alla forma somigliante a organi. Abbiamo così fissato una terza coordinata nello spazio, che ci permette di addentrarci nell’essenza delle cose stesse. Da queste premesse, risulta quasi ovvio capire la difficoltà di attribuzione delle segnature e le molteplici divergenze tra autori, in quanto non tutti hanno compreso il concetto di identità occulta, non usano il pensiero analogico e non conoscono la tradizione ermetica da cui deriva questo modello applicativo. (continua)

V.F.

LE TAVOLE SMERALDINE: PARTE XI TAVOLA X

Avatar di E.din: la Terra degli AnunnakiE.Din: La Terra degli Anunnaki

THOTH L’ATLANTIDEO E LE SUE TAVOLE

PARTE XI

TAVOLA X

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LA CHIAVE DEL TEMPO

Ascolta, oh uomo. Ascolta la mia saggezza. Impara i profondi nascosti misteri dello spazio. Impara il Pensiero che crebbe nell’abisso, portando Ordine ed Armonia nello spazio.

Sappi, oh uomo, che tutto quello che esiste è solo a causa della Legge. Conosci la Legge e sarai libero, mai più legato dalle catene della notte.

Lontano, attraverso insoliti spazi, ho viaggiato nel profondo dell’abisso del tempo, imparando strani ed ancora più strani misteri, finché alla fine tutto mi fu rivelato.

Sappi che il mistero è tale perché è conoscenza ignorata all’uomo.

Quando avrai approfondito il cuore di tutti i misteri, conoscenza e saggezza certamente saranno tue.

Cerca, ed impara che il Tempo è il segreto attraverso il quale puoi essere libero da questo spazio.

A lungo io, Thoth, ho cercato la saggezza; sì, e la cercherò fino alla…

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Patologie autoimmuni: i vaccini le innescano

I microtubuli e la tesi della mente estesa

Avatar di gabrielemanfreCimitero del conosciuto.

Stuart Hameroff, un anestesiologo dell’università dell’Arizona, stava considerando come i gas anestetici spengano la consapevolezza. Ad affascinarlo era il fatto che dei gas con caratteristiche talmente diverse come: il protossido d’azoto, ( N2O), l’etere (CH3CH2OCH2CH3), l’halothane (CF3CHClBr), il cloroformio (CHCl3) e l’isoflurane (CHF2OCHClCF3), potessero tutti provocare una perdita di consapevolezza. Ciò deve avere a che fare con altre proprietà, oltre a quelle chimiche. Hameroff supponeva che le sostanze usate per l’anestesia totale dovessero interferire in qualche modo con l’attività elettrica interna ai microtubuli; questa attività in seguito addormenta la consapevolezza. Se ciò fosse vero, allora sarebbe vero anche il contrario: l’attività elettrica dei microtubuli, che compongono la parte interna dei dendriti e dei neuroni nel cervello, deve essere in qualche modo il cuore della consapevolezza. I microtubuli sono l’impalcatura della cellula, visto che mantengono la sua struttura e la sua forma. Questi microscopici reticoli esagonali costituiti da sottili filamenti…

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Conoscenza e percezione

La conoscenza serve all’inizio perchè ci mette nella condizione di farci delle domande, se ne siamo predisposti e le permettiamo. Le domande sono legittime, e sono analoghe ai passi su un sentiero, che ci fanno avanzare. Non il nozionismo arido, la conoscenza enciclopedica, tipica dei ripetitori, parlo di quella conoscenza che è dentro di noi e va solo attivata, relativa a leggi cosmiche ed universali (per esempio il Kybalion), che comprende ogni piano di esistenza e che arriva attraverso l’intuizione, non dal cerebralismo pensante della falsa mente. La conoscenza secolare, quella che si studia dalla scuola elementare all’università, è parziale, settoriale e settaria; è legata all’anima sensibile e terrena, che considera indagabile e reale solo fenomeni percepiti ed interpretati prima dagli organi di senso, che li trasformano in impulsi elettrici, in seguito dal cervello, che interpreta soggettivamente tali impulsi in quello che per noi, secondo nostra interpretazione personale, è il mondo. Questa conoscenza riguarda solo il 5% della realtà, percentuale che i nostri organi di senso possono raggiungere. Il restante 95% non lo conosciamo, non abbiamo strumenti per vederlo, ad eccezione della sensibilità interiore, sottile, i 5 sensi interiori descritti dai Veda. Questa conoscenza ci racconta il cosmo, il creato, tutto quello che merita di essere conosciuto e lo fa usando il canale intuitivo, non quello sensibile. Potremmo dire che l’intuizione sta all’anima sottile come la sensazione sta a quella terrena. Questo tipo di conoscenza è contemplativa di tutto ciò che è. Già solo parlare per spiegarla è un atto di sfregio, ma è necessario, all’inizio, per suscitare curiosità, per lanciare un amo risonante che risvegli all’interno di noi ciò che aspetta di essere attivato. Poi va lasciata andare. Con lei, se ne andrà la falsa mente del voladores di cui parlava Don Juan a Castaneda, il proprietario della nostra mente inferiore limitante, giudicante e ben addestrata all’illusione, lasciando un immenso spazio bianco e vuoto, aderente più che mai alla nostra essenza. Ti rendi conto che è inutile studiare soltanto dopo aver studiato.